Niente più costi di ricarica, almeno sulla carta.

“Il decreto Bersani impone l’obbligo per i gestori di eliminare i costi fissi di ricarica e le limitazioni temporali all’utilizzo del traffico acquistato, ma qualche insidia attende il consumatore” 
 
Dal 5 marzo entra in attuazione il decreto Bersani, che obbliga i gestori ad eliminare i costi fissi di ricarica e i limiti di validità del traffico acquistato. A prima vista sembrerebbe aver risolto parecchi dei problemi dei consumatori, ma, come sempre, bisogna prestare molta attenzione alle intepretazioni non sempre trasparenti dei gestori.

Questioni tecniche a parte la prima cosa che colpisce è l’utilizzo di tale obbligo di legge per migliorare l’immagine del proprio brand, al punto che l’eliminazione dei costi fissi di ricarica sembra sia un regalo da parte dei gestori ai propri utenti. Un regalo fatto sotto obbligo di legge.

Il caso più eclatante è quello di Wind, che ha dato un’intepretazione particolare del decreto ministeriale, applicandolo solo ai piani telefonici attivati dopo l’entrata in vigore del provvedimento. Per non dover pagare i costi fissi di ricarica è quindi necessario cambiare piano telefonico. Purtroppo i nuovi profili tariffari prevedono un aumento generalizzato dei costi: portiamo ad esempio il piano Wind 10 (15 eurocent di scatto alla risposta, 10 centesimi al minuto per le chiamate e gli SMS) che si trasforma in Wind 12, che porta i costi delle chiamate a 12 eurocent, lo scatto alla risposta a 16 centesimi e gli SMS a 15 eurocent. Nessuna indicazione viene data chiaramente a proposito della durata del traffico e della SIM.

Vodafone mette in bella evidenza sul proprio sito l’eliminazione dei costi fissi di ricarica. Questi vengono eliminati da tutte le ricariche, e, come ben specificato, anche su quelle acquistate prima del 4 marzo ma attivate dopo questa data, benché sulla card siano ancora riportati i vecchi costi di ricarica. Il rovescio della medaglia è il ritocco al rialzo dei prezzi dei nuovi piano tariffari attivabili, che vedono ad esempio lievitare lo scatto alla risposta a 19 eurocent.

Attenzione alla durata del traffico acquistato: da decreto non possono essere più posti limiti temporali alla fruizione del traffico, ma il decreto non cita la durata dello stato di attivazione della SIM. Praticamente, e qui dobbiamo dar lode al sito Vodafone che è molto chiaro a riguardo, il traffico non scade mai, ma la SIM continua ad avere una scadenza (la sua validità è di 12 mesi dall’ultima ricarica) passata la quale diventa inattiva. Per riattivarla e recuperare tutto il traffico residuo (cosa non possibile prima del decreto) è necessario l’acquisto di una carta servizi da 8 euro.

Sul sito TIM al momento attuale viene data notizia del decreto e dell’applicazione dei suoi effetti da parte del gestore, ma nessun dettaglio ulteriore.

Tre ha già attuato da oggi le modifiche previste dal decreto, dandone notizia anche sul proprio sito, senza però ulteriori informazioni a proposito della durata del traffico e della SIM.

In sintesi il decreto sicuramente introduce novità interessanti, ma due riflessioni ne ridimensionano la portata: innanzitutto prevedere l’impossibilità di porre vincoli temporali alla fruizione del traffico acquistato è un bel passo avanti, ma dovrebbe accompagnarsi a un provvedimento simile riguardante l’attivazione della SIM. Dal lato dei gestori vi è poi una corsa al rialzo dei costi mobili, tale da vanificare in alcuni casi il risparmio dovuto all’eliminazione dei costi fissi.

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