Archivio per marzo 2007



Labirintolitiasi: VERTIGINE PAROSSISTICA DA POSIZIONAMENTO BENIGNA (VPPB)

Cos’è la Vertigine Parossistica da posizionamento Benigna ?

La vertigine parossistica da posizionamento benigna causa vertigini, le quali si pensava fossero dovute a detriti raccolti dentro una parte dell’orecchio interno. Questi debris possono essere paragonati a dei sassolini,sebbene il loro nome formale sia otoliti. Questi sassolini sono piccoli cristalli di carbonato di calcio che costituiscono normalmente una parte della struttura nell’orecchio chiamata otricolo. L’otricolo potrebbe essere leso da un trauma cranico,infezione o altre malattie dell’orecchio interno oppure si potrebbe degenerare a causa dell’età avanzata. Normalmente gli otoliti hanno un lento “turnover”.

Questi sono dapprima prodotti e poi riassorbiti dalle “DARK CELLS (cellule nere)” del labirinto, le quali sono situate in una zona adiacente all’utricolo.

I sintomi della VPPB includono vertigini, capogiri,instabilità e nausea. Le attività che provocano questi sintomi variano a secondo delle persone, ma i sintomi sono quasi sempre dovuti ad un cambiamento di posizione della testa rispetto la forza di gravità.

Alzarsi dal letto oppure girarsi sono i gesti più comuni che permettono il verificarsi di questo problema.

Le persone che soffrono di VPPB lamentano , nei periodi intercritici , spesso sensazione di vertigine ed instabilità quando inclinano la testa o guardano in alto.

Alcune donne, che accusano la VPPB,trovano che farsi lo shampoo dal parrucchiere scateni questi sintomi.

La VPPB può presentarsi per poche settimane ,poi si ferma,e poi ricomincia di nuovo.

Cosa causa la VPPB ?

La causa più comune della VPPB nelle persone di età inferiore ai 50 anni è il trauma cranico.Nelle persone più anziane,invece è la degenerazione del sistema vestibolare dell’orecchio interno.

La VPPB inizia ad aumentare sempre più di solito con l’avanzare dell’età.

Nella metà di tutti i casi, la VPPB è chiamata “idiopatica”, dal momento che si verifica per cause ignote. I virus che infettano l’orecchio, come quelli che causano la neurite vestibolare oppure che attaccano l’arteria cerebellare inferiore anteriore e la malattia di Meniere sono cause significanti ma insolite.

Come è diagnosticata la VPPB ?

Il vostro medico può fare la diagnosi raccogliendo l’anamnesi, ed eseguendo dei tests clinici : Bed Side examination con videonistagmoscopia ad infrarossi.

E’ possibile riscontrare una VPPB in entrambi i labirinti (VPPB bilaterale).

Come è trattata la VPPB ?

La VPPB spesso è stata descritta come “autolimitante ” perché spesso i sintomi si calmano o scompaiono entro sei mesi dall’attacco. I sintomi tentano a crescere o decrescere. Comunque ci sono vari tipi di manovre fisiche ed esercizi che si sono dimostrate efficaci nel risolvere il problema nella stragrande maggioranza dei casi.

Nelle prossime sezioni sono descritte tre varietà di trattamento conservativo che coinvolgono esercizi ed un trattamento che coinvolge la chirurgia.

TRATTAMENTO AMBULATORIALE

Ci sono trattamenti riguardanti la VPPB che di solito sono eseguiti negli studi medici.

I trattamenti sono molto efficaci,con un 80% di guarigione, secondo lo studio di Herdman ed altri (1993). Questi trattamenti , le manovre ed i loro inventori sono in grado di spostare questi sassolini dalla parte più sensibile dell’orecchio (canale posteriore)in una meno sensibile. Ogni manovra completa viene effettuata in circa 15 minuti.

La manovra di Epley, ad esempio,detta anche di “riposizionamento delle particelle”, modificata, coinvolge il movimento sequenziale della testa in 4 posizioni,stando in ogni posizione per circa 30 secondi .

La percentuale di ricorrenza della VPPB dopo queste manovre è di circa il 30%,ed in alcuni casi è necessario un secondo trattamento.

Dopo ognuna di queste manovre si dovrebbero seguire le istruzioni qui sotto ,le quali mirano a ridurre la possibilità che i “detriti(otoliti)” ritornino di nuovo nelle parte “sensibile” del labirinto.

Istruzioni per i pazienti dopo il trattamento (Manovra di Semont o di Epley)

– Aspettare 10 minuti dopo che è stata eseguita la manovra prima di andare a casa. Questo per evitare “capogiri improvvisi”, o brevi attacchi di vertigini.

– Non guidare ma lasciare che sia qualcun altro a guidare per voi.

– Dormire supini per le due notti successive con due cuscini sotto la testa , in modo tale che la testa formi un angolo di 45°.

– Durante il giorno , cercare di mantenere la testa il più possibile verticale/dritta.

– Evitare di andare dal parrucchiere e dal dentista. Inoltre non bisogna fare esercizi che richiedono movimenti della testa. Quando gli uomini ,invece,si radono sotto il collo dovrebbero piegare in avanti il loro corpo in modo tale da tenere la testa verticale.

-Nel caso in cui alcune persone devono mettersi il collirio,devono cercare di metterselo senza inclinare la testa in dietro.

– Lo shampoo va fatto solo sotto la doccia. Per almeno una settimana, evitare di fare determinati movimenti con la testa che potrebbero scatenare di nuovo la VPPB.

– Evitare di dormire sul lato affetto, almeno nelle 48 ore successive al trattamento.

– Non abbassare o alzare la testa rapidamente per le 48 ore successive al trattamento.

– Evitare di estendere la testa mentre ci si sdraia , specialmente con la testa girata verso il lato affetto.

– Prestare inoltre la massima attenzione quando ci si reca dal parrucchiere, dal dentista e mentre ci si sottopone a piccoli interventi chirurgici.

– Provare a stare il più possibile in posizione eretta.

– Evitare per almeno una settimana di eseguire gli addominali; evitare di stare alzati fino a tardi; di nuotare e di indossare scarpe con tacchi alti per almeno una settimana.

– Dopo una settimana dal trattamento, si può tranquillamente mettersi anche nella posizione che di solito ci scatena la vertigine.

– Contattate il vostro medico affinché verifichi la vostra condizione.

Come potrebbe la VPPB modificare la mia vita ?

Alcuni cambiamenti potrebbero essere necessari nelle vostre attività quotidiane affinché possiate affrontare le vertigini. Usare due cuscini quando si dorme. Evitare di dormire sul lato affetto. Al mattino alzarsi lentamente e restare seduti sul ciglio del letto per almeno un minuto. Evitare di chinarsi per prendere oggetti e di estendere la testa, come per esempio per prendere qualcosa su uno scaffale. Prestare la massima attenzione quando si va dal dentista, dal parrucchiere quando bisogna inclinare la testa all’indietro per lavarla , quando si praticano attività sportive e quando ci si distende.

Cosa è una VPPB atipica ?

Esistono rare varianti di VPPB, le quali si verificano spontaneamente o dopo le manovre liberatorie. Si pensa che queste varianti siano causate dalla migrazione di otoliti in altri canali oppure da una particolare “fragilità” del sistema maculare ovvero da una serie di patologie , anche autoimmuni che lo “danneggiano”.

Quale è la forma più comune di VPPB?

La VPPB del canale laterale è la variante più comune,e ne giustifica circa il tre per cento dei casi. E’ diagnosticata dalla visione di un nistagmo orizzontale che cambia direzione secondo. Il nistagmo può essere diretto sia verso terra (geotropo) oppure verso l’alto (apogeotropo).La VPPB nel canale posteriore è estremamente rara e probabilmente transitoria quando si verifica.E’ diagnosticata da un nistagmo posizionale con movimenti rotatori e di downbeating. A differenza della VPPB tipica che ha un preciso trattamento, la VPPB ATIPICA ancora non ha nessun trattamento specifico. Gli esercizi di “log roll” sono una procedura in cui l’individuo è fatto ruotare attraverso movimenti rapidi di 90°, iniziando da supino/orecchio affetto diretto verso il basso, a supino, orecchio diretto verso l’alto, ogni movimento va eseguito a intervalli di trenta secondi o di un minuto. Questa procedura sembra che sia accettabile ma l’efficacia ancora non è stata dimostrata Esiste una statistica che dimostra il 75% dell’efficacia (15/20) di una variante di una procedura chiamata “iterative full-controlateral roll”,si inizia supini con il naso all’insù , poi si effettua un giro completo di 360° con incrementi di 90°, ruotando verso l’orecchio sano. Questa procedura è eseguita una o due volte in clinica e ripetuta a casa per sette giorni.

 

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Niente più costi di ricarica, almeno sulla carta.

“Il decreto Bersani impone l’obbligo per i gestori di eliminare i costi fissi di ricarica e le limitazioni temporali all’utilizzo del traffico acquistato, ma qualche insidia attende il consumatore” 
 
Dal 5 marzo entra in attuazione il decreto Bersani, che obbliga i gestori ad eliminare i costi fissi di ricarica e i limiti di validità del traffico acquistato. A prima vista sembrerebbe aver risolto parecchi dei problemi dei consumatori, ma, come sempre, bisogna prestare molta attenzione alle intepretazioni non sempre trasparenti dei gestori.

Questioni tecniche a parte la prima cosa che colpisce è l’utilizzo di tale obbligo di legge per migliorare l’immagine del proprio brand, al punto che l’eliminazione dei costi fissi di ricarica sembra sia un regalo da parte dei gestori ai propri utenti. Un regalo fatto sotto obbligo di legge.

Il caso più eclatante è quello di Wind, che ha dato un’intepretazione particolare del decreto ministeriale, applicandolo solo ai piani telefonici attivati dopo l’entrata in vigore del provvedimento. Per non dover pagare i costi fissi di ricarica è quindi necessario cambiare piano telefonico. Purtroppo i nuovi profili tariffari prevedono un aumento generalizzato dei costi: portiamo ad esempio il piano Wind 10 (15 eurocent di scatto alla risposta, 10 centesimi al minuto per le chiamate e gli SMS) che si trasforma in Wind 12, che porta i costi delle chiamate a 12 eurocent, lo scatto alla risposta a 16 centesimi e gli SMS a 15 eurocent. Nessuna indicazione viene data chiaramente a proposito della durata del traffico e della SIM.

Vodafone mette in bella evidenza sul proprio sito l’eliminazione dei costi fissi di ricarica. Questi vengono eliminati da tutte le ricariche, e, come ben specificato, anche su quelle acquistate prima del 4 marzo ma attivate dopo questa data, benché sulla card siano ancora riportati i vecchi costi di ricarica. Il rovescio della medaglia è il ritocco al rialzo dei prezzi dei nuovi piano tariffari attivabili, che vedono ad esempio lievitare lo scatto alla risposta a 19 eurocent.

Attenzione alla durata del traffico acquistato: da decreto non possono essere più posti limiti temporali alla fruizione del traffico, ma il decreto non cita la durata dello stato di attivazione della SIM. Praticamente, e qui dobbiamo dar lode al sito Vodafone che è molto chiaro a riguardo, il traffico non scade mai, ma la SIM continua ad avere una scadenza (la sua validità è di 12 mesi dall’ultima ricarica) passata la quale diventa inattiva. Per riattivarla e recuperare tutto il traffico residuo (cosa non possibile prima del decreto) è necessario l’acquisto di una carta servizi da 8 euro.

Sul sito TIM al momento attuale viene data notizia del decreto e dell’applicazione dei suoi effetti da parte del gestore, ma nessun dettaglio ulteriore.

Tre ha già attuato da oggi le modifiche previste dal decreto, dandone notizia anche sul proprio sito, senza però ulteriori informazioni a proposito della durata del traffico e della SIM.

In sintesi il decreto sicuramente introduce novità interessanti, ma due riflessioni ne ridimensionano la portata: innanzitutto prevedere l’impossibilità di porre vincoli temporali alla fruizione del traffico acquistato è un bel passo avanti, ma dovrebbe accompagnarsi a un provvedimento simile riguardante l’attivazione della SIM. Dal lato dei gestori vi è poi una corsa al rialzo dei costi mobili, tale da vanificare in alcuni casi il risparmio dovuto all’eliminazione dei costi fissi.

Niente più costi di ricarica, almeno sulla carta.

“Il decreto Bersani impone l’obbligo per i gestori di eliminare i costi fissi di ricarica e le limitazioni temporali all’utilizzo del traffico acquistato, ma qualche insidia attende il consumatore” 
 
Dal 5 marzo entra in attuazione il decreto Bersani, che obbliga i gestori ad eliminare i costi fissi di ricarica e i limiti di validità del traffico acquistato. A prima vista sembrerebbe aver risolto parecchi dei problemi dei consumatori, ma, come sempre, bisogna prestare molta attenzione alle intepretazioni non sempre trasparenti dei gestori.

Questioni tecniche a parte la prima cosa che colpisce è l’utilizzo di tale obbligo di legge per migliorare l’immagine del proprio brand, al punto che l’eliminazione dei costi fissi di ricarica sembra sia un regalo da parte dei gestori ai propri utenti. Un regalo fatto sotto obbligo di legge.

Il caso più eclatante è quello di Wind, che ha dato un’intepretazione particolare del decreto ministeriale, applicandolo solo ai piani telefonici attivati dopo l’entrata in vigore del provvedimento. Per non dover pagare i costi fissi di ricarica è quindi necessario cambiare piano telefonico. Purtroppo i nuovi profili tariffari prevedono un aumento generalizzato dei costi: portiamo ad esempio il piano Wind 10 (15 eurocent di scatto alla risposta, 10 centesimi al minuto per le chiamate e gli SMS) che si trasforma in Wind 12, che porta i costi delle chiamate a 12 eurocent, lo scatto alla risposta a 16 centesimi e gli SMS a 15 eurocent. Nessuna indicazione viene data chiaramente a proposito della durata del traffico e della SIM.

Vodafone mette in bella evidenza sul proprio sito l’eliminazione dei costi fissi di ricarica. Questi vengono eliminati da tutte le ricariche, e, come ben specificato, anche su quelle acquistate prima del 4 marzo ma attivate dopo questa data, benché sulla card siano ancora riportati i vecchi costi di ricarica. Il rovescio della medaglia è il ritocco al rialzo dei prezzi dei nuovi piano tariffari attivabili, che vedono ad esempio lievitare lo scatto alla risposta a 19 eurocent.

Attenzione alla durata del traffico acquistato: da decreto non possono essere più posti limiti temporali alla fruizione del traffico, ma il decreto non cita la durata dello stato di attivazione della SIM. Praticamente, e qui dobbiamo dar lode al sito Vodafone che è molto chiaro a riguardo, il traffico non scade mai, ma la SIM continua ad avere una scadenza (la sua validità è di 12 mesi dall’ultima ricarica) passata la quale diventa inattiva. Per riattivarla e recuperare tutto il traffico residuo (cosa non possibile prima del decreto) è necessario l’acquisto di una carta servizi da 8 euro.

Sul sito TIM al momento attuale viene data notizia del decreto e dell’applicazione dei suoi effetti da parte del gestore, ma nessun dettaglio ulteriore.

Tre ha già attuato da oggi le modifiche previste dal decreto, dandone notizia anche sul proprio sito, senza però ulteriori informazioni a proposito della durata del traffico e della SIM.

In sintesi il decreto sicuramente introduce novità interessanti, ma due riflessioni ne ridimensionano la portata: innanzitutto prevedere l’impossibilità di porre vincoli temporali alla fruizione del traffico acquistato è un bel passo avanti, ma dovrebbe accompagnarsi a un provvedimento simile riguardante l’attivazione della SIM. Dal lato dei gestori vi è poi una corsa al rialzo dei costi mobili, tale da vanificare in alcuni casi il risparmio dovuto all’eliminazione dei costi fissi.

Gardenia 2007.

Sabato 3 e domenica 4 marzo 2007, in oltre 3 mila piazze italiane saranno di distribuite, dai volontari dell’AISM e con il supporto dell’Associazione Nazionale Bersaglieri, oltre 260.000 piante di gardenia in cambio di una donazione di 13 euro.

La sclerosi multipla è una frequente causa di disabilità acuta e cronica in persone di giovane e media età. Generalmente si manifesta per la prima volta tra i 15 e i 50 anni con una massima incidenza in giovani adulti, colpendo due volte più donne che uomini. Non si conoscono cause specifiche, anche se fattori genetici sembrano coinvolti nella predisposizione a sviluppare la malattia. Essa è dovuta alla nascita spontanea e acuta di circoscritti focolai infiammatori in cui il sistema immunitario promuove un attacco (reazione autoimmune) verso una proteina (mielina) del sistema nervoso centrale. L’infiammazione acuta rallenta la trasmissione degli impulsi elettrici lungo le connessioni nervose, preservandone comunque la struttura. Nei primi anni della malattia l’infiammazione spesso regredisce spontaneamente, con un conseguente miglioramento o una remissione completa dei sintomi. Per questa dinamica la forma clinica più frequente è quella a ‘ricadute e remissioni’. Con un maggior numero di ricadute le remissioni sono meno complete, a causa di un danneggiamento anche strutturale del tessuto nervoso. In questo modo, in una parte dei pazienti si può manifestare un lento peggioramento anche senza nuove ricadute (decorso secondariamente cronico progressivo). Solo una minoranza dei pazienti presenta dalle prime fasi della malattia un peggioramento lento e continuo (decorso primariamente cronico progressivo). I sintomi dipendono dalla localizzazione dei focolai infiammatori; possono essere colpite tutte le regioni del sistema nervoso centrale che contengono mielina. Un frequente sintomo iniziale è un transitorio annebbiamento della vista di un occhio (neurite del nervo ottico o neurite retrobulbare). Altri sintomi frequenti sono la visione sdoppiata (diplopia), disturbi dell’equilibrio e della coordinazione dei movimenti (atassia), tremore, disturbi dell’articolazione delle parole (disartria), paralisi e spasticità muscolari e disturbi della sensibilità, con un’alterazione della sensibilità cutanea spesso accompagnata da formicolio o sensazioni sgradevoli al tatto. Mentre una parte dei pazienti ha poche ricadute e si stabilizza spontaneamente con scarsi sintomi o nessuno, in altri pazienti la malattia progredisce causando una graduale disabilità con la minaccia di una grave compromissione o perdita della capacità di camminare; possono, inoltre, verificarsi difficoltà del controllo della vescica e disturbi della funzione sessuale. La farmacoterapia dei sintomi acuti si basa sul controllo dell’infiammazione acuta con i corticosteroidi (preferibilmente ad alto dosaggio ed endovena per pochi giorni), che abbreviano la durata e accelerano la remissione dei sintomi. In questo modo si ha un minimo di effetti collaterali, al contrario di quello che avviene nella terapia prolungata con corticosteroidi, che non è indicata nella sclerosi multipla in quanto inefficace. La ricerca clinica degli ultimi anni ha prodotto un significativo progresso nella dimostrazione dell’efficacia di farmaci preventivi diretti a ridurre la frequenza delle ricadute e a rallentare il decorso clinico. Sono farmaci immuno-modulatori, perché riducono l’intensità con la quale il sistema immunitario attacca il sistema nervoso. I farmaci più affermati sono i Beta-Interferoni, molecole fisiologiche prodotte dall’organismo stesso che regolano le risposte immunitarie. Esistono tre preparazioni farmacologiche (Beta-1a: Avonex®, Rebif®; Beta-1b: Betaferon®) che sono state studiate (studi controllati e randomizzati a doppio cieco) in pazienti con forme a ricaduta e remissione; per una preparazione (Betaferon®) è stata dimostrata l’efficacia anche nelle forme secondariamente croniche progressive. Tutte le preparazioni riducono la frequenza delle ricadute, rallentano la progressione della malattia e riducono il numero di focolai infiammatori visibili con la risonanza magnetica. Un altro farmaco immuno-modulatore è il Copolimero 1 o Glatiramer, che ha attività simile a quella degli interferoni e consiste di una miscela di aminoacidi che simulano la composizione di una proteina della mielina, riducendo così la reazione del sistema immunitario contro la mielina del sistema nervoso. La situazione attuale dei dati non permette un giudizio di preferenza per uno degli immuno-modulatori descritti; indicazioni sicure a questo riguardo deriveranno dagli studi di comparazione diretta in corso, di cui finora sono stati pubblicati solo dati preliminari. Esiste inoltre una serie di farmaci immunosoppressori (azathioprina, metotrexato, mitoxantrone, ciclofosfamide) che bloccano globalmente la replicazione cellulare, rallentando così anche la reazione del sistema immunitario. Essendo sostanze tossiche usate anche nella chemioterapia dei tumori, sono riservati a casi di sclerosi multipla con progressione rapida e disabilitante che non rispondono sufficientemente ad un farmaco immuno-modulatore. Inoltre, richiedono il controllo rigoroso di vari parametri clinici, per cui la loro indicazione e la loro somministrazione sono riservate a centri clinici specializzati.

Il prossimo futuro vedrà la pubblicazione di ulteriori studi che confermeranno l’efficacia degli interferoni e la determinazione del migliore punto d’inizio di questa terapia durante il corso della malattia. Gli studi finora pubblicati indicano che una terapia precoce potrebbe essere utile per la prevenzione di ricadute e disabilità neurologica. Inoltre, saranno studiate varie combinazioni dei farmaci attuali per incrementarne l’effetto e raggiungere una stabilizzazione o un arresto della malattia nel maggior numero di pazienti.


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