Archivio per aprile 2007

Casa della Salute. La Sicilia vuole sperimentare.

La Sicilia vuole partecipare alla sperimentazione delle case della salute, ma la riduzione della ospedalizzazione non potrà avvenire se non dopo il potenziamento dell’assistenza territoriale. Anche la Sicilia vuole sperimentare le case della salute. E’ questo il senso del comunicato stampa reso noto dagli uffici dell’Assessorato alla Sanità di Palermo. L’assessore alla sanità, Roberto La Galla, ha infatti preso parte in qualità di relatore al convegno “Casa della Salute”, promosso dal Ministro alla Salute, Livia Turco, e tenutosi a Roma ieri, 22 marzo.
Nella nota diffusa viene chiarito che “la Regione Siciliana ha confermato il proprio interesse al potenziamento dell’assistenza territoriale che dovrà in ogni caso precedere la progressiva riduzione del tasso di ospedalizzazione”.
«Il convegno di Roma – ha dichiarato l’On. Lagalla – ha rappresentato un’occasione utile di confronto tra le varie realtà regionali. Ha consentito inoltre, anche a fini di prossima programmazione, di approfondire le linee di sviluppo dell’assistenza territoriale regionale che vedono nel rapporto con i medici di medicina generale e nell’ulteriore qualificazione delle strutture ambulatoriali un fondamentale modello di razionalizzazione dell’offerta sanitaria».
«La Sicilia – prosegue l’Assessore – intende lavorare alla realizzazione sperimentale di “Case della Salute” e lo farà, quando saranno disponibili i relativi finanziamenti, a partire dalle aree dove maggiore è il frazionamento dell’offerta sanitaria territoriale».

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Diverticolite e diverticolosi.

La diverticolite e la diverticolosi del colon sono patologie comuni indicate dal termine comune di malattia diverticolare, che si pensa possa interessare quasi la metà della popolazione tra i 60 e gli 80 anni, ma non è infrequente anche nei più giovani. È caratterizzata dalla presenza di estroflessioni (a forma di sacco, i diverticoli) nel colon (nel sigma con estensione al discendente e al trasverso, il retto in genere non è mai interessato). Esistono tre condizioni della malattia diverticolare:
•diverticolosi (semplice presenza dei diverticoli)
•diverticolite (infiammazione o complicazioni dei diverticoli)
•stato prediverticolare (stato di transizione fra la malattia del colon irritabile e la diverticolosi)
 
La diverticolosi
 
La presenza di diverticoli nell’intestino spesso non dà alcuna sintomo particolare e la maggior parte delle persone se ne accorge solo in seguito ad esami (colonscopia o clisma opaco) condotti per altre ragioni a o scopo preventivo. I diverticoli sembrano essere causati dal cedimento delle pareti del colon, dovuto a un aumento della pressione sulle stesse. L’aumento della pressione è causato a sua volta dal transito difficoltoso delle feci, per cui spesso questa malattia è messa in relazione con la stipsi. Inoltre il meccanismo di cedimento della parete del colon è dovuto prevalentemente a una dieta povera di fibre, che rende difficile e ritarda l’evacuazione. I sintomi della malattia diverticolare sono dolori addominali, diarrea e spasmi.
 
Le cause della diverticolosi
 
La dieta povera di fibre è solo una delle possibili cause della diverticolosi e della sua evoluzione possibile, la diverticolite. Si ricorda che l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda un consumo pari almeno mediamente a 20 g di fibre al giorno. Altre cause sono da ricercarsi in un cattivo stile di vita, che portano all’abitudine a ritardare l’evacuazione e alla stipsi, oppure a un ridotto diametro del sigma, l’ultima parte del colon discendente.
 
La diverticolite e le altre complicazioni
 
Se i diverticoli sono sede di infiammazione e/o di infezione, si giunge alla diverticolite. In questo caso può comparire la febbre, brividi, nausea e crampi.
Le ulteriori complicazioni della malattia diverticolare possono essere anche molto serie:
Formazione di fistole: una fistola è una perforazione di un tessuto che mette in comunicazione due organi diversi. Le fistole che si formano in seguito alla diverticolosi o diverticolite possono interessare il colon e la pelle, oppure il colon e la vescica, quest’ultimo caso è il più serio perché può originare infezioni anche alle vie urinarie.
Perforazione con eventuale peritonite: se l’infezione non è curata e debellata, può dare origine a un ascesso, con conseguente perforazione della parete del colon e peritonite diffusa.
Occlusione intestinale: le cicatrici che si formano in seguito alla guarigione del processo infiammatorio della diverticolite possono restringere il colon e occludere parzialmente o completamente il transito delle feci., Emorragia: se si verifica la rottura dei vasi all’interno dei diverticoli, può verificarsi un’emorragia, di entità e durata varia a seconda del danno provocato. Si tratta tuttavia della complicazione più rara.
 
Le cure per diverticolosi e diverticolite
 
Le cure per la diverticolosi e la malattia diverticolare riguardano lo stile di vita (dieta). Attualmente si privilegia l’idea che una dieta ricca di fibre possa ridurre la pressione del colon, proposta diametralmente opposta a quella degli anni ’60 che consigliava una dieta povera di fibre. Alcuni sostengono l’utilità di antispatici e di sostanze idrofile come lo psillio per aumentare la massa fecale e prevenire gli episodi acuti.
Negli episodi acuti di diverticolite si usano antispastici (non antidolorifici che potrebbero “nascondere” una peritonite) e antibiotici. Da notare che durante gli episodi acuti l’apporto di fibre va ridotto e questa indicazione può creare ulteriore confusione nel malato.
La terapia chirurgica è indicata per quei pazienti con attacchi ripetuti e/o con risposta nulla alla terapia medica, oltre che in tutti i casi di complicazioni più serie, come peritonite, perforazione, occlusione intestinale ed emorragia.
 
La dieta per la diverticolite e diverticolosi
 
Purtroppo la diverticolite e la diverticolosi (come altre patologie, per esempio la sindrome del colon irritabile) ha foraggiato e foraggia le speranze di tutti coloro che sostengono le intolleranze alimentari. Infatti l’eliminazione di molti cibi può portare a un miglioramento dello stato del soggetto (che magari soffre, senza saperlo, di una forma lieve di diverticolosi), ma la causa non è l’intolleranza alimentare quanto una situazione gastro-intestinale che non riesce a gestire l’alimento. Tant’è che di uno stesso alimento possono esistere forme gestibili (ricche di fibre) e altre no.
In genere è consigliabile abbinare la scelta degli alimenti a un regime che controlli il sovrappeso. Infatti si sarà naturalmente condotti a scegliere cibi corretti (ricchi di fibre) per poter rispettare il vincolo delle calorie giornaliere. Inoltre si deve evitare una vita sedentaria che appesantisce inutilmente la funzione intestinale. Sulla dieta si trovano indicazioni spesso contraddittorie, dovute sostanzialmente a due fattori:
•la vecchia teoria bocciava l’uso di fibre nella dieta, mentre oggi si è ribaltata la situazione
•durante le fase acuta è opportuno evitare l’impiego di cibi ad alto contenuto di fibre
In generale è opportuno che il singolo pasto non sia troppo ricco di alimenti “pesanti” perché di solito sono molto sazianti con scarso volume e ciò implica automaticamente un basso assorbimento di fibre per pasto. Per il resto c’è massima libertà nello scegliere le fibre: alcuni scelgono cibi integrali, altri corn flakes, altri preferiscono orientarsi a frutta e verdura (dividere la frutta e la verdura in cibi buoni e in cibi cattivi a seconda del contenuto di fibre non ha senso a meno che il soggetto non insista sempre sugli stessi alimenti: consideriamo che molto spesso il contenuto in fibre dipende anche dalla varietà del frutto), altri infine usano crusca in pillole (la scelta peggiore perché significa che ci si alimenta comunque male). Importante è che durante ogni singolo pasto ci sia un quantitativo minimo di fibre. Il consiglio di bere un po’ più del dovuto (stimolo della sete) può essere un valido coadiuvante. La strategia migliore (coscienza alimentare) è che il soggetto:
•si acculturi sui cibi ricchi di fibre
•applichi tale cultura in base al suo fabbisogno calorico in ragione di 20 g di fibre al giorno.
Cibi da evitare
Formaggi e salumi grassi
Cibi piccanti e/o elaborati (fritti)
Bevande gassate e alcolici
Dolci elaborati

Per abbassare la pressione gli scienziati prescrivono…tanta cioccolata fondente

Il tè può abbassare la pressione? Meglio la cioccolata, almeno stando alle conclusioni alle quali sono giunti alcuni scienziati tedeschi che hanno appena pubblicato i risultati della loro ricerca sugli Archives of Internal Medicine, rivista ufficiale  dell’American Medical Association. “La nostra teoria contrasta con quanto si è sempre pensato e cioè che una buona tazza di tè possa aiutare ad abbassare la pressione: noi diciamo che è meglio una tazza di cioccolata“ e con queste affermazioni lo scienziato dell’University Hospital di Colonia,  Dirk Taubert, rende felici tutti gli ipertesi del mondo…I ricercatori tedeschi hanno esaminato l’andamento della pressione sanguigna di alcune persone che avevano consumato prodotti a base di cioccolato per almeno due settimane e hanno, così, osservato che i valori della pressione di questi soggetti erano molto simili a quelli registrati in pazienti che avevano assunto per lo stesso periodo farmaci anti-ipertensivi. “Possiamo calcolare che la diminuzione del rischio di ictus e attacchi cardiaci per i soggetti che assumevano cacao può aggirarsi intorno al 10-20%”, ha chiarito Taubert. Sia il cacao che il tè contengono alte concentrazioni di polifenoli, un particolare tipo di antiossidanti che aiutano a prevenire le malattie cardiovascolari e che si trovano anche in numerosi frutti e verdure. Ma il cioccolato contiene un tipo di polifenoli molto speciale: si chiamano procianidi e sono molto più attivi ed efficaci degli altri. “Possiamo concludere che se assunto in maniera equilibrata e mai in quantità eccessive, il cioccolato fondente può essere considerato a tutti gli effetti un componente essenziale della dieta prescritta sia agli ipertesi che a chi vuole abbassare il proprio rischio ipertensione”, ha dichiarato Taubert.

PSA, un parametro utile ma poco preciso

Il livello di PSA nel sangue di un individuo nel momento della diagnosi di un tumore della prostata o il suo tasso di variazione durante lo sviluppo della malattia non consente di prevedere adeguatamente la sua letalità. È quanto riporta la rivista Journal of the National Cancer Institute in base a uno studio che si è svolto presso il Karolinska Institutet di Stoccolma, in Svezia. Sebbene i soggetti con un tumore della prostata localizzato e non trattato abbiano tassi di sopravvivenza molto elevati, molti pazienti vengono trattati ugualmente. Per evitare un trattamento non necessario i ricercatori intendono identificare metodi per determinare quali pazienti abbiano un maggiore rischio di sviluppare un tumore prostatico letale. Il tasso di aumento dell’antigene prostatico specifico – una proteina prodotta dalla prostata – prima del trattamento è stata associata alla prognosi del paziente quale fattore predittivo del comportamento del tumore. Per valutare l’accuratezza della prognosi in base alla misurazione del PSA, Katja Fall e colleghi hanno analizzato il suo tasso di variazione in 267 pazienti svedesi, finlandesi e islandesi con un diagnosi di tumore della prostata allo stadio primordiale tra il 1989 e il 1999. I pazienti non hanno ricevuto alcun trattamento per i primi due anni dalla diagnosi pur essendo seguiti attentamente per valutare una possibile progressione della patologia. Alla fine del follow-up, nel dicembre del 2003, 34 pazienti erano morti a causa del cancro della prostata e 18 hanno sviluppato un cancro prostatico metastatico ma erano ancora vivi. Sebbene i valori iniziali di PSA e il tasso di variazione fossero associati all’insorgenza successiva del tumore, la previsione non aveva un’accuratezza soddisfacente. ”In base ai nostri studi, è possibile confermare che la misurazione del PSA è associata alla prognosi del tumore della prostata e continua a essere un importante strumento di monitoraggio”, scrivono gli autori. “Tuttavia, le prime misurazioni del PSA non aiutano molto a distinguere coloro che sviluppano un tumore letale da coloro che hanno un rischio basso o addirittura nullo di progressione della patologia.” (fonte Le Scienze)

Adsl, pericolo dialer!

Fino ad oggi, per chi usufruiva di una connessione Adsl, i dialer erano un pericolo inoffensivo. Grazie ad un decreto (Dm Comunicazioni 145/2006 – GU n. 84 del 10.4.2006) che forse entrerà in vigore a breve (aprile) non lo sarà più.

Un comunicato stampa dell’Anuit (Associazione Nazionale Utenti Italiani Di Telecomunicazioni), ci porta a conoscenza che nel Decreto sui servizi a sovrapprezzo è stata inserita la possibilità per i gestori di far pagare agli utenti ADSL la navigazione su alcuni siti (oroscopi, numeri del lotto, servizi porno ed altri); servizi denominati VAS (servizi a valore aggiunto).

I nuovi dialer sfrutteranno il riconoscimento dell’ip (i modem Adsl non compongono numeri di telefono), da li si risalirà all’utente finale ed infine il costo verrà addebitato sulla bolletta; infatti l’articolo 16 comma 4 riporta: “Gli operatori titolari della numerazione predispongono ed aggiornano un database pubblico, consultabile anche sul loro sito web, contenente le seguenti informazioni: generalità del centro servizi e del/dei fornitori di informazioni o prestazioni, tipologia del servizio a sovrapprezzo offerto e numeri associati o indirizzi IP per l’accesso al servizio stesso”.

Questi servizi devono essere forniti in modo trasparente, le chiamate a sovrapprezzo con “dialer” devono essere effettuate in modo che quest’ultimo non si configuri in automatico ogni volta che ci si connette alla rete, né che generi, in modo incontrollabile dal cliente, connessioni ripetute alla numerazione su cui viene erogato il servizio a sovrapprezzo.
Inoltre dovrà essere fornito un codice PIN personale per controllare i consumi e di poter dotare la linea di un blocco selettivo delle chiamate gratuito.

Nonostante queste rassicurazioni finali gli utenti connessi con Adsl, che sono sempre più, si dicono preoccupati per l’apertura di una nuova era di dialer incontrollabile, nutrono ugualmente preoccupazione per una nuova era di dialer incontrollabile. (Fonte: Pc-Facile.com)


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