Cuore: gli esami per prendersene cura

I dolori collegati al cuore si possono raggruppare in diverse categorie: dolore al petto, mancanza di fiato, capogiri e perdita di coscienza, palpitazioni. Ma quali sono gli esami ambulatoriali che ci fanno scoprire se davvero soffriamo di cuore.

Di cosa può essere sintomo il dolore al petto? È quello che richiama alla malattia coronarica, e quindi all’angina pectoris e all’infarto. In questo caso bisogna appurare se il dolore è dovuto ad un restringimento delle coronarie (le arterie che portano il sangue al cuore e nutrono il muscolo cardiaco), per cui la parte di muscolo cardiaco nutrito da quella coronaria soffre e si avverte dolore toracico. Per angina si intende un dolore al petto che dura pochi minuti, si risolve prima che le cellule cardiache muoiano e il muscolo cardiaco rimane integro. Se il sangue invece non scorre più perché la coronaria si chiude completamente, si ha l’infarto, che vuol dire morte di alcune cellule cardiache, a causa della carenza di ossigeno troppo prolungata.

Quando deve preoccupare particolarmente? Sono molto importanti le caratteristiche del dolore, quindi il paziente deve cercare di analizzarlo per poterlo descrivere al medico. Si avverte oppressione o costrizione al petto, localizzate dietro lo sterno (retrosternali) o alla sinistra del petto. In genere il dolore cardiaco non aumenta con l’atto respiratorio, con i movimenti del torace, premendo con le dita: tali caratteristiche escludono generalmente che si tratti del cuore. Raramente è un dolore lancinante, forte o violento, spesso è identificato come un fastidio, più vago e mal definito, che dura qualche minuto. Non colpisce un punto preciso del torace, può andare al collo oppure al braccio sinistro, colpendo anche solo alcune dita della mano con formicolio. Può essere associato ad altri disturbi, cosiddetti neurovegetativi, come nausea, vomito, sudorazione, sensazione di angoscia. Purtroppo non ci sono regole precise; talvolta il paziente presenta dei dolori che nascono da punti diversi, il mal di stomaco per esempio. Altra caratteristica a cui prestare attenzione è che i dolori anginosi spesso cominciano a verificarsi durante sforzo fisico, perché il cuore ha bisogno di più ossigeno per pompare più velocemente. Anche il freddo e gli stress emotivi (per spaventi, arrabbiature, dolori) sono situazioni a rischio.

Cosa deve fare una persona che avverte i sintomi appena descritti? E’ opportuno non perdere tempo e recarsi subito al Pronto Soccorso, innanzitutto perché, se fosse un infarto, le terapie tese a salvare la maggior parte di muscolo cardiaco sono tanto più efficaci quanto più velocemente vengono intraprese; in secondo luogo, l’unico modo per essere sicuri sulla causa del dolore è fare un elettrocardiogramma e gli esami del sangue durante il dolore. Se una persona nota che ha questo tipo di dolori quando fa sforzi o è sotto stress, o quando fa freddo, è conveniente che vada dal suo medico e prenoti velocemente una visita dal cardiologo.

E per gli altri disturbi? La mancanza di fiato, o dispnea, può dipendere da cuore, polmoni o da fattori psicologici. La dispnea di origine cardiaca di norma compare sotto sforzo e passa a riposo, perché è dovuta ad una ridotta funzione del cuore che non riesce a pompare il sangue come dovrebbe in tutto il corpo; di conseguenza il sangue ristagna nei polmoni, causando lo scompenso cardiaco. Le palpitazioni sono disturbi del ritmo cardiaco, possono manifestarsi con accelerazione o sensazione di mancanza di battito. Bisogna provare a misurare le proprie pulsazioni al minuto, in questo modo si può riferire al medico quando e come compaiono, se improvvisamente o gradualmente, e come passano. Capogiri e svenimenti possono essere dovuti a forme di aritmia, quando il cuore va troppo veloce (tachicardia) o troppo lento (bradicardia) e non riesce a pompare bene il sangue, irrorando poco il cervello.

In cosa consiste la visita dal cardiologo? È meglio presentarsi dal cardiologo con gli esami del sangue completi, che valutino anche i fattori di rischio possibili. Come prima cosa il cardiologo deve ascoltare la storia del paziente e farsi raccontare il tipo di disturbo. Quanto più precisa riuscirà ad essere la descrizione, tanto più facilitato sarà il compito del cardiologo nell’individuare la causa del disturbo. Poi si procede con la visita, che consiste nella misurazione della pressione, nell’ascultazione con il fonendoscopio del cuore, dei polmoni, della pancia, delle carotidi e nell’effettuazione di un elettrocardiogramma. Il cardiologo prescrive poi gli esami necessari ad un controllo più approfondito.

I fattori di rischio. Oltre allo stress e alla sedentarietà, meno importanti, bisogna considerare: il fumo, la familiarità, cioè se si hanno parenti di primo grado che hanno già avuto angina o infarto, l’ipertensione, le dislipidemie (elevata quantità di grassi nel sangue), come il colesterolo e i trigliceridi alti, il diabete, l’obesità, che si deve distinguere in androide, tipica dell’uomo (con grasso viscerale), e in ginoide, tipica della donna (con grasso sottocutaneo), questa molto meno pericolosa per il cuore. Recentemente si sono scoperti nuovi fattori di rischio: l’iperuricemia, cioè il valore dell’acido urico alto, l’iperfibrinogemia, cioè il valore del fibrinogeno alto (una proteina che favorisce la coagulazione del sangue, se è troppo alto può causare problemi alle coronarie).

Gli esami: vediamoli nel dettaglio

ECG: l’elettrocardiogramma consiste nell’applicare alcuni elettrodi sul torace che registrano l’attività elettrica del cuore. L’esame dà informazioni sulla presenza di aritmie, su ischemie e vecchi infarti. Purtroppo nella maggioranza dei casi risulta alterato solo durante la crisi ischemica, quindi un ECG normale durante un momento di benessere non è sufficiente ad escludere un problema anginoso.

ECG DA SFORZO: è l’esame che permette di capire se un dolore toracico è un dolore cardiaco. Il paziente, a cui sono stati attaccati gli elettrodi sul torace, è su una bicicletta o un tapis-roulant e deve pedalare facendo uno sforzo quantizzabile, con carichi sempre maggiori. L’ECG, che viene registrato in condizioni di aumento del consumo di ossigeno del cuore, segnala l’eventuale alterazione che in genere precede la comparsa del dolore.

SCINTIGRAFIA: è una prova da sforzo durante la quale si inietta per via endovenosa una sostanza radioattiva che si distribuisce nel cuore; a seconda di dove questa si posiziona a riposo e sotto sforzo, si può capire se ci sono delle zone che soffrono e quali sono.

ECOSTRESS: è un’ecografia del cuore (come quella descritta sopra) che viene effettuata facendo fare uno sforzo al paziente oppure iniettando una sostanza che aumenta il consumo di ossigeno del cuore. La valutazione del movimento delle pareti del ventricolo sinistro sotto stress consente di capire se ci sono delle zone che soffrono per il restringimento di una coronaria.

ECOCARDIOGRAMMA DOPPLER: consente, utilizzando innocui ultrasuoni, di vedere su un monitor il cuore, le dimensioni delle cavità cardiache, il movimento delle pareti del ventricolo sinistro, il funzionamento delle valvole. È utile per analizzare le patologie valvolari e lo scompenso cardiaco. Nella cardiopatia ischemica, è utile per vedere i danni subiti dal cuore dopo un infarto.

ECG HOLTER: è un ECG che viene registrato per 24 ore, attraverso una specie di piccolo walkman. Serve per lo studio di tutte le aritmie, è meno utile per lo studio delle cardiopatie ischemiche.


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