Archivio per marzo 2008

Parliamo di … Epatiti

epatiti-virus.jpgL’epatite è l’infiammazione del fegato, dovuta a cause diverse: virus, farmaci, alcool, ecc. Molti virus possono modificare la morfologia del fegato nel contesto di infezioni che possono diventare anche di carattere sistemico. Tuttavia solo una minoranza di virus è epatotropa, cioè capace di portare come manifestazione clinica principale l’epatite. Alcuni (HAV e HEV) sono virus a trasmissione prevalentemente enterale, non cronicizzano e danno una infezione acuta; altri (HCV, HBV e HDV) sono virus a trasmissione prevalentemente parenterale e possono persistere nel tempo e quindi dare infezione e malattia di carattere cronico.Le epatiti possono essere acute o croniche. Le forme acute sono rappresentate dall’epatite virale e dall’epatite suppurata. L’epatite acuta virale è un processo con caratteristiche necrotiche infiammatorie del fegato indotto da virus che porta a: rigonfiamento cellulare degli epatociti infetti, flogosi, rigenerazione epatocitaria.L’epatite virale può anche essere causata, come prima accennato, da numerosi altri agenti virali. I più comuni sono il virus di Epstein-Barr (in corso di mononucleosi infettiva), il cytomegalovirus, il virus dell’herpes simplex, il virus della varicella-zoster, il gruppo dei virus coxsackie, il virus della febbre gialla.Le epatiti virali attualmente conosciute sono 6, ognuna delle quali provocata da un virus differente con caratteristiche molto diverse: Epatite A (HAV), Epatite B (HBV), Epatite C (HCV), Epatite D (HDV), Epatite E (HEV), Epatite cronica virale. Per ciò che concerne la sintomatologia la malattia insorge dopo un periodo di incubazione che va dalle 4 alle 12 settimane, a seconda del tipo di virus.Il suo quadro clinico si distingue in tre fasi:

  1. fase iniziale, con nausea, vomito, astenia, e febbre (più frequente nelle epatiti A ed E);
  2. fase itterica. La pelle e la sclera (la parte bianca dell’occhio) assumono una tipica colorazione giallastra (aumento di produzione di bilirubina da parte del fegato); si ha anche un forte aumento delle transaminasi;
  3. fase di guarigione. Se il decorso è normale, senza complicazioni, i sintomi generali si attenuano gradatamente, con una completa guarigione che va dai 1-2-mesi (epatite A ed E) ai 3-4 mesi (epatite B e C).

Nel 30% dei casi l’infezione persiste per più di 6 mesi, si parlerà di epatite virale cronica, con l’interessamento soprattutto dei virus B, C e D.Le forme croniche si evidenziano soprattutto negli stati di cirrosi epatica. Per ciò che concerne altri aspetti, specifiche, la terapia e l’assistenza per non dilungarmi Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti. Contattateci!!

www.galenosalute.net

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Auguri di Pasqua ai nostri Lettori!

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Colgo l’occasione per augurare a Tutti una Serena Pasqua con un suggerimento:

Chi parte da zero, fortifica i contenuti e vanifica le formalità.
(Chiara Civello, jazz singer)
meditate Gente, meditate ….

Cosa si intende per Medicina Interna

Al via da questa settimana un ulteriore servizio per i Cittadini. Da questa settimana comincia un percorso informativo che GALENOsalute, attenta e sensibile ai problemi di una corretta ed imparziale informazione, vuole offrire ai lettori di Marsala c’è. Di settimana in settimana verranno trattati argomenti di interesse comune, con un linguaggio non eccessivamente scientifico, tale da renderli utili alla lettura ed all’informazione di tutti. GALENOsalute avvalendosi della collaborazione dei suoi Ospiti Specialisti presenterà argomenti che tratteranno di patologie e metodologie di uso quotidiano nell’esercizio medico. Questa settimana iniziamo chiarendo che cosa si intende per MEDICINA INTERNA.

E’ una specializzazione medica che approfondisce lo studio sulle patologie di tutti gli organi di un individuo (cuore, polmoni, reni, fegato ecc). L’internista (il medico specialista in Medicina Interna) conosce quindi tutte le più importanti malattie dei singoli organi. Di conseguenza, un elemento distintivo della Medicina Interna è quello di rendere il medico che ne è specialista capace di inquadrare correttamente uno o più sintomi accusati dal paziente (per esempio un dolore al torace può essere sì dovuto al cuore, ma anche al polmone, all’esofago ecc.), oltre ovviamente ad avere le dovute competenze per una corretta impostazione degli esami da richiedere e per prescrivere la cura più adeguata. Un altro elemento distintivo della Medicina interna è quello di diagnosticare e curare da un lato pazienti affetti da una malattia che colpisce più organi (come fanno lo scompenso cardiaco, il diabete, l’ipertensione), dall’altro pazienti che hanno contemporaneamente più di una malattia (evento questo che è sempre più frequente soprattutto nelle persone anziane). Quando è necessario sarà lo stesso internista ad indirizzare il malato verso medici di un singolo settore (ad esempio chirurgo, ematologo, cardiologo). Potremmo quindi paragonare il medico internista ad un regista che tiene insieme le fila del paziente, valorizzandone la sua unicità.

L’INTERNISTA UN MEDICO “UNICO” !

Dott. Carlo Cottone, manager di Galeno Salute e medico specialista in medicina interna

Certi di aver apportato chiarezza alle Vostre conoscenze, siamo disponibili ad approfondirle con i nostri Ospiti Specialisti. Contattateci!!

La pillola del giorno dopo.

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La pillola del giorno dopo è un farmaco utilizzato come metodo di intercezione post-coitale (ossia contraccezione di emergenza) durante le 72 ore successive a un rapporto sessuale. Il principio attivo è il progestinico levonorgestrel, una sostanza presente anche in molte pillole contraccettive, impiegata però in un dosaggio 20-30 volte maggiore (750 microgrammi).Non va confusa con la pillola abortiva Mifepristone, nota come RU-486, dalla quale invece si differenzia sia per i tempi di assunzione, sia per i meccanismi di azione.La pillola del giorno dopo è un metodo di contraccezione d’emergenza che ha lo scopo di prevenire la gravidanza, in caso di rapporto sessuale non protetto o in caso di mancato funzionamento di un metodo anticoncezionale, bloccando l’ovulazione. In seguito alla sentenza del T.A.R. del Lazio n. 8465/2001 la ditta produttrice della pillola del giorno dopo è stata obbligata a scrivere nel foglio illustrativo che il farmaco impedisce l’impianto dell‘ovulo eventualmente fecondato, ma nel 2005 il Dipartimento di Salute Riproduttiva dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha chiarito che “la contraccezione di emergenza con levonorgestrel ha dimostrato di prevenire l’ovulazione e di non avere alcun rilevabile effetto sull’endometrio (la mucosa uterina) o sui livelli di progesterone, quando somministrata dopo l’ovulazione”, escludendo quindi un effetto intercettivo su un eventuale ovulo fecondato.Esistono due forme principali di contraccezione ormonale d’emergenza:La versione originale, denominata anche metodo Yuzpe, sempre meno in uso, implicava alte dosi di estrogeni e di progestinico in due dosi a 12 ore di intervallo. Questo metodo è considerato meno efficace e in genere meno tollerato del farmaco contenente solamente il progestativo. Il metodo più recente prevede una dose di 1,5 milligrammi di un progestinico, il levonorgestrel.Il nome commerciale con cui viene distribuito in Italia è NorLevo®. Questo metodo è conosciuto per essere più efficace (più del 32% se assunto in tempo), più sicuro e meglio tollerato del metodo Yupze, è disponibile negli Stati Uniti e in Canada con il nome di plan B, in Gran Bretagna e in altri paesi con il nome di Levonelle. L’efficacia della pillola del giorno dopo dipende dalla tempestività con cui viene assunta dopo il rapporto sessuale a rischio. È dimostrato da uno studio dell’OMS che l’assunzione del farmaco entro le prime 24 ore dal rapporto a rischio ha un’efficacia del 95%, che scende al 9% entro le prime 72 ore.Se invece la pillola viene assunta dopo che l’impianto dell’embrione in utero è già avvenuto, essa non disturba la prosecuzione della gravidanza.Laddove la pillola del giorno dopo venga assunta tardivamente, cioè a impianto dell’embrione umano nell’utero già avvenuto, essa non influisce in alcun modo sulla successiva gravidanza; per il suo meccanismo di funzionamento, tuttavia, la sua assunzione è controindicata nelle donne che hanno già fattori di rischio elevati per gravidanze di tipo extrauterino.Il levonorgestrel viene smaltito dall’organismo prevalentemente per via epatica, un uso ripetuto o addirittura frequente potrebbe quindi causare danni al sistema epatico. Pertanto la pillola del giorno dopo deve essere utilizzata solo in casi di particolare necessità e non può sostituire la contraccezione tradizionale.

In alcuni casi è causa di modesti effetti collaterali come nausea, vomito, perdite ematiche, astenia, cefalea, ecc., questi effetti non si presentano comunque nel caso non ci sia un processo di fecondazione o di impianto in atto.

Droghe e sostanze stupefacenti

marijuna

Le sostanze stupefacenti sono conosciute ed usate dall’uomo fin dall’antichità, quando erano considerate magiche ed erano impiegate nei riti religiosi. Oggi vengono assunte per migliorare l’attenzione e la concentrazione, così come possono essere utilizzate per scopi curativi, e solo da qualche decennio il loro abuso ha trasformato il fenomeno in un grave problema sociale.Il termine “droga” deriva dalla parola di origine olandese droog, cioè “secco”. L’uso comune relega il termine nell’ambito delle sostanze illegali, ma in realtà sono droghe anche molte sostanze usate nelle terapie mediche (in inglese, il termine drug sta ad indicare genericamente un farmaco) o consumate liberamente, come la nicotina, l’alcol e la caffeina.Possiamo definire come “droghe” o “sostanze stupefacenti” quelle sostanze psicoattive (naturali o sintetiche) che, per le loro proprietà farmacologiche, agiscono sul sistema nervoso centrale alterando l’equilibrio psicofisico dell’organismo e che, allo stesso tempo, possono essere oggetto di abuso, generando una forte dipendenza fisica e psichica.Per abuso s’intende l’assunzione di queste sostanze per scopi voluttuari e senza prescrizione medica. Esse, infatti, producono tolleranza, in quanto per ottenere lo stesso effetto provato la prima volta occorre assumere dosi sempre più abbondanti, fino a raggiungere e superare una soglia oltre la quale i soggetti non sono più in grado di vivere senza ricorrere alla sostanza (dipendenza).
La dipendenza può essere fisica (quando l’organismo è incapace di funzionare senza la sostanza esterna alla quale si è adattato modificandosi; se questa gli viene a mancare si scatena la cosiddetta ?crisi di astinenza?, che si manifesta in genere con effetti opposti a quelli prodotti dalla droga) o psichica (è il desiderio spasmodico della droga, accompagnato dalla convinzione di non potere più andare avanti senza assumere quella determinata sostanza).

Tra tali sostanze analizzeremo in particolare la Cannabis: marijuana ed hashish.

Marijuana ed hashish sono droghe estratte da diverse specie di Cannabis (c. sativa, c. indica), qualità di canapa ricche del principio attivo THC (delta-9-tetraidrocannabinolo). La canapa indiana cresce nelle regioni temperate, ma, ad eccezione di alcuni paesi, la sua coltivazione è illegale. Ciò che comunemente chiamiamo marijuana non è altro che un miscuglio di foglie e fiori di Cannabis essiccati e triturati. E’ chiamato hashish, invece, la resina pressata della pianta, che contiene una quantità di principi attivi superiore rispetto alla marijuana (3-5% di THC vs. 7-14% di THC nell’hashish). Non si conosce ancora l’esatto meccanismo d’azione del THC, ma si pensa che hashish e marijuana interagiscano con recettori specifici localizzati nel sistema nervoso centrale, gli stessi ai quali si lega un neurotrasmettitore endogeno, l’anandamide, contenuto anche nel cioccolato. I derivati della cannabis hanno effetti sedativi e rilassanti: a basse dosi possono dare sensazioni di leggera euforia, reattività, aumento dell’eccitabilità, leggerezza, aumento dell’appetito, cui segue una sensazione di benessere fisico e psichico. Ad alte dosi, invece, possono provocare forti alterazioni sensoriali e percettive, con sensazioni di isolamento, passività, demotivazione, ansia, tachicardia, nausea, attacchi di panico e paranoia e incidono negativamente sulla capacità di comprensione, di memoria e sui tempi di reazione. Gli effetti sono spesso determinati dall’umore del momento, dalla dose di sostanza assunta o dalla contemporanea assunzione di altre sostanze. La cannabis, inoltre, possiede interessanti proprietà farmacologiche: abbassa la pressione intraoculare, combatte la nausea e il vomito nella chemioterapia, ha un’azione analgesica ed antispastica, stimola l’appetito e migliora l’umore. Recentemente è stato riscontrato che il THC è coinvolto nei meccanismi che regolano la sopravvivenza, la crescita e la morte cellulare e, quindi, se ne prospetta l’uso anche in campo antitumorale. La marijuana e l’hashish si fumano (il secondo viene mescolato al tabacco). Ogni sigaretta rilascia un contenuto di THC variabile dall’1 all’1.5%; il THC si assorbe immediatamente e l’effetto si manifesta in pochi minuti. Molto più lento è l’assorbimento per via orale e gli effetti – che dipendono dalla dose assorbita – sono più imprevedibili per intensità e durata – si manifestano dopo 30-40 minuti. La durata varia dalle 3 alle 5 ore circa. Si distribuisce molto bene nell’organismo ed è escreto prevalentemente per via urinaria. Il THC penetra attraverso la barriera placentare: l’uso di cannabis in gravidanza è risultato associato a basso peso del neonato alla nascita, alterazioni nella crescita del feto e aumento della predisposizione alle malattie. Da un punto di vista farmacologico, la cannabis è una delle sostanze più sicure: la sua tossicità è trascurabile e non sono documentati casi di morte causati dall’assunzione di dosi eccessive di THC. La tossicità cronica è più difficile da valutare: il THC avrebbe effetti negativi sul sistema cardiovascolare (tachicardia, palpitazioni, ipotensione posturale), sul sistema immunitario e sulla memoria; inoltre, fumare marijuana o hashish, in misura maggiore del fumo di tabacco, porta nei polmoni sostanze cancerogene e monossido di carbonio derivanti dalla combustione, creando difficoltà nella respirazione e predisponendo il soggetto all’insorgenza di patologie infiammatorie e di cancro. Un ulteriore fattore di pericolosità legato all’uso di questi, come di altri farmaci per uso voluttuario, è legato alle possibili adulterazioni di questa droga con altre sostanze tossiche, tra cui la fenciclidina e/o la contaminazione di origine fungina. E’ stata riscontrata la comparsa di atrofia cerebrale nei fumatori di THC come effetto a lungo termine, anche se sono necessari ulteriori studi per determinare se il fumo di marijuana può causare realmente questo evento. La cannabis può provocare dipendenza psicologica nei consumatori abituali (con il consumo cronico, si ha bisogno di dosi sempre minori per ottenere gli stessi effetti), che possono reagire ad una sospensione dell’assunzione della droga con agitazione, ansia, insonnia, tremori, anoressia ed aumento dell’aggressività. Diversi problemi sono legati agli effetti psicoattivi del THC, che possono essere pericolosi quando si guida o quando si devono compiere lavori che richiedono attenzione e prontezza di riflessi. L’assunzione contemporanea di altri farmaci ipnotici e sedativi può potenziare gli effetti di depressione sul sistema nervoso centrale.

Celiachia

Si calcola che in Italia ci siano cinquecentomila celiaci, ma soltanto settantamila sono consapevoli della loro condizione. Il risultato è che moltissime persone assumono alimenti che non dovrebbero, che causano seri problemi, compromettendo la qualità della loro vita e il loro stato di salute.La celiachia è una patologia che, fino a qualche anno fa, era un mistero o un tabù: se ne parlava poco, la si conosceva ancor meno e i celiaci avevano grandi difficoltà nel reperire alimenti senza glutine e nel poter andare tranquillamente in un ristorante. L’unica soluzione era quella di abolire dalla propria dieta i cibi contenenti il glutine e evitare di andare a cena fuori o di ordinare piatti ‘dubbi’.Ma cos’è e come si manifesta la celiachia? Si tratta di un’intolleranza al glutine – proteina presente nel grano, nella segale e nell’orzo nonché nei loro derivati – che ha una componente genetica e che probabilmente viene scatenata da un’enterite virale nei primi mesi di vita. L’assunzione del glutine scatena un’abnorme e anomala reazione immunitaria nell’intestino con sintomi come colite, enterite e atrofia dei villi intestinali, che provoca un blocco dell’assorbimento dei principi nutritivi e un significativo calo di peso. La diagnosi si effettua eseguendo un esame del sangue in ospedale associato a una biopsia in gastroscopia, anche se oggi è disponibile in commercio un kit per eseguire un semplice test su una goccia di sangue che, se dà esito positivo, va seguito da un controllo in ospedale.Unico modo per arginare la celiachia è quello di evitare i cibi che contengono il glutine, accortezza che diventa con gli anni sempre più difficile da conservare visto che sono sempre più numerosi i prodotti alimentari che contengono glutine “a tradimento”. Un esempio per tutti: molto spesso il glutine viene utilizzato come addensante nella produzione dei salumi e ciò costringe i celiaci ad escludere un numero sempre maggiore di alimenti dalla propria dieta con il risultato, soprattutto per i bambini, di sembrare un diverso rispetto ai coetanei che possono permettersi di mangiare ogni alimento senza tante restrizioni.L’utilizzo crescente del glutine nell’industria alimentare ha contribuito in gran parte anche all’aumento del numero di celiaci in Italia e in tutti i Paesi industrializzati. Il trend è chiaro: negli anni Ottanta si registrava un celiaco ogni tremila persone, negli anni Novanta uno ogni mille e oggi addirittura uno ogni 150.Negli ultimi anni per fortuna le numerose campagne informative e la pubblicazione di numerosi studi sulla celiachia hanno contribuito a squarciare il velo di silenzio che avvolgeva questa malattia e aprire la strada a informazione e supporto. Sono sempre più numerosi gli esercizi commerciali e i ristoranti che propongo alimenti e prodotti glutin-free che rappresentano finalmente un sicuro approdo per i celiaci. Al tempo stesso, la ricerca scientifica si concentra sulle possibilità di mettere a punto un vaccino e nuove terapie farmacologiche in grado di limitare il numero di celiaci e di permettere loro una vita equilibrata e quanto più normale possibile. Ultima, solo in ordine cronologico, è una ricerca condotta presso l’Istituto Gaslini di Genova e presso l’Università di Verona: al vaglio degli scienziati la possibilità di ottenere un vaccino che entri in azione una volta che si è riusciti ad identificare il Rotavirus responsabile dell’enterite virale scatenante. Ma moltissimi sono i progetti di ricerca in atto in numerosi Istituti scientifici internazionali. 


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