Allarme ‘Happy Hour’, teenager a rischio fegato già con 2 bicchieri

Si avvicinano all’alcol già a 10 anni, e 7 teenager su 100 ne abusano almeno una volta alla settimana snobbando i possibili rischi per la salute. A rilanciare l’allerta ‘happy hour’ tra i giovanissimi italiani è Nicola Caporaso, ordinario di Gastroenterologia all’università Federico II di Napoli. In una nota l’esperto mette in guardia sui pericoli del consumo di alcolici non solo costante, ma anche saltuario o ‘da weekend’: i danni al fegato sono in agguato già dopo due soli bicchieri, avverte, e così pure il rischio di sviluppare una vera dipendenza. Spesso “l’alcol viene utilizzato per migliorare la comunicazione interpersonale”, spiega lo specialista, sottolineando che in questo caso bere alcolici “diventa un bere problematico” perché “si ricorrerà all’alcol ogni volta che si avranno difficoltà: in pratica è dipendenza”. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), “tre ragazzi su 4 fra 16 e 25 anni bevono alcolici – ricorda Caporaso – e se si abbassa l’età a 15 anni, un anno in meno del limite di legge per poterli acquistare, i dati non cambiano: beve il 67%”. Secondo l’Osservatorio nazionale sull’alcol, inoltre, negli ultimi 20 anni il consumo tra i giovani 14-17 anni è aumentato del 2%. Oltre che sociale, prosegue il gastroenterologo, “il problema è anche medico: negli adolescenti l’alcol viene metabolizzato con maggiore difficoltà e i danni al fegato e al sistema nervoso sono maggiori che negli adulti. Così si facilita l’insorgenza di malattie del fegato come la steatosi (fegato grasso) e la steatoepatite, che nel corso degli anni possono trasformarsi in cirrosi ed epatocarcinoma”. Solo a 18-20 anni si sviluppa una maggiore capacità di metabolizzare l’alcol, continua l’esperto. Perciò, come ricorda anche l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), fino all’età di 20 anni non bisognerebbe bere più di un bicchiere di vino al giorno. Tra l’altro, prosegue Caporaso, “i giovani non si accontentano di vino o birra. Preferiscono i drink a base di superalcolici, ma devono capire che il loro è un errore gravissimo” perché “superare la soglia indicata dall’Oms aumenta la probabilità di contrarre un danno epatico indipendentemente dalle bevande che si assumono, siano esse vino, birra o superalcolici”. Occhio poi anche a “fumo e malnutrizione”, fattori “altrettanto importanti” nei danni epatici. Studi recenti – si legge nella nota – dimostrano che l’abuso di alcol sotto ogni forma crea più problemi dell’epatite C, confermandosi sia al Nord che al Sud Italia il principale fattore di rischio per l’insorgenza di malattie del fegato. “E’ stato accertato che un consumo superiore agli 80 grammi al giorno per 10 anni aumenta di 5 volte il rischio di cancro del fegato – puntualizza il gastroenterologo – Un ruolo lo svolgono anche il sesso maschile e l’età”, ma “occorre tener conto anche dell’assetto genetico del soggetto”. Cosa fare per proteggersi? Smettere di bere resta l’arma principale, assicura l’esperto: la sopravvivenza a 5 anni delle persone affette da cirrosi è del 90%, ma scende al 70% se il paziente continua ad assumere alcol e al 30% se il paziente è scompensato. Al momento non esistono farmaci in grado di far regredire questa patologia, ma sono disponibili sostanze antiossidanti (silibina estratta dal cardo mariano, vitamina E) che promettono di contrastare l’azione dei radicali liberi ‘vettori’ del danno epatico causato dall’alcol. Queste sostanze potrebbero contribuire alla terapia non solo nelle forme legate all’abuso di alcol, ma anche al danno da farmaci o ‘veleni’ di tipo ambientale.

Fonte Adnkronos Salute


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