La cardiotocografia

La cardiotocografia, uno dei parametri fondamentali del Profilo Biofisico Fetale, registra la frequenza cardiaca del feto e le sue variazioni, rispetto alla linea di base, in relazione all’attività contrattile dell’utero considerata come parametro di valutazione del benessere fetale. Il battito cardiaco fetale viene solitamente rilevato con tecnica Doppler, posizionando una sonda a ultrasuoni sull’addome materno in corrispondenza della schiena fetale, il più possibile vicino alla zona dove si trova il cuore. Il tracciato corrispondente compare nella parte superiore della striscia di carta. È possibile anche, fissando un elettrodo sull’estremità cefalica, ottenere la rilevazione dell’attività elettrica del cuore fetale e, tramite un’elaborazione elettronica, trasformarla in una registrazione della frequenza. Quest’ultima metodica, chiamata elettrocardiografia fetale, si può usare solo durante il travaglio di parto e quando le membrane sono rotte.


Le variazioni di consistenza della parete uterina (contrazione e rilasciamento) sono registrate con una sonda meccanica posta sul fondo uterino (in alto), che rileva il tono del miometrio, la muscolatura dell’utero, e registrate graficamente sulla parte inferiore della striscia di carta.

Il cardiotocografo consente così di ottenere 2 tracciati, registrati contemporaneamente sulla stessa striscia di carta, uno sopra l’altro, relativi alle variazioni della frequenza cardiaca del feto (FCF) e all’attività contrattile uterina.

L’esame cardiotografico serve a monitorare il benessere fetale e, particolarmente, a evidenziare una sofferenza fetale acuta. La registrazione ha una durata di circa 20 minuti, può essere ripetuta una seconda volta nei casi dubbi e anche per lunghi periodi durante il travaglio di parto.


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