Parliamo di Anoressia e Bulimia con …

Questa settimana tratteremo di ANORESSIA e BULIMIA con la dott.ssa Federica Salomone, Psicologa, Esperta nei disturbi del comportamento alimentare, in psicoterapia sistemico-relazionale ed in psicoterapia di coppia, famiglie, ed adolescenti, nostro Ospite in GALENOsalute.

Da circa cinquant’anni il rapporto dell’uomo con l’alimentazione si è complicato. Si mangia e ci si guarda allo specchio stretti nella morsa di due forti pressioni: da un lato l’ampia e variegata offerta di cibo, dall’altro il culto estetico della magrezza. Numerosi sono oggi i giovani insoddisfatti del loro aspetto e pronti a seguire diete non necessarie, a sottoporsi ad esercizi fisici eccessivi e ad interventi estetici, nell’illusione di poter migliorare il rapporto con se stessi, con gli altri, con la vita.
Molti studi dimostrano come l’estrema valorizzazione della magrezza abbia un ruolo primario nello sviluppo e nella diffusione dei disturbi del comportamento alimentare. Sembra che l’estetica del “bello” e del “magro” sia diventata un nuovo valore sociale. Oggi, per molti giovani, un momento di socializzazione è andare in palestra per fare ore di attività per lo più ossessiva, parlare di cibo, ma non mangiare. Conoscere i disturbi alimentari probabilmente non basta a prevenirli, tuttavia la diffusione di informazioni corrette è utile per produrre conoscenza e consapevolezza. 

I disturbi del comportamento alimentare sono caratterizzati da un profondo disagio con il cibo e con il corpo, insorgono per lo più nell’adolescenza e hanno maggiore incidenza nella popolazione femminile. Una caratteristica che accomuna tali patologie è il disagio che il soggetto prova per la propria immagine a tal punto che il peso e le forme del corpo diventano l’unico indice di valore personale. 

Due sono i principali disturbi alimentari: anoressia nervosa e bulimia nervosa; la prima, caratterizzata dalla restrizione alimentare fino al digiuno, dalla scomparsa (nelle donne) del ciclo mestruale, spesso associata ad iperattività, è esteriormente più visibile; la seconda, presente per lo più in soggetti normopeso, è più difficile da individuare; si manifesta con due comportamenti tipici: l’abbuffata, ovvero l’ingestione di grandi quantità di cibo, e le condotte di compenso, cioè tutti quei comportamenti messi in atto nel tentativo di eliminare il cibo ingerito. Ciò che può aiutare a distinguere la vera patologia da una semplice alterazione del comportamento alimentare è la valutazione della qualità della vita del soggetto. Spesso, infatti, troviamo una forte tendenza al controllo ossessivo in quasi tutti gli ambiti della vita ed un certo grado di isolamento sociale. 

I disturbi del comportamento alimentare possono avere molteplici cause, come molteplici sono gli effetti che tali patologie producono all’interno di una famiglia, modificandone il quotidiano, le relazioni, la struttura. La patologia diventa, infatti, il nucleo attraverso cui ruota tutta la vita familiare, aumentano iperprotettività e coinvolgimento, i ruoli non sono più ben definiti, le relazioni divengono assai disturbate. Tuttavia, attraverso il supporto terapeutico, si può aiutare la famiglia ad evitare ed ostacolare quei comportamenti che favoriscono il mantenimento della patologia; la famiglia può così diventare una valida risorsa utile alla terapia. 

Per quanto riguarda la cura dei disturbi del comportamento alimentare, esistono diversi livelli e modalità; la terapia deve comunque essere specifica per quel determinato paziente e adeguata alla situazione, avendo ben presente la storia personale del soggetto. Il principale trattamento è la psicoterapia, associata spesso a supporti farmacologici, nutrizionali, pedagogici. I trattamenti possono essere di tipo ambulatoriale o prevedere, nei casi più gravi, il ricovero in centri specializzati. Per valutare le singole esigenze di cura bisogna, innanzitutto, aver chiare le condizioni fisiche del paziente, la sua motivazione e capacità di collaborazione, il supporto che la famiglia è in grado di offrire ed è disposta ad offrire, eventuali comorbidità psichiatriche. Per correttezza, è giusto dire che la guarigione è un processo molto lento e difficile, ma tuttavia assolutamente possibile, almeno nel 70 per cento dei casi. Il percorso può essere segnato da ricadute, solo degli “scivoloni”, però non tali da segnare un ritorno indietro.

Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti.

Dott. Carlo Cottone, Manager GALENOsalute e medico specialista in Medicina Interna


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