Nuovi probiotici contro la malattia di Crohn

Sono circa 100.000, in Italia, le persone affette da questa patologia infiammatoria cronica dell’intestino

Un gruppo di ricercatori dell’Università Pierre e Marie Curie di Parigi e dell’Istituto Pasteur a Lille ha identificato una specie batterica che potrebbe rappresentare la chiave di volta per la terapia della malattia di Crohn, una patologia infiammatoria dell’intestino, uno dei cui fattori scatenanti sembra essere l’abnorme attivazione del sistema immunitario, che finisce per danneggiare l’organo, e che potrebbe avere come concausa principale uno sbilanciamento nella composizione della flora batterica intestinale.

La malattia, – che solitamente ha un andamento cronico, con un’alternanza di periodi con manifestazioni infiammatorie di gravità variabile con altri, anche prolungati, di remissione – si ritiene che interessi in Italia almeno 100.000 persone.

In studi precedenti, lo stesso gruppo di ricercatori diretti da Philippe Langella aveva mostrato che nei pazienti affetti dalla malattia di Crohn si rilevava una marcata deficienza dei batteri del gruppo Clostridium leptum. Ora – come riferiscono in un articolo pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) – i ricercatori hanno potuto dimostrare che all’origine di questa deficienza di batteri è la marcata diminuzione di uno specifico batterio, Faecalibacterium prausnitzii.

In particolare i ricercatori sono riusciti a scoprire che F. prausnitzii è il responsabile della secrezione di sostanze biochimiche che sono in grado di ridurre i processi infiammatori intestinali.

Facendo riferimento ai dati ottenuti da uno dei più vasti studi sulla malattia, hanno inoltre scoperto che i pazienti affetti da morbo di Crohn sottoposti in passato a interventi chirurgici sull’intestino avevano maggiori probabilità di incorrere in ricadute della malattia se avevano livelli di F. prausnitzii inferiori al normale.

I risultati sono stati poi controllati in una serie di esperimenti eseguiti in vitro, nei quali hanno potuto evidenziare come il liquido di coltura in cui erano state fatte crescere colture di F. prausnitzii era in grado di esercitare un effetto antinfiammatorio sugli animali da esperimento. Se gli esperimenti verranno confermati, la scoperta potrebbe portare a un nuovo trattamento terapeutico dei pazienti attraverso la somministrazione di probiotici a base di F. prausnitzii.


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