Parliamo di Artrosi con …

Questa settimana tratteremo di ARTROSI con il dott. Renzo Caradonna, medico specialista in Reumatologia, nostro Ospite in GALENOsalute.

Con questo termine si intende una sofferenza articolare, di tipo evolutivo (cioè con peggioramento nel tempo). La sofferenza è caratterizzata inizialmente da un’usura delle cartilagini delle articolazioni a cui consegue una modificazione di tutte le strutture che le compongono (tessuto osseo, capsula, muscoli). L’usura delle parti cartilaginee causa uno stato infiammatorio e via via un assottigliamento dello spazio tra un capo osseo e l’altro. Provoca anche l’ispessimento della capsula articolare che diventa sempre più rigida, l’alterazione del delicato equilibrio tra cellule che costruiscono e distruggono (tanto che la cartilagine può “ossificarsi” e i capi ossei invece “rarefarsi”) ed infine provoca la contrazione dei muscoli inseriti intorno all’apparato. L’esito finale del processo artrosico, dopo molti anni, è il blocco totale dell’articolazione interessata con perdita della sua funzionalità.

Questi sono i sintomi | I sintomi sono esclusivamente locali, si presentano tardivamente rispetto all’inizio della malattia ed a volte hanno periodi di attenuazione o remissione spontanea.

Due sono i sintomi fondamentali:

  1. Il dolore. Caratteristica del dolore artrosico è di essere acuto quando inizia il movimento (soprattutto la mattina) e di scomparire addirittura man mano che ci si muove. Dopo una prolungata attività, il dolore si ripresenta ad esempio, la sera. Mentre si riposa il dolore solitamente è assente. Quando il processo artrosico è molto avanzato il dolore spesso è continuo. Infine può accentuarsi durante i cambiamenti climatici, soprattutto con l’umidità, con il vento, oppure quando si passa da un ambiente caldo ad uno freddo.
  2. La limitazione funzionale. Questa è provocata dagli eventuali ostacoli meccanici causati dall’alterazione dei capi articolari (ossificazione delle cartilagini, diminuzione degli spazi e del liquido intrarticolare eccetera). Altra causa limitativa è data dalle contrazioni muscolari intorno all’articolazione, conseguenza di una vera e propria reazione difensiva: l’organismo, per sfuggire al dolore, cerca di “tenere ferma” la parte sofferente.

Vi sono altri sintomi che è facile riconoscere nelle varie parti colpite dalla malattia e aiutano in questo senso la formulazione della “diagnosi”. Vediamone alcuni.

Artrosi cervicale. Se il processo artrosico è localizzato nella parte alta della colonna cervicale, sotto la nuca, vi può essere mal di testa generalizzato (detto “a casco”). Invece se l’artrosi interessa la parte più bassa può insorgere dolore alle spalle con frequenti radiazioni in tutto l’arto superiore fino alla mano (cervico brachialgia). In alcuni casi, se l’artrosi e le tensioni muscolari circostanti comprimono o irritano le strutture nervose e vascolari della zona, sono presenti vertigini (a volte con vere violente crisi), tachicardia, nausea, ronzii auricolari e, qualche rara volta anche disturbi visivi. No dei più frequenti sintomi, soprattutto inizialmente, è quello di avvertire, quando si muove la testa verso destra o sinistra, dei “rumori” cervicali spesso descritti come “avere dentro della sabbia che fa attrito”.

Artrosi dorsale. Il dolore spesso è localizzato e può essere provocato dai colpi di tosse; a volte si irradia ai fianchi ed alle costole oppure alla parte anteriore del torace.

Artrosi lombare. I sintomi dell’artrosi in questa parte inferiore della colonna vertebrale possono presentarsi in modo acuto e cronico. La forma acuta insorge bruscamente con fenomeni di blocco (cosa che molto spesso accade dopo uno sforzo in flessione), e il dolore è a sbarra, cioè trasversale nella parte lombare della schiena, con possibile irradiazione lungo il nervo sciatico (lombosciatalgia). La forma cronica può manifestarsi dopo uno oppure più episodi acuti e il dolore è meno violento ma continuo, esacerbato dagli sforzi e molte volte dallo stare in piedi per lungo tempo. Anche in quest’ultimo caso esiste un certo grado di blocco nei movimenti, come flettere il tronco, ruotarlo, portare le braccia in alto, alzarsi da una sedia eccetera.

Artrosi dell’anca. La coxartrosi, o artrosi dell’anca, si presenta con dolore locale e, più spesso, con dolore inguinale, alla parte interna della coscia e del ginocchio. Il dolore, inizialmente non molto intenso, cessa con il riposo, si manifesta nuovamente all’inizio del movimento per poi calmarsi e riprendere dopo aver camminato in modo più o meno prolungato. La persona che soffre di coxartrosi spesso riferisce di far fatica a calzare le scarpe, ad infilare le calze ed anche i pantaloni, a scendere piuttosto che a salire le scale, ad accavallare le gambe.

Artrosi del ginocchio. Il dolore è riferito di solito alla rotula, alla faccia interna del ginocchio e posteriormente. Nell’atteggiamento del ginocchio in semi flessione e nei movimenti sono presenti “scrosci” articolari. Anche qui la persona riferisce di avvertire dolore più alla discesa che alla salita delle scale. L’articolazione a volte si gonfia per l’aumento del liquido intrarticolare (espressione di una riacutizzazione infiammatoria) e talvolta è presente una diminuzione d tutta la muscolatura della coscia.

Quali sono le cause | In una o più articolazioni si instaura un processo artrosico quando su di esse si verifica, per fattori generali o locali, uno squilibrio tra la capacità di resistenza delle cartilagini e le sollecitazioni funzionali date dai movimenti e dal peso corporeo. Al momento i medici sono orientati a pensare che siano numerosi i fattori che predispongono alla malattia o che la attivano.

Vediamo dunque ora quali sono i fattori considerati più importanti.

Fattori generali. Innanzitutto l’età. Inevitabilmente l’invecchiamento colpisce anche le strutture articolari: le cartilagini, così il liquido sinoviale, divengono sempre meno capaci di sopportare i “carichi” e di rinnovarsi. D’altro canto è pur vero che non tutte le persone anziane soffrono di artrosi e che si verificano sempre più numerosi i casi di giovani, soprattutto tra le donne, che ne sono colpiti. Ereditarietà. Non è stato dimostrato che l’artrosi sia ereditaria, anche se è ben documentato invece che c’è predisposizione a questa malattia se si hanno la madre o il padre che ne soffrono. Obesità. Il sovrappeso, in particolare quando diviene obesità, è sicuramente uno dei fattori di rischio più incisivi nell’artrosi, soprattutto in quella delle ginocchia, delle anche e della parte lombare della colonna vertebrale. Peraltro in molte persone obese si riscontra un aumento della quantità di zuccheri nel sangue (glicemia) e di colesterolo e queste due sostanze sembrano favorire l’insorgere della malattia. Squilibri ormonali. Alcune alterazioni ormonali favoriscono l’insorgenza dell’artrosi. La carenza di estrogeni, in particolare, ha mostrato una spiccata azione che favorisce la malattia, che proprio per questo, può colpire le donne in menopausa. Ambiente. L’artrosi può essere considerata una malattia professionale in alcuni tipi di lavoro: chi utilizza il martello pneumatico (artrosi alle mani, gomiti, spalle); chi guida i camion (artrosi lombare); chi lavora per lungo tempo con il computer (artrosi cervicale-dorsale). In generale ogni attività lavorativa può predisporre all’artrosi quando si permane in posture (posizioni del corpo) “fisse”.

Fattori locali. Tra le cause dell’artrosi assume importanza l’ipotesi di traumi e microtraumi provocati da usura in rapporti articolari scorretti. Ne conseguono microfratture nelle fini strutture dei capi ossei che formano l’articolazione, causando così perdita di elasticità e dunque rigidità. In questo caso le cartilagini divengono sovraccaricate e via via sofferenti. In seguito la cartilagini diviene meno adatta a sopportare gli stress meccanici dati dai movimenti e dal peso corporeo ed inizia così il processo artrosico. I rapporti articolari scorretti sono riconducibili a due gruppi fondamentali: il primo comprende deformità congenite o acquisite come le ginocchia valghe (dette a X), la sublussazione dell’anca, la scoliosi eccetera: il secondo riguarda tutte quelle situazioni di natura traumatica come le fratture con infiammazione articolare.

Come nasce la diagnosi | Dolore e limitazione funzionale sono sicuramente i segni principali che fanno sospettare un’artrosi, soprattutto se nella storia della persona sono presenti uno o più dei fattori causali descritti sopra. La certezza però si raggiunge con una radiografia dell’articolazione colpita. In questa si noteranno allora le superfici articolari usurate, la forma dei capi ossei alterata per i fenomeni di rimaneggiamento osseo, gli spazi articolari diminuiti.

Qual è la terapia | Nessuna malattia subisce così tanti interventi terapeutici come l’artrosi. Questo si verifica perché la malattia ha più fasi cliniche (dalla sensazione di rigidità ai movimenti acuti, da remissioni anche spontanee ad aggravamenti improvvisi anche con notevole limitazione dei movimenti), perché si manifesta a diverse età (dai 30 ai 70 anni) ed infine perché può interessare tutti i distretti corporei ove vi sia un’articolazione.

La terapia dell’artrosi in generale mira ad arrestare (oppure a rallentare) e a far regredire il corso della malattia o perlomeno a ridurre oppure eliminare i disturbi da essa provocati.

Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti.

Dott. Carlo Cottone, Manager GALENOsalute e medico specialista in Medicina Interna

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