Archivio per novembre 2008

Parliamo di Appendicite con …

Questa settimana tratteremo di APPENDICITE con il dott. Guido Ricevuto, medico specialista in Chirurgia Vascolare ed in Chirurgia Generale, nostro Ospite in GALENOsalute.

appendiceChe cos’è | L’appendicite è un’infiammazione dell’appendice, un sottile tubulo che parte dall’intestino cieco ed è posizionato nel quadrante inferiore destro dell’addome. L’appendice è parte del sistema immunitario, svolgendo un’importante funzione protettiva durante il primo anno di vita, per poi diventare però un organo bersaglio di infezioni. L’appendicite può presentarsi in forma acuta o cronica. L’appendicite acuta si manifesta principalmente tra i 6 e i 20 anni, mentre risulta meno comune nei bambini e negli adulti. Si manifesta quando l’appendice viene riempita da un corpo estraneo che ne causa il rigonfiamento (come ad esempio muco, feci o parassiti) e provoca la moltiplicazione virulenta della flora batterica intestinale. L’appendicite cronica è invece un’infiammazione cronica della appendice che si presenta il più delle volte come conseguenza di un’appendicite acuta non diagnosticata o non sottoposta ad intervento chirurgico. Si manifesta con dolore, inappetenza, nausea e nelle donne – a causa degli estesi collegamenti linfatici tra organi genitali interni ed appendice – è associata spesso a problemi ginecologici.

Cause | All’interno dell’appendice si trova la flora batterica intestinale: i batteri Escherichia Coli, Streptococchi e Stafilococchi normalmente sono innocui ma – in particolari condizioni – possono moltiplicarsi in modo anomalo e causarne l’infiammazione. La condizione scatenante solitamente è un’occlusione del lume dell’appendice che causa il ristagno dei batteri e provoca l’infezione. L’occlusione può avere varie cause: muco raggrumato, noccioli, parassiti, una posizione anomala dell’appendice causata dalla sua eccessiva lunghezza. Altre condizioni scatenati sono l’ingestione di cibi molto grassi o ricchi di coloranti e, in particolar modo, il fumo di tabacco.

Sintomi e diagnosi | L’appendicite si manifesta con un forte ed improvviso dolore addominale, accompagnato da fitte. L’area dolorante varia, estendendosi a tutto l’addome o dall’ombelico in giù; in casi più rari può interessare la coscia. Il dolore peggiora con il movimento, i respiri profondi, la palpazione, la tosse o lo starnutire. Altri sintomi sono nausea, vomito, febbre (anche molto alta), stipsi o diarrea. La diagnosi di appendicite viene fatta principalmente sulla base dell’esame clinico, ma possono essere utili alcuni esami del sangue (valore dei globuli bianchi, della velocità di sedimentazione, della proteina C reattiva) e una ecografia.

Complicazioni | L’appendice infiammata può rompersi o perforarsi, causando la contaminazione della cavità addominale da parte di materiale infetto e la conseguente produzione di pus: si parla in questi casi di peritonite.

Terapia | La terapia dell’appendicite consiste nell’asportazione chirurgica dell’appendice (appendicectomia). Il solo trattamento medico (“raffreddare” l’appendicite con antibiotici e borsa di ghiaccio) espone al rischio di ricadute, in forma spesso anche più virulenta, e cronicizzazione. Se l’appendice si è perforata, causando una peritonite, occorre sottoporre il paziente a una terapia antibiotica e praticare un drenaggio, inserendo un tubicino nella cavità addominale per consentire al pus di essere eliminato all’esterno; il tubo drenante viene rimosso dopo pochi giorni, quando non c’è più pericolo di un’infezione addominale.

 

Annunci

Introvabile punto G: fotografato il centro del piacere sessuale

Eureka! Trovato e fotografato il cosiddetto “ufo ginecologico”. Il punto G, centro del piacere sessuale femminile, mitico luogo dell’orgasmo vaginale, è stato anatomicamente identificato e localizzato: si tratta di un ispessimento della parete che separa la vagina dall’uretra, ma non tutte le donne ne sono dotate. Le nuove immagini dell’ecografia transvaginale che documentano la scoperta sono state presentate nel corso del VIII Congresso nazionale della Società italiana di andrologia e medicina della sessualità (Siasm) da Emmanuele Jannini, docente di endocrinologia e sessuologia all’Università dell’Aquila. La vagina, spiega la ricerca, può essere paragonata a un piccolo parallelepipedo diviso in tre sezioni: il punto nevralgico della sessualità è al confine tra la prima e la seconda sezione. Il mitico punto G, di cui si discute animatamente da quando, nel 1950, fu descritto per la prima volta da Ernst Grafenberg, ginecologo tedesco da cui prende il nome, è costituito da un nucleo di terminazioni nervose e di ghiandole di Skene, il corrispettivo della prostata maschile, ma molto più piccole perché atrofizzate nella fase embrionale. Le donne che non presentano questo ispessimento comunque non sono affatto malate. Una precisazione doverosa, considerata la forte componente psicologica dell’eros femminile. “La paziente va considerata nel suo insieme ed è dovere dello specialista aiutarla a conoscere il proprio corpo – conclude Jannini – spiegandole che l’eventuale assenza del punto G non è una malattia, ma una situazione comune a molte altre donne”. Studi e ricerche tutte italiane per colmare il ritardo culturale sulla sessualità femminile e per dare dignità accademica alla sessuologia, territorio poco frequentato dalla scienza e spesso popolato da luoghi comuni e falsi miti.

Sesso: meno grassi e niente «bionde» per non fare cilecca

La ricetta per essere sempre “all’altezza”, anche nell`intimità? Basta osservare la dieta mediterranea, ossia l’alimentazione del “perfetto amante”. Ma attenzione al fumo, che, al contrario, rende gli spermatozoi “fiacchi”. Lo confermano gli andrologi riuniti a Roma per l’ottavo Congresso nazionale della Società Italiana di andrologia e medicina della sessualità (Siams): per migliorare la qualità dell’attività sessuale occhio alla tavola.

La fama degli “amanti latini” ha quindi basi alimentari. “Uno stile di vita alimentare sano come quello mediterraneo – spiega Andre Lenzi, presidente della Siams – consente all’uomo di tenere sotto controllo i livelli ormonali, fra cui il testosterone, necessari per una buona prestazione amorosa“. Gli ingredienti ideali per performance di successo sono i cibi che stanno alla base della nostra dieta: pasta, frutta, verdura, olio extravergine d’oliva, pesce, poca carne e pochi grassi animali.

Un regime alimentare equilibrato, quindi, “in grado di assicurare un buon rapporto fra massa grassa e massa magra, e di tenere sotto controllo il livello di colesterolo nel sangue”, può essere in grado, prosegue Lenzi, di prevenire i danni al sistema cardiocircolatorio, fra i quali “i problemi al microcircolo dell’apparato genitale maschile che possono ridurre la capacità erettile”.

Chi rischia di fare cilecca sotto le lenzuola sono invece i fumatori. Gli andrologi lanciano l’allamre: il vizio per le “bionde”, quelle che contengono nicotina, fa correre il rischio di diventare sterili. Secondo uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Catania presentato durante il Congresso, l fumo di sigaretta ha un effetto tossico sugli spermatozoi umani, provocando la riduzione della loro capacità motoria e fecondativa.

 

Da un esperimento condotto sul liquido seminale di un gruppo di soggetti sani e non fumatori, sottoposto a dosi crescenti di condensato di fumo di sigaretta, è emerso che dopo 24 ore di esposizione, gli spermatozoi erano tutti immobili. Secondo i ricercatori ciò indicherebbe la possibilità che il fumo provochi un indebolimento degli spermatozoi, e, di conseguenza, possa contribuire allo sviluppo dell’infertilità maschile.

Pertanto, per non vanificare gli effetti positivi prodotti dall’alimentazione mediterranea, il consiglio resta sempre lo stesso: meglio non fumare.

 

 

consulta i nostri specialisti in infertilità,

chiama il n. 0923 714 660

Pillola del giorno dopo: «I medici non possono negarla»

Tre paragrafi, più una premessa. Senza articoli, ma con un richiamo continuo al Codice di Deontologia Medica. Al quale si ispira il documento “Etica e deontologia di inizio vita” approvato nei giorni scorsi dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici, la Fnomceo. C`è la contraccezione, c`è la procreazione assistita, il punto sulla legge 194. E soprattutto una conclusione che impegna a rispettare la donna e la coppia e a ricercare un confronto politico “meno strumentale e “meno ideologico”. Un documento votato all`unanimità e che quindi, ha dichiarato il presidente della Federazione, Amedeo Bianco, “dà ancora più valore al contenuto etico e civile della nostra riflessione deontologica” da mettere “al servizio dei medici e dei cittadini”. Si comincia da una considerazione e cioè, scrivono i medici, che il diritto tende a non essere mite, “intervenendo in maniera sempre più dettagliata nelle decisioni mediche”. Per questo l`elaborazione di “una piattaforma di confronto” serve a ribadire alcuni principi e a fare il punto su altri sui quali è “aumentata nella società e nel confronto politico l`attenzione“. A partire dalla “pillola del giorno dopo”. La Carta riafferma “l`obbligo anche deontologico dei medici di adoperarsi per tutelare l`accesso alla prescrizione nei tempi appropriati”. Rispetto della clausola di coscienza, quindi, ma non a discapito della previsione di “fornire al cittadino ogni utile informazione e chiarimento”. Se sia o meno legittimo l`uso e la prescrizione è un problema delle Istituzioni. Piuttosto i redattori del testo, il Gruppo di lavoro di Bioetica della Federazione, dopo un confronto con associazioni confessionali, laiche, dei cittadini e delle Società scientifiche denuncia “l’insufficienza delle politiche di educazione alla procreazione e alla sessualità responsabile”. Altro argomento è quello della procreazione medicalmente assistita. Qui la Carta boccia senza appello la legge 40/2004 che ha posto severi limiti alle pratiche di fecondazione artificiale, provocando, scrive la Federazione, i “consistenti fenomeni di mobilità procreativa” individuati dalla magistratura. In sostanza, uno scenario legislativo nel quale, denunciano, “non è consentito alla donna esercitare un diritto attuale all’autodeterminazione”. Constatate le “luci e le ombre” dello stato di applicazione della legge 194 sull`interruzione di gravidanza, il documento chiede il rilancio dell’”attività dei consultori con l’adeguamento di risorse umane e finanziarie”. C`è, infine, l`ampio problema degli interventi terapeutici sui neonati in vita con meno di 25 settimane, nati da parti prematuri o da aborti terapeutici. Un dilemma bioetico che i medici risolvono appellandosi alla stessa legge 194: il medico deve eseguire ogni misura idonea salvaguardare la vita “quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto” informandone e chiedendo il consenso dei genitori. Tuttavia “l`attenta valutazione della possibile vitalità del feto” deve “evitare il ricorso a successive manovre rianimatorie” configurate come accanimento terapeutico. Il medico deve quindi valutare “caso per caso” tenendo, però, sempre presente i progressi della neonatologia che evidenziano i possibili danni alla sopravvivenza, anche dopo la rianimazione, dei neonati prematuri.

 

Malattie rare: screening neonatale «Servono passi avanti»

Basta una goccia di sangue. Lo screening neonatale metabolico allargato permette di individuare precocemente fino a 40 malattie genetiche, alcune rare, prelevandone un piccolo campione dal tallone del neonato. Un test indolore e non invasivo che a poche ore dalla nascita consente di diagnosticare malattie che possono compromettere gravemente l`esistenza del bambino. Un test non sempre disponibile, non per tutte le malattie, non dappertutto. Per questo l`Aimps, l`Associazione italiana mucopolisaccaridosi e malattie affini, ha indirizzato in questi giorni una lettera aperta al ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, per chiedere “un ulteriore passo in avanti” nell`estensione del test.

 

IMPEGNO BIPARTISAN “Nella Finanziaria 2008 – scrive il presidente dell`Aimps, Flavio Bertoglio – esiste uno stanziamento di 3 milioni di euro per l’esecuzione di un programma pluriennale di interventi in materia di ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario pubblico destinati all’acquisto di nuove tecnologie, basate sulla spettrometria di massa, per effettuare screening neonatali allargati a tutte quelle patologie metaboliche ereditarie, per la cui terapia esistono evidenze scientifiche efficaci”. Un impegno sottoscritto da rappresentanti di entrambi gli schieramenti politici.

 

PIÙ STRUMENTI Attualmente il test è previsto, infatti, soltanto per cinque malattie genetiche, di cui tre rare, l`ipotiroidismo congenito, la fibrosi cistica, la fenilchetonuria. Un salto di qualità verrebbe proprio dalla maggiore disponibilità di strumenti diagnostici. Per questo l`associazione auspica un intervento, utilizzando i  fondi già disponibili, “per l’acquisto di 10 apparecchiature scientifiche Tandem Mass” che consentirebbero di moltiplicare le possibilità di accesso. Ad oggi solo la Regione Toscana ha emanato una legge che estende lo screening allargato a tutti i nuovi nati, ma le associazioni dei malati da tempo si battono perché il test sia accessibile su tutto il territorio nazionale e per tutte le malattie genetiche. Come la mucopolisaccaridosi di tipo I, patologia rara e progressiva dovuta al deficit di un enzima coinvolto nel metabolismo dei zuccheri, la cui mancanza può compromettere, anche gravemente, la vista e le funzioni motorie, può esporre a infezioni respiratorie e a cardiopatie, e nelle forme più severe anche a ritardo mentale.

 

SCENARIO MUTATO  La ricerca offre oggi nuovi mezzi per affrontare le malattie ereditarie e “la diagnosi precoce di alcune malattie genetiche rare dall’andamento gravemente degenerativo che oggi non sono più orfane di un trattamento efficace“, aggiunge Bertoglio, che è anche componente della Consulta nazionale sulle malattie rare, determinerebbe “risultati di grande portata”. Nel caso della mucopolasaccaridosi, ad esempio, sin dal 2003 esistono farmaci che surrogano alla mancanza dell`enzima, rallentando la progressione della malattia. Giocando d`anticipo si potrebbero ottenere risultati importanti, prima di tutto con “la possibilità di salvare la vita dei bambini affetti dalle forme più gravi” e conseguendo “enormi risparmi per il Servizio sanitario nazionale”.

 

 

 

consulta i nostri specialisti in medicina prenatale, chiama il n. 0923 714 660!

Elettrocardiogramma: un test inefficace?

L`elettrocardiogramma, uno dei test diagnostici di routine più diffusi, nonostante sia effettivamente utile nel rintracciare un attacco cardiaco in corso, si è rivelato parzialmente inefficace nel predire il rischio cardiovascolare futuro. La notizia arriva da una ricerca condotta dal London Chest Hospital e pubblicata dall`autorevole British Medical Journal. I medici inglesi, coordinati da Adam Timmis, hanno infatti monitorato ben 8.176 pazienti con sospetta angina pectoris, uno dei più comuni sintomi di disturbi cardiovascolari. Tutti avevano effettuato i necessari accertamenti clinici e un elettrocardiogramma a riposo, in più il 60% si era sottoposto a un Ecg sotto sforzo. L`osservazione e i dati raccolti nel corso di alcuni anni hanno però dimostrato che quasi la metà degli “eventi coronarici” occorsi, quali per esempio gli attacchi cardiaci, si sono verificati in soggetti che presentavano un Ecg perfetto. L`elettrocardiogramma sarebbe quindi, a detta dei ricercatori, un test diagnostico di utilità limitata nella prevenzione a lungo termine di infarto e ictus, in particolare in soggetti non cardiopatici. “La ricerca conferma che i cardiologi, per fare una diagnosi il più possibile accurata, devono parlare con i loro pazienti, discutendo di sintomi e storia medica e considerando il tracciato dell`Ecg uno strumento accessorio”, conclude Mike Knapton, della British Heart Foundation. L`Ecg può, infatti, essere d`aiuto ai medici quando un paziente che già soffre di problemi cardiaci presenta insoliti dolori al torace e sintomi infartuali, ma non serve, secondo i ricercatori, a predire un eventuale rischio futuro.

 

Consulta i nostri Specialisti, chiama il n. 0923 714 660!

Tampone faringeo

Che cos’è | Il tampone faringeo è un test che serve ad individuare le specie batteriche presenti sulla mucosa della faringe.

A cosa serve | Il tampone faringeo si esegue per diagnosticare se un’infezione a carico della faringe o delle tonsille è di natura virale o batterica. Il tampone viene utilizzato principalmente per la ricerca dello Streptococcus pyogenes (o “streptococco beta-emolitico di gruppo A”): le faringiti e le tonsilliti causate da questo streptococco possono evolvere in complicazioni quali la febbre reumatica o l’endocardite, e richiedono pertanto un trattamento tempestivo. La possibilità di accertare se l’infezione è effettivamente causata dallo streptococco, inoltre, permette di limitare la prescrizione di antibiotici ai casi in cui è realmente necessario.

Come si esegue | Il test viene eseguito strisciando sulla mucosa della faringe un apposito tampone monouso (simile a un cotton fioc) composto da un lungo bastoncino rivestito all’estremità da cotone sterilizzato. Sul cotone si depositano le secrezioni presenti in gola, che poi vengono analizzate: l’esito normale è negativo; un’eventuale positività sta a significare che lo streptococco beta-emolitico è presente in gola. Il tampone faringeo è del tutto indolore e dura pochi secondi. Per sottoporsi al test, il paziente non deve assumere antibiotici nei 5 giorni che precedono l’esame e deve essere digiuno.

Leggi anche “Tampone Faringeo”


da gennaio 2011 ci trovi su HarDoctor News, il Blog

da gennaio 2011!

Il Meteo a Marsala!

Il Meteo

Bookmark & Share

Condividi con ...

Farmaci a prezzi imbattibili!

Farmacia On Line

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: