Pillola del giorno dopo: «I medici non possono negarla»

Tre paragrafi, più una premessa. Senza articoli, ma con un richiamo continuo al Codice di Deontologia Medica. Al quale si ispira il documento “Etica e deontologia di inizio vita” approvato nei giorni scorsi dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici, la Fnomceo. C`è la contraccezione, c`è la procreazione assistita, il punto sulla legge 194. E soprattutto una conclusione che impegna a rispettare la donna e la coppia e a ricercare un confronto politico “meno strumentale e “meno ideologico”. Un documento votato all`unanimità e che quindi, ha dichiarato il presidente della Federazione, Amedeo Bianco, “dà ancora più valore al contenuto etico e civile della nostra riflessione deontologica” da mettere “al servizio dei medici e dei cittadini”. Si comincia da una considerazione e cioè, scrivono i medici, che il diritto tende a non essere mite, “intervenendo in maniera sempre più dettagliata nelle decisioni mediche”. Per questo l`elaborazione di “una piattaforma di confronto” serve a ribadire alcuni principi e a fare il punto su altri sui quali è “aumentata nella società e nel confronto politico l`attenzione“. A partire dalla “pillola del giorno dopo”. La Carta riafferma “l`obbligo anche deontologico dei medici di adoperarsi per tutelare l`accesso alla prescrizione nei tempi appropriati”. Rispetto della clausola di coscienza, quindi, ma non a discapito della previsione di “fornire al cittadino ogni utile informazione e chiarimento”. Se sia o meno legittimo l`uso e la prescrizione è un problema delle Istituzioni. Piuttosto i redattori del testo, il Gruppo di lavoro di Bioetica della Federazione, dopo un confronto con associazioni confessionali, laiche, dei cittadini e delle Società scientifiche denuncia “l’insufficienza delle politiche di educazione alla procreazione e alla sessualità responsabile”. Altro argomento è quello della procreazione medicalmente assistita. Qui la Carta boccia senza appello la legge 40/2004 che ha posto severi limiti alle pratiche di fecondazione artificiale, provocando, scrive la Federazione, i “consistenti fenomeni di mobilità procreativa” individuati dalla magistratura. In sostanza, uno scenario legislativo nel quale, denunciano, “non è consentito alla donna esercitare un diritto attuale all’autodeterminazione”. Constatate le “luci e le ombre” dello stato di applicazione della legge 194 sull`interruzione di gravidanza, il documento chiede il rilancio dell’”attività dei consultori con l’adeguamento di risorse umane e finanziarie”. C`è, infine, l`ampio problema degli interventi terapeutici sui neonati in vita con meno di 25 settimane, nati da parti prematuri o da aborti terapeutici. Un dilemma bioetico che i medici risolvono appellandosi alla stessa legge 194: il medico deve eseguire ogni misura idonea salvaguardare la vita “quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto” informandone e chiedendo il consenso dei genitori. Tuttavia “l`attenta valutazione della possibile vitalità del feto” deve “evitare il ricorso a successive manovre rianimatorie” configurate come accanimento terapeutico. Il medico deve quindi valutare “caso per caso” tenendo, però, sempre presente i progressi della neonatologia che evidenziano i possibili danni alla sopravvivenza, anche dopo la rianimazione, dei neonati prematuri.

 

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