Troppi esami radiologici in Italia: a rimetterci sono la salute degli italiani e le casse dello Stato

Si fanno troppe radiografie in Italia: se ne contano ogni anno circa 50 milioni ma un esame su quattro è totalmente inutile. In altre parole, il 25% degli esami radiologici effettuati dagli italiani sarebbe evitabile a tutto beneficio della salute e del rischio di malattie molto serie, come i tumori. I dati sono stati raccolti a seguito di un’indagine condotta su sei regioni e province autonome da Società italiana di radiologia medica, Associazione italiana di neuroradiologia e Sindacato nazionale dei radiologi; l’allarme è stato lanciato qualche settimana fa dagli stessi radiologi della Federazione nazionale dei Tecnici sanitari di radiologia medica (TSRM), riuniti in occasione di un convegno sul tema degli esami radiologici e della sicurezza del paziente che si è svolto a Roma.

La questione è piuttosto importante: di mezzo c’è la salute del paziente – più esami radiologici si traducono in un maggior numero di raggi e in un maggiore rischio di tumori radioindotti, senza considerare le aumentate possibilità di errori diagnostici – ma anche la qualità del servizio sanitario, a causa dell’allungamento delle liste di attesa e dei costi che ricadono inevitabilmente sulle casse dello stato.

I primi a  scendere in campo contro questo abuso di TAC, PET, radiografie e risonanze magnetiche sono gli stessi radiologi che troppo spesso si trovano a dover eseguire esami con tecniche di imaging su pazienti che non ne avrebbero bisogno o che tornano a ripeterli continuamente. Pazienti e medici sono chiamati in causa in egual modo: i medici dovrebbero evitare di prescrivere questi esami a gogò ed essere più cauti, i pazienti devono esser più informati e più consapevoli.

I medici riuniti a Roma spiegano che troppo spesso si prescrivono esami del tutto inutili e superflui. Un esempio per tutti: l’Associazione gastroenterologi ospedalieri ha condotto uno studio per verificare il livello di appropriatezza degli esami e ha scoperto che la colonscopia, test piuttosto fastidioso e invasivo, viene prescritta troppo spesso. Le attuali linee-guida indicano di eseguire questo esame solo se nel paziente si è verificato un sostanziale cambiamento (sangue nelle feci, anemie inspiegate, dolori improvvisi all’addome): insomma – spiega Sergio Morini, presidente dell’Associazione – una stitichezza cronica o una sensazione di gonfiore che è stabile da decenni non sono assolutamente validi motivi per prescrivere una colonscopia.

Il problema, comunque, non è solo italiano. Quest’anno doveva entrare in vigore nell’Unione Europea una legge che limitava l’utilizzo di risonanze magnetiche, ma la sua applicazione è stata rinviata al 2012 a causa, dicono i rumors, delle incredibili pressioni cui sono stati sottoposti gli uffici sanitari comunitari.

 

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