Demenza senile: un test «precoce» aiuta a ritardarla

anziani contentiSemplice, pratico e rapido. È il nuovo test, messo a punto dalla Emory University di Atlanta, che permetterà di individuare le prime carenze cognitive negli adulti alle porte della terza età, in modo da ritardare lo sviluppo delle malattie neurodegenerative che portano alla demenza senile. Sono numerosi, infatti, gli anziani che nel periodo precedente lo sviluppo di malattie come il morbo di Alzheimer attraversano una fase che i neurologi comunemente definiscono di “indebolimento cognitivo”. Nel corso di questa fase, di cui non esiste una definizione condivisa dalla comunità scientifica, si notano lievi avvisaglie di declino cognitivo come perdite improvvise della memoria o dell’abilità nei movimenti. Non  emergono però deficit cognitivi che incidono sullo svolgimento delle comuni funzioni quotidiane. Subdoli e al limite della percettibilità, quindi, i marcatori della demenza che emergono in questa fase sono difficili da individuare. Il risultato? Vengono molto spesso sottovalutati sia dai pazienti che dai medici. Ma individuarli subito, spiegano gli esperti, potrebbe aiutare a ritardare lo sviluppo di molte malattie neurodegenerative. Circa un terzo delle persone anziane che presentano leggeri deficit mentali nella fase di “indebolimento cognitivo” si ammalano infatti, nel giro di soli due anni, di demenza senile o patologie simili. Ecco allora l’idea di un test in grado di individuare i sintomi tipici di questa fase prepatologica. Si tratta, spiegano gli scienziati di Atlanta, di uno screening di prevenzione che anche i medici di famiglia potrebbero periodicamente somministrare ai pazienti che si avviano verso la terza età, così come avviene per il controllo dei livelli di colesterolo nel sangue o per la misurazione della pressione arteriosa. Ma come funziona? Il questionario è composto da domande che valutano le capacità mnemoniche del paziente e altre che registrano le capacità di svolgimento delle comuni funzioni quotidiane, come  andare a fare la spesa o cucinare. Dopo aver sottoposto il test a un campione di 204 anziani, i ricercatori hanno classificato i partecipanti in tre differenti categorie in base al punteggio ottenuto: quelli  che presentavano un’ottima salute cognitiva, quelli che mostravano i primi segnali di declino mentale e quelli affetti da demenza. “I medici di famiglia – spiega James J. Lah, che ha guidato la ricerca – potranno somministrare il test e dedurre il punteggio ottenuto dal paziente con estrema facilità. Se poi un paziente mostrerà i segni tipici della fase di ‘indebolimento cognitivo’, allora lo stesso medico potrà consigliargli ulteriori e più specifiche visite neurologiche”. “Non possediamo il potere di fermare la progressione di malattie come l’Alzheimer  – conclude Lah –, ma individuando da subito l’indebolimento cognitivo di un paziente potremo agire attraverso terapie farmacologiche in grado di ritardare l’insorgere della demenza senile”. 

fonte SALUTE24.it

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