Occhio al colesterolo: anche quello «buono» non è sempre innocuo

C`è un “colesterolo buono” e un “colesterolo cattivo”: quello che cambia è il fatto che le molecole che lo trasportano nel sangue tendano o meno a depositarlo sulle pareti delle arterie. Ma siamo sicuri che il “colesterolo buono” sia sempre così innocuo per la nostra salute?

A porsi la domanda sono stati i ricercatori dell`Università di Chicago e la risposta cambierebbe le carte in tavola smentendo la tesi secondo la quale avere nel sangue alti livelli di “colesterolo buono” o HDL (High Density Lipoprotein) e bassi livelli di “colesterolo cattivo” o LDL (Low Density Lipoprotein) sia necessariamente sintomo di buona salute.

Il “colesterolo buono”, spiegano i ricercatori americani, potrebbe al contrario subire delle mutazioni nella sua “bontà”. Gli scienziati hanno scoperto che l`HDL contenuto nel sangue di persone affette da malattie come artrite reumatoide, disturbi renali o diabete sia diverso da quello contenuto nel sangue di soggetti in salute. Infatti, se il “colesterolo buono” normalmente è in grado di combattere le infiammazioni, quello modificato, trasformatosi in HDL “cattivo”, al contrario non lo fa.

La differenza tra HDL e LDL? Queste molecole, definite lipoproteine, gestiscono il trasporto del colesterolo. Si dice, però, che le LDL trasportino il “colesterolo cattivo” poiché  tendono a depositarlo sulla parete delle arterie, favorendo la formazione delle placche aterosclerotiche. Delle HDL, al contrario, si dice che trasportino il “colesterolo buono” in quanto  tendono a rimuoverlo ostacolando la formazione delle placche. Quello che conterebbe per essere in buona salute, quindi, non è il livello di colesterolo totale, ma il rapporto tra questo e i livelli di HDL.

“Per molti anni – dice Angelo Scanu, che ha guidato la ricerca – l`HDL è stato visto come “colesterolo buono”, generando la falsa percezione che alti livelli di questo tipo di colesterolo nel sangue fossero indice di buona salute”. I soggetti con alti livelli di HDL nel sangue, spiegano i ricercatori, non sarebbero invece necessariamente protetti dall`insorgenza di disturbi cardiovascolari. “Questo spiega – conclude Scanu – perché alcuni soggetti con ottimi livelli di “colesterolo buono” sviluppino comunque malattie cardiovascolari”.  Cosa fare allora? Gli scienziati consigliano ai pazienti di accertare, mediante analisi specifiche, se il “colesterolo buono” sia rimasto tale o sia diventato “cattivo”.

 

fonte SALUTE24.it


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