Parliamo di Acufeni con …

Questa settimana tratteremo di ACUFENI con il dott. Gioacchino Martinciglio, medico specialista in Audiologia e Foniatria, esperto nella diagnostica e trattamento degli acufeni ed esperto nella diagnostica e trattamento dei disturbi dell’udito, nostro Ospite in GALENOsalute.

orecchio anatomiaGli acufeni (o ronzii auricolari) sono una sensazione uditiva soggettiva non legata ad una sorgente sonora presente nell’ambiente esterno.

Tale percezione uditiva anomala è di solito causa di disagio ed è riferita sia come tono puro (in una percentuale inferiore di casi) sia come rumore, assimilabile ad un fiume in piena o al fischio di un treno. Alcuni autori ritengono di non poter parlare indifferentemente di acufene e di allucinazione uditiva, consistendo quest’ultima in una vera e propria sindrome psichica.

In realtà è notorio che anche un soggetto normale posto in un ambiente non sonorizzato percepisce una benché minima sensazione sonora, probabilmente in relazione al movimento molecolare dei mezzi fisico-chimici dell’organismo o degli elementi che lo circondano (il flusso ematico che irrora le strutture cocleari, l’aria contenuta nella cassa timpanica o nell’ambiente esterno).

Tra le numerose classificazioni proposte, la più accettata suddivide gli acufeni in:

– oggettivi detti anche estrinseci;

– soggettivi detti anche intrinseci.

Gli acufeni oggettivi sono suoni reali, a diversa patogenesi, di tipo meccanico, la cui sorgente e’ all’interno dell’orecchio o nelle sue strette vicinanze.
Tali acufeni possono essere percepiti dall’esaminatore; la causa scatenante può essere di varia natura.
Gli acufeni legati a turbe cardiovascolari sono provocati da dilatazioni aneurismatiche dell’arteria carotide interna, dell’arteria temporale superficiale, dell’arteria auricolare posteriore, da malformazioni vascolari, da fistole arterovenose, da lesioni arteriosclerotiche gravi a carico del circolo vertebro-basilare, da vizi cardiaci acquisiti o congeniti. In questi casi i ronzii sono pulsanti, subcontinui e sincroni con il polso. Manovre semeiologiche, quali la compressione dell’arteria carotide interna a livello laterocervicale, sono utilissime ai fini diagnostici visto che determinano la scomparsa o l’attenuazione del ronzio.
Gli acufeni oggettivi acquistano invece continuità e persistenza se sono connessi a flebopatie e ad alterazioni dinamiche del circolo venoso.
Gli acufeni di tipo muscolare trarrebbero la loro origine dalle contrazioni dei muscoli endotimpanici (muscolo del martello, stapedio) e dei muscoli palatali (tensore del palato, elevatore del palato); alla base di tali spasmi anomali sarebbero stati invocati disordini gravi a carico del sistema nervoso centrale (cerebrovascolari, neoplastici, degenerativi, psichici).
Gli acufeni respiratori si riferiscono ad anormali beanze della tuba di Eustachio o a quadri degenerativi atrofici della membrana timpanica. In questi casi il paziente accuserà autofonia e all’indagine anamnestica sarà possibile segnalare una recente gravidanza o una terapia prolungata con farmaci estroprogestinici. Talora turbolenze del flusso aereo inspiratorio ed espiratorio in grado di generare rumori patologici possono essere legate a fatti patologici interessanti le fosse nasali e il rinofaringe. Acufeni oggettivi sono anche quelli associati ad alterazioni dell’articolazione temporo-mandibolare o, in generale, a difetti della masticazione per malocclusione dentaria.
Gli acufeni oggettivi non si accompagnano quasi mai a deficit uditivi ed e’ in genere possibile attuare delle terapie causali.

Gli acufeni soggettivi sono suoni percepiti dal paziente, in genere dovuti a patologie dell’apparato uditivo (sia centrali che periferiche) e quindi inevitabilmente associati a modificazioni della soglia uditiva tonale.
A livello dell’orecchio esterno, acufeni soggettivi possono essere scatenati da banalissimi tappi di cerume; nella patologia dell’orecchio medio, gli acufeni possono essere
il primo sintomo clinico dell’otosclerosi e rientrano nel quadro semeiologico delle otiti croniche colesteatomatose, soprattutto atticali; più raramente si riscontrano nelle disfunzioni tubariche e nelle flogosi acute dell’orecchio medio.
Per quanto riguarda le lesioni a carico dell’orecchio interno, è pressoché costante la presenza di acufeni soggettivi. I ronzii auricolari di questo tipo hanno una genesi centrale nelle lesioni neoplastiche, vascolari e traumatiche del tronco encefalico.

 Le difficoltà di inquadramento etiopatogenetico impongono un’attenta e scrupolosa indagine anamnestica del paziente che accusa ronzii auricolari. Sarà opportuno accertare la tonalità del ronzio, la sua frequenza temporale, la sede di insorgenza, l’associazione con altri sintomi audiovestibolari, la sua progressione, il livello di disturbo; e’ importante conoscere la storia otologica del paziente, e cioè la positività anamnestica di pregressi traumi acustici o cranici, pregressi episodi flogistici a carico della cassa timpanica, l’impiego di sostanze ototossiche.
Non ultimo è frequente, nei pazienti affetti da acufeni, il riscontro di turbe della personalità e, in generale, di concomitanti malattie di pertinenza internistica (ipertensione, ipotiroidismo, diabete mellito, arteriosclerosi).
Utili in tal senso gli esami ematochimici (emocromo completo, tassi ematici degli ormoni tiroidei, test di tolleranza al glucosio) e le indagini strumentali (TC e RMN delle rocche petrose, dell’angolo ponto-cerebellare).
Se il ronzio presenta delle evidenti caratteristiche obiettive, si imporrà uno studio angiografico dei grossi vasi del collo, una timpanometria che sveli una accentuata beanza della tuba di Eustachio, un’elettromiografia per la valutazione delle clonie dei muscoli endotimpanici.
L’esame audiometrico tonale e l’esame per la discriminazione vocale offriranno specifiche informazioni sui deficit uditivi, e una Rx grafia del Rachide Cervicale con le proiezioni oblique dimostreranno eventuali compressioni estrinseche dei vasi intrarachidei.

 Per quanto concerne la gestione terapeutica degli acufeni, il problema risiede nella possibilità di eseguire una diagnosi precisa e quindi di mettere in pratica un trattamento specifico.

La chirurgia è attuabile nei ronzii oggettivi come quelli comuni all’otosclerosi (autorevoli casistiche ne documentano la risoluzione nel 70% dei casi) e alle neoformazioni dell’angolo pontocerebellare.
Risultanti poco incoraggianti offrono i trattamenti chirurgici in caso di malattia di Meniere.

Più maneggevole e, a volte, decisamente favorevole per il paziente è la terapia medica. Farmaci vasoattivi, quali gli antiadrenergici, i colinomimetici, i miorilassanti, i vasodilatatori periferici, i complessi vitaminici sono spesso indicati nei casi secondari a disfunzioni vascolari del circolo cocleare; e’ stato dimostrato che gli anestetici locali, quali i derivati dell’acido para-amino-benzoico e la lidocaina, somministrati per via endovenosa, hanno un ruolo fondamentale nel ridurre la percezione sensoriale a livello centrale e quindi nell’attenuare o addirittura far scomparire l’acufene.
Farmaci antistaminici, mucolitici e decongestionanti sono utilizzati nei casi di disfunzione tubarica.
Imprescindibile una terapia di supporto di tipo ansiolitico e tranquillante, visto che gli acufeni si accompagnano quasi sempre a disturbi della sfera neurovegetativa e della personalità

Nei pazienti con eclatanti manifestazioni di tipo psicotico, e’ indicata la tecnica del “bio-feedback”; nei casi resistenti ad ogni trattamento che presentano gravi disturbi nella tollerabilità dell’acufene (crisi intrattabili con tendenza al suicidio), il rilassamento e l’equilibrio psichico raggiunti con il “bio-feedback training” ha permesso a questi soggetti di convivere più serenamente con il loro fastidioso ronzio.
Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti.


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