I markers tumorali

il nostro laboratorioI markers tumorali sono sostanze prodotte dal tumore che circolano nel sangue in quantità dosabile, e i cui livelli riflettono l’evoluzione clinica del tumore stesso. Essi rivestono un ruolo importante nella diagnosi e soprattutto nel follow-up di una neoplasia: livelli progressivamente più alti di un particolare marker tumorale indicano inevitabilmente l’avanzamento della malattia neoplastica. Per valutare l’adeguatezza di un marker tumorale bisogna conoscere la sua sensibilità e la sua specificità. La sensibilità è la capacità di rilevare la presenza di tumore: per esempio, un marker con una sensibilità del 70% è capace di rilevare la presenza del tumore nel 70% dei pazienti affetti, ma questo vuole anche dire che 30 pazienti su 100 avranno il tumore e allo stesso tempo valori normali di marker tumorali (i cosiddetti “falsi negativi”). La specificità è invece la capacità del marker di essere elevato solo in caso di neoplasia, e di essere invece assente in corso di altre malattie: per esempio, un marker con una specificità del 70% risulta positivo nel 70% dei casi per una specifica neoplasia, ma 30 pazienti su 100 avranno livelli elevati del marker in presenza di un diverso tipo di tumore o di una patologia benigna (i cosiddetti “falsi positivi”). Un concetto di fondamentale importanza per intendere l’utilità generale dei marker tumorali è che essi non hanno mai una sensibilità e una specificità del 100%: accade assai frequentemente nella pratica clinica di osservare dei risultati falsamente negativi oppure falsamente positivi. E’ proprio per tale motivo che i marker tumorali non sono tanto utili in fase diagnostica, quanto piuttosto nel follow-up: l’abbassarsi o l’elevarsi dei suoi livelli riflette l’andamento clinico della neoplasia. Di conseguenza, i marker tumorali hanno due principali utilità: la prima è quella di valutare la risposta al trattamento (il valore precedente e quello successivo al trattamento indicano la sua efficacia), e la seconda è di identificare la comparsa di una eventuale recidiva o metastasi. Facciamo un esempio: se un paziente con un carcinoma localizzato al colon ha un CEA elevato al momento della diagnosi, ci si dovrà aspettare che dopo l’intervento chirurgico effettuato con intento curativo il CEA si normalizzi. L’eventuale persistenza di un suo valore elevato dovrà mettere in allarme il medico, che quindi dovrà escludere la presenza di lesioni neoplastiche a distanza, sfuggite alle indagini strumentali iniziali. Si evince, in tal modo, che la diagnosi precoce delle recidive dopo intervento chirurgico è uno degli aspetti più vantaggiosi dell’uso dei marker tumorali. Esporremo qui di seguito quali sono i marker tumorali più importanti, in ordine alfabetico. Saranno indicati i valori normali, anche se vi potranno essere delle notevoli variazioni legate ai singoli laboratori: nel referto del test, bisogna sempre osservare il range dei valori che sono normali per un determinato laboratorio. L’emivita di un marker è un altro dato importante, perché permette di calcolare il periodo minimo che deve passare quando si voglia ripetere il test: per fare un esempio pratico, sapendo che l’emivita del CEA si conta nell’arco di settimane e non di ore o giorni, si potrà comprendere come mai il CEA ritorni a livelli normali solo dopo 30-45 giorni dalla resezione completa di un tumore che lo produce.

 

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