Archivio per marzo 2009



Uno studio statunitense dimostra come i broccoli e i cavoletti aiutino allergici e asmatici

Le persone che soffrono di allergie nasali e asma dovrebbero aggiungere un po’ di broccoli nella loro dieta abituale. Lo scoprono alcuni ricercatori dell’Università della California guidati da Marc Riedl che hanno studiato 65 volontari in buone condizioni di salute ai quali è stato somministrato un preparato a base di broccoli oppure un placebo. Dalle osservazioni dei ricercatori sarebbe emerso che proprio questi ortaggi (insieme ad altri della stessa famiglia delle crocifere come i cavoletti di Bruxelles) riescono a calmare le infiammazioni alle vie aree superiori. Merito, ipotizzano gli scienziati, del sulforano che provoca un aumento degli enzimi antiossidanti che aiutano a contenere il danno cellulare e le infiammazioni ai tessuti causate dallo stress ossidativo, frutto dell’inquinamento dell’aria e degli allergeni ambientali. La ricerca, pubblicata su Clinical Immunology, pone l’accento sui benefici effetti delle crocifere sulla difesa delle vie respiratorie: lo scienziato californiano ha spiegato che il prossimo passo sarà finalizzato a comprendere quali dosi di sulforano siano sufficienti per ottenere la prima immediata azione positiva.

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Parliamo di Allergie con …

Tratteremo di ALLERGIE con il dott. Giorgio Ciaccio, medico esperto in Agopuntura ed Omeopatia, Intolleranze Alimentari ed Alimentazione Naturale nostro Ospite in GALENOsalute.

Cosa sono e come si presentano | Le allergie sono una eccessiva reazione a sostanze che in generale non sono pericolose per l’uomo, dato che costituiscono una risposta immunitaria parossistica rispetto al normale. Normalmente il sistema immunitario ci protegge da organismi patogeni, quali batteri, virus o sostanze tossiche. L’allergia, invece, è la risposta che un sistema immunitario ipersensibile rivolge verso organismi non patogeni. È la prima esposizione all’allergene che provoca nell’individuo la reazione allergica e fa sì che esso riconosca l’allergene ogni qualvolta ne verrà a contatto in seguito. Infatti i sintomi si presentano alla seconda esposizione e a quelle successive, e dipendono strettamente non solo dall’allergene in questione, ma anche dalla parte del corpo colpita e dall’intensità della risposta immunitaria. Quando l’allergene viene a contatto con il sistema immunitario di un individuo, stimola la produzione di anticorpi, i quali si legano a cellule contenenti istamina. È la produzione di questa sostanza che provoca nel paziente allergico i tipici sintomi: prurito, gonfiore ai tessuti colpiti, ipersecrezione di muco, spasmi muscolari. La severità e la varietà di questi sintomi è fortemente soggettiva perché varia a seconda della persona colpita. Gli allergeni più comuni sono il cibo, i farmaci, alcune sostanze contenute nei cosmetici, alcuni metalli contenuti nella gioielleria o nella bigiotteria, le punture di insetti, gli acari della polvere, i pollini e le muffe, gli animali domestici.

Prevenzione | È accertato che i bambini che sono stati allattati al seno materno hanno minori probabilità di essere soggetti da allergie; se le madri che non hanno fatto uso di alcuni alimenti durante l’allattamento, quali latte vaccino, uova, noci ed arachidi, riescono ad abbassare ancora di più le probabilità, nei propri figli, di contrarre un’allergia, compreso l’eczema. Se si è già scatenata un’allergia soltanto un’adeguata terapia e la possibilità di evitare il contatto con gli allergeni che la scatenano potrà ridurre al minimo il ritorno delle crisi allergiche in futuro.

Sintomi | I sintomi possono variare in intensità e tipologia a seconda della reazione, della parte colpita e della sensibilità del sistema immunitario del paziente. In generale, però, alcuni sintomi sono comuni: si possono verificare rinite, tosse, difficoltà nella respirazione, un’aumentata lacrimazione, prurito dove c’è stato il contatto (occhi, naso, gola, pelle in generale), rash cutanei, vomito, diarrea, mal di testa.

allergia-testsEsami | Per formulare la diagnosi di allergia è innanzitutto importante tenere conto della storia clinica del paziente (periodo e stagione di esposizione all’allergene, lavoro, tempo libero, presenza di animali in casa). Il colloquio con il paziente va integrato con i test allergici, cutanei o del sangue. Questi test servono fondamentalmente ad avere una conferma dell’allergia in atto e a cercare l’allergene che l’ha scatenata. Per esempio, alti livelli di anticorpi ed immunoglobuline (specialmente IgE) oppure un aumento di eosinofili stanno ad indicare che il sistema immunitario è già venuto a contatto con l’allergene. I test cutanei, ad ogni modo, sono i test per eccellenza volti alla ricerca degli allergeni e possono essere anche utilizzati su neonati e bambini perché fondamentalmente innocui. Quando, invece, l’allergene potrebbe essere un farmaco oppure un alimento, si preferisce utilizzare il test di eliminazione o di provocazione: la sostanza sospetta viene rispettivamente sospesa oppure introdotta nella terapia (nel caso di farmaci) o nella dieta (nel caso di alimenti) del paziente in attesa di una riduzione o esacerbazione della risposta immunitaria.

Terapia | Solitamente si distingue una terapia a breve termine, che tende ad eliminare i sintomi immediati, ed una a lungo termine, che ha invece come scopo quello di impedire future crisi allergiche. In generale le allergie vengono curate con i farmaci antistaminici, che riescono ad alleviare i sintomi lievi e moderati ma che, purtroppo, causano sonnolenza, quindi non sono indicati se si svolgono mestieri con attrezzature potenzialmente pericolose, o se si guida, o in qualsiasi altra occasione in cui l’attenzione è un requisito essenziale. Per quanto riguarda la congestione nasale è consigliabile utilizzare prodotti decongestionanti, anche se bisogna fare attenzione all’uso cronico di questi spray, che può causare assuefazione. In ogni caso evitare il contatto con l’allergene resta di gran lunga il miglior trattamento dell’allergia (soprattutto se si tratta di allergie alimentari o farmacologiche). Un altro tipo di trattamento a lungo termine è rappresentato dall’immunoterapia. L’immunoterapia consiste in diverse iniezioni nel tempo di dosi sempre più alte dell’allergene che scatena la reazione, in modo da desensibilizzare l’organismo verso quella sostanza. Vengono effettuate delle iniezioni sottocutanee di concentrazioni di allergene che provocano una diminuzione delle IgE ed un aumento delle IgG. Molti pazienti hanno trovato giovamento da questo tipo di trattamento, ed alcuni di essi hanno sperimentato una diminuzione nei sintomi dell’allergia già a distanza di un anno dall’inizio della terapia. Solitamente l’immunoterapia viene sospesa dopo 3 anni; sebbene alcuni pazienti abbiano avuto buoni risultati anche dopo la sospensione del trattamento, ve ne sono altri che, invece, hanno constatato un peggioramento dei sintomi. Nella maggior parte dei casi, comunque, l’immunoterapia si è rivelata una terapia efficace nella cura di rinite allergica, asma e punture d’insetti.

Prognosi | La maggior parte delle allergie viene curata tempestivamente e con successo, ma solo per quanto riguarda la crisi presente; un futuro contatto con l’allergene scatenerà comunque un’altra crisi. La desensibilizzazione del sistema immunitario operata grazie all’immunoterapia può essere un ottimo metodo per prevenire future crisi allergiche, ma bisogna tener conto che le iniezioni possono provocare rash cutanei o, in alcuni soggetti, anche uno shock anafilattico. In ogni caso questo metodo può essere utilizzato soltanto per alcuni allergeni, come pollini, polvere e simili, ma non, ad esempio, per le allergie alimentari. È anche vero però che l’immunoterapia si rivela efficace nei due terzi dei casi, sebbene richieda un trattamento a lungo termine.

Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti.

 

Con una dieta sana sconfitto un tumore su tre

alimentiBastano poche e semplici regole di buona alimentazione, a partire dalla rinuncia alle carni rosse e all’alcol da sostituire con frutta e verdura, per tagliare in maniera drastica l’incidenza dei tumori nel mondo, che sarebbero ridotti di un terzo. E’ quanto accertato da un grande studio del World Cancer Research Fund (WCRF), secondo cui il 39 per cento dei 12 principali tumori potrebbe essere evitato attraverso l’adozione di uno stile di vita sano. Mangiare bene, dicono i ricercatori, ridurrebbe notevolmente i tumori intestinali (43 per cento) e il cancro al seno (42 per cento). Con più ortaggi e frutta fresca nella dieta e il taglio dell’alcol verrebbero prevenuti addirittura nel 67 per cento dei casi i tumori a bocca, faringe e laringe. Solo in Gran Bretagna, questo equivarrebbe a più di 3300 casi ogni anno. Per il cancro del esofago, il 75 per cento dei casi potrebbero essere evitati con una maggiore assunzione di frutta e ortaggi, meno alcol e il mantenimento di un peso sano. Quasi la metà (45 per cento) dei casi di cancro allo stomaco potrebbe essere ridotto con meno sale e più frutta e ortaggi. Tenere sotto controllo il peso eviterebbe il 41 per cento dei casi di carcinoma pancreatico, mangiando verdure, riso e cereali a colazione. Eliminare la carne rossa e scegliere le fibre eliminerebbe il 43% dei casi di cancro intestinale, così come tenere il peso sotto controllo eviterebbe uno cancro al rene su cinque, mentre il 42 per cento dei casi di cancro al seno potrebbe essere impedito da un taglio netto all’alcol, più esercizio fisico e mantenere il peso sotto controllo. La relazione è stata redatta da 23 esperti provenienti da tutto il mondo, che fanno poche raccomandazioni: chi vuole prevenire il cancro deve restare magro, mangiare cinque porzioni di frutta e verdura ogni giorno, fare esercizio fisico per almeno 30 minuti ogni giorno. E poi evitare bevande zuccherine e abbattere gli alimenti ad alto contenuto di zuccheri o grassi e a basso contenuto di fibre. Fondamentale limitare le carni rosse (come la carne bovina, di maiale e di agnello): il limite massimo suggerito è mezzo chilo alla settimana.

No anche alle carni “processate”: pancetta e prosciutti, salsicce e hamburger. Gli uomini dovrebbero bere non più di due unità di alcol al giorno, mentre le donne non più di una. Il sale deve essere limitato e sono sconsigliati gli integratori vitaminici. “Questa relazione – spiega Sir Michael Marmot, presidente del WCRF – mostra che, facendo modifiche relativamente semplici, si potrebbe ridurre in maniera significativa il numero di casi di cancro in tutto il mondo. E’ importante che a combattere contro i tumori siano le istituzioni, ma anche chi fa la spesa la mattina. A livello globale ogni anno ci sono milioni di casi di cancro che si possono evitare e questo e’ il motivo per cui dobbiamo agire ora, prima che la situazione peggiori“.

Brunetta: la sanità sarà elettronica

Renato BrunettaUna sanità elettronica, dove le ricette e i certificati smettono di essere di carta per divenire documenti digitali, dove tutti i medici di base sono in rete e collegati tra di loro, dove le prenotazioni si faranno on line e digitale sarà pure il fascicolo sanitario dei cittadini italiani. Renato Brunetta, il ministro per la Pubblica Amministrazione, promette che “non e’ un sogno, ma un piano per il quale già stiamo lavorando con Welfare, Inps, il mio Ministero e il Ministero del Tesoro e che passerà dalla Conferenza unificata Stato-Regioni“. Il tutto dovrebbe arrivare entro il 2010.

Il progetto per la sanità elettronica è stato anticipato dal ministro al Forum Meridiano Sanità aperto questa mattina a Cernobbio. Alla platea il ministro ha offerto il proprio impegno fatto di date precise: la connessione in rete di tutti i medici di medicina generale e pediatri convenzionati Asl arriverà entro giugno del 2010. “Sono oltre 55mila i medici da mettere in rete, il 40% sono già connessi, dobbiamo raggiungere il restante 60%. Pensate come in questo modo – ha detto il Ministro – si può raggiungere un enorme potenziale di know how di efficienza e di competenze; certificati di malattia tradotti in documenti digitali e prescrizioni farmaceutiche in formato digitale entro il 31 dicembre del 2009“.

E, nell’annunciare l’intervento, Brunetta ha richiamato l’attenzione sul grande numero di certificati cartacei che impegna l’Inps e che necessitano di molto tempo prima di essere controllati. “Se invece sono digitalizzati – ha fatto notare – arrivano on line in tempo reale a qualsiasi luogo di controllo“, un modo per pareggiare il pubblico e privato, laddove nel primo caso e’ ancora il dipendente che consegna il certificato al proprio datore di lavoro nel momento del rientro. Sarà invece graduale l’introduzione del fascicolo sanitario elettronico che avverrà in un arco di tempo che va dal 2009 al 2010; anno, quest’ultimo, che vedrà estesi su tutto il territorio nazionale i sistemi di prenotazione on line. “Facciamo tutto questo – ha sottolineato Brunetta – perchè 15 miliardi di euro l’anno, pari ad oltre l’8% del Pil, con una proiezione all’11% nel 2025, e’ una grande quantità di dispendio. Queste risorse richiedono più efficienza e la si può raggiungere perchè le nuove tecnologie lo consentono“. Inoltre, Brunetta ha fatto notare che, in tema di sanità elettronica, “le regioni sono fortemente attive, ma ognuna fa per conto suo, quindi molto probabilmente ci sono degli sprechi perchè non c’e’ nessuno standard condiviso“. Infine, anche in sanità, ci sarà spazio per le emotions, ossia quegli smile e faccine, disponibili in ogni transizione, che permetteranno al cittadino di esprimere il proprio gradimento.

Bere acqua fa bene, ma berne troppa può fare davvero male

Ogni dieta consiglia di bere almeno due litri di acqua al giorno, per depurarsi dalle impurità: è questa una delle leggi basilari per seguire un buon regime alimentare,ma è sempre necessario accompagnare il consumo di acqua ad una dieta equilibrata e sana.

È di pochi giorni fa la notizia che una donna inglese di 40 anni ha perso la vita seguendo una dieta assolutamente squilibrata, che prevedeva di assumere 500 calorie e bere 4 litri di acqua al giorno.

Jacqueline Henson, madre di cinque figli, seguiva la dieta da qualche settimana ed è improvvisamente svenuta, senza più riprendersi. È morta per un edema cerebrale. La donna aveva interpretato la dieta in modo arbitrario ed errato: più acqua e meno cibi solidi per perdere peso. Assumere 500 calorie al giorno – anziché 2.000 come consigliano tutti i nutrizionisti – e mantenere i ritmi di vita stressanti hanno fatto il resto.

Bere acqua fa bene, ma è una norma che va accompagnata con una dieta alimentare equilibrata e con attività fisica periodica e costante. La comunità scientifica ha sempre sostenuto l’importanza di bere tanto per stare bene, ma non basta. Ed il caso di Jacqueline Henson lo dimostra.

A proposito degli effetti positivi dell’acqua, è di qualche giorno fa la notizia che un bicchiere di acqua al giorno sarebbe il segreto per vivere meglio e più a lungo.

L’elisir di lunga vita si celerebbe – secondo Mikhail Schepinov, ex-professore presso la Oxford University – nella più semplice delle bevande. Il suo nome è ‘acqua pesante’ perché contiene al posto delle classiche quantità di idrogeno due atomi di deuterio. Secondo Schepinov è questa la formula segreta per combattere i radicali liberi e sconfiggere l’invecchiamento: durante esperimenti in laboratorio è stato osservato un aumento della sopravvivenza di topi e vermi dal 10% al 30%.

La sfida è ora vedere se è possibile riportare le stesse quantità di idrogeno anche negli alimenti.

Coliche renali: i consigli in cucina per allontanare i calcoli

calcolosi-app-urinarioC`è chi paragona il dolore di una colica renale ad una ferita inferta da un`arma da fuoco. Un`esperienza, per chi l`ha provata, dolorosa come poche, ma soprattutto improvvisa, a tradimento. Non sempre però la presenza di calcoli renali dà vita a spasmi e fitte. È vero invece che fin dall`antichità “il mal della pietra” ha tormentato la vita di tanti: sassolini e pietruzze sono stati trovati persino nelle vie urinarie delle mummie. In occasione della Giornata mondiale del Rene 2009 qualche consiglio utile per l`alimentazione e per proteggere i reni anche a tavola.  

Sale “q.b.” – “La calcolosi renale – spiega a Salute24 Annamaria Bernardi, direttore del Dipartimento di Nefrologia e Nutrizione clinica delle ULSS 18 e 19 di Rovigo – è una patologia caratterizzata dalla formazione di aggregati cristallini, sali di calcio per lo più, che si depositano  nelle vie urinarie e che muovendosi con il flusso urinario provocano la colica”.

Si tratta di un dolore che tende a ritornare. Le cause? Familiarità, nutrizione, stagionalità e, ovviamente, patologie metaboliche o malformazioni a carico delle vie urinarie. “Il meccanismo di formazione dei calcoli dipende da una concentrazione eccessiva di elementi minerali superiore a quella che può essere disciolta nelle urine”, spiega la nefrologa. Le due chiavi per mantenere l`organismo in equilibrio sono sempre “giuste quantità di liquidi” e “corretta alimentazione”. Regola numero uno: ridurre il sale nelle nostre pietanze, ma anche i cibi pronti che ne contengono in eccesso. “Massimo  4-5 grammi al giorno (compreso il sale che già di per sé è contenuto nei cibi, quindi circa 3 grammi da aggiungere come condimento) soprattutto nei soggetti in cui la dieta sia povera di calcio o di fosforo e ricca di proteine”.

Acqua sì, acqua no – Le opinioni intorno alla quantità di liquidi da bere sono controverse, primo perché i liquidi contengono sali minerali, secondo perché la diluizione delle urine comporta anche la diluizione di quelle sostanze che inibiscono la formazione dei cristalli e quindi dei calcoli. “In ogni caso – puntualizza Bernardi – il vantaggio dell`apporto di liquidi è senz`altro maggiore rispetto ai rischi”. Bere aiuta infatti a diminuire la parte non disciolta dei sali. Il consiglio della specialista è di “incrementare l’assunzione di liquidi fino a 2 litri al giorno usando acqua con basso contenuto di sodio e calcio“. Quindi “si può bere acqua di rubinetto o comunque che abbia un contenuto di calcio inferiore a 50-60 mg per litro, ma ad esempio si deve limitare il latte per la presenza di calcio, il caffè e i succhi di frutta per la presenza in questi di elevate quantità di ossalati, che combinandosi con il calcio producono i calcoli di ossalato di calcio”. Da evitare anche l’acqua gassata, che può acidificare le urine.

 

La classifica dei vegetali – Altro suggerimento, le verdure. I nutrizionisti suggeriscono solitamente 5 porzioni al giorno, tra ortaggi e frutta. Contro la calcolosi, però, è bene saper distinguere. Meglio orientarsi sui prodotti in cui la natura ha concentrato meno ossalati. Carote (33 mg per 100 grammi), sedano (50 mg) e cavolfiore (60 mg) battono bietole (690 mg di ossalato per 100 grammi) e spinaci (676 mg). Virtuose per i nostri reni sono anche le arance, con appena 24 mg di ossalati, mentre per i golosi non sarà piacevole sapere che il cacao in polvere ne contiene 450 mg su 100 grammi. Tra gli alimenti consigliati c`è il limone, che ha potere solvente sui calcoli facilitandone lo scioglimento e agendo da “scudo” per i calcoli. Anche la cipolla aiuta: con il suo effetto diuretico favorisce l`eliminazione di acido urico. Così come prezzemolo, sedano, carciofo, cavolo e mela.

 

Occhio alle purine e alla renella – Una dietoterapia della calcolosi deve però far attenzione anche ad altro. Alle purine, ad esempio, molecole che il metabolismo trasforma in cristalli di urato che producono, in ambiente acido, calcoli di urato o depositi (la cosiddetta renella). Ecco perché è preferibile limitare a rare occasioni il consumo di alimenti che ne sono ricchi come tutti i salumi ed insaccati, alici, acciughe, sardine, scampi, gamberi e cozze, merluzzo e trote, ma anche di fegato, pancetta affumicata, tacchino, interiora, estratti di carne e selvaggina. Pane, riso e pasta, ma anche formaggi, vegetali verdi, uova contengono meno purine. Lo stesso vale per la frutta, ma attenzione, spiega Bernardi, “bisogna ridurre gli alimenti ricchi di fruttosio, come frutta molto matura, marmellate, o sciroppi, perché favoriscono la ritenzione di acido urico”.

 

Nel bicchiere non solo divieti – Gli alcolici non fanno bene ai reni. Unica concessione, il vino rosso. “A dosi moderate può produrre una significativa riduzione di tutte le cause di mortalità cardiovascolare per l’effetto antiossidante e alcalinizzante delle urine”, spiega Bernardi.  Stesso discorso vale per la birra che può aumentare gli inibitori della cristallizzazione, proteggendo dallo stress ossidativo. “Ad esempio – conclude la specialista -, sostanze estratte dal luppolo possono stabilizzare il pH urinario, riducendo la possibilità di calcolosi“.

fonte SALUTE24.it

Addio al mercurio: ecco i termometri hi-tech, nuova norma Ue

sfigmomanometroSpariranno presto dalle farmacie, non solo italiane ma di tutta l’Europa, i termometri e gli apparecchi per la misurazione della pressione (sfingomanometri) a mercurio in linea con le direttive dell’Unione Europea del 2007 che ne vietano la vendita a partire dal 3 aprile del 2009.

Entro il 2011 l’Europa bloccherà inoltre le esportazioni del mercurio, in sintonia con l’eliminazione del metallo dal mercato mondiale.

“Si tratta di un adeguamento legislativo a tendenze già in atto – spiega a Salute24 Patrizia Zennaro, presidente di Federfarma Padova –. Già da tempo medici e farmacisti usano gli sfingomanometri digitali per misurare la pressione: sono più semplici da utilizzare e altrettanto precisi di quelli a mercurio”.

Gli strumenti alternativi presenti sul mercato sono di diverso tipo. Oltre alle apparecchiature elettroniche, esistono anchetermometro termometri a base di sostanze ecologiche, in tutto e per tutto simili a quelli a mercurio. Quelli digitali andrebbero sostituiti ogni due anni, dal momento che, anche se non presentano danni visibili, con il tempo possono perdere colpi in termini di precisione, gli altri invece, quelli che adoperano l’”alternativa ecologica” al mercurio funzionano come quelli tradizionali a bulbo e sono praticamente eterni: vanno bene finché non si rompono.

“I termometri digitali sono apparecchiature valide, veloci e in uso già da parecchio tempo – continua Zennaro – particolarmente adatti anche alla misurazione della temperatura nei bambini, dal momento che impiegano solo pochi secondi”.

La tecnologia procede a passi da gigante: esistono addirittura termometri a raggi infrarossi che rilevano la temperatura a distanza grazie a un puntatore ottico, particolarmente adatti quindi a misurare la febbre ai bimbi, anche quando dormono. 

Alcune indicazioni, inoltre, per chi continua a usare gli strumenti tradizionali. Il mercurio è infatti una sostanza velenosa sia per l’ambiente che al livello individuale. La rottura di un comune termometro, tuttavia, non deve allarmare: se si ingerisce, il metallo può essere facilmente espulso dall’organismo con un’alimentazione ricca di fibre, ed è pericoloso solo se entra in contatto con una ferita aperta, per esempio quella causata dal vetro del termometro rotto. In questo caso è necessario consultare il medico. Infine, meglio evitare di raccogliere le palline di mercurio con l’aspirapolvere: il calore vaporizza il metallo e lo rende più insidioso, per cui meglio usare scopa e paletta.

 

fonte SALUTE24.it


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