Verso un vaccino per il citomegalovirus

virusUn trial dimostra che con una vaccinazione è possibile raggiungere un grado di protezione statisticamente significativo nei confronti del CMV materno: si tratta di un passo fondamentale verso l’obiettivo finale. Ogni anno, migliaia di bambini in ogni nazione nascono con un deficit mentale, motorio o di udito in seguito all’infezione da citomegalovirus (CMV) che avviene ancora allo stato fetale. Ora, uno studio finanziato dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) degli Stati Uniti, che fa parte dei National Institutes of Health (NIH), ha coinvolto 441 donne negative al CMV con risultati che autorizzano un cauto ottimismo per la possibile realizzazione di un vaccino in grado di prevenire il CMV congenito. Le donne che nel corso del trial avevano ricevuto il vaccino sperimentale, infatti, hanno mostrato un rischio di contrarre il virus diminuito del 50 per cento rispetto al gruppo placebo, a cui era stata somministrata una soluzione salina. “Questa sperimentazione dimostra che con una vaccinazione è possibile raggiungere un grado di protezione statisticamente significativo nei confronti del CMV materno: si tratta di un passo fondamentale verso l’obiettivo finale”, ha spiegato Robert Pass, dell’Università dell’Alabama a Birmingham, coautore dell’articolo apparso sul “New England Journal of Medicine”, pur sottolineando che occorrerebbe un trial più ampio per confermare i risultati. In questo caso è stato utilizzato un vaccino sperimentale realizzato a partire da una singola proteina del CMV, la glicoproteina B, in grado di provocare una risposta immunitaria nell’ospite. Il candidato vaccino, fornito da Sanofi Pasteur, includeva un adiuvante sperimentale, denominato MF59, aggiunto al vaccino per migliorare la risposta immunitaria che deve essere suscitata. In passato, alcune caratteristiche della biologia del CMV avevano indotto un certo scetticismo sulla possibilità di prevenirne l’infezione tramite un vaccino, come sottolinea Pass. Il virus, infatti, si è adattato a persistere in una persona infettata e viene trasmesso facilmente tramite il contatto diretto tra diversi fluidi corporei come l’urina, il latte materno, le lacrime, il sangue, lo sperma e la mucosa vaginale. I soggetti sani, tipicamente non sperimentano sintomi dopo aver contratto l’infezione. L’organismo reagisce con una risposta intensa ma l’immunità non impedisce le successive reinfezioni se la persona torna in contatto con il virus. In sostanza, l’infezione naturale non determina nell’ospite una risposta sufficiente a eliminare completamente il virus. Al contrario, una volta che la persona è stata infettata, il virus persiste per tutta la vita.


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