Dalla testa al cuore: il «la» italiano contro lo scompenso

cuoreCome un “la” suonato nella testa per ridare la giusta intonazione (e il giusto ritmo) al cuore. Lo “strumento musicale” è un nervo “vagabondo”, ma a giovarsene è il muscolo cardiaco che perde colpi. La stimolazione del vago nel trattamento dello scompenso cardiaco da tecnica sperimentale sugli animali sta ottenendo risposte positive anche sugli essere umani. I risultati di un nuovo studio europeo presentati al 58° American College of Cardiology in corso a Orlando, in Florida, confermano l`efficacia: l`efficienza meccanica del cuore migliora, lo scompenso si riduce e i pazienti resistono meglio ai test di sforzo. Un successo soprattutto italiano: lo studio è infatti guidato da Peter J. Schwartz, direttore della Cattedra di Cardiologia all’Università di Pavia, dell’Unità Coronarica al Policlinico S. Matteo di Pavia e del Laboratorio di Genetica Cardiovascolare dell’Istituto Auxologico Italiano di Milano.

Lo studio italiano – La stimolazione vagale nell’animale conscio venne utilizzata per la prima volta 20 anni fa proprio da Peter J. Schwartz ed ebbe come risultato una significativa riduzione della morte improvvisa dopo un infarto miocardico . “Lo scompenso cardiaco è una malattia progressiva con aumentata attività simpatica – commenta Gaetano M. De Ferrari, dell’Unità Coronarica del Policlinico S. Matteo di Pavia e coautore dello studio -.  Le terapie attuali prevedono l‘uso di farmaci quali i beta-bloccanti e gli Ace-inibitori per correggere l’iperattivazione del sistema nervoso simpatico, nota per essere deleteria”, In alcuni pazienti, tuttavia, le tecniche tradizionali di stimolazione non sono sufficienti. Per questo i cardiologi italiani si sono concentrati sull’ipotesi che stimolando direttamente il nervo vago si potesse simultaneamente ridurre l’iperattività simpatica ed aumentare l’attività vagale per correggere lo squilibrio del sistema nervoso autonomo.

A un gruppo di pazienti con scompenso cardiaco grave è stato quindi impiantato un elettrodo per impartire una scossa al nervo vago e rilasciare impulsi elettrici sincronizzati con il cuore. Gli effetti positivi degli impulsi si sono protratti nel tempo: dopo sei mesi l`efficienza meccanica era salita leggermente, ma in modo significativo, dal 22,5% al 26,6%. Anche la resistenza dei pazienti ai test da sforzo era migliorata. La durata dei vantaggi conseguiti non può essere considerata un effetto placebo, “che generalmente non si protrae oltre i 2 mesi”, spiega De Ferrari, per il quale era importante stabilire che la tecnica fosse “ben tollerata e sicura“. Il prossimo passo, dopo due decenni di ricerche, sarà ampliare la sperimentazione, per giungere ad un trattamento standard sull`uomo. “Questo dimostra che la ricerca sperimentale, quando basata su premesse solide – commenta Schwartz -, è in diretto rapporto con la realtà clinica e può trovare risposte innovative per i pazienti”.

fonte SALUTE24.it

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