Gli acidi omega 3 e 6 favoriscono lo sviluppo dei bambini

Migliore capacità di apprendimento: è uno dei benefici legati ad una aumentata assunzione di DHA e AA. Con effetti evidenti fin dai primi mesi di vita, come emerge da uno studio a firma italiana appena pubblicato su The American Journal of Clinical Nutrition. I piccoli con una dieta ricca di queste sostanze hanno imparato a sedersi con sette giorni di anticipo rispetto a coetanei con una alimentazione che ne era carente. Si tratta di un dato di estrema importanza per la salute dei neonati. Lo sviluppo motorio nei primi mesi di vita, infatti, rappresenta un valido marcatore di quello cognitivo. Ma non c’è da stupirsi di questi risultati. Basta leggere la revisione della letteratura scientifica dedicata a queste problematiche pubblicata sul Journal of Perinatal Medicine, che riassume le conoscenze attuali sul ruolo svolto da queste sostanze. “DHA e AA sono cruciali per la crescita e per il corretto sviluppo neurocerebrale e degli organi visivi” spiega il professor Claudio Galli, Professore Ordinario di Farmacologia, Università di Milano. “Queste due sostanze, presenti esclusivamente nel mondo animale e localizzate selettivamente in organi e tessuti ad alto sviluppo funzionale quali il sistema nervoso, hanno un’azione particolarmente importante nel corso degli ultimi tre mesi di gravidanza. Infatti svolgono un ruolo essenziale per un corretto sviluppo strutturale e funzionale del cervello e dell’apparato visivo. Per questo loro ruolo sono preziosi anche nei primi mesi di vita del piccolo, soprattutto nel periodo che coincide con l’allattamento”. Sono dunque composti di primaria importanza per gli organismi in rapida crescita come è il caso dei bimbi. Insomma, “essenziali” di nome e di fatto dal momento che di queste sostanze fanno parte della famiglia degli acidi grassi essenziali, di cui l’organismo ha assoluto bisogno. Hanno tuttavia lo svantaggio di essere presenti in quantità molto limitate nella dieta e solo in specifici alimenti. È pertanto estremamente importante assicurarne un apporto adeguato innanzitutto alle madri durante la gravidanza e successivamente al neonato. Il DHA o acido docosaesaenoico e l’AA, o acido arachidonico, sono acidi grassi polinsaturi della serie Omega 3 e Omega 6 rispettivamente, di natura “essenziale” dal punto di vista nutrizionale. Sono sostanze conosciute da tempo per il loro effetto protettivo nei confronti delle malattie cardiovascolari. E da oggi anche per un ruolo decisamente inaspettato. “Il DHA è un componente fondamentale delle membrane cellulari, in particolar modo del cervello e della retina” spiega il professor Claudio Galli. “Lo stesso vale per l’AA, anche se in tal senso riveste una importanza minore, o meglio meno specifica. In più però è precursore di molecole importanti quali le prostaglandine e i leucotrieni (modulatori della risposta cellulare), coinvolte nella modulazione di vari processi biologici . Sia AA che DHA hanno un ruolo essenziale per la formazione e lo sviluppo delle membrane dei neuroni: spetta a loro ad esempio il compito di favorire lo sviluppo delle connessioni tra sinapsi. Il DHA, in particolare, è il principale componente del segmento esterno dei coni e dei bastoncelli della retina, strutture che sono responsabili della trasmissione del segnale luminoso”.

DHA e AA: come agiscono | La revisione della letteratura è stata possibile grazie a dodici specialisti dei Dipartimenti di ginecologia, di pediatria e di scienza dell’alimentazione di diverse università statunitensi ed europee, Italia compresa. Nel documento sono riportate le raccomandazioni basate sui consensi e sulle linee guida, supportate dall’Associazione Mondiale di Medicina Perinatale, dalla Early Nutrition Academy e dalla Child Health Foundation. Gli specialisti sono concordi nel ribadire che per garantire lo sviluppo cognitivo e visivo, è già durante la gravidanza che la mamma deve fornire al suo piccolo un’adeguata assunzione di DHA e la giusta disponibilità di AA. “Si verifica un continuum di sviluppo più efficiente dalla nascita fino al primo anno e mezzo di vita, nei bimbi nati da mamme con livelli elevati di DHA e AA nel sangue” chiarisce il professor Galli. “Il feto riceve queste sostanze per via transplacentare. Vengono trasportate attraverso il circolo sanguigno dall’organismo della donna al feto grazie a specifiche proteine chiamate “carriers”. Attivano vere e proprie “vie preferenziali”, in modo da assicurare al piccolo i dosaggi di DHA e di AA adeguati alle sue necessità. Questo processo, assolutamente fisiologico, viene chiamato “biomagnificazione” e scatta a partire dal sesto, settimo mese di gravidanza”. I benefici per il neonato continuano anche durante l’allattamento. Si concretizzano sia in ambito neurocerebrale, sia per quanto riguarda l’apparato visivo. Uno studio pubblicato sull’American Journal Clinical Nutrition ha evidenziato a questo proposito una maggiore acuità visiva nei bimbi nutriti con latte ricco di DHA e AA. “Gli aspetti positivi sono anche per la mamma” aggiunge il professor Galli. “Uno studio epidemiologico internazionale pubblicato sul Journal of Affective Disorders ha dimostrato che con livelli più elevati di DHA nell’organismo materno, si verifica nelle madri una riduzione del rischio di depressione post-partum”. A livello internazionale gli Esperti hanno stabilito che l’assunzione di DHA da parte della mamma durante la gravidanza e l’allattamento deve essere aumentata dell’ordine di qualche centinaia di mg /die, anche in dipendenza di eventuali abitudini alimentari materne che comportino un inadeguato apporto. Non è invece richiesto che venga aumentato l’apporto di AA, in quanto nella madre una certa quota di questo acido grasso viene prodotta, e successivamente trasferita al feto e poi al neonato durante l’allattamento, a partire dal precursore acido linoleico, che è sempre presente in quantità abbondante nella dieta. “Nell’alimentazione il DHA è presente essenzialmente nel pesce, mentre l’AA è più abbondante in natura e viene fornito anche da fonti animali, quali uova e carni magre” dice il professor Galli. “Per quanto riguarda in particolare il DHA, il raggiungimento di un’assunzione ritenuta ottimale viene garantita da un paio di porzioni di pesce alla settimana”. I pesci più ricchi? Sono soprattutto gli sgombri e il tonno, seguiti dalle aringhe e dal salmone. Piccole quantità di DHA sono contenute anche nel tuorlo d’uovo e nelle carni magre di animali erbivori non ruminanti, che sono invece ricche di AA. Il DHA si trova anche in microalghe, e nelle alghe di cui si nutrono i pesci. “Studi epidemiologici hanno evidenziato una relazione tra elevati livelli di assunzione di pesce da parte della mamma e sviluppo neurocerebrale e visivo del piccolo” chiarisce il professor Galli. “In particolare secondo uno studio pubblicato su Environmental Health Perspectives migliorerebbe la memoria visiva nel corso del primo anno di vita”. Ma c’è di più. L’ALSPAC Study, un vasto studio tutt’ora in corso che segue il bambino dalla nascita all’età scolare, ha messo in luce nei piccoli di età inferiore agli otto anni, nati da mamme che hanno seguito un’alimentazione ricca soprattutto di DHA, un punteggio superiore per quanto riguarda il quoziente di intelligenza verbale. Sì allora all’allattamento al seno, che grazie a questi nuovi studi garantisce un vantaggio in più, oltre ai numerosi già noti.
Che cosa può fare però la mamma che non può allattare il suo piccolo? “Sono disponibili formule per lattanti e di proseguimento con dosaggi calibrati di DHA e di AA” risponde il professor Galli. “I benefici per il bambino sono sovrapponibili a quelli garantiti dal latte materno, come ha messo in luce uno studio pubblicato su Early Human Development. Non sono infatti emerse differenze nello sviluppo visivo e cognitivo misurato a 4 anni, tra i bambini allattati al seno e quelli nutriti con latti addizionati di AA e DHA nelle prime 17 settimane di vita”. Attenzione poi durante lo svezzamento. Il pesce va introdotto intorno al sesto mese di vita. “Il cervello continua a svilupparsi durante la prima infanzia,” conclude il professor Galli, “per questo è necessario abituare i bimbi fin da subito a una dieta variata, che comprenda anche il pesce due volte alla settimana”.

Le domande all’Esperto

Qual è il fabbisogno ottimale di DHA e AA per la mamma durante la gravidanza e l’allattamento? Viene raccomandato un incremento dell’assunzione di DHA dell’ordine di circa 200 mg al giorno che corrisponde in pratica a due porzioni di pesce alla settimana. Diverso invece è il discorso per quanto riguarda l’AA. L’apporto di questo acido grasso essenziale alla madre, e di seguito al neonato, non è critico durante la gravidanza dal momento che è presente in molti alimenti sia come tale, sia come precursore acido linoleico abbondante in quasi tutti i cibi.

Il fabbisogno di questi due composti è uguale a tutte le età, oppure le over 35 devono avere delle accortezze in più? No, è il medesimo. C’è da dire fra l’altro che le donne, rispetto agli uomini, hanno una maggiore efficienza di utilizzazione del DHA: la maggiore efficienza metabolica è legata al ruolo degli ormoni femminili. Gli studi per approfondire questo aspetto sono ancora in corso. L’ipotesi però è che questa efficienza metabolica nella donna durante il periodo fertile rappresenti una strategia biologica per “attrezzarla” in modo ottimale in vista delle gravidanze e dei successivi allattamenti.

Ci sono fattori che possono influenzare il metabolismo di queste sostanze? E’ certo il ruolo del fumo. Una ricerca a firma italiana ha riscontrato nelle donne che fumano in gravidanza livelli più bassi di DHA e in parte anche di AA nel latte dopo il parto. Tali acidi grassi sono ridotti anche nei neonati da madri fumatrici. La ragione non è ben chiara. Sembrerebbe però legata ad alcune sostanze “tossiche” e pro ossidanti che si sviluppano durante la combustione del tabacco, che inibirebbero la sintesi soprattutto di DHA e in parte di AA, da un lato, e ne favorirebbero l’ossidazione dall’altro, diminuendone la disponibilità.

Un aumento dell’assunzione di DHA dell’ordine di circa 200 mg è uguale per tutte le donne? No, va aumentata di concerto con il ginecologo nel caso di gravidanze gemellari. Altrettanto vale quando ci sono gravidanze ravvicinate, cioè con un intervallo tra la prima e la seconda al di sotto di diciotto mesi, dal momento che l’organismo della donna non ha una pausa sufficientemente lunga per “ricostruire” il suo patrimonio di nutrienti in modo adeguato.

Il pesce è l’alimento-principe: quale scegliere però, viste le notizie recenti sulla contaminazione da sostanze tossiche? L’EFSA, European Food Safety Authority, ha dichiarato che con due porzioni di pesce alla settimana non ci sono rischi di esposizione dell’organismo a sostanze tossiche quali la diossina e il mercurio. In linea di massima comunque è meglio consumare solo una volta alla settimana salmone e aringhe provenienti dal mar Baltico perché potrebbero essere maggiormente a rischio di contaminazione da diossina, e i grossi predatori quali il pesce spada, perché potrebbero avere un contenuto più elevato di mercurio.

Se la mamma non allatta, priva il suo piccolo di queste importanti sostanze? Assolutamente no. Oggi esistono formulazioni di latte con DHA e AA in un dosaggio equilibrato, tanto da renderli simili per composizione al latte materno.

Come regolarsi durante lo svezzamento, per continuare a garantire al piccolo il giusto apporto soprattutto di DHA e AA? A partire dal sesto mese circa va inserita anche la carne magra che fornisce anche AA. Dall’ottavo-decimo mese di vita nella dieta del bimbo va quindi inserito il pesce due volte alla settimana.


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