Nuova sanità tra tagli e risparmi

La Sanità italiana sta cambiando? E in quale direzione? Migliorerà o peggiorerà? Nei giorni passati, dopo un lavoro durato mesi, sono stati definiti tra Stato e Regioni i nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea), che nelle intenzioni devono garantire una qualità “media” su tutto il territorio nazionale, ad ogni cittadino. I Lea sono in vigore da alcuni anni e, in un Paese nel quale le differenze sociali, economiche, organizzative, sono forti, si è visto che la qualità del servizio è ancora molto variabile. Adesso, nel nuovo disegno, viene prefigurato un servizio che deve tener conto anche (e forse soprattutto) della situazione economica. Nel 2007 sono stati spesi oltre 103 miliardi di euro per le prestazioni sanitarie (dei quali 101, appunto, per i Lea). Il progressivo aumento della popolazione (dovuto in parte all’immigrazione) e l’allungamento della vita (siamo tra quelli più longevi in Europa e nel mondo), richiedono investimenti crescenti. Ma le casse pubbliche non sono senza fondo (e il Ssn lo pagano i cittadini), perciò la parola d’ordine è risparmio.
I criteri delineati per i futuri Livelli sono due: efficienza ed appropriatezza. Significa che una determinata terapia per una malattia deve essere efficace e, inoltre, appropriata, “giusta”. Nel caso in cui più cure rispondono a questi requisiti, viene scelta la meno costosa. Pertanto si danno indicazioni più stringenti sulla medicina territoriale: 25 prestazioni passeranno dall’ospedale all’ambulatorio, altre 107 (sulle 500 oggi “coperte” dal Ssn) non ci sarà più ricovero ordinario bensì solo quello in day hospital e day surgery. Insieme ai “tagli” che dovranno essere applicati alla diagnostica, si pensa di risparmiare circa 2 miliardi di euro. Ridisegnando il sistema, si punta anche, visto che si scommette sul territorio, ad un ruolo diverso (e ad una maggiore responsabilità) dei medici di base, i quali non potranno più essere solo “di famiglia”, come vuole la tradizione, ma territoriali, in collegamento con la rete regionale, più “severo” sulle terapie da prescrivere, più attento ad “educare” il paziente. Si introduce poi il Piano di assistenza individuale (Pai) che riguarda i malati non autosufficienti o in gravissime condizioni: varie figure professionali sono chiamate a garantire gli interventi a domicilio.
In linea di massima questo è il progetto, però si dovrà aspettare, perché le Regioni hanno già detto che il Fondo per il Ssn è “insostenibile” e chiedono altri 7 miliardi di euro per il 2010. Quindi ogni valutazione potrà essere fatta quando gli accordi saranno siglati. Intanto però si può affermare che se i principi sono corretti (efficacia, appropriatezza, meno ricoveri, più day hospital, cura territoriale), bisognerà vedere se la stretta penalizzerà le Regioni più virtuose (alcune, infatti, già applicano parte dei nuovi Lea), e se ne risentirà la qualità del servizio, danneggiando i pazienti che hanno davvero bisogno di una prestazione, senza costringerli a ricorrere alle strutture private (e la recente uscita del premier a favore dei privati non è di buon auspicio per la salvaguardia del servizio pubblico e delle tasche degli italiani). Per dire: con il taglio degli esami gratuiti per le donne in gravidanza, l’amniocentesi rischia di diventare un esame che si farà solo a pagamento. C’è una novità per gli immigrati extra-Ue, regolari e non. Per tutti sono assicurate le cure ospedaliere e ambulatoriali essenziali. Ottima cosa. Ma, come spesso accade, la Toscana è già avanti: in un testo regionale si dice che agli stranieri si deve dare parità di condizioni con gli italiani. Compresa, quindi la sanità agli irregolari. Visto che è stato approvato alla Camera il reato di clandestinità, il segnale sembra chiaro.

di Guglielmo Pepe (editorialista de La Repubblica.it)



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