Archivio per luglio 2009

Fase acuta e fase cronica della congiuntivite allergica: due diversi approcci terapeutici?

congiuntiviteLa congiuntivite allergica si può classificare in base a vari parametri di riferimento, tra cui: I) il tipo di allergene che la scatena (pollini, acari della polvere, peli di animali, lenti a contatto, ecc…), II) la stagionalità o meno della sua comparsa o ricorrenza (acuta o cronica), III) la sintomatologia (lacrimazione, chemosi, edema palpebrale, ipertrofia papillare, prurito, secrezione acquosa, sensazione di corpo estraneo, ecc..), IV) l’età del paziente. A complicare il quadro diagnostico, vi è poi anche il fatto che spesso le congiuntiviti sono accompagnate generalmente da altre patologie, quali ad esempio la rinite allergica.

Come emerge da questo rapido elenco, la congiuntivite allergica e’ quindi certamente una condizione difficile da diagnosticare con precisione e di conseguenza da gestire, soprattutto in “prima battuta”. Come avevamo gia’ discusso nell’ articolo precedente, e’ opportuno in questi casi avere un approccio cautelativo alla diagnosi e alla cura della patologia. Quella che ad esempio David Meyer, nel suo articolo “Current concepts in the therapeutic approach to allergic conjunctivitis”, pubblicato in Current Allergy & Clinical Immunology, nel 2006, definisce “step-care management of allergic conjunctivitis”. In altre parole, l’autore raccomanda un approccio “passo-passo”, che vuol dire iniziare a trattare il paziente affetto da congiuntivite allergica, prima con cure semplici, per poi passare a terapie più complesse in base alla risposta del paziente e al monitoraggio dell’andamento sintomatologico. Proprio questo tipo di approccio, consiglia nella fase acuta della congiuntivite allergica di utilizzare a livello farmacologico in “ prima battuta” un antistaminico-decongestionante. In particolare l’associazione feniramina-tetrizolina proprio perche’ rapida e “ meno invasiva” è preferibile come intervento terapeutico di prima battuta. In caso di mancata completa eradicazione della congiuntivite allergica ( fase acuta) si puo’ ricorrere ad antiallergici ad azione multipla per un trattamento più a lunga durata (fase cronica). Infatti i colliri a base, ad esempio, di ketotifene rappresentano una seconda linea di intervento svolgendo un’azione ANTIALLERGICA che NECESSITA MOLTI GIORNI PER AVERE EFFETTO e per questa ragione sono prevalentemente indicati in uno stato patologico cronico . Al contrario i colliri a base di feniramina-tetrizolina, proprio per il fatto che associano all’azione antistaminica una attivita’ antiinfiammtoria-decongestionante permettono una risposta piu’ veloce , cio’ e’ quanto richiesto nella gestione dello stato patologico acuto dove tali colliri rappresentano una prima linea di intervento.

TetramilIl Tetramil, grazie all’associazione di due principi attivi come feniramina e tetrizolina, ha dimostrato un effetto sinergico nel limitare la sintomatologia di questo tipo di congiuntiviti. La Feniramina contenuta in Tetramil agisce bloccando i recettori H1 dell’istamina (uno dei principali mediatori coinvolti nei processi a cascata delle reazioni allergiche o infiammatorie) , con una conseguente inibizione della sua attività. L’effetto è una rapida riduzione della vasodilatazione e dei fenomeni di tipo anafilattoide, come prurito, bruciore e irritazione. La Tetrizolina, con la sua azione sui recettori α, potenzia localmente l’azione della Feniramina, con un rapido effetto decongestionante. Inoltre, la Tetrizolina presenta un minore effetto re-bound, differenziandosi così da altri decongestionanti. La formulazione del farmaco con le concentrazioni dei due principi attivi 0,3% FENIRAMINA + 0,05% TETRIZOLINA, garantisce una ottima tollerabilita’ sia soggettiva che oggettiva nel trattamento di forme allergiche del segmento anteriore e degli annessi oculari ( studi clinici dimostrano che l’88,8% dei pazienti trattati presenta una tollerabilità eccellente). Tetramil, inoltre, è disponibile nella doppia formulazione, flacone e monodose. La confezione in monodose garantisce una maggiore compliance del paziente perché riduce il rischio di infezioni microbiche e, per l’assenza di conservanti, ne consente l’impiego anche nei portatori di lenti a contatto.

Bibliografia 1. Malinverni W et al. Sperimentazione clinica di tetrazolina cloridrato e feniramina maleato e della loro associazione. Annali di oftalmologiae clinica oculistica. 1980: CVI (6): 511 2. Bielory L. Differential diagnoses of conjunctivitis for clinical allergist-immunologists. Ann Allergy Asthma Immunol 2007;98:105 3. Mayer D. Current concepts in the therapeutic approach to allergic conjunctivitis. Current Allergy & Clinical Immunology, June 2006; 19: 65 4. RCP Tetramil 5 Friedlaender M. Overview of Ocular Allergy Treatment. Current Allergy and Asthma Reports 2001, 1:375–379

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Desensibilizzare bambini e adulti contro gli allergeni: uno studio statunitense

punture d'insettoAllergeni ambientali come punture di insetti, polvere o polline potrebbero non produrre più alcun effetto su bambini e adulti: è quanto emergerebbe da una serie di trial sperimentali condotti recentemente negli USA. Un team del Jaffe Food Allergy Institute presso la Mount Sinai School of Medicine di New York ha, però, reso noto che i promettenti risultati raccolti sinora su allergeni ambientali potrebbero aprire la strada a forme di sperimentazione contro allergie alimentari attraverso forme di immunoterapia sublinguale o orale.

Lo studio è ancora in una fase sperimentale ma apre l’orizzonte a nuove terapie anti-allergie.

Sarebbe infatti possibile – secondo il team guidato da Scott H. Sicherer – migliorare le tolleranze ad alcuni cibi nei bambini somministrando a questi ultimi quantità controllate di questi stessi cibi: con uova, noccioline e latte i risultati appaiono già ottimi e “molte persone sembrano rispondere senza rischi ad alte somministrazioni dei cibi utilizzati nel trattamento”.

L’immunoterapia per via sublinguale consiste nel collocare un estratto da allergene alimentare sotto la lingua del bambino: le membrane della bocca assorbono, in tal modo, piccole tracce dell’allergene, tali da desensibilizzare il sistema immunitario senza scatenare una reazione allergica.

Per la prima volta nella storia, creato in laboratorio sperma umano

spermatozoiUn team di scienziati inglesi del Northeast England Stem Cell Institute ha dichiarato di essere riuscito a creare dello sperma usando cellule staminali femminili. Una scoperta sensazionale, perché permetterebbe a una qualsiasi donna di mettere al mondo un bambino senza il contributo dell’uomo.  

Nel comunicare i risultati della ricerca, il professor Karim Nayerni, ha tenuto tuttavia a far sapere che lo sperma creato in laboratorio non verrebbe utilizzato per i trattamenti di infertilità, dato che la legge inglese vieta il ricorso a sperma e ovuli artificiali per la cura dell’infertilità. 

“È un’importante scoperta – ha dichiarato il professor Karim Nayerni – che ci farà capire in dettaglio come si forma lo sperma e ci permetterà di conoscere meglio l’infertilità maschile, perché accade e da cosa si sviluppa. Questa comprensione dello sperma maschile potrebbe aiutarci a sviluppare nuove terapie per curare le coppie che soffrono di infertilità”.

Cuore e colesterolo: le 4 ragioni di Bacco per preferire il vino

vino2Abbandonata la cattiva compagnia di Tabacco e Venere, Bacco si prende la sua rivincita. A patto di non esagerare, il vino rosso abbassa il colesterolo “cattivo”, incrementa quello “buono” e riduce i rischi cardiovascolari. Ma le sue qualità non finiscono qui: ecco quattro nuove buone ragioni per concedersi un bicchiere di rosso.

Aiuta a mantenersi in forma. Un moderato consumo di vino ritarderebbe lo sviluppo di disabilità fisiche negli anziani. Lo sostiene una ricerca della della University of California di Los Angeles pubblicata sull’American Journal of Epidemiology. Secondo lo studio chi non disdegna un sorso di vino ha meno acciacchi rispetto a chi esagera con l’alcol, ma anche rispetto agli astemi. Attenzione, però: vale solo per chi, pur avanti con l’età, gode di buona salute.

Un`arma contro l’Alzheimer. Merito dei polifenoli, che inibirebbero lo sviluppo delle placche alla base del morbo. Non solo vino: la ricerca pubblicata sul Journal of Biological Chemistry ha affermato che di polifenoli sono ricchi anche altre prelibatezze come tè, noci, frutti di bosco e cacao.

Protegge il cuore, perché aumenta i livelli di Omega-3. Un bicchiere di rosso per le donne, due per gli uomini, incrementano gli omega-3, proteggendo così dalle malattie coronariche. Lo studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition suggerisce anche che un ulteriore protezione può arrivare dagli acidi grassi presenti nel pesce.

Riduce il rischio di cancro ai polmoni. In un articolo su Cancer Epidemiology, Biomarkers and Prevention, i ricercatori affermano che gli uomini che hanno l’abitudine di consumare uno o due bicchieri al giorno, riducono del 60% il rischio di cancro al polmone. Gli stessi risultati non si sono purtroppo osservati per vino bianco, birra, o altri alcolici.

Eliminare fumo, carne rossa e sedentarietà: così si previene il tumore al colonretto

intestinoPer ridurre il rischio di tumore al colon è consigliabile iniziare a modificare immediatamente il proprio stile di vita facendo attività fisica e diminuendo il consumo di carne rossa e alcol.

Una ricerca condotta dal ‘George Institute for International Health‘ di Sydney ha riesaminato un centinaio di studi per concludere che basterebbe apportare queste piccole modifiche alle proprie abitudini per veder ridurre l’incidenza del tumore al colon.

Obesità, eccessivo consumo di carne rossa e processata, fumo, diabete: tutti elementi che incrementano del 20% il rischio di cancro colonrettale, mentre per le persone che fanno attività fisica la percentuale di rischio scende del 20% rispetto a quelle sedentarie.

Come spiegato sull’International ‘Journal of Cancer‘ da Rachel R. Huxley, autrice dello studio, “non c’è dubbio che il cancro colonrettale sia una malattia assolutamente evitabile se si modificassero stili di vita scorretti e si eliminassero abitudini dannose”.

Per italiani più di un farmaco al giorno, come bere un caffè

farmaci nel cassettoQuasi come bere un caffè: acquistare e assumere un medicinale è diventato per gli italiani un atto tra i più consueti. Ogni connazionale, infatti, consuma in media una dose e mezza di farmaco al giorno, con un trend che ha fatto registrare una crescita del 60% dal 2000.

Complici il peso delle patologie croniche, legato all’invecchiamento della popolazione, ma anche le abitudini di tipo socio-culturali. E’ quanto emerge dal Rapporto Osmed (Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali), relativo al 2008, presentato oggi a Roma nella sede dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss). Nel complesso, la spesa farmaceutica totale, comprensiva della prescrizione territoriale e di quella offerta attraverso le strutture pubbliche (Asl, aziende ospedaliere, policlinici universitari ecc.) è stata di 24,4 miliardi di euro, di cui il 75% rimborsata dal Servizio sanitario nazionale. In media, per ogni cittadino italiano, lo Stato ha speso 410 euro. Come ogni anno in cima alla classifica dei farmaci più utilizzati compaiono quelli contro le malattie cardiovascolari, seguiti da quelli gastrointestinali, del sistema nervoso centrale, gli antimicrobici e gli antineoplastici. La spesa farmaceutica territoriale complessiva, pubblica e privata – rivela ancora il Rapporto Osmed – nel 2008 risulta stabile rispetto al 2007, mentre quella a carico del Ssn è diminuita dell’1% a causa dell’aumento del ticket (+20%) e di una diminuzione dei prezzi (-6,9%). Quest’ultima è dovuta a forme diverse di distribuzione quali quella diretta e per conto. La Calabria con 277 euro pro capite è la Regione con il valore più elevato di spesa pubblica per farmaci di classe A-Ssn, mentre la Provincia autonoma di Bolzano con 149 euro è quella con la spesa minore. La spesa relativa ai prodotti erogati attraverso le strutture pubbliche, pari a 5,6 miliardi di euro, rappresenta circa un quarto della spesa complessiva per farmaci in Italia nel 2008. La variabilità regionale della quota di spesa per questi medicinali è compresa tra il 17% della Calabria e il 31% di Bolzano. Questa variabilità riflette anche diverse possibili scelte nelle modalità di distribuzione di alcuni farmaci. Il maggior livello di spesa riguarda i farmaci antineoplastici e immunomodulatori (2,1 miliardi di euro), seguiti dagli antimicrobici per uso sistemico (1,2 miliardi) e dagli ematologici (923 milioni di euro). Per quanto riguarda il consumo farmaceutico territoriale di classe A-Ssn, questo risulta cresciuto del 4,9% rispetto al 2007: in altre parole, ogni mille abitanti sono state prescritte 924 dosi di farmaco al giorno (erano 580 nel 2000). Attraverso le farmacie pubbliche e private sono stati acquistati nel 2008 complessivamente 1,8 miliardi di confezioni (circa 30 per abitante). Tutte le categorie terapeutiche, a eccezione dei farmaci del sistema respiratorio e degli antineoplastici, fanno registrare un incremento delle dosi prescritte rispetto al 2007. Tra quelle a maggior consumo i farmaci del sistema cardiovascolare aumentano del 5,2%. Incrementi nella prescrizione si rilevano anche per i gastrointestinali (+9,2%), per gli ematologici (+4,4%) e per i farmaci del sistema nervoso centrale (+4,7%). Le statine continuano ad essere il sottogruppo a maggior spesa (15,4 euro pro capite) con un aumento del 15% delle dosi e una diminuzione del 5,8% della spesa, seguite dagli inibitori di pompa (14,2 euro pro capite). La sostanza più prescritta nel 2008 è risultata il ramipril (43,9 Ddd/1000 abitanti die). A seguire l’acido acetilsalicilico usato come antiaggregante piastrinico (40,5 Ddd/1000 abitanti die) e l’atorvastatina (27,7 Ddd/1000 abitanti die).

fonte Adnkronos Salute

Fresco senza congestione

acqua bicchiereLa mattinata al mare vi ha completamente disidratato, la spesa in città vi ha fatto sudare eccessivamente; ora siete a casa e non vedere l’ora di mandare giù qualcosa di freddo, molto freddo. Attenzione, c’è un pericolo in agguato che si chiama congestione. Quante volte, da bambini, avete sentito i genitori che vi dicevano: “Bevi lentamente che l’acqua è ghiacciata”?

Ebbene, il problema sta tutto in questo: l’organismo riceve un alimento o una bevanda troppo fredda rispetto al calore corporeo e questo sbalzo di temperatura viene compensato con una stimolazione eccessiva dell’apparato cardiocircolatorio da parte del sistema neurovegetativo, che controlla la pressione, la digestione e la frequenza cardiaca. Ma cosa succede praticamente?

Quando il sistema neurovegetativo stimola eccessivamente l’apparato cardiocircolatorio, si verificano delle situazioni che poi portano ai sintomi tipici della congestione: le pareti dello stomaco si contraggono causando nausea, la pressione di alza o si abbassa repentinamente, la respirazione diventa difficoltosa; se siete a stomaco vuoto, avete la sensazione di aver fatto un’abbuffata e, se avete mangiato, la digestione si blocca definitivamente.

La nausea è dovuta al nervo vago che stimola le pareti dello stomaco e le fa contrarre in maniera eccessiva; per dare sollievo a questa sensazione potrete sedervi in un posto ombreggiato dove l’organismo tenterà con calma di riequilibrarsi. Quando la crisi momentanea sarà passata, coprite la pancia in modo da riguadagnare una temperatura corporea giusta e bevete una bevanda calda, ma non bollente, magari una camomilla che vi permetterà anche di calmare eventuali crampi. La sensazione di pienezza è invece dovuta all’iperattività del cervello che viene assimilata, come impegno, ad un pasto luculliano da digerire. In questo caso, provate a bere una bibita gassata o del bicarbonato, che aiuteranno a far sparire la sensazione di acidità. Se avvertite giramenti di testa e sudori freddi, la causa è da ricercare nel rialzo o abbassamento della pressione. In questo caso, stendetevi in un luogo ben aerato e respirate profondamente per migliorare l’ossigenazione; evitate di porre cuscini sotto la testa; eventualmente mettetene uno sotto i piedi. Dopo la crisi potete bere un integratore di sali minerali.

Qualche consiglio per prevenire

Se potete, però, cercate di evitare questa brutta esperienza. Di seguito qualche consiglio per prevenire la congestione.

  • Evitate di ingurgitare bibite ghiacciate, alimenti quali insalate di riso, frutta, insalate in generale ed intingoli vari, macedonie e gelati appena tirati fuori dal frigo. Tenete il tutto sempre un quarto d’ora a temperatura ambiente; nel caso delle bibite, se proprio non riuscite a farne a meno, bevete a sorsi molto piccoli e trattenete la bibita in bocca in modo che si scaldi prima di raggiungere lo stomaco.
  • Evitate di mangiare sotto il sole o in un luogo poco aerato; durante la digestione, l’organismo, che “ruba” il sangue in circolo per dedicarlo a questa difficile e complicata funzione, riesce con difficoltà ad ossigenarsi e a mantenere la temperatura costante; preferite quindi luoghi ombreggiati e freschi.
  • Durante il pasto e soprattutto durane la digestione ricordate di coprirvi la pancia; eviterete così che si blocchi la digestione per improvvisi sbalzi di temperatura e colpi d’aria.

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