E’ un italiano il numero uno dei trapianti di fegato in Gb

fegatoE’ un italiano il numero uno dei trapianti di fegato in Inghilterra. Paolo Muiesan, 48 anni, chirurgo bresciano da 17 anni in Gran Bretagna, ha messo a punto una tecnica che dà alte percentuali di successo per sopperire alla scarsità di organi. E a dimostrazione dell’eccellenza raggiunta dalle sue ricerche, domani a New York, sarà invitato a tenere una lettura magistrale durante il congresso della Ilts (International Liver Transplantation Society), la più importante società scientifica al mondo dei trapianti di fegato. “Sono stato il primo chirurgo – ricorda Muiesan – a introdurre in Inghilterra il trapianto di fegato da donatore ‘a cuore fermo’ e con la nostra equipe abbiamo raggiunto l’obiettivo, che ci siamo posti nel 2002, di eseguire il 10% degli interventi con questa procedura. Un risultato importante per far fronte alla scarsità dei donatori nel Regno Unito, e che in Italia non è al momento realizzabile”. Muiesan ha lavorato come ‘Consultant Surgeon in Hepato-Biliary Surgery and Transplantation’ prima al King’s College Hospital di Londra e poi al Queen Elizabeth Hospital di Birmingham (Gb), centri prestigiosi, ai primi posti per numero di trapianti in Europa. Ha eseguito più di 550 intervento e oltre 100 pubblicazioni sulle più prestigiose riviste scientifiche internazionali portano la sua firma. “Attualmente – spiega Muiesan – il maggior numero dei prelievi viene eseguito da donatore deceduto per morte cerebrale. Ma la penuria degli organi disponibili ha portato a implementare anche quelli da donatore per morte cardiaca, una procedura più rischiosa in cui gli organi da espiantare ‘soffrono’ maggiormente perché la circolazione del sangue si interrompe prima rispetto ai casi di morte cerebrale. Nel nostro centro abbiamo ottenuto risultati nei trapianti da donatore ‘a cuore fermo’ comparabili a quelli raggiunti con i donatori deceduti per morte cerebrale”. Il chirurgo spiega come sia stata messa a punto una tecnica particolare per il prelievo “con una attenta selezione degli organi migliori, in grado di funzionare dopo il trapianto”. Ma Muiesan non vuole ‘rivoluzionare’ il sistema. “La preferenza va sempre data ai casi di morte cerebrale perché garantiscono organi di alta qualità e solo in situazioni precise si può passare alla donazione ‘a cuore fermo’”, conclude.

fonte Adnkronos Salute


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