Infarto cardiaco acuto, test supersensibile

CuoreIntervenire presto, si sa, è il mezzo migliore per limitare i danni prodotti al muscolo cardiaco da un infarto e assicurare un recupero ottimale. Tuttavia ciò non è sempre possibile, non soltanto a causa del ritardo con cui il paziente spesso arriva in ospedale, ma anche per la sensibilità elevata, ma non assoluta, del test della troponina T, convenzionalmente usato per la diagnosi specifica dell’evento acuto. Un nuovo metodo analitico sviluppato nei laboratori Roche, basato sulla troponina T cardiaca o “a sensibilità molto elevata” (troponina T-hs), potrebbe a breve aiutare a superare l’impasse, aumentando l’accuratezza diagnostica fin dalle primissime fasi e consentendo una migliore stratificazione del rischio individuale nel periodo successivo. Secondo i dati presentati da Micheal Weber della Kerckhoff Clinic–Heart and thorax center di Ban Nauheim (Germania) all’Esc 2009 (Barcellona, Spagna, 29 agosto-2 settembre; Weber M et al. Abstract 282), il test della troponina T-hs sarebbe mediamente in grado di riconoscere la presenza di infarto miocardico con una sensibilità del 96%: superiore del 15% rispetto al test classico (81%). E se ci si concentra sui pazienti valutati nelle prime quattro ore dall’evento lo scarto diventa eclatante: 83% contro 49% di diagnosi corrette per i due test rispettivamente. Lo studio tedesco ha evidenziato, inoltre, come valori particolarmente elevati di troponina T-hs costituiscano un forte indicatore di aumentata mortalità a sei mesi.

fonte ESC 2009


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