Colite, una revisione degli studi sfata i luoghi comuni!

Dolore o fastidio addominale e alterazione dell’attività intestinale: è la sindrome del colon irritabile, comunemente colon irritabilechiamata colite. Chi ne soffre spesso adotta “regole” dietetiche basate solo sul sentito dire, ma ora un articolo pubblicato dal Journal of the American Dietetic Association ha fatto il punto, attraverso un’attenta revisione degli studi clinici più rilevanti.

CIBI «PROIBITI»? – Allora, latte, legumi, broccoli, caffè sono cibi “proibiti”? Secondo la revisione, in realtà, nessun cibo è “proibito” per tutti, perché l’effetto sulla colite è perlopiù individuale. Più corretto è parlare di alimenti “sospetti”. «La revisione conferma — dice Alessandro Casini, professore di Gastroenterologia dell’Università di Firenze — che il latte può avere effetti negativi. Per altri alimenti, come legumi, cipolle, broccoli o alcuni tipi di frutta come albicocche o banane, l’effetto negativo si manifesta con l’aumento di gas a livello intestinale. Anche il fruttosio può essere poco assorbito e dare lo stesso problema: sembra però “più innocuo” se è assunto attraverso lo zucchero da tavola, in cui una molecola di fruttosio è legata ad una molecola di glucosio, mentre sembra dare più problemi quando è presente in elevate quantità, come nel miele, nei datteri, nelle arance, in ciliegie, mele, pere. Per il caffé non ci sono evidenze che limitarlo giovi a chi soffre di colite, sebbene la caffeina stimoli la motilità gastrointestinale. Sono invece sicuramente da evitare i pasti abbondanti e i grassi, in particolare i piatti con ricco condimento e le fritture. Comunque, sembra che solo un quarto dei pazienti possa avere dei vantaggi da restrizioni dietetiche. E poiché non ci sono test validati per determinare quale restrizione dietetica può servire al singolo, occorre procedere caso per caso a un’eliminazione ragionata dei cibi “sospetti”, evitando inutili divieti che possono portare a diete squilibrate».

FIBRE SOLUBILI E INSOLUBILI- Qualche indicazione utile più in generale, però, dalla revisione è possibile trarla. La fibra solubile (10-20 gr al giorno con integratori di psillio o ispagula) può migliorare i sintomi soprattutto in chi soffre di stipsi. E’ probabile che si possano ottenere benefici anche aumentando gli apporti di questa fibra con la dieta (per es. con carciofi, orzo, avena), ma pochi studi se ne sono occupati. Potrebbe invece essere controproducente soprattutto nei pazienti senza stipsi aumentare il consumo di fibra insolubile, con crusca o alimenti ricchi di crusca. «La fibra insolubile — commenta Casini — riduce il tempo di transito intestinale e ha un minor effetto prebiotico (la capacità di nutrire la flora batterica intestinale con effetti benefici). Tutto ciò può causare un eccesso di produzione di gas a livello dell’intestino, peggiorando i sintomi del colon irritabile». Un ruolo positivo, infine, potrebbe avere l’olio essenziale di menta piperita. «La sua attività antispastica è conosciuta da tempo — dice Fabio Firenzuoli, direttore del Centro di Medicina Naturale dell’Ospedale di Empoli — e sono stati individuati i recettori sui quali agisce il mentolo. Però va usato con la guida di un esperto: quest’olio è controindicato se c’è ernia iatale e reflusso gastroesofageo e non va usato puro, ma in adeguate preparazioni, come in capsule resistenti agli attacchi dei succhi gastrici».

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