Visita ginecologica | come affrontarla

GALENOsalute | stanza verde ecoIl primo controllo ginecologico dovrebbe coincidere con la prima volta, molte donne invece preferiscono rimandare. Ma una valutazione periodica è importante per monitorare il proprio stato di salute. Ecco come bisogna comportarsi. C’è chi preferisce rimandare all’infinito. Ma un controllo periodico dal ginecologo, già dal primo rapporto sessuale, è necessario una volta l’anno. Scegliere il medico adatto non è difficile, se non si hanno disturbi particolari si può chiedere a un’amica e capire se le caratteristiche possano essere soddisfacenti. Se, invece, si hanno problemi specifici è meglio informarsi su quale sia lo specialista più adatto.

Quali sono i criteri perché una visita ginecologica sia efficace? Lo abbiamo chiesto al nostro Responsabile dell’Equipe Ostetrico-Ginecologica, dott. Picciotto Francesco.

Dott. Picciotto, quanto è importante la visita ginecologica?
“Molto. Una donna prende confidenza con il proprio corpo e inizia a essere padrona della propria femminilità. È bene iniziare quando si desidera avere il primo rapporto, per programmare in modo intelligente la contraccezione. Se si hanno 24-25 anni, e non si sono ancora avuti rapporti sessuali, è comunque saggio fare un controllo annuale. La periodicità può essere annuale o biennale, con pap-test, a meno che non vi siano problemi particolari che richiedono monitoraggi più frequenti. Inoltre, la visita ginecologica consente di acquisire una buona educazione sessuale e di diagnosticare precocemente le malattie sessualmente trasmissibili”.

In cosa consiste una buona visita?
“Il ginecologo dovrebbe alzarsi, andare incontro alla donna, dovrebbe darle la mano e presentarsi con un sorriso, guardandola negli occhi. La paziente è innanzitutto una persona e il rapporto professionale si stabilisce tra due esseri umani. Purtroppo questa attenzione, che molti medici hanno nello studio privato, si perde completamente negli ospedali o nei consultori pubblici: il medico non si alza, non solleva nemmeno gli occhi, non si presenta, non sorride. La donna, soprattutto se è giovane, non deve sentirsi una malata ma una persona con un disturbo. Ma sarebbe sbagliato generalizzare ci sono ottime strutture pubbliche dove il medico mantiene delle regole di buona educazione. Questa è una garanzia di qualità”.

Quali domande dobbiamo aspettarci da un ginecologo?
“Dopo aver chiesto il motivo principale della visita, cioè se si tratta di un controllo di routine o mirato a individuare una patologia specifica, deve porre attenzione a quattro forme di anamnesi: familiare (tumori, menopausa precoce, irregolarità mestruali presenti in famiglia), patologica remota (malattie avute in passato), fisiologica (comparsa della prima mestruazione, ritmo, caratteristiche del flusso, aspetti della vita sessuale e ginecologica) e patologica prossima (riguarda i disturbi per i quali la paziente va in consultazione). Inoltre è importante chiarire se sono stati fatti esami recenti: la data dell’ultimo pap-test, degli ultimi esami del sangue o di altre indagini specialistiche. Proprio per questo, è bene portare sempre tutti gli esami con sé”.

Cosa bisogna mettere in borsa?
“Una cartellina con una breve sintesi delle malattie familiari e personali; i sintomi principali e decorso della malattia, se esiste una patologia in atto; gli esami, se già fatti, ordinati per tipo e data, segnata con l’evidenziatore; quesiti principali che desiderate porre al medico”.

Come si svolge la visita ideale?
“Un buon ginecologo dovrebbe iniziare la visita dall’alto. Questo è un altro segno di attenzione e di rispetto, perché crea una gradualità nell’invasività potenziale presente nella visita ginecologica”. Cosa dovrebbe visitare?
“La tiroide, specie se la ghiandola risulta ingrossata già allo sguardo. Il seno e le ascelle alla ricerca di eventuali linfonodi. L’addome, il colon per esempio dice molto sia sullo stato di tensione della donna. Solo a questo punto avviene la visita ginecologica vera e propria. Il medico dovrebbe dedicare attenzione ai genitali esterni e vedere se siano infiammati, arrossati, distrofici (con secchezza o lesioni da grattamento), con condilomi o altre lesioni. Valutare lo stato dei muscoli perivaginali: ipertonici, e quindi dolenti, spesso associati a dolore ai rapporti, o ipotonici, e quindi più associati a incontinenza da sforzo, oltre che a minore sensibilità vaginale durante il rapporto sessuale. Se la donna riferisce fastidio o bruciore durante i rapporti sessuali, diagnosticare accuratamente la “mappa del dolore”, valutando con accurata gentilezza tutti i punti in cui la donna avverte sofferenza (sui genitali esterni, a metà vagina e profondi). Infine bisogna valutare il collo dell’utero e le ovaie, per eventuali fibromi”.

E in caso di gravidanza, cosa cambia?
“Alcuni esami in più completano il monitoraggio, come per esempio la valutazione del battito fetale e del pH. E ancora l’incremento del peso mensile, il controllo trimestrale di esami del sangue e dell’ecografia ostetrica. Molti medici fanno anche l’ecografia, che tuttavia non può mai sostituire un’accurata visita ginecologica”.

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