Archivio per ottobre 2009



Omega3 cardioprotettivi ma senza esagerare con le quantità

SalmonePer un cuore protetto bastano 200 mg di omega 3 al giorno. Ad affermarlo sono i ricercatori dell’Università di Lione che, nell’articolo pubblicato su The FASEB Journal, sostengono sia la dose “giusta” per allontanare il rischio di incorrere in diversi problemi cardiaci, nell’aterosclerosi e nel diabete. La ricerca è stata condotta su 12 uomini di età compresa tra i 53 e i 65 anni, in buona salute, suddivisi in quattro gruppi che avevano il compito di consumare rispettivamente 200, 400, 800 o 1600 mg di omega 3 al giorno per un periodo di due settimane. Al termine dell’esperimento gli scienziati hanno rilevato che soltanto la dose pari a 200 mg aveva ottenuto l’effetto antiossidante, mentre quantità maggiori risultavano essere controproducenti per la circolazione sanguigna. “Il nostro studio – spiega Michel Lagarde,  ricercatore dell’Università di Lione – dimostra che il consumo regolare di piccole quantità di omega 3 è in grado di migliorare lo stato di salute delle persone, soprattutto a livello cardiovascolare”. Il passo successivo, affermano gli studiosi, consisterà nel realizzare una ricerca su un campione più vasto per confermare i risultati ottenuti.

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Contro l’emicrania un mix di acido folico e vitamina B

emicraniaDistorsioni nella vista, senso di nausea e dolore in un solo lato della testa. Sono solo alcuni dei sintomi dell`emicrania, la più comune forma di cefalea primaria che colpisce il 10-15% della popolazione, con la massima incidenza nella fascia tra i 35 e i 45 anni di età. Accanto ad antinfiammatori e analgesici, che costituiscono oggi i rimedi più comunemente utilizzati contro il “cerchio alla testa”, arriva ora dalla Griffith University di Queensland (Australia) una nuova terapia a base di acido folico e vitamina B

Lo studio. Il 19% di coloro che soffrono di emicrania, spiegano gli scienziati australiani, presentano mutazioni del gene MTHFR (metilentetraidrofolatoreduttasi), che generalmente causano un incremento dei livelli di omocisteina, amminoacido considerato tra i più importanti fattori di rischio cardiovascolare. Somministrando regolarmente a un campione di 52 pazienti affetti da emicrania dosi di vitamina B e acido folico, i ricercatori di Queensland hanno registrato la diminuzione dei livelli di omocisteina e la conseguente riduzione della gravità e della frequenza dei sintomi legati all`emicrania. 

L`acido folico. Anche detto folato o vitamina B9, non viene prodotto dall`organismo ma deve essere assunto con il cibo. Riconosciuto negli ultimi decenni quale fattore essenziale nella prevenzione delle malformazioni neonatali, particolarmente per quelle a carico del sistema nervoso, rappresenta anche una sostanza essenziale nella formazione dei globuli rossi del sangue. Tra gli alimenti ad alto contenuto di folato vanno ricordate le verdure a foglia verde come lattuga, spinaci, rape verdi, prezzemolo, broccoli e cavolfiori, ma anche il fegato e i legumi. La dose giornaliera consigliata per gli uomini e le donne di età superiore ai 14 anni è di 400 microgrammi al giorno.

Vitamine del gruppo B. Intervenendo nel metabolismo cellulare, questo gruppo di vitamine presenta proprietà utili per il funzionamento del sistema nervoso e del sistema immunitario, per la salute di occhi, pelle e capelli e soprattutto per la corretta conversione dei carboidrati in glucosio, utilizzato dall`organismo per produrre energia. Gli alimenti ad alto contenuto di vitamine B sono, tra gli altri, lievito di birra, tacchino, fegato, tonno, peperoncino, lenticchie, banane, patate, latte, uova, ma anche cereali come avena e orzo e i frutti con guscio come noci, nocciole e mandorle.

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Rosso-emicrania: arriva il primo vino che non dà alla testa

vino2Un bicchiere di vino e la testa gira. Un “effetto collaterale” che in futuro potrebbe essere curato direttamente nella bottiglia. Scienziati del Wine Research Centre presso l’Università British Columbia hanno infatti creato un lievito ogm capace di inibire le sostanze che danno il capogiro.

Il lievito messo a punto dal team guidato dal chimico Hennie van Vuuren promette invece etichette “bioamina-free”. A provocare i cerchi alla testa è infatti la bioamina, sostanza prodotta durante i processi di fermentazione del vino, che tiene lontano dal “rosso” almeno un terzo della popolazione.

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Perdere peso senza riacquistarlo: il cervello può imparare

CervelloC’è chi può e chi non può (ma può imparare). C’è chi può stare a dieta e dimagrire, non riacquistando mai più i chili persi, e c’è invece chi, pur dimagrendo, è inesorabilmente destinato a rimettere su i chili persi con tanta fatica. La differenza nel mantenimento della perdita di peso a lungo termine, spiegano i ricercatori del Miriam Hospital di Providence (Rhode Island, Stati Uniti), la fa la risposta cerebrale agli stimoli della fame e alle immagini degli alimenti: dallo studio pubblicato sul Journal of Clinical Nutrition emerge che, attraverso la risonanza magnetica funzionale per immagini, si possono mettere in evidenza le differenze nei modelli di risposta cerebrale e, di conseguenza, spiegare perché alcune persone sono in grado di mantenere la perdita di peso, mentre altre sono predisposte a riguadagnarlo una volta perso. L’obiettivo, spiegano i ricercatori, è trovare un modo di “insegnare” soprattutto alle persone in sovrappeso e obese a rispondere agli stimoli del cibo: il mantenimento della perdita di peso, infatti, è uno degli strumenti per contrastare l’insorgenza dell’obesità, definita dall’Oms “uno dei principali problemi di salute pubblica nel mondo”.

I ricercatori hanno sottoposto immagini di alimenti a tre gruppi – persone di peso normale, soggetti obesi e individui che avevano perso almeno 15 chili ed erano riusciti a mantenere la perdita di peso per almeno tre anni – e ne hanno poi analizzate le risposte cerebrali. Dalla risonanza magnetica è emerso che davanti alle immagini di cibo le persone che erano riuscite a mantenere la perdita di peso erano più idonee ad attivare le aree del cervello associate al controllo del comportamento rispetto ai partecipanti obesi e normopeso: questi risultati, spiegano i ricercatori, suggeriscono che il mantenimento della perdita di peso a lungo termine si può imparare, apprendendo il modo di rispondere “cerebralmente” in modo diverso agli stimoli procurati dal cibo. “È possibile – spiega Jeanne McCaffery, principale autrice dello studio e docente di Psichiatria e comportamento umano alla Warren Alpert Medical School della Brown University – che queste risposte del cervello possano portare a comportamenti preventivi o correttivi che promuovano il controllo del peso a lungo termine“.

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Le sorprese della celiachia

Lo studio di una grave patologia di origine alimentare ha portato alla luce un processo che potrebbe essere alla base di molte malattie autoimmuni.

La celiachia è un disturbo autoimmune causato dall’ingestione di glutine, la principale proteina del grano, o da proteine simili presenti in altri cereali. Ricerche mirate a identificarne le cause indicano che il disturbo si sviluppa quando una persona esposta al glutine ha anche una suscettibilità genetica alla celiachia e una parete intestinale insolitamente permeabile. Sorprendentemente, sembra che questo terzetto – un innesco ambientale, una suscettibilità genetica e un «intestino permeabile» – sia alla base anche di altre malattie autoimmuni. La scoperta fa supporre che nuove terapie per la celiachia possano migliorare anche altri disturbi.

Fonte “Le Scienze”

celiachia.trapani

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RIFARSI IL SENO IN MODO NATURALE COL PROPRIO GRASSO

SenoModellare il proprio corpo con un unico intervento estetico. Il sogno di molte donne insoddisfatte del proprio aspetto fisico sta per diventare realtà. Una nuova tecnica operatoria sarà disponibile in Gran Bretagna a partire dal 2010: essa consiste in un’operazione “due in uno”, perchè si toglierà chirurgicamente il grasso in eccesso su pancia, fianchi e cosce, per poi modellarlo e innestarlo nei seni per aumentare naturalmente la propria taglia di reggiseno.
L’operazione chirurgica avrà un costo di circa 9mila euro e già da tempo è sperimentata negli Stati Uniti e in Inghilterra: in quest’ultima nazione, a partire dai primi mesi del 2010, quest’intervento potrà essere effettuato in circa 26 cliniche, facenti parte dello stesso gruppo sanitario.
I vantaggi dell’utilizzo del proprio grasso corporeo in eccesso per rifarsi il seno sono molteplici, come spiegano i chirurghi plastici: si evita qualsiasi possibilità di rigetto, la protesi inserita non cambia forma nel tempo, non si indurisce, non dà una sensazione di freddezza al tatto né teme gli sbalzi di pressione, come accade in aereo, per esempio. Evitare queste problematiche, riscontrabili abbastanza frequentemente con la mastoplastica additiva tradizionale, significa anche evitare una seconda operazione chirurgica per rimediare a questi inconvenienti.
Mel Braham, presidente del gruppo di cliniche inglesi che proporranno l’operazione, ritiene il nuovo intervento “due in uno” la scoperta più eccitante fatta in chirurgia estetica negli ultimi vent’anni. A suo dire questo speciale “ritocco” consente di ottenere due benefici estetici in una volta sola e con effetti duraturi, come affermano pazienti operate quattro o cinque anni fa negli States o nel Regno Unito.
Braham, non senza un evidente interesse personale, pensa che la nuova operazione sarà presto molto più richiesta di quella tradizionale e potrebbe arrivare a soppiantarla del tutto in breve tempo. C’è da dire, tuttavia, che non tutte le donne che intendono rifarsi il seno hanno grasso in eccesso su cosce, pancia, glutei e fianchi da poter riutilizzare.
Il professor Zdenek Pros è tra quei chirurghi plastici che già praticano l’intervento “due in uno” e se ne dice molto soddisfatto, in quanto consente di avere un effetto estetico molto più naturale e di modellare meglio il seno.
Il convegno annuale della società dei chirurghi plastici inglesi, la «British Association of Aesthetic Plastic Surgeons», esaminerà il nuovo approccio chirurgico.
Una donna di Northampton (UK) di 34 anni, che quattro anni fa si sottopose all’intervento estetico in Inghilterra nell’ambito del progetto-pilota che doveva valutarlo, si dice contenta dei risultati ottenuti: anche se non aveva mai pensato d’ingrandirsi il seno, l’ipotesi di poterlo fare in modo naturale, liberandosi al contempo dei rotolini di ciccia sul girovita, l’ha convinta a operarsi. Adesso è soddisfatta per il miglioramento della sua silhouette e perchè ha di nuovo la taglia di seno di quand’era più giovane.
L’intervento “due in uno” si inserisce nell’ambito dei trattamenti cosiddetti “autologhi”, perchè realizzati con tessuti dello stesso paziente da operare.
Un’altra applicazione derivata dall’ingegneria tissutale è quella che si mette al servizio della medicina estetica grazie a una nuova sostanza inventata negli Stati Uniti. La ricerca americana promette non solo di migliorare i décolleté ma, miscelando la sostanza a poche cellule di grasso prelevate da una microscopica porzione di cute, permette di produrre creme antietà personalizzate e ‘filler’ duraturi per spianare rughe, cicatrici, acne, ulcere e piaghe. Si tratta, come detto, di trattamenti autologhi e anallergici, perché prodotti dal grasso dello stesso paziente e privi di siero e proteine animali, quindi sono risolti i problemi di rigetto, ipersensibilità e di usura, non essendo le sostanze riassorbite.
Sembra proprio, dunque, che la lotta all’invecchiamento e il rimodellamento di un corpo che non soddisfa metta in secondo piano bisturi e silicone e mette in primo piano la provetta. Per entrambi i filoni di ricerca i ricercatori hanno, infatti, utilizzato le cellule ‘serbatoio’ del grasso corporeo, gli adipociti, prelevati attraverso un’incisione di pochi millimetri dietro l’orecchio o sull’avambraccio. Tali cellule vengono poi “coltivate” in laboratorio nella nuova sostanza messa a punto negli Stati Uniti.
La prima prospettiva aperta dalla ricerca consiste nella “biocosmetica”, vale a dire la possibilità di ottenere creme rivoluzionarie da spalmare sul volto. I costi di queste “super-creme” ovviamente sono paragonabili a quelle spesso spese per la chirurgia estetica. Il motivo è che tali creme vanno ‘costruite’ sulla persona il costo infatti si aggira attorno ai 7mila dollari per la prima confezione, perché bisogna prima allestire una banca di cellule, mentre ogni nuova confezione avrà un costo inferiore ai 200 dollari. Ma con la nuova sostanza si è stati in grado di mettere in commercio prodotti contenenti collagene ed elastina che garantiscono risultati analoghi a quelli ottenibili con il botulino.
La prospettiva più interessante e’ però quella delle protesi. Attraverso una tecnica chiamata “lipofilling colturale” si possono ottenere vere e proprie porzioni di tessuto grasso da inserire nel viso e, come abbiamo visto, prelevare grasso dalla gamba per spostarlo sul seno.

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Puntura accidentale con ago abbandonato nell’ambiente

siringaLa puntura o ferita con aghi abbandonati nell’ambiente (strada, spiaggia, giardini, spazzatura), è causa tutt’altro che rara di accesso alle strutture sanitarie, specie di Pronto Soccorso. Essa può avvenire sia in ambito occupazionale, per esempio negli operatori ecologici, che, in ambito non occupazionale, ed è solitamente associata ad inquietudine e preoccupazione nell’esposto o, in caso di bambini, nei genitori.

Nonostante la plausibilità biologica e la possibilità sperimentale di isolare virus dal sangue contenuto nei sistemi ago-siringa (anche dopo un periodo di alcuni giorni e a diverse temperature o gradi di umidità), non è mai stato documentato alcun caso di infezione da HIV, ed in realtà neanche da HBV o HCV, in seguito ad esposizione con aghi abbandonati nell’ambiente.

Dal punto di vista teorico il rischio di infezione attraverso questa modalità dipende dalla probabilità che l’ago in questione sia stato utilizzato da una persona infetta (praticamente dalla prevalenza di infezione tra i tossicodipendenti) e dalla carica virale in grado di trasmettere l’infezione che residua nel tempo nel sangue contenuto nell’ago. La bassa probabilità che il sangue coagulato eventualmente contenuto nell’ago contenga particelle virali ancora infettanti è la principale spiegazione della mancanza di casi documentati attraverso questa modalità di trasmissione. Nella valutazione epidemiologica, va inoltre considerato l’effetto “meccanico” di rimozione del materiale contaminato che l’ago spesso subisce nell’attraversare indumenti prima di penetrare la cute.

Per tali motivi la Profilassi Post-Esposizione dopo questo tipo di esposizione non è generalmente presa in considerazione e il counselling degli esposti attraverso questa modalità deve pertanto tendere essenzialmente a rassicurare.

La ricerca dell’HIV e il test anticorpale sul materiale residuo nella siringa non sono raccomandati.

Fanno eccezione le raccomandazioni del Gruppo pediatrico SIDA e della Sottocommissione clinica della Commissione federale per i problemi inerenti l’AIDS della Federazione Svizzera, Cantone Italiano, nelle quali si suggerisce il ricorso alla Profilassi Post-Esposizione quando la siringa contenga “sangue fresco visibile e la ferita sia profonda o l’utilizzatore sia noto come soggetto con infezione da HIV“.

TESTS DA ESEGUIRE

– entro una settimana dalla puntura, anti-HIV, HBsAg, anti-HBs, anti-HBc [immunoglobulina M (IgM) ed immunoglobulina G (IgG)], anti-HCV e transaminasi (per escludere una infezione da HCV o HBV preesistente);

– a 30 giorni dalla puntura HCV RNA qualitativo (per cogliere in fase precoce una eventuale infezione da HCV);

– a 3-4 mesi dalla puntura, anti-HIV, anti-HCV e transaminasi (per escludere definitivamente l’infezione da HIV e HCV);

– a 6 mesi dalla puntura, HBsAg, anti-HBs, anti-HBc (per escludere definitivamente l’infezione da HBV);

RISULTATI

Il soggetto è considerato infetto da virus dell’epatite C se risulta anti-HCV positivo;

il soggetto è considerato infetto da virus dell’AIDS se risulta anti-HIV positivo;

il soggetto è considerato infetto da virus dell’epatite B se risulta HBsAg positivo, anti-HBs negativo e anti-HBc positivo. Il soggetto è considerato come non infetto e non protetto se risulta: HBsAg negativo, anti-HBs negativo e anti-HBc negativo. Il soggetto è considerato come protetto (dalla vaccinazione) se risulta: HBsAg negativo, anti-HBs positivo e anti-HBc negativo, e come protetto (dal superamento dell’infezione) se risulta: HBsAg negativo, anti-HBs positivo e anti-HBc positivo.

PROFILASSI POST-ESPOSIZIONE (PPE)

Se il soggetto è HBsAg positivo e non è vaccinato, la PEP prevede una somministrazione di immunoglobuline (Ig) entro 48-72 h dall’incidente e, contemporaneamente, la somministrazione della prima dose di vaccino.

Se il soggetto è HIV positivo, la profilassi post-esposizione deve essere iniziata al più presto possibile, possibilmente entro 4 ore dall’infortunio e, comunque, non oltre le 72 ore. Grazie alla profilassi, c’è una buona probabilità che il virus non riesca a diffondersi a sufficienza per sopravvivere e venga eliminato dall’organismo. La profilassi consiste in un trattamento farmacologico simile alla HAART (Highly Active Antiretroviral Therapy), la terapia antiretrovirale seguita dalle persone già contagiate da HIV, ma che, invece, ha lo scopo di ridurre la probabilità di contagio dopo una possibile esposizione.

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