Archivio per dicembre 2009

Buon anno in tutte le lingue del mondo


 

 

 

 

 

 

 

 

 

AFRIKAANS gelukkige nuwejaar, ALBANIAN Gëzuar vitin e ri, ALSATIAN e glëckliches nëies / güets nëies johr, ARABIC aam saiid / sana saiida, ARMENIAN shnorhavor nor tari, AZERI yeni iliniz mubarek, BAMBARA bonne année, BASQUE urte berri on, BELARUSIAN З новым годам (Z novym hodam), BENGALI subho nababarsho, BERBER asgwas amegas, BETI mbembe mbu, BOBO bonne année, BOSNIAN sretna nova godina, BRETON bloavez mad, BULGARIAN честита нова година (chestita nova godina), BIRMAN hnit thit ku mingalar pa, CANTONESE kung hé fat tsoi, CATALAN feliç any nou, CHINESE xin nièn kuai le / xin nièn hao, CORSICAN pace e salute, CROAT sretna nova godina, CZECH šťastný nový rok, DANISH godt nytår, DUTCH gelukkig Nieuwjaar, ESPERANTO felicxan novan jaron, feliæan novan jaron (Times SudEuro font), ESTONIAN head uut aastat, FAROESE gott nýggjár, FINNISH onnellista uutta vuotta, FLEMISH gelukkig Nieuwjaar, FRENCH bonne année, FRIULAN bon an, GALICIAN feliz aninovo, GEORGIAN gilotsavt aral tsels, GERMAN ein gutes neues Jahr / prost Neujahr, GREEK kali chronia / kali xronia, eutichismenos o kainourgios chronos (we wish you a happy new year), GUARANÍ rogüerohory año nuévo-re, HAITIAN CREOLE bònn ané, HAWAIIAN hauoli makahiki hou, HEBREW shana tova, HINDI nav varsh ki subhkamna, HUNGARIAN boldog új évet, ICELANDIC farsælt komandi ár, INDONESIAN selamat tahun baru, IRISH GAELIC ath bhliain faoi mhaise, ITALIAN felice anno nuovo, buon anno, JAPANESE akemashite omedetô, KABYLIAN asseguèsse-ameguèsse, KANNADA hosa varshada shubhaashayagalu, KHMER sur sdei chhnam thmei, KIRUNDI umwaka mwiza, KOREAN seh heh bok mani bat uh seyo, KURDE sala we ya nû pîroz be, LAO sabai di pi mai, LATIN felix sit annus novus, LATVIAN laimīgo Jauno gadu, LINGALA bonana / mbula ya sika elamu na tonbeli yo, LITHUANIAN laimingų Naujųjų Metų, LOW SAXON gelükkig nyjaar, LUXEMBOURGEOIS e gudd neit Joër, MACEDONIAN srekna nova godina, MALAGASY arahaba tratry ny taona, MALAY selamat tahun baru, MALTESE sena gdida mimlija risq, MAORI kia hari te tau hou, MONGOLIAN shine jiliin bayariin mend hurgeye (Шинэ жилийн баярын мэнд хvргэе), MORÉ wênd na kô-d yuum-songo, NORWEGIAN godt nytt år, OCCITAN bon annada, PERSIAN sâle no mobârak, POLISH szczęśliwego nowego roku, PORTUGUESE feliz ano novo, ROMANI bangi vasilica baxt, ROMANIAN un an nou fericit / la mulţi ani, RUSSIAN С Новым Годом (S novim godom), SAMOAN ia manuia le tausaga fou, SANGO nzoni fini ngou, SARDINIAN bonu annu nou, SCOTTISH GAELIC bliadhna mhath ur, SERBIAN srecna nova godina, SHONA goredzwa rakanaka, SINDHI nain saal joon wadhayoon, SLOVAK stastlivy novy rok, SLOVENIAN srečno novo leto, SOBOTA dobir leto, SPANISH feliz año nuevo, SWAHILI mwaka mzuri, SWEDISH gott nytt år, SWISS-GERMAN äs guets Nöis, TAGALOG manigong bagong taon, TAHITIAN ia ora te matahiti api, TAMIL iniya puthandu nalVazhthukkal, TATAR yana yel belen, TELUGU nuthana samvathsara subhakankshalu, THAI (sawatdii pimaï), TIBETAN tashi délek, TURKISH yeni yiliniz kutlu olsun, UDMURT Vyľ Aren, UKRAINIAN Z novym rokom, URDU naya saal mubarik, VIETNAMESE Chúc Mừng Nam Mới / Cung Chúc Tân Niên / Cung Chúc Tân Xuân, WALOON (“betchfessîs” spelling) bone annéye / bone annéye èt bone santéye, WELSH blwyddyn newydd dda, WEST INDIAN CREOLE bon lanné, YIDDISH a gut yohr.

Staff di Galeno Salute


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L’ansia? Colpa dell’amigdala

Il disturbo d’ansia generalizzato dipende da una configurazione differente del cervello.

Che strada fanno all’interno del nostro cervello gli stimoli e i pensieri? Studiare e osservare questi ponti, che talvolta si interrompono causando disturbi da mancata connessione, è l’ultima frontiera delle neuroscienze. In particolare, secondo l’ultimo esperimento a riguardo, pare che i cosiddetti disturbi d’ansia generalizzati (GAD) siano imputabili a un’anomalia di connessione che interessa due zone dell’amigdala, la parte del cervello deputata al controllo delle emozioni.

LO STUDIO – I neuro scienziati della Stanford University School of Medicine hanno sottoposto a tecniche di risonanza magnetica il cervello di sedici pazienti affetti da GAD e di 17 persone sane, nel tentativo soprattutto di capire quali sono le aree connesse. Osservando la funzionalità delle differenti regioni cerebrali in base all’afflusso di sangue, il team di ricercatori di Stanford ha individuato nei pazienti affetti da GAD una sorta di difetto di collegamento riguardante l’amigdala basolaterale e l’amigdala centromediale. Normalmente la prima è connessa al lobo occipitale, ai lobi temporali e alla corteccia prefrontale e stimola le aree coinvolte nei meccanismi cognitivi e mnemonici. La seconda invece comunica con il talamo e stimola le aree coinvolte nella respirazione, nei battiti cardiaci e nei meccanismi dell’attenzione.

L’ANOMALIA – In sostanza nei soggetti ansiosi è stato riscontrato che entrambe le zone dell’amigdala non comunicano con i loro naturali interlocutori. Come se partissero due telefonate giuste, ma rivolte agli interlocutori sbagliati. Sarebbe proprio questa ostruzione di connessione a spiegare alcuni disturbi legati all’ansia. La scoperta potrebbe avere importanti applicazioni anche nella spiegazione di altri tipi di disordini psicologici, ma alla fine torna a proporsi la vecchia storia dell’uovo e della gallina: questa deviazione di connessione rende le persone ossessivamente ansiose oppure le persone ansiose tendono come conseguenza ad avere quest’anomalia?

Fonte CORRIEREDELLASERA.it 


FAZIO: CON LA MEDICINA DIFENSIVA SI SPRECANO 10 MILIARDI ALL’ANNO. In arrivo una nuova legge.

Con la nuova legge sul rischio clinico si abbatteranno i costi della medicina difensiva, pari a ben 10 miliardi all’anno, circa un decimo del Fondo sanitario nazionale. E’ quanto ha sostenuto il viceministro della Salute Ferruccio Fazio che a tal proposito ha annunciato la preparazione di un disegno di legge al Senato che regolamenti il governo clinico su questo argomento.
Il vice ministro ha spiegato che nella cosiddetta medicina difensiva sono compresi analisi e operazioni inutili, fatte piu’ per tutelare il medico che la salute del paziente. Il disegno di legge prevede che la responsabilita’ civile sia a carico della struttura sanitaria e non del singolo professionista, l’assicurazione obbligatoria per le strutture ospedaliere, l’obbligatorieta’ dell’istituzione di un’unita di crisi sul rischio clinico. In tal modo, secondo Fazio, si arrivera’ a una consistente riduzione delle prestazioni richieste a scopo cautelativo che genereranno le risorse necessarie per ammortizzare i premi pagati per le assicurazioni.

 Fonte SanitaNews.it   

Chi mangia in fretta ingrassa di più

Masticare con calma aiuta a non mangiare troppo: il merito è degli ormoni della sazietà.

Chi va piano va sano e va lontano. Adattato alla dieta, il vecchio detto potrebbe suonare più o meno così: chi mastica piano resta sano e mangia poco. Che mangiare con calma sia meglio di trangugiare un pasto intero in cinque minuti non è precisamente una novità, ma oggi c’è uno studio, di prossima pubblicazione sulle pagine di Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, che mette il «sigillo» scientifico a tutto questo con un esperimento a cui molti si sarebbero forse sottoposti assai volentieri.

Il cibo-test usato dagli autori, un gruppo di ricercatori del Laiko General Hospital di Atene, in Grecia, è stato infatti un ghiotto gelato da 300 grammi. Ai volontari sono stati dati ben trenta minuti per gustarselo: alcuni lo hanno spazzolato in pochi minuti, altri si son presi tutto il tempo per mangiarlo. I ricercatori hanno prelevato campioni di sangue prima del gelato e poi ogni 30 minuti, fino a tre ore e mezzo dopo l’inizio del pasto; nel sangue sono stati dosati glucosio, insulina, grassi e i livelli di due ormoni, il peptide YY e il peptide simile al glucagone. Questi ormoni, che vengono prodotti dall’intestino, agiscono sul cervello inducendo sazietà e segnalando che il pasto deve interrompersi; ebbene, chi aveva impiegato più tempo a mangiare il gelato aveva mediamente livelli più elevati nel sangue di peptide YY e peptide simile al glucagone, e non a caso riferiva di sentirsi più sazio.

«Molti di noi hanno sentito dire che mangiare veloce porta a esagerare e perfino a diventare obesi; già altri studi di osservazione hanno confermato questa idea – dice Alexander Kokkinos, il responsabile della ricerca –. I nostri dati offrono una spiegazione per tutto ciò: la velocità a cui si mangia, infatti, incide non poco sulla sintesi di ormoni fondamentali per segnalare al cervello la sazietà e quindi dare lo stop al pasto». Se non si dà il tempo agli ormoni di essere prodotti e arrivare al cervello (e occorrono almeno dieci, venti minuti dall’inizio del pasto perché succeda), non riceviamo il segnale di stop: chi spazzola un tavolo prima che si inneschi la comunicazione stomaco-cervello è destinato perciò a esagerare e mangiare qualcosa di troppo. Non a caso esistono studi che rivelano come la carenza dei due ormoni intestinali porti a stra-mangiare. «Quando diciamo ai bambini di non abbuffarsi come lupi abbiamo più che ragione: proprio ai più piccoli è fondamentale insegnare l’importanza di masticare con calma, prendendosi tutto il tempo necessario per gustare il pasto – considera il ricercatore –. Il problema ovviamente riguarda anche gli adulti: molti oggi, pressati dagli orari di lavoro e da una vita frenetica, finiscono per trangugiare in fretta i pasti. E spesso proprio per questo mangiano più del necessario: è ora di riprendersi il tempo adeguato per consumare pranzo e cena, dando la possibilità al nostro organismo di sentire la sazietà».

fonte CorrieredellaSera.it   

BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO)

Cos’è | La BPCO (BroncoPneumopatia Cronico Ostruttiva) è una sindrome clinica eterogenea e complessa caratterizzata dal progressivo declino della funzione respiratoria, causata da una infiammazione cronica delle vie aeree indotta soprattutto dal fumo di sigaretta. La bronchite cronica e l’enfisema polmonare possono essere origine di questa patologia.

La BPCO rappresenta oggi sia in Italia che nel resto del mondo la più frequente causa di invalidità e di morte fra tutte le malattie respiratorie.

Cause | Il fumo di sigaretta è il principale fattore di rischio di BPCO. L’età di inizio ed il numero giornaliero di sigarette fumate condizionano l’evoluzione della malattia. Smettere di fumare ne rallenta invece l’evoluzione.

Il ruolo svolto dall’inquinamento domestico, ambientale e lavorativo nello sviluppo della malattia è meno noto rispetto a quello del fumo di sigaretta,  ma sempre più numerose sono le segnalazioni di un rapporto esistente fra questi agenti e l’insorgenza di BPCO.

Esiste comunque, indipendentemente dal fattore di rischio, una variabilità individuale nei confronti dello sviluppo della malattia. L’evidenza che i fattori genetici sono importanti nel determinismo della BPCO, deriva dall’osservazione di soggetti con deficit di alfa1-antitripsina che presentano un rischio elevato di sviluppare BPCO, soprattutto se fumatori abituali.

Sintomi | La BPCO è una malattia cronica capace di condizionare in maniera significativa la qualità di vita dei pazienti. La sintomatologia clinica è determinante anche ai fini della definizione della gravità di malattia. Tipici sintomi sono la tosse produttiva cronica (o ricorrente per un minimo di 3 mesi/anno per almeno 2 anni consecutivi), la difficoltà di respiro, la dispnea associata ad una minore tolleranza allo sforzo.

Tali disturbi evolvono in maniera progressiva ed irreversibile, anche se la smettere di fumare può ritardare il declino funzionale e ridurre i sintomi respiratori. Lo spettro di gravità è estremamente ampio e può variare dal lieve e transitorio incremento dei sintomi gestibili autonomamente da parte del paziente, fino a condizioni di estrema gravità per le quali è necessario il ricovero in terapia intensiva o l’attivazione di un piano di ossigenoterapia o di ventilazione meccanica. Il peggioramento dei sintomi determina l’insorgenza di una riacutizzazione della malattia. Le riacutizzazioni hanno un notevole impatto sulla evoluzione della malattia e sono frequentemente determinate da infezioni respiratorie soprattutto nei mesi invernali.

Esami | La diagnosi di BPCO nella popolazione generale è attualmente sottostimata e la spirometria, metodica indispensabile per diagnosticare correttamente la BPCO e valutarne la progressione, è sottoutilizzata. D’altra parte una esatta diagnosi e una corretta valutazione funzionale consentono di attuare precocemente provvedimenti capaci di ridurre i sintomi, migliorare la qualità della vita, rallentare la progressione della patologia.
Un corretto esame obiettivo è il primo elemento utile per la diagnosi per la possibilità di rilevare un respiro sibilante, una iperespansione del torace, la cianosi.  L’esame spirometrico comunque rimane il test fondamentale per valutare la funzione respiratoria e definire la gravità della malattia.
Gli esami radiografici (Rx torace e TAC) evidenziano le alterazioni strutturali delle vie aeree ma devono essere riservati ai casi di assoluta necessità. Infine l’emogasanalisi (determinazione dei gas nel sangue arterioso) evidenzia i livelli di ossigeno e di anidride carbonica.

Trattamento | La cessazione del fumo di sigaretta costituisce l’unico trattamento in grado di rallentare l’evoluzione della malattia. Oggi disponiamo di una serie di farmaci capaci di migliorare i sintomi, ridurre il numero di riacutizzazioni, migliorare la qualità di vita del paziente, ma  non in grado di rallentare il progressivo deterioramento della funzione respiratoria.

La terapia della BPCO si avvale di broncodilatatori e corticosteroidi, utilizzati prevalentemente e preferibilmente per via inalatoria. La teofillina deve essere utilizzata sotto stretto controllo medico a causa dei possibili effetti collaterali. Gli antibiotici sono utili soltanto in corso di riacutizzazione determinata da infezioni dell’apparato respiratorio.

Nei  casi più gravi, ma soprattutto nell’insufficienza respiratoria cronica è necessario utilizzare l’ossigenoterapia a lungo termine ed in alcuni casi si  fa ricorso alla ventilazione meccanica. La riabilitazione respiratoria è parte integrante del trattamento della BPCO: i  programmi riabilitativi possono infatti influenzare positivamente la funzione dei muscoli respiratori e periferici e lo stato nutrizionale del paziente. Purtroppo sappiamo che l’aderenza del paziente alla terapia è generalmente scarsa, pertanto l’educazione del paziente è un intervento fondamentale per ottimizzare il programma terapeutico-riabilitativo.

fonte                                                                 

QUANDO SI DICE UNA MELA AL GIORNO

Poteva sembrare un luogo comune ormai logoro e vagamente petulante, ma uno studio internazionale rende di nuovo onore alle qualità terapeutiche delle mele. Il frutto contiene infatti una buona percentuale di quercetina, flavonoidi fra i più diffusi e potente antiossidante. La stessa sostanza è contenuta anche in altri alimenti, in particolare le cipolle, l’uva e i mirtilli.
Proprio per la presenza di questo flavonoide, tali alimenti hanno costituito la base di studio per una ricerca portata avanti in collaborazione fra l’Università di Ottawa in Canada, l’Università di Aberdeen in Scozia e l’Ireland’s National Cancer Registry.
Lo studio ha preso in esame un campione complessivo di quasi 700 persone, fra soggetti sani e malati di cancro, giungendo alla conclusione che all’interno del regime alimentare quotidiano la quercetina è in grado di ridurre addirittura della metà il rischio di insorgenza di un cancro del colon.
L’equipe di ricerca, i cui risultati sono apparsi sul prestigioso British Journal of Nutrition, hanno scelto i partecipanti all’interno di una categoria di persone che bevevano regolarmente tè e fra i quali vi fosse un’alta incidenza di tumore al colon. La scelta si spiega con la necessità, da parte dei medici, di verificare gli effetti di alcuni sottogruppi di flavonoidi in altri alimenti, dal momento che era già nota la presenza degli stessi nella pianta del tè e di conseguenza nella bevanda che se ne ricava.
Il risultato è che mele, cipolle e tutti gli altri alimenti che presentano buone quantità di quercetina risultano preventivi nei confronti del tumore al colon. La maggior quantità di quercetina si trova nelle varietà rosse, sia di mele che di cipolle, e si concentra nella parte della buccia. La quercetina presenta peraltro un lato positivo per quanto riguarda i livelli di tossicità, che restano molto bassi anche di fronte a quantità elevate, come dimostra un altro studio, questa volta italiano, condotto dal Cnr di Avellino.
La ricerca italiana sostiene che in caso di leucemia la quercetina sarebbe in grado di “sensibilizzare” le cellule tumorali all’azione di farmaci pro-apoptotici. In ogni caso, la quercetina dimostra di essere un alleato valido e del tutto naturale nella prevenzione dei tumori al colon.

fonte

 

 

 

 

OBESITA’: BIOMARCATORI PER DIETE PERSONALIZZATE

Una banca di biomarcatori, geni e proteine, in grado di predire la risposta di una persona obesa a una dieta specifica. E’ al lavoro un gruppo di ricercatori dell’Universita’ di Navarra, coordinati da Estibaliz Goyenechea Soto, una scienziata della Scuola di Farmacia dello stesso ateneo spagnolo. I ricercatori hanno dimostrato che la presenza massiccia di grasso corporeo, e quindi di livelli piu’ elevati di sostanze infiammatorie nel sangue, impedisce la perdita o il mantenimento del peso corporeo. Lo studio ha esaminato come la genetica personale dei pazienti obesi possa aiutare od ostacolare la perdita di peso. Alcune persone in sovrappeso od obese hanno geni mutati o alterati che, inizialmente, rendono difficile perdere peso e poi rendono piu’ facile riacquistare i chili persi in sei mesi o in un anno. Lo stesso problema si verifica nei pazienti che hanno livelli piu’ elevati di sostanze infiammatorie nel loro sangue. Questa predisposizione genetica, insieme a fattori esterni e personali (come inadeguate abitudini alimentari o inattivita’ fisica), predispone i pazienti all’obesita’ e alle complicazioni che ne derivano (diabete, ipercolesterolemia e ipertensione arteriosa) che a loro volta aumentano il rischio cardiovascolare. Lo studio ha fornito nuovi dati sulla genetica e sui biomarcatori plasmatici che predicono la risposta dei pazienti obesi a diete specifiche. L’obiettivo e’ quello di sviluppare strategie terapeutiche personalizzate nel futuro sulla base delle caratteristiche genetiche di ogni persona. Una banca di biomarcatori in grado di predire la risposta di una persona alla perdita di peso potrebbe consentire ai medici di conoscere, con un semplice esame del sangue, come ogni paziente dovrebbe reagire a diversi tipi di intervento nutrizionale. Lo studio ha coinvolto 180 pazienti in sovrappeso od obesi che hanno seguito una dieta ipo-calorica (a basso consumo energetico) per 8 settimane e sono stati valutati dopo sei mesi e di nuovo un anno dopo la fine del l’intervento dietetico.

fonte AGIsalute 


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