S’IMPARA PIÙ DAI SUCCESSI CHE DAGLI ERRORI

Non è sempre vero che sbagliando s’impara: fare la cosa giusta con successo aiuta il cervello a immagazzinare informazioni importanti. I ricercatori americani del Massachusetts Institute of Technology (MIT) hanno scoperto che il cervello umano impara più dai successi che dai fallimenti e questo potrebbe spiegare perché spesso le persone sono portate a ripetere gli stessi errori.
Gli studiosi statunitensi, guidati dal neurologo Earl Miller, hanno pubblicato la loro scoperta sulla rivista “Neuron” e sono riusciti a “fotografare” per la prima volta il processo dell’apprendimento.
Le cellule cerebrali reagiscono in tempo reale agli stimoli esterni, modificando il loro modo di comportarsi a seconda che l’azione compiuta dal soggetta sia giusta o sbagliata: esse sono capaci di distinguere e registrare i comportamenti recenti corretti da quelli sbagliati e reagiscono in maniera differente a essi, come spiega il dott. Miller.
L’esperienza immagazzinata nel cervello costituisce dunque una preziosa riserva di informazioni, da utilizzare quando servono: tuttavia un errore fa reagire il cervello molto di meno rispetto al compimento di un’azione giusta.
Il risultato di questo è che è possibile modificare e migliorare il proprio comportamento più con ciò che abbiamo imparato da quel che abbiamo fatto bene che da quello che abbiamo appreso sbagliando.
Gli studiosi, per giungere a queste conclusioni, hanno condotto dei test sulle scimmie grazie a dei giochi per computer: se i primati sceglievano la risposta giusta, guadagnavano una ricompensa.
Il modello di apprendimento elaborato dagli scienziati americani prevedeva, così, un modello di apprendimento basato su una risposta ravvicinata allo stimolo ricevuto.
Il test consisteva in questo: se sullo schermo del pc appariva un uomo che fumava la pipa, le scimmie dovevano voltarsi a sinistra, mentre, se compariva l’immagine di un semaforo, dovevano girarsi a destra. La procedura veniva ripetuta diverse volte per stimolare il processo d’apprendimento della risposta corretta.
Mentre i primati compivano questa prova basata sullo schema “trial & error” (prova ed errore), gli scienziati misuravano la loro attività cerebrale nelle aree della corteccia prefrontale (che armonizza pensieri e azioni) e nell’area dei gangli basali (che controllano i movimenti). I dottori hanno così potuto notare una maggiore attivazione cerebrale in caso di risposta giusta (cinque secondi di attivazione neuronale) rispetto a una risposta sbagliata (solo un secondo di attivazione neuronale). Facendo la giusta scelta, l’informazione corretta veniva impressa più profondamente e più a lungo nella memoria degli animali che così, alle domande e alle prove successive, riuscivano più facilmente a superare il test.
La modificazione strutturale cerebrale riscontrata nel cervello delle scimmie si poteva osservare in seguito a una risposta corretta, ma non dopo una risposta errata: così gli individui che sbagliavano tendevano a ripetere il loro errore, mentre quelli che “azzeccavano” l’idonea risposta allo stimolo erano più veloci alle prove successive a fare di nuovo bene.
Per Miller “la risposta con la più alta frequenza cerebrale anticipava una nuova risposta corretta. Questo spiega il motivo per cui a livello di sistema neurale si apprende più dai successi che dai fallimenti”.
Gli studiosi americani ritengono di aver apportato, con il loro lavoro, un prezioso contributo d’approfondimento sulla plasticità cerebrale, cioè sulla capacità del cervello di modificare la propria struttura e il proprio funzionamento in base alle esperienze passate. Quest’indagine potrebbe, secondo Miller e colleghi, far comprendere meglio i meccanismi dell’apprendimento e aiutare a risolvere i problemi legati a esso.
Uno studio scientifico simile a quello del MIT era già stato svolto dalla dott.ssa Evelin Crone, dell’Università di Leida, in Olanda, e pubblicato sul “Journal of Neuroscience”.
La scienziata aveva testato i processi di apprendimento in differenti fasce d’età: nei bambini di 8-9 anni funziona molto bene il processo d’apprendimento basato sui successi; nei piccoli di 12 anni anche gli sbagli incidono alcune informazioni preziose nella memoria; negli adulti le differenze tra ciò che si impara dai successi e ciò che si apprende dai fallimenti si assottigliano sempre di più, fino a far concludere agli scienziati che, effettivamente, gli esseri umani adulti sono in grado di imparare allo stesso modo dalle loro azioni giuste e da quelle sbagliate.
Dunque sbagliando…ancora s’impara!! 

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