Iperemesi gravidica

Nausea e vomito sono sintomi molto comuni in gravidanza, soprattutto durante il primo trimestre, e si stima possano verificarsi nel 70-85% delle donne. L’iperemesi gravidica (IG), al contrario, è una condizione altamente debilitante, in cui nausea e vomito compaiono e persistono in forma grave, e che colpisce una piccola percentuale (0,3-2% circa) di donne gravide. Nonostante sia il vomito il sintomo più preoccupante in corso di IG, una nausea persistente e debilitante può anch’essa condizionare negativamente la qualità della vita, con conseguenti assenze ripetute e protratte dal posto di lavoro. Rappresenta inoltre la principale causa di ospedalizzazione durante la gravidanza.

Studi epidemiologici hanno rivelato che le pazienti con IG sono più di frequente donne giovani, non fumatrici e di razza non caucasica; una storia precedente di IG, il diabete, uno stato di depressione o altre malattie psichiatriche, disturbi tiroidei, un’ulcera peptica e l’asma sono considerati fattori di rischio ulteriori. Numerosi studi hanno inoltre evidenziato una correlazione tra comparsa di IG e feto di sesso femminile. L’eziologia dell’IG non è stata ancora completamente chiarita, ma si ritiene sia il risultato di interazioni complesse tra fattori biologici, psicologici e socio-culturali. I meccanismi proposti sono numerosi e tra di essi si annoverano alti livelli sierici di gonadotropina corionica umana (hCG), l’azione degli estrogeni e degli ormoni tiroidei e l’infezione da Helicobacter pylori.

Al fine di porre una diagnosi corretta, ogni altra possibile causa di nausea e vomito (epatite, pancreatite, ostruzioni del tratto gastroenterico, patologie a carico della tiroide, ulcere, insufficienza adrenocorticale) deve essere esclusa, soprattutto quando i sintomi di IG iniziano dopo il primo trimestre di gravidanza. Non esiste infatti un esame specifico e diagnostico di IG: nella donna gravida, in presenza di vomito intrattabile, uno squilibrio di fluidi, elettroliti e del rapporto acido/basico associato a deficit nutrizionale e a perdita di peso permette di porre diagnosi di IG, una volta escluse altre patologie in atto. Al fine di evitare danni gravi e potenzialmente irreversibili, è necessario instaurare immediate terapie correttive nella paziente gravida iperemica. Non esiste un unico approccio terapeutico e l’iniziale gestione della paziente si deve basare sulla valutazione della gravità delle condizioni generali e sul grado di idratazione. La paziente dovrebbe innanzitutto assumere spontaneamente liquidi in quantità sufficienti a evitare la disidratazione, che determina a sua volta un peggioramento della nausea. Se la paziente è incapace di tollerare fluidi ingeriti per via orale, sono necessarie l’ospedalizzazione e la reidratazione parenterale. Un cambiamento nelle abitudini alimentari può essere di aiuto: piccoli pasti frequenti e asciutti, cibi salati, non rimanere mai a digiuno, mangiare qualcosa prima di alzarsi dal letto sono tutti trucchi utili. Anche lo zenzero, da sempre usato per il controllo di nausea e vomito dai popoli asiatici, sembrerebbe migliorare la sintomatologia senza alcun effetto dannoso sul feto; possono inoltre essere di giovamento sia l’agopuntura sia l’agopressione. Infine, se la terapia di supporto non è sufficiente, si può instaurare una terapia con antiemetici.

 

Bibliografia

  • Goodwin TM. Hyperemesis gravidarum. Obstet Gynecol Clin North Am 2008;35:401-417, VIII.
  • Ismail SK, Kenny L. Review on hyperemesis gravidarum. Best Pract Res Clin Gastroenterol 2007;21:755-769.
  • Sheehan P. Hyperemesis gravidarum – assessment and management. Aust Fam Physician 2007;36:698-701.

Tratto dal sito: http://www.benexolb12.bayer.it


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