Archivio per gennaio 2010



Il tumore al seno

Il tumore della mammella si sviluppa nelle ghiandole dove avviene la produzione del latte o nei dotti che portano il latte ai capezzoli. Generalmente vengono identificate quattro categorie:

* stadio 1: l”estensione del tumore è limitata al seno (stadio iniziale);
* stadio 2: il tumore si diffonde nelle immediate vicinanze, ad esempio i linfonodi ascellari (localmente avanzato);
* stadio 3: il tumore si espande ai tessuti sottostanti del torace (localmente avanzato);
* stadio 4: il tumore si diffonde ad ulteriori parti del corpo (tumore al seno metastatico o avanzato).

Sia la prognosi sia il trattamento sono influenzati dallo stadio in cui il tumore si trova al momento della diagnosi.

Ci sono diversi tipi di tumore al seno, con tassi di crescita e risposta alle terapie differenti; questo significa che il tessuto tumorale dovrebbe essere sempre sottoposto a dei test per determinare il tipo di tumore, ad esempio se è positivo o meno al recettore ormonale ER o al gene HER2 (Human Epidermal Growth Factor Receptor-2).

Incidenza |
* In tutto il mondo, il tumore della mammella è la prima causa di morte per cancro nel mondo tra le donne al di sotto dei 55 anni, e vengono diagnosticati più di un milione di nuovi casi all”anno.
* Nel 2005 un rapporto dell”Organizzazione Mondiale della Sanità ha rilevato 502.000 morti in tutto il mondo.
* Il tumore al seno è il secondo tumore più comune; l”8-9% di tutte le donne viene colpito da questa patologia.
* In Italia, la diagnosi di tumore della mammella interessa circa 450.000 donne, con circa 37.000 nuovi casi ogni anno. La malattia è responsabile di 8.000 decessi all”anno.

Fattori di rischio |
Anche se non è possibile indicare una causa precisa del tumore alla mammella, l”osservazione delle caratteristiche epidemiologiche della malattia ha permesso di identificare una serie di fattori di rischio più probabili:

* età, come dimostrato dal fatto che il 78% dei tumori viene diagnosticato in donne di almeno 50 anni;
* familiarità con il tumore al seno: la figlia, la sorella o la madre di una persona che abbia sviluppato un tumore alla mammella presentano una probabilità di ammalarsi più alta rispetto alla popolazione generale. Questa predisposizione non va confusa con l”ereditarietà, che interessa un numero molto limitato di casi;
* precedenti patologie benigne al seno;
* livelli aumentati di ormoni o prolungata esposizione a questi ultimi, ad esempio con l”inizio precoce del ciclo mestruale o con la terapia ormonale sostitutiva in menopausa;
* prima gravidanza tardiva o assenza di gravidanze;
* precedenti di tumore alla mammella;
* esposizione a radiazioni ionizzanti (radioterapia eseguita nell”area toracica) ;
* stili di vita come alto consumo di alcol e alimentazione ricca di grassi.

Sintomi |
I sintomi del tumore della mammella possono essere:

* un nodulo duro nel seno o nell”ascella, di solito non doloroso e che si presenta solo da un lato;
* un cambiamento nella grandezza o nella forma del seno;
* modifiche della pelle della mammella;
* cambiamenti nel capezzolo, come secrezioni inusuali o l”apparizione di rash cutaneo nell”area circostante.

continua a leggere: Il tumore al seno [fonte molecularlab.it]  

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Sesso lui, parole lei uomini e donne diversi anche quando sognano

Gli uomini e le donne sono uguali? Neanche per sogno. Maschi e femmine hanno comportamenti e pensieri diversi anche quando dormono: nei primi sono più frequenti “azioni” e sogni di stampo erotico, meno diffusi nelle seconde, che parlano, piangono e sorridono più spesso.  Durante la notte non solo si sogna, ma si compiono vere e proprie azioni che rispecchiano quelle oniriche: ad esempio risvegliarsi eccitati dopo un sogno erotico o accorgersi di aver sorriso nel sonno.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Sleep, ha notato che tra i “comportamenti-tipo”, il più frequente è la paura (il 93% degli intervistati l`ha avvertita, al risveglio, perlomeno “raramente” durante l`anno); seguono comportamenti erotici (il 78% ha dichiarato di essersi risvegliato da un sogno erotico sessualmente eccitato); il 72% si è svegliato felice scoprendo di aver effettivamente sorriso nel sonno; altri quattro comportamenti sono stati segnalati da almeno il 50% degli intervistati: parlare, piangere, arrabbiarsi (fino a tirare pugni e calci), e altri movimenti (come ad esempio salutare).

I sogni come la realtà: le ragioni per ricordarli. Guarda la fotogallery

Comportamenti del genenere sono molto più frequenti di quanto non si pensi: la ricerca ha infatti accertato che in condizioni normali essi vengono ricordati solo in un terzo dei casi, ma se rievocati da un`adeguata stimolazione tornano in mente al 98,2% degli intervistati.    

Fonte SALUTE24.it 

Bastano 15 sigarette per modificare il Dna

Per un polmone nuovo ci vogliono 15 anni, per farlo invecchiare bastano 15 sigarette. Parola degli esperti  del Wellcome Trust Sanger Institute di Cambridge che per la prima volta sono riusciti a catalogare tutti gli errori genetici a cui va incontro il Dna sotto l`effetto delle sostanze chimiche del tabacco.

Sono 23.000 le mutazioni dei geni provocate dal fumo, secondo il nuovo studio del Progetto Genoma Umano dei Tumori pubblicato su Nature. Il nuovo tassello nella comprensione dell`insorgenza e dello sviluppo dei tumori, in particolare quelli del polmone e il melanoma (tumore della pelle), si arricchisce di dettagli inediti. A provocare il caos genetico che conduce alla malattia non è infatti un`unica mutazione, ma una combinazione. “I tumori si verificano quando il controllo del comportamento delle cellule è perso”, spiega Andy Furtreal, uno degli autori della scoperta. A quel punto le cellule crescono come, quando e dove non dovrebbero. Nel caso del fumo, ad esempio, bastano 15 sigarette, secondo i calcoli dei ricercatori, a innescare una singola mutazione. Le variazione negative del Dna si trasmettono poi alle generazioni successive. Per far rientrare l`allarme, secondo lo studio, c`è bisogno di 15 anni di completa astinenza dal tabacco, dopo i quali il rischio di sviluppare cancro al polmone torna a livelli normali.

Fonte SALUTE24.it 

Anno nuovo, contraccettivo nuovo

Un ormone già identificato anni fa negli uccelli e nelle zebre è presente anche negli esseri umani. Il suo nome è GnIH e nel nostro organismo svolgerebbe la stessa funzione studiata qualche anno fa sugli animali, ovvero quella di inibitore di un altro ormone coinvolto nella riproduzione. Il GnIH sarebbe in grado di bloccare l’azione della gonadotropina, la quale è preposta al rilascio di GnRH, l’ormone che regola appunto i meccanismi di riproduzione biologica. Utilizzando il gene appena scoperto, si potrebbe pertanto inibire la funzione riproduttiva. La scoperta è frutto del lavoro di un gruppo di neuroscienziati americani dell’Università della California con sede a Berkeley coordinati dal dott. Takayoshi Ubuka, il quale ha dichiarato a margine della presentazione dei risultati: “identificare l’ormone inibitorio negli esseri umani ci costringe a rivedere la nostra comprensione del meccanismo di controllo della riproduzione umana. Ci auguriamo che questo stimolerà studi clinici su persone con pubertà precoce o in materia di contraccezione”. Il gene potrebbe infatti avere effetti anche sulla pubertà e, considerato che nella maggior parte dei casi gli ormoni coinvolti nella riproduzione sono alla base della degenerazione cellulare e dello sviluppo di tumori, si potrebbe utilizzare anche come agente anticancro. I ricercatori intendono perciò continuare a indagare sui meccanismi e sulle possibilità del nuovo ormone scoperto, tentando di utilizzarne la conoscenza anche a vantaggio di alcune patologie, oltre che ricavandone un nuovo contraccettivo.

Gli esiti della prima fase della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Plos One.

Fonte                                                       

Obesità: in arrivo aromi che fanno sentire sazi

Esiste una possibilità reale di sviluppare una nuova generazione di prodotti alimentari che rilasciano aromi ‘anti-fame’ durante la masticazione, aiutando le persone a sentirsi subito sazi. Ne e’ convinto un gruppo di ricercatori del Belgio che ha espresso la sua teoria in un articolo pubblicato sulla rivista ACS’ Journal of Agricultural and Food Chemistry. Questi cibi, secondo gli studiosi, potrebbero combattere l’epidemia mondiale di obesità attualmente in atto grazie a particolari aromi che bloccano la fame e impediscono alle persone di mangiare molto. Rianne Ruijschop e colleghi hanno notato che gli scienziati hanno cercato a lungo di sviluppare alimenti gustosi che attivano o aumentare la sensazione di ‘sazietà’. Fino a poco tempo fa, la ricerca e’ stata concentrata sugli effetti del cibo nello stomaco dopo che le persone lo hanno inghiottito. Ora gli sforzi sono tutti tesi a creare cibi che ci saziano subito, magari sfruttando l’azione di aromi anti-fame. Le molecole che compongono l’aroma di un alimento, secondo quanto spiegato dai ricercatori, potrebbero inviare un segnale al cervello che attiva subito la sensazione di sazietà e aiutare così le persone. Le prospettive, dicono i ricercatori, sono davvero molto promettenti, anche se si e’ ancora all’inizio delle prime sperimentazioni.

Fonte AGI-Salute  

Il vantaggio di essere tristi

tristezzaAd esser tristi ci si guadagna. Un approccio imbronciato nei confronti della vita ha tanti lati negativi, ma da oggi segna un punto a suo vantaggio. Uno studio australiano dell’Università di New South Wales sostiene che il cattivo umore sia un valido aiuto per la nostra memoria e un antidoto contro le truffe. La negatività renderebbe infatti le persone meno ingenue, grazie a un potenziamento del proprio spirito critico.
L’ideatore della ricerca, lo psicologo Joseph Forgas, sostiene quindi che le persone tristi siano più attrezzate per affrontare la realtà di tutti i giorni: “Essere tristi rende più critici e attenti rispetto al mondo esterno, mentre chi è felice e di buon umore tende a credere a qualsiasi cosa gli venga detta“. Per questo motivo, tali soggetti risultano più difficili da raggirare per chi ha cattive intenzioni.
Se gli entusiasti devono pagare lo scotto di una pericolosa ingenuità, tuttavia, i depressi scontano una mancanza di creatività e di immaginazione: “Mentre uno stato d’animo positivo promuove la fantasia, la flessibilità, la cooperazione e la dipendenza dalle scorciatoie mentali, uno stato d’animo negativo rende più lucidi nel pensiero e nell’elaborazione delle informazioni”, afferma il dott. Forgas.
Lo studio australiano è giunto a queste conclusioni grazie a un esperimento a cui hanno partecipato alcune centinaia di volontari; i medici hanno provocato nei soggetti stati d’animo di segno opposto attraverso la visione di film o il ricordo di determinati eventi personali. Successivamente, sono stati sottoposti ai volontari diversi luoghi comuni e dicerie, di fronte ai quali i più tristi hanno reagito con scetticismo e con una maggior dose di razionalità e di autonomia rispetto a pregiudizi di ordine religioso o razziale.
Dallo studio emergerebbe, tra l’altro, anche la tendenza, per questi soggetti, a una più spiccata capacità comunicativa. “La nostra ricerca suggerisce che il cattivo umore promuove strategie di elaborazione delle informazioni più idonee ad affrontare le situazioni più esigenti“, è la conclusione del dott. Forgas.
Chi si sveglia di cattivo umore può quindi consolarsi con i risultati di questa ricerca e magari trovare da qui lo spunto per un diverso approccio nei confronti delle cose della vita.

fonte Italiasalute.it  Segnala questo post su Facebook


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