Sperimentato con successo un dispositivo portatile per lenire l’artrosi del ginocchio

Impulsi elettromagnetici aiutano a ridurre dolore e infiammazione in caso di artrosi del ginocchio. La segnalazione viene da uno studio americano dell’Henry Ford Hospital presentato all’ultimo Congresso dell’Orthopaedic Research Society.

Nella ricerca sono stati considerati 34 pazienti a cui è stato chiesto di utilizzare un dispositivo portatile che emette impulsi elettromagnetici di bassa intensità e frequenza. In pratica i partecipanti hanno indossato un dispositivo a forma di anello intorno alle ginocchia per 15 minuti, due volte al giorno per sei settimane. In metà dei casi il dispositivo rilasciava impulsi elettromagnetici mentre nell’altra metà si trattava di un sistema inerte. Nei pazienti trattai con gli impulsi elettromagnetici già dopo il primo giorno di utilizzo è stata evidenziata una riduzione del dolore del 40 per cento. «I nostri risultati indicano che campi elettromagnetici pulsati favoriscono una significativa riduzione del dolore – fa notare Fred Nelson, direttore del Centro per l’artrosi dell’Henry Ford Hospital -. L’aspetto più interessante di questo nuovo approccio è che non ha effetti collaterali, ha un costo relativamente basso nel lungo periodo e dà effetti immediati sul dolore. Abbiamo deciso di sperimentare questo tipo di cura per cercare di migliorare la qualità di vita e l’indipendenza di chi soffre di artrosi del ginocchio».

Secondo i ricercatori americani l’efficacia della strategia potrebbe essere legata al fatto che i segnali elettromagnetici inducono una riduzione dei livelli di calcio nelle cellule della cartilagine, cosa che darebbe il via a una serie di reazioni chimiche in grado di ridurre l’infiammazione articolare. In precedenza, segnalano sempre gli esperti d’oltreoceano, i campi elettromagnetici sono stati utilizzati per controllare il dolore associato a interventi di chirurgia estetica. «Quando si ha a che fare con le terapie fisiche la cosa più difficile è individuare quali pazienti possano veramente trarne giovamento – premette Cesare Cerri, direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitativa dell’Università di Milano-Bicocca -. Molto dipende da come agisce nello specifico la tecnica e dall’origine del dolore provato dal paziente. Per esempio alcuni studi mostrano che le terapie fisiche possono essere utili dopo interventi chirurgici (di tipo ortopedico e non) per ridurre il dolore post-operatorio: in questi casi il loro impiego è limitato nel tempo e il vantaggio è quello di limitare il ricorso a farmaci antidolorifici a fronte di effetti collaterali pressoché inesistenti. In patologie croniche come l’artrosi è invece più difficile individuare una categoria di pazienti che possa trarre giovamento dagli impulsi elettromagnetici piuttosto che dalla stimolazione elettrica transcutanea (la Tens) o dalla magnetoterapia. Gli studi finora condotti non hanno portato a risultati conclusivi: alcuni pazienti trovano veramente sollievo, mentre altri non hanno benefici».

Fonte Corriere della Sera.it [Antonella Sparvoli]

 

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