Gli sbiancanti “fai da te” danneggiano lo smalto dei denti

Un sorriso bianchissimo e abbagliante è il desiderio di tutti e, nella mentalità odierna, è visto come sinonimo di bellezza e cura della propria persona, nonchè come strumento di seduzione. Per avere denti bianchissimi sono in commercio diverse strisce, gel e prodotti vari sbiancanti che, applicati sui denti, sono in grado di schiarirne notevolmente la colorazione. Tuttavia bisogna fare molta attenzione ad usare questi sistemi sbiancanti.

Un nuovo studio li ha messi sotto accusa, dimostrando che il loro utilizzo può indebolire ed erodere lo smalto dei denti. La ricerca scientifica è stata svolta dal gruppo di Shereen Azer dell’Ohio State University (Usa) e pubblicata sul “Journal of Dentistry“. Gli studiosi americani ritengono pericoloso cercare di avere un sorriso smagliante senza l’ausilio di un bravo dentista e pensano sia necessario migliorare le formulazioni chimiche dei cosmetici dentali attualmente in commercio. I denti umani sono in grado di recuperare la loro forza originaria in seguito a piccole perdite di calcificazione dello smalto, tuttavia esso viene indebolito, su scala nanometrica, dagli sbiancanti “fai-da-te”: lo studio statunitense ha provato per la prima volta, seppur su piccola scala, la reazione dei denti umani agli sbiancanti “commerciali”. Gli studiosi hanno condotto il loro esperimento su campioni di denti umani, sottoponendoli a trattamenti sbiancanti messi in commercio da cinque diversi produttori: in seguito al periodo di controllo di tre settimane (per 4 prodotti) e 10 giorni (per un unico prodotto), e dopo un controllo con alcuni denti non trattati, lo smalto dei denti “sbiancati” si mostrava indebolito e l’elasticità della superficie dentale si era ridotta. Il gruppo di studiosi dell’Ohio State University ha utilizzato, nella sua sperimentazione, molari estratti ad alcuni pazienti per ottenere 65 campioni di 4 millimetri per quattro (e 2 di profondità) da sottoporre ai test. Poi è stato provato l’effetto di strisce sbiancanti o gel seguendo le raccomandazioni d’uso dei produttori, mentre alcuni campioni sono stati utilizzati come controlli. Tutti i trattamenti sono stati condotti per tre settimane, tranne uno che è durato 10 giorni. I risultati ottenuti indicano che la perdita di smalto è stata di 1.2-2 nanometri sui denti trattati, mentre quelli non sbiancati hanno addirittura guadagnato 0.4 nanometri nello stesso lasso di tempo. Shereen Azer ricorda che, seppure questi danni non sono visibili a occhio nudo, tuttavia sono importanti per la ricerca, perchè stimolano a trovare nuove formulazioni per gli sbiancanti dentali. Gli sbiancanti in commercio contengono soluzioni con varie concentrazioni di perossido di idrogeno o perossido di carbamide, che promettono un sorriso “abbagliante”. Tuttavia tali trattamenti “candeggiano” i denti, producendo radicali liberi instabili, che attaccano le molecole pigmentate nelle parti organiche dello smalto. Con meno pigmento il dente appare più bianco perchè riflette per più breve tempo la luce. Bisogna ricordare che lo smalto è organico e traslucido: in molti casi appare giallo perchè sotto di esso c’è la dentina, che è naturalmente gialla come colorazione. Azer avverte che non bisogna assolutizzare gli effetti estetici degli sbiancanti dentali, ma è necessario considerare anche gli effetti collaterali a cui si può andare incontro usando determinati prodotti.

Insomma è bello avere denti bianchi, ma è più importante avere denti sani.



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