“Stanchezza Cronica”: ne soffrono 300.000 Italiani

Sono circa 300.000 gli italiani che soffrono della Sindrome da Stanchezza Cronica (CFS), anche se in Italia, come in molti paesi occidentali, sono ancora in tanti a non conoscere l’esistenza di questa malattia. Il dato e’ stato diffuso dall’Istituto nazionale dei tumori di Aviano. Le associazioni europee e americane della CFS hanno indetto per 12 maggio la Giornata mondiale di sensibilizzazione sulla Sindrome da Stanchezza Cronica, allo scopo di richiamare l’attenzione di tutti su questa patologia cosi’ grave da distruggere la vita delle persone che ne sono affette. Purtroppo, a CFS colpisce soprattutto i giovani e lascia spesso per molti anni una situazione cosi’ grave dal punto di vista fisico che impedisce di continuare a lavorare o a studiare. Il sintomo si riferisce a una spossatezza molto grave, sia mentale che fisica, che si determina anche con uno sforzo fisico minimo, oltreche’ ovviamente, per definizione, non dovuta a una malattia nota, e che differisce dalla sonnolenza e dalla mancanza di motivazione. Va detto che la stanchezza e’ uno dei sintomi piu’ frequenti per cui ci si reca dal medico ma spesso e’ dovuta a stress, surmenage psicofisico, depressione, o altre patologie organiche quali l’ipotiroidismo, diabete, infezioni croniche, malattie infiammatorie croniche, tumori, ecc… e che si controlla con il controllo delle patologie sottostanti. La Sindrome da Stanchezza Cronica e’ una diagnosi di esclusione e chiaramente vanno escluse tutte le cause precedenti per poter fare diagnosi. E’ stata registrata in tutto il mondo, compresa l’Europa, l’Australia, la Nuova Zelanda e il Canada, l’Islanda, il Giappone, la Russia ed il Sudafrica. Il professor Umberto Tirelli e’ stato il primo in Italia, quasi vent’anni fa, a descrivere primi casi di Sindrome da Stanchezza Cronica presso l’Istituto nazionale tumori di Aviano, il primo centro che ha riportato la presenza di un numero consistente di casi di Sindrome da Stanchezza Cronica, dove esiste una unita’ CFS con ambulatorio settimanale con possibilita’ anche di ricovero in casi selezionati e dove e’ inoltre attiva un’associazione di pazienti denominata CFS Associazione italiana (www.salutemed.it/cfs http://www.stanchezzacronica.it e-mail: cfs@cro.it) che si puo’ contattare al numero telefonico 0434/660277 al lunedi’, mercoledi’ e venerdi’ dalle 9 alle 11. Oggi in Italia ci sono almeno quattro associazioni di pazienti e diversi gruppi di medici che seguono questa patologia. Nel dicembre 1994, un gruppo internazionale di studio del quale ha fatto parte anche il professor Tirelli, ha pubblicato sugli Annals of Internal Medicine, una nuova definizione di caso di CFS che rimpiazzava la definizione pubblicata sei anni prima, in cui la Sindrome da Stanchezza Cronica si presenta con le seguenti condizioni: fatica cronica persistente per almeno sei mesi non alleviata dal riposo, che si esacerba con piccoli sforzi e che provoca una sostanziale riduzione dei livelli precedenti delle attivita’ occupazionali, sociali o personali, con la presenza di almeno quattro dei seguenti sintomi, anche questi presenti per almeno sei mesi: disturbi della memoria e della concentrazione cosi’ severi da ridurre sostanzialmente i livelli precedenti delle attivita’ occupazionali e personali; faringite; dolori delle ghiandole linfonodali cervicali e ascellari; dolori muscolari e delle articolazioni senza infiammazione o rigonfiamento delle stesse; cefalea di un tipo diverso da quella eventualmente presente in passato; un sonno non ristoratore; debolezza post esercizio fisico che perdura per almeno 24 ore. La complessita’ della Sindrome da Stanchezza Cronica e l’esistenza di diversi ostacoli alla sua comprensione rendono necessario un approccio integrato per lo studio di questa patologia e di patologie similari. All’Istituto tumori di Aviano, ha spiegato il professor Tirelli, sono stati compiuti una serie di studi, tra i quali la valutazione delle alterazioni immunologiche nei pazienti con CFS, la valutazione delle alterazioni cerebrali con una sofisticata metodologia di diagnosi radiologica, la PET, l’eventuale rapporto della CFS con i tumori maligni, lo studio di nuovi farmaci, in particolare immunoglobuline ad alte dosi, magnesio, acetilcarnitina, antivirali come amantadina e acyclovir ed immunomodulatori come timopentina. Nonostante le difficolta’, dalla ricerca arrivano anche dati certi: la correlazione tra anomalie dei geni e Sindrome da Fatica Cronica. Uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Patology ha riscontrato una attivazione anomala in 35 geni di pazienti con CFS rispetto ai controlli sani; questa anomalia sembra essere la causa di modifiche delle funzioni mitocondriali, della produzione di energia e sull’attivita’ del sistema immunitario responsabili dell’astenia profonda e dell’affaticabilita’ tipiche della patologia. Risultati confermati dai Centers for Diseases Control di Atlanta. “In un futuro non molto lontano – dichiara Tirelli – si spera sara’ possibile identificare un sottogruppo di pazienti con CFS nei quali queste anomalie geniche potrebbero portare all’identificazione di proteine prodotte in maniera anomala e quantificabili nel sangue con le quali si potrebbe arrivare ad un test diagnostico e a una terapia mirata. Purtroppo per ora non vi e’ alcun farmaco in grado di guarire definitivamente la malattia, anche se spesso i pazienti possono trarre dei benefici da interventi farmacologici (antivirali, corticosteroidei, immunomodulatori, integratori, ecc.) e da modifiche dello stile di vita, portando anche qualcuno alla guarigione e a un discreto altro numero a miglioramenti significativi della sintomatologia”. “Va infine ricordato – conclude Tirelli – che molti pazienti hanno difficolta’ a veder riconosciuta la CFS anche dal punto di vista di inabilita’ al lavoro. L’Istituto nazionale delle Allergie e delle Malattie Infettive dei National Institutes of Health statunitensi ha prodotto un volume dal titolo “Chronic Fatigue Syndrome. Informazione per i medici”. L’autorevolezza della fonte ed il volume prodotto dal ministero della Salute dovrebbero fugare dubbi, se ancora ve ne fossero, sulla esistenza della sindrome”.


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