M. di Crohn: la svolta sono i biologici!

Finalmente una svolta determinante nella lotta alla malattia di Crohn, patologia infiammatoria cronica dell’intestino fortemente invalidante e che incide pesantemente sulla qualità di vita dei pazienti, che nella maggior parte dei casi sono giovani adulti e adolescenti. La chiave è nell’uso piu’ precoce possibile dei farmaci biologici, gli unici in grado di intervenire non solo sui sintomi, ma anche sulla progressione della malattia. La conferma di quella che dagli esperti viene definita una ‘rivoluzione terapeutica’ arriva dai risultati dello studio clinico Sonic (Study of Biologic ad Immunomodulator Naive Patients in Crohn’s Disease), che ha incluso oltre 500 pazienti provenienti da Stati Uniti, Europa ed Israele. I dati parlano chiaro: l’uso precoce della terapia biologica con infliximab ha condotto, nel 70% dei casi, a guarigione della mucosa e a remissione della malattia. “Un grande progresso – commenta nel corso della conferenza stampa di presentazione dello studio Alessandro Armuzzi, dirigente medico, Unità Operativa Complessa di Medicina Interna e Gastroenterologia, Complesso Integrato Columbus dell’Università Cattolica di Roma – perchè in moltissimi casi si ottiene così la regressione della malattia e la guarigione della mucosa senza l’uso degli steroidi, consentendo una migliore qualità di vita ai pazienti”. “I dati parlano chiaro – afferma Silvio Danese, responsabile del Centro per la Ricerca e la Cura delle malattie infiammatorie croniche intestinali IRCCS Istituto Humanitas di Rozzano – negli anni abbiamo imparato che lo steroide è un farmaco che va utilizzato solo all’inizio del trattamento e poi il meno possibile, perchè produce effetti collaterali. Inoltre, oggi sappiamo che la sola azatioprina, immunomodulatore utilizzato nella terapia della malattia, non è in grado di bloccare la progressione della patologia. Questo studio – continua l’esperto – ci fa compiere un passo in avanti e oggi possiamo affermare che l’uso sempre più precoce di infliximab, da solo o in associazione, è nei pazienti ‘giusti’ (cioè quelli con una forma da moderata a grave), la strada da percorrere”. In ultimis, lo studio ha incoraggiato i medici ad utilizzare il trattamento confermando la sicurezza della terapia; non è un caso che nelle Linee Guida Europee recentemente pubblicate è chiaramente indicato l’uso precoce del ricorso di infliximab.


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