Scoperto il meccanismo analgesico dell’agopuntura

Il dott. Giorgio Ciaccio durante una seduta di Agopuntura

Svelato uno dei meccanismi molecolari che sta dietro gli effetti antidolore dell’agopuntura: gli aghi hanno il potere di indurre il rilascio, a livello del tessuto trattato, di una sostanza, l’adenosina, che agisce come antidolorifico naturale. La scoperta è dell’equipe di Maiken Nedergaard dell’Università di Rochester.

Sulla base di essa i ricercatori sono anche riusciti triplicare gli effetti antidolore dell’agopuntura, per ora sui topolini, aumentando localmente la concentrazione di adenosina. Resa nota sulla rivista Nature Neuroscience, la notizia, che arriva proprio in concomitanza con la IX Giornata Nazionale del Sollievo, sembra avere la forza per sfatare alcune ‘maldicenze’ sul conto dell’agopuntura, la cui reale efficacia non è riconosciuta da tutti. Vecchia 5 mila anni almeno, l’agopuntura, di certo una delle più diffuse tipologie di medicina non convenzionale, viene usata ormai in tutto il mondo per la cura di molte patologie ma soprattutto come trattamento contro il dolore acuto e cronico.

Secondo dati riportati online dall’Associazione Italiana Agopuntura sarebbero circa 6 milioni gli italiani che ogni anno ricorrono agli aghi per i motivi più disparati e, secondo i dati emersi da un recente incontro promosso dalla Società italiana di Farmacognosia (Siphar), sarebbero circa 12 mila i medici agopuntori, numero che pone l’Italia al terzo posto dopo Cina e Giappone. Molto si è detto a favore e contro l’agopuntura e negli ultimi anni è stato un susseguirsi di ricerche scientifiche che pretendevano di dimostrare efficacia o, al contrario, inutilità di questa pratica.

I ricercatori Usa sono andati a vedere cosa fa l’agopuntura a livello molecolare e studiando le zampine dolenti di topolini hanno scoperto che uno dei modi (é probabile non sia l’unico) con cui l’agopuntura sortisce i suoi effetti antidolore è quello di indurre il tessuto stimolato dagli aghi a rilasciare una sostanza finora nota più che altro per i suoi effetti favorenti il sonno, l’adenosina. Gli esperti hanno dimostrato sui topolini che un trattamento classico di agopuntura induce in poco tempo il rilascio di adenosina nella parte dolente, la cui concentrazione aumenta di ben 24 volte durante l’applicazione degli aghi; a ciò corrisponde la riduzione del dolore avvertito dagli animali.

Come controprova dell’attendibilità della loro scoperta gli esperti hanno eliminato nel tessuto trattato con agopuntura i recettori che si attivano in risposta all’adenosina: senza recettori l’adenosina non può più agire e l’effetto degli aghi svanisce. Infine gli esperti hanno dimostrato che si può potenziare l’effetto dell’agopuntura dando ai topi, in concomitanza col trattamento, un farmaco che prolunga l’azione dell’adenosina.

In pratica, cioé, questo farmaco non fa altro che impedire la ‘digestione’ fisiologica dell’adenosina lasciando che la molecola resti in circolo più a lungo e quindi prolungando e intensificando (di un fattore tre) l’effetto degli aghi. Favorevoli o contrari che siate a qusta terapia non convenzionale, in ogni caso questi esperimenti danno una prova certa di un meccanismo d’azione dell’agopuntura, anche se certamente l’adenosina non è l’unico attore in gioco.



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