Ghiandole del collo ingrossate: mononucleosi?

Ghiandole del collo ingrossate? Niente paura, può trattarsi di mononucleosi. Il nome non deve spaventare. Pensate che stiamo parlando della cosiddetta “malattia del bacio“. Ma di cosa si tratta e perché questo particolare soprannome? Presto detto: è una malattia provocata dal virus di Epstein-Barr (EBV), abbastanza contagioso, che si trasmette attraverso le urine (rari i contatti in questo senso), ma soprattutto attraverso la saliva! In America è considerata la malattia più diffusa nei College e sicuramente lo stesso potrebbe dirsi nelle scuole superiori italiane.

Appunto perché tra gli adolescenti le effusioni si diffondono appassionate di “baci”, con il conseguente scambio di liquidi salivari. Allora cosa fare amiche? Evitare di baciare il vostro partner se avete i linfonodi gonfi? Oppure chiedere al prossimo ragazzo il certificato di immunità? Assolutamente no. Non serve.

Essenzialmente, perché anche uno starnuto può favorire il contagio, ma soprattutto perché è una malattia decisamente a decorso benigno. In realtà si stima che il 95% della popolazione adulta abbia contratto la mononucleosi senza neppure essersene accorta. Questo perché i sintomi sono comuni a numerose altre patologie passeggere. Per curiosità, quando farete le prossime analisi del sangue, o un check-up, controllate se l’avete già avuta!

Ma quali allora i sintomi? Prima di tutto i linfonodi del collo ingrossati, e vi abbiamo già spiegato che questo accade quale normale risposta del sistema immunitario. A volte può esserci una leggera febbre, corredata da mal di gola, mentre la sensazione di stanchezza, di debolezza diffusa, è quasi una costante.

Capite da voi che si tratta di sintomi che possono essere confusi anche con un semplice raffreddore. Ci sono degli elementi che però possono far sospettare il vostro medico: la malattia ha un decorso di circa 10 giorni, ma i linfonodi possono continuare ad essere gonfi anche per un mese.

Si assiste, nel 30-40 % dei casi ad un’ingrossamento della milza ed in casi più rari del fegato. Anche l’astenia può durare un mesetto. Non mancano casi di leggeri esantemi. Ora a voi che siete attente, anche e soprattutto per i bambini, do un suggerimento. Non date mai di testa vostra gli antibiotici ai bambini e non assumeteli voi stesse.

Contro i virus non servono, ed in alcuni casi possono essere pericolosi: l’amoxicillina va evitata assolutamente perché reagisce con il virus, provocando complicanze simil-allergiche. Lo so per esperienza: il pediatra aveva sbagliato diagnosi! Tutto risolto, ma lo spavento è stato tanto.

Il medico ha comunque degli strumenti per valutare la malattia. Prima di tutto l’insieme dei sintomi, poi il mono-test (specifico, ma non affidabile al 100%), la ricerca degli anticorpi anti-EBV, l’esame emocromocitometrico, da cui si evidenziano il numero totale di globuli bianchi e la percentuale di monociti, molto elevati nella fase acuta, come pure le transaminasi.

Oltre il dovuto riposo,che si consiglia in qualunque forma virale o batterica, l’unica forma di attenzione che va praticata è quella nei confronti della propria milza. Il suo ingrossamento può durare anche un paio di mesi ed in questo periodo è più delicata.

Vanno evitate situazioni di traumatismo: se vostro figlio gioca al calcio o se voi praticate lezioni di autodifesa personale, sospendete queste attività per almeno 45 – 60 giorni. Rarissime altre complicanze importanti, quindi prestate attenzione alla malattia come sempre, ma con tranquillità.

Per il resto: baciate pure!



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