Archivio per agosto 2010



Notti di sesso, un mito da sfatare? Bastano “solo” 10 minuti?

La notizia uscita da pochi giorni in merito alla durata dei rapporti sessuali, potrebbe sfatare il mito del doversi intrattenere con il proprio partner per una notte intera o per svariate ore.

Infatti un rapporto davvero soddisfacente dovrebbe durare una decina di minuti. Questo in base ad una indagine effettuata fra cinquanta specialisti della “Society For Sex Therapy and Research” e poi pubblicata sul “Journal of Sexual Medicine“.

Gli esperti in questione, basandosi sulla propria esperienza professionale con migliaia di coppie, sono riusciti a definire quale dovrebbero essere i “tempi dell’amore”. Da 3 a 7 minuti siamo nei limiti dell’accettabile, 1-2 minuti ovviamente sono insufficienti, mentre al di sopra dei 13 minuti il rapporto dura troppo con la conseguenza di diventare noioso. Alla luce di ciò, un rapporto della durata di 10 minuti, in base a questi studiosi, sarebbe soddisfacente.

Un’intera notte di sesso è una fantasia diffusa, che se tradotta in pratica, non dà i risultati sperati“, afferma il dottor Eric Corty, psicologo, autore dello studio in questione e professore alla Penn State University. “Speriamo che questa ricerca dissipi le fantasie e incoraggi uomini e donne con dati realistici“.

Mettiamo, quindi, al bando la fantasia, preliminari ed effusioni varie?

Diamo una misura, in termini di tempo, a qualcosa di molto personale e variabile?

E’ ovvio che un rapporto troppo breve non permette di raggiungere un accettabile livello di piacere. Così come una durata eccessiva, per la maggior parte delle coppie, rappresenta una noiosa e stancante “maratona”.

Ma una cosa è certa: ognuno ha i propri tempi, così come ogni coppia ha le proprie dinamiche. Dieci minuti possono essere abbastanza per alcuni, ma davvero pochi per altri. Sesso ed amore, di solito, vanno ben al di là di questi numeri.

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Benessere del piede e infradito: consigli utili

Trendy e colorate, ma anche accessorio ricercato ed elegante, sono le calzature preferite durante la stagione estiva.

Dalla fruizione originaria, che le vedeva come oggetto da spiaggia, con il tempo il loro utilizzo si è esteso anche alla vita quotidiana in città ed alle serate d’estate all’aperto. Inoltre non è più oggetto esclusivo femminile, bensì, complice la loro estrema comodità, viene sempre più utilizzato anche da fruitori maschili.

Sicuramente regalano grande senso di praticità e benessere, ma bisogna fare molta attenzione ad evitare un loro uso quotidiano. I rischi, come suggerisce l’American Podiatric Medical Association, sarebbero molti. Innanzitutto, soprattutto quando si scelgono calzature di gomma, prive di arco plantare, si corre il rischio di favorire una postura non corretta della colonna vertebrale, aumentando così la possibilità di infiammazioni e relativi dolori all’anca ed alla volta plantare.

Inoltre, poichè completamente scoperti, possono causare piccole irritazioni ed infezioni, generate dallo sfregamento, oppure causate dal contatto con polvere e sabbia.

Altro rischio in cui è facile imbattersi, è la possibilità di provocarsi lievi storte o piccoli traumi, dovuti alla notevole libertà che l’infradito concede al movimento della caviglia e del piede.

Infradito banditi quindi? Gli esperti, per nostra fortuna, non sono così drastici, semplicemente ne sconsigliano l’uso smodato ed in più, raccomandano qualche piccola precauzione.

  1. Evitare le infradito in gomma e scegliere un modello con un arco plantare più definito e suola più rigida.
  2. Alternare le infradito con sandali allacciati alla caviglia, che garantiscono maggior stabilità al piede.
  3. Effettuare più volte al giorno getti di acqua calda e fredda utili per  riattivare la circolazione, ed accompagnarli a massaggi con creme emollienti ed idratanti.

Rivelato l’effetto doping della caffeina

Alte dosi di caffeina incrementano la potenza muscolare e la resistenza muscolare, consentendo, di fatto, l’aumento delle prestazioni fisiche. Lo rivela uno studio condotto dai ricercatori della Coventry University (Gran Bretagna).

“Un dosaggio molto alto di caffeina – spiega Rob James, coordinatore della ricerca – somministrabile per lo più con tavolette o liquidi concentrati, rappresenta un metodo semplice e a basso costo per gli atleti che vogliano incrementare le loro prestazioni. E ciò potrebbe fare la differenza tra una medaglia d’oro alle Olimpiadi e un risultato inferiore”.

Considerato che attualmente la caffeina non è inclusa nella lista delle sostanze proibite dalla World Anti-Doping Agency per nessuna concentrazione nel sangue e nelle urine, ecco che lo studio di James e collaboratori assume implicazioni piuttosto significative per chi pratica la competizione sportiva.

Cornea high-tech

Il progetto CORNEA è arrivato al traguardo. Una cornea completamente artificiale e perfettamente funzionante potrà presto consentire ai ciechi di vedere di nuovo ed eviterà ai pazienti le complicazioni del trapianto tradizionale ora in uso. Un gruppo di piccole e medie imprese si è riunito insieme a vari istituti di ricerca pubblici per costruire una cornea protesica perfetta e high-tech. Il progetto è stato finanziato con ben 1,78 milioni di euro dall’Unione Europea. Sono 40 mila i non vedenti che ogni anno si aggiungono alla lista d’attesa per il trapianto della cornea, metodo tuttavia soggetto a una percentuale di successo che oscilla fra il 50 e il 90 per cento. Comune infatti la crisi di rigetto che segue anche a distanza di tempo l’intervento. Gli effetti collaterali più comuni sono secchezza oculare, ustioni da acidi e altri gravi problemi agli occhi.

Un altro problema è costituito dal fatto che spesso nei paesi in via di sviluppo non ci sono cornee disponibili. Una protesi della cornea è l’alternativa perfetta. Ma progettare e produrre una cornea artificiale ben fatta non è facile. Gli altri team che ci hanno provato in precedenza non sono riusciti a soddisfare le complesse esigenze dell’occhio umano. Ci sono voluti 3 anni di sviluppo, insieme alle competenze di 12 team di ricerca europei, per ottenere le giuste proprietà fisiche, chimiche e biologiche. In primo luogo, il materiale si deve innestare in modo saldo all’occhio; deve costituire una buona base sulla quale possa crescere il circostante tessuto dell’occhio. Ma non deve crescere tessuto al centro della protesi, altrimenti il paziente non potrà vedere. In secondo luogo, la parte più interna della cornea deve rimanere completamente libera, mentre la parte esterna della protesi deve essere liscia e deve potersi bagnare con le lacrime, in modo che la palpebra possa scivolarvi sopra con facilità. Per ottenere tutte queste caratteristiche, il consorzio CORNEA ha usato un polimero e ha testato diversi tipi di rivestimenti. In particolare, hanno scelto una speciale proteina – un fattore di crescita che le cellule del tessuto oculare naturale possono rilevare e riconoscere. Messe in moto da questo fattore di crescita, le cellule cominciano a crescere sulla superficie dei bordi della protesi, proprio come è necessario. I team hanno inoltre sviluppato metodi specifici per la sterilizzazione e hanno testato l’impianto, sia in vitro (su colture di cellule di tessuti dissezionati di maiali) che su conigli di laboratorio vivi.

Coordinato dall’Istituto Fraunhofer di ricerca applicata sui polimeri, Postdam, Germania, e con la partecipazione di esperti provenienti da Germania, Francia, Paesi Bassi e Polonia, il progetto CORNEA ha ottenuto il suo scopo grazie al know-how offerto. Le PMI hanno contribuito con le risorse tecniche e di sviluppo, nonché con la capacità di produzione e soprattutto con l’accesso al mercato. La PMI IOI, con sede nel Regno Unito, ha apportato al progetto il suo innovativo disegno brevettato di cheratoprotesi “flexicornea”. La cornea artificiale è basata su questo disegno. Il gruppo tedesco CORONIS, insieme all’Istituto Fraunhofer, ha sviluppato e testato un polimero ottico flessibile e idrofobico che imita la cornea umana. Inoltre, due PMI tedesche hanno sviluppato la tecnologia di produzione meccanica (Schmidt) mentre la Rhine Tec ha adattato il suo analizzatore di cellule e commercializzerà questo strumento. L’impianto di cornea è stato adesso approvato come un dispositivo medico personalizzato sicuro. Può essere usato su non vedenti se le altre cure non funzionano, dando ai pazienti la libertà di godersi più pienamente il mondo intorno a loro.

Fonte: Cordis

 

Sudorazione eccessiva? Consigli utili …

La sudorazione eccessiva, la cui denominazione scientifica è iperidrosi, è una condizione non soltanto fastidiosa, ma anche imbarazzante, infatti non è piacevole mostrarsi in pubblico con antiestetiche e maleodoranti chiazze sui vestiti. Quando è particolarmente abbondante o si presenta in modo continuo è indispensabile rivolgersi ad un dermatologo, che potrà indicare i prodotti o l’ eventuale terapia maggiormente adatta al caso.

Elenchiamo ora alcuni consigli utili per tenere sotto controllo questo disturbo in modo naturale:

E’ bene evitare il consumo di caffè, di bevande alcoliche, di includere nella propria alimentazione cibi particolarmente grassi soprattutto d’ estate o eccessivamente piccanti. Limitate le occasioni stressanti o ansiogene, che possono aumentare la sudorazione.

Evitate deodoranti eccessivamente profumati, perchè  unite al sudore emanano un’ odore sgradevole, in questi casi è indicato l’ uso di deodoranti delicati, possibilmente privi di alcol. Ricordatevi di lavare spesso le ascelle con acqua e un cucchiaino di bicarbonato di sodio, le manterette più a lungo fresche e asciutte.

Ultimo consiglio è quello di adottare un abbigliamento leggero, ampio durante l’ estate, di colore chiaro e soprattutto realizzato in fibre naturali, poichè i capi sintetici impediscono la traspirazione.


In spiaggia solo massaggi certificati

Improvvisati e spesso pericolosi per la salute, i massaggi in spiaggia senza valide certificazioni sono vietati dal Sottosegretario alla Salute, Francesca Martini. L’assenza di specifica igiene delle mani può dar origine a infezioni cutanee e oli, pomate ed altri prodotti di ignota provenienza possono generare reazioni allergiche e fotosensibilizzazione della pelle esposta ai raggi solari. “Inoltre, esistono patologie, in particolare dell’apparato vasculo-linfatico e osteoarticolare – ha riferito il Sottosegretario – che possono avere complicanze a seguito di interventi non tecnicamente adeguati”.

Concorde è l’Afpi, l’Associazione fisioterapisti e pazienti italiani, che aveva già richiesto di porre un freno ai massaggiatori abusivi in spiaggia, soprattutto cinesi. “Abbiamo chiesto al legislatore – prosegue l’Afpi – il riconoscimento di corsi di ‘beach massage’, di gran moda sulle spiagge italiane, validati dalle Regioni, corsi aperti a fisioterapisti, diplomati Isef, ma anche ad assistenti bagnanti”.
“È importante rivolgersi esclusivamente a operatori qualificati e abilitati a garanzia della salute dei propri clienti – ha ribadito l’Associazione al Sindacato Italiano Balneari, che raggruppa i gestori di stabilimenti, aderente alla Fipe – attraverso l’apposito tesserino rilasciato dall’Associazione Beach Massage & Reiki Therapy“. «Anche quest’anno chiedo la collaborazione dei Sindaci dei comuni interessati, oltre che ai gestori di tutti gli stabilimenti balneari – conclude il Sottosegretario Martini – affinché vengano evitate situazioni di rischio per la salute di tutti i cittadini italiani e dei turisti che hanno scelto il nostro meraviglioso paese per le loro vacanze”.
Quindi, non si possono più offrire a qualsiasi titolo prestazioni riconducibili a massaggi estetici o terapeutici in spiaggia e sono i sindaci dei litorali italiani a dover applicare e far rispettare l’ordinanza.


Zona Franca: Vitamine, estratti vegetali e Menopausa

GALENOsalute avvalendosi della collaborazione di Franca Aleo (titolare di Herbora – Marsala) presenta la rubrica settimanale Zona Franca: “l’informazione diventa benessere”, dove fitoterapia ed oligoelementi vengono proposti come base di cure alternative e complementari.

Questa settimana parliamo di “Vitamine, estratti vegetali e Menopausa”.

Le Vitamine E, B6, D3 ed il Boro sono nutrienti, utili in caso di scarso apporto alimentare o aumentato fabbisogno, che se associati agli estratti vegetali di Soia, Cipresso e Biancospino possono favorire il mantenimento del benessere della donna negli stati di pre-climaterio e climaterio.

ISOFLAVONI DI SOIA (Glycine max) semi: la frazione isoflavonica è rappresentata, nella forma agliconica (biologicamente attiva) da genisteina e daidzeina, oltre che glyciteina, biocanina e formononetina, biologicamente poco rilevanti. Sul piano farmacologico è stata approfondita l’attività fitoestrogenica degli isoflavoni, la loro interazione con i recettori cellulari del 17 b-estradiolo (sia a che b – maggiore verso il recettore a) e susseguente attività agonista-antagonista sulla cellula bersaglio. Studi epidemiologici condotti su popolazioni asiatiche, la cui dieta è ricca di soia, mostrano una minor incidenza, statisticamente significativa, del carcinoma della mammella, della prostata e del colon e una minor rilevanza dei disturbi climaterici. Sono stati dimostrati gli effetti positivi della somministrazione di isoflavoni a carico dell’apparato cardiovascolare, sul metabolismo del tessuto osseo e sui sintomi della menopausa (riduzione delle vampate di calore, della secchezza vaginale, ecc.).

BIANCOSPINO (Crataegus oxyacantha) fiori: l’utilità di impiego nella menopausa è dovuta alle sue proprietà simpaticolitiche e vagotoniche: è un buon coronaro-dilatatore, in grado di ridurre le resistenze vascolari periferiche; può quindi essere utilizzato nell’ipertensione arteriosa dell’adulto. Le proantocianidine oligomere (OPC) favoriscono la perfusione sanguigna del miocardio e la liberazione di PGI2, prostaglandina ad attività antinfiammatoria e vasodilatatoria. Inoltre, manifesta proprietà sedative sul SNC, modera l’irritabilità, l’ansietà e risulta pertanto utile nell’insonnia.

CIPRESSO (Cupressus sempervirens) frutti: i suoi principi attivi sono numerosi, fra i quali antociani, flavonoidi, oli essenziali, resine, ecc. E’ conosciuto soprattutto per le ottime proprietà flebotoniche e antiemorroidarie. Nella menopausa contribuisce a regolarizzare efficacemente i disturbi vasomotori e l’insufficienza venosa degli arti inferiori.

VITAMINA D: la sua ben nota azione, volta ad aumentare l’assorbimento intestinale di calcio e fosfato, suggerisce l’utilità di una supplementazione durante e dopo la menopausa, anche in considerazione della scarsa esposizione al sole della popolazione urbana. Insieme ad un adeguato apporto di calcio con la dieta, la vit. D può contribuire a prevenire e contrastare l’osteoporosi.

BORO: studi clinici in donne in menopausa, hanno evidenziato che una dieta a basso tenore di boro induce l’aumento dell’escrezione urinaria di calcio e magnesio, nonchè. l’abbassamento ematico dei livelli di 17 b-estradiolo, di calcio ionizzato e di 25-idrossicolecalciferolo; al contrario, la sua supplementazione inverte questo quadro. Osservazioni epidemiologiche (dati OMS) confermano una minore incidenza di osteoporosi nelle popolazioni la cui dieta ne è più ricca.

VITAMINA E: ha attività antiossidante, essendo lipofila protegge le membrane cellulari dal danno da perossidazione lipidica (eritrociti, endotelio, tessuto miocardico, assone); manifesta un’attività antiproliferativa e neuroprotettiva. Sappiamo che lo stress ossidativo è coinvolto nella patogenesi di numerose malattie degenerative, alcune con prevalenza in età matura (morbo di Alzheimer). Una supplementazione di vitamina E può risultare utile come protettivo nei confronti di malattie cerebro, cardiovascolari e neoplastiche (attività analizzata con numerosi studi multicentrici).

VITAMINA B6: regola le reazioni di transaminazione e decarbossilazione degli aminoacidi, la sintesi di acidi nucleici, di sfingolipidi e di neurotrasmettitori (serotonina, dopamina, GABA). I soggetti anziani possono manifestare segni da carenza dovuta a malassorbimento. E’ stato dimostrato che può moderare i valori pressori sistolici e diastolici ed esercitare un’azione cardioprotettiva.

 

Bibliografia:

– Atti del simposio: The role of phytoestrogens in preventing and treating western disease – The 4th Congress of the European Society for Gynecologic and obstetric investigation; 1999.

– K. Morito, T. Hirose, et al. – Interaction of phytoestrogens with estrogen receptors alpha and beta – Biol. Pharm. Bull. 2001; 24(4): 351-6.

Walker AF, Marakis G, Morris AP, Robinson PA. Promising hypotensive effect of hawthorn extract: a randomized double-blind pilot study of mild, essential hypertension. Phytother Res. 2002 Feb;16(1):48-54.

– Pittler MH, Schmidt K, Ernst E. Hawthorn extract for treating chronic heart failure: meta-analysis of randomized trials. Am J Med. 2003 Jun 1;114(8):665-74.

Oligoelementi nella nutrizione e nella salute dell’uomo – OMS – Ed. Ist. Scotti Bassani; 1996

V. Schulz, R. Hansel, V. Tyler – Fitoterapia razionale- Ed. Mattioli 1885; 2003. 

 

Fonte Complemed srl www.complemed


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