Quando il fidanzatino non piace ai genitori

Quando i fidanzatini dei nostri figli non ci piacciono dobbiamo muoverci coi piedi di piombo: la rigidità produrrebbe pessimi risultati.

Parole tutti sono d’accordo: le scelte sentimentali dei figli vanno rispettate. Ma per quanto animati dalle migliori intenzioni, quando il ragazzo della figlia o la ragazza del figlio mostrano di non rispondere ai requisiti minimi richiesti, nei genitori suona un campanello di allarme. A metterli sulla difensiva possono essere fattori diversi. Da un look troppo estroso, a un brutto carattere, magari aggressivo, a un linguaggio troppo disinvolto, quando non maleducato. Difficile dare una scala di valore a questi aspetti, perché ciascuno può esercitare un’influenza diversa sui genitori. Il giudizio risente, infatti, della mentalità, delle esperienze, delle paure di ciascuno. Spesso, poi, l’oggetto che suscita preoccupazione è diverso anche per mamme e papà. Il risultato in ogni caso è sempre quello: in famiglia cominciano a “volare” frasi tipo: «Con quello non esci!», che scatenano nei nostri figli prevedibili reazioni di ribellione o chiusura totale.

Non facciamo muro contro muro | Che fare? Abbozzare, sospendendo il giudizio, nella speranza che il figlio, dopo aver perso la testa… la ritrovi? Oppure intervenire, invitandolo con esempi e consigli a riflettere di più sulla sua scelta? O ancora, prendere di petto la situazione imponendo la propria volontà con divieti? Non esiste una regola, ma l’esperienza sul campo insegna che, a un intervento drastico del tipo “o lui o noi”, sono da preferire piccole mosse mirate per restituire ai figli obiettività. Così, a poco a poco, saranno proprio loro, senza bisogno di aiuto, a liberarsi del compagno sbagliato, qualora sia davvero tale. 

Le frasi da non dire

“So che non servirà, ma devo proprio dirtelo” | È il pensiero sotterraneo che accompagna gli ammonimenti con i quali noi genitori, all’inizio, tentiamo di sabotare l’unione malvista di nostro figlio

Perché è sbagliata. Attenzione a sottovalutare l’effetto delle nostre parole: le frasi-sentenza sono banali e datate, quindi un adolescente innamorato le vivrà come prova del «che ci parlo a fare con te? Tu non puoi capire! Appartieni a un’altra generazione». Se siamo noi i primi a dubitare della loro efficacia, risparmiamocele

«Mio padre non me l’avrebbe permesso…» | Ma tu non sei tuo padre, e tuo figlio non è te! Una frase così suona come un monito, che aumenta in nostro figlio la voglia di sottrarsi.

Perché è sbagliata. Per accorciare la distanza generazionale fra noi e lui, raccontiamogli la nostra prima storia importante. Lui potrà magari specchiarsi nei turbamenti, nell’euforia e nelle paure che abbiamo provato anche noi e avrà un motivo in meno per zittirci col solito: «Per me è diverso, tu non puoi capire». 

«Non ti sembra troppo presto per pensare a queste cose?» | Il problema non è piuttosto nostro, che non riusciamo ad accettare che “il nostro bambino” si sia innamorato e abbia una vita sessuale? Guardiamolo: certo, è ancora immaturo per tanti versi, ma già in grado di provare e suscitare emozioni forti.

Perché è sbagliata. Se la memoria ci aiuta, ritorniamo al nostro primo amore e all’intensità con cui l’abbiamo vissuto e ammettiamolo: le prime passioni sono fortissime.     

«Adesso devi pensare soprattutto a studiare…» | Un ragazzo ha il diritto di credere che nella vita dovere e piacere possano marciare insieme. Una cosa è ricordare a nostro figlio di non trascurare la scuola e seguirlo affinché ciò non accada. Un’altra è usare lo studio per smorzare i suoi interessi e le sue amicizie, che non ci vanno a genio.

Perché è sbagliata.  Lasciamogli riorganizzare il suo tempo, così da trovare lo spazio giusto per studio e amore.   

L’errore più grande è affermare: «So io cosa è giusto per te» | Per i nostri figli vogliamo sempre il meglio; ma siamo sicuri che l’idea che noi abbiamo di “meglio” coincida con la loro? C’è il rischio, infatti, di volere il bene dei nostri figli secondo un’immagine precostituita nella nostra testa, trascurando del tutto l’unicità del loro essere, le loro inclinazioni e i loro reali desideri. Spesso il nostro rifiuto del suo ragazzo/a  dimostra quanto poco in realtà conosciamo nostro figlio. Altrimenti non ci stupiremmo così tanto della sua scelta e non pronunceremmo frasi come «Io non sarei mai uscita con uno così». Se non ci sono motivi fondati per preoccuparsi, lasciamo i nostri figli vivere, scegliere e sbagliare. Diventeranno degli adulti migliori.          

Quando invece intervenire è d’obbligo! | L’adolescenza rappresenta una fase delicata. I nostri figli sono alla ricerca della loro identità, le loro azioni non sono ancora stili di vita, le loro passioni effimere. Proprio l’incertezza e l’impulsività che caratterizzano questo periodo possono far sì che siano più esposti a condizionamenti esterni, a volte pericolosi.

È qui che il genitore deve dire la sua | È il caso per esempio di una figlia che non mangia più perché al suo ragazzino piacciono i corpi “pelle e ossa”. O che subisce la violenza del suo ragazzo o è costretta a giochi erotici dal fidanzatino che la filma con il cellulare e minaccia di divulgare i video, se lei si rifiuta.

Il dialogo li aiuta a crescere | In queste situazioni, seppur drammatiche, sforziamoci di mantenere sempre reazioni equilibrate. Pensiamo che se nostro figlio ha permesso che qualcuno gli facesse del male, è segno che, in quanto vittima consenziente, ha a sua volta un problema che merita attenzione. E se lui non vuole aprirsi con noi, proponiamogli l’aiuto esterno di uno psicoterapeuta.



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