Archivio per ottobre 2010

Nuovo test ematico predirà il rischio di infarto

Un nuovo, rivoluzionario test del sangue che costerà appena due sterline (circa tre euro) per predire le probabilità di ammalarsi in futuro di diabete o di patologie cardiache. E’ lo strumento sviluppato al King’s College di Londra, che potrebbe essere pronto, garantiscono gli scienziati, entro 5 anni. Un test, secondo gli esperti che lo hanno presentato al Festival della Scienza di Birmingham, che rivoluzionerà la diagnosi e il trattamento di due delle principali cause di mortalità in Europa, consentendo alle persone che scoprono di essere a rischio di adottare le opportune contromisure (farmaci e prevenzione) e salvando così decine di migliaia di vite ogni anno. 

“Tutti hanno paura del cancro – sottolinea il ricercatore Ricercatore Manual Mayr – ma le malattie cardiovascolari sono uno dei più grandi assassini nel nostro paese e non abbiamo un buon test del sangue per prevederle”. Il nuovo test invece ci riesce, misurando i livelli di un piccolo filamento di materiale genetico chiamato Mir-126, che svolge un ruolo cruciale nel mantenere le nostre arterie in buona salute. Appena i vasi sanguigni si danneggiano, i liveli di Mir-126 precipitano. Gli scienziati del King’s College di Londra hanno dimostrato che uomini e donne con livelli molto bassi di questo materiale genetico hanno il doppio delle probabilità di sviluppare problemi cardiaci nel decennio successivo. 

E non solo: bassi livelli di miR-126 sono anche un segno di diabete di tipo 2, la forma che si sviluppa normalmente nella mezza età ed è legato all’obesità. Per questo il nuovo esame del sangue è più preciso del test esistenti anche nella ricezione dei segnali di pericolo del diabete, una condizione conosciuta come pre-diabete. Se il pre-diabete è preso abbastanza presto, la patologia può essere stroncata sul nascere. La ricerca è preliminare e la tecnica deve essere affinata, ma il dottor Mayr ritiene che un dispositivo diagnostico di base che calcoli con precisione le probabilità di una persona di sviluppare malattie cardiache o diabete nei successivi dieci anni potrebbe essere in uso entro il 2015. Una versione più avanzata, che fornirà le probabilità di ammalarsi entro due o tre anni, verrà sviluppata più avanti. Un passo avanti fondamentale per la diagnosi precoce: sebbene i dati sulla pressione sanguigna, il colesterolo, l’abitudine al fumo e il peso possano dare ai medici un’idea sulla salute del cuore di una persona, i risultati non sono completamente affidabili. Molti soggetti a rischio non hanno mai problemi, altri completamente sani subiscono all’improvviso un attacco cardiaco. L’esame del sangue potrebbe raccogliere precocemente i segni del danno nelle loro arterie, permettendo loro di avviare terapie farmacologiche e modificare il loro stile di vita.

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L’agopuntura è efficace contro la depressione!

 

Arrivano le prime conferme scientifiche sull’efficacia dell’agopuntura nel trattare le depressioni. Come dimostra una ricerca australiana pubblicata su Plos online, il ricorso agli aghi dell’antica medicina cinese produce significativi cambiamenti nelle parti del cervello che regolano le emozioni. 

Gli studiosi della University of New South Wales, servendosi della risonanza magnetica funzionale, hanno tentato di mappare i mutamenti prodotti nel cervello dalla stimolazione di alcuni punti del corpo con agopuntura laser.  

Per approfondimenti 

PSA e tumore della prostata. Nuove evidenze sullo screening.

Il cancro della prostata è una delle principali cause di morte per malattie oncologiche tra gli uomini dei paesi sviluppati. La disponibilità negli ultimi 25 anni di un test semplice e di facile esecuzione come il dosaggio dell’antigene prostatico specifico (PSA) ha indotto i medici prenderlo in considerazione per una strategia di screening orientata a diminuire il rischio di morte per questa malattia. Da alcuni anni l’entità del beneficio e del danno che tale screening determina è oggetto di un dibattito continuo. L’aspetto critico del PSA è legato alla sua capacità di provocare sovra diagnosi attraverso l’identificazione di neoplasie prive di capacità evolutiva e che, una volta diagnosticate, inducono a un sovra trattamento attraverso interventi capaci di danneggiare la qualità di vita dei pazienti.

Recentemente sono stati pubblicati su The Lancet Oncology i primi risultati di uno studio di screening randomizzato controllato iniziato nel dicembre 1994 nel quale sono stati scelti 20.000 uomini, nati tra il 1930 e il 1944, dal registro della popolazione di Goteborg. Questi soggetti sono stati randomizzati in un rapporto di 1:1, tra un gruppo di screening per il PSA ogni 2 anni (n = 10 000) e un gruppo di controllo non invitato al test (n = 10 000). Il gruppo di screening comprendeva soggetti fino ad un limite superiore di età di 69 anni (range 67-71) e i test supplementari, come l’esplorazione rettale e le biopsie della prostata, erano proposti solo a chi presentava un incremento delle concentrazioni di PSA. L’end-point primario era la mortalità per cancro prostatico specifico.

Questi sono i primi dati cumulativi relativi a incidenza del cancro prostatico e di mortalità calcolati fino al 31 dicembre 2008. Durante un follow-up di 14 anni un tumore della prostata è stato diagnosticato in 1138 uomini nel gruppo di screening e in 718 nel gruppo controllo, con un’incidenza cumulativa rispettivamente del 12,7% e del 8,2% (hazard ratio HR=1,64, 95% CI 1,50 -1 – 80; p < 0,0001). La riduzione assoluta del rischio cumulativo di morte per cancro alla prostata a 14 anni era dello 0.40% (95% CI 0,17 -0,64), pari a 0,50% nel gruppo screening e 0,90% nel gruppo di controllo. Le morti registrate per cancro prostatico sono state 44 nel gruppo di screening e 78 nel gruppo di controllo un rapporto del tasso di mortalità RR=0,56 (95% CI 0,39 -0 82, p = 0,002). Inoltre, per prevenire una morte per cancro della prostata, dovevano essere invitati allo screening 293 uomini e doveva essere formulata la diagnosi in 12 di loro.

Lo studio dimostra come in questa popolazione la mortalità per carcinoma della prostata è stato ridotto quasi della metà (44%). Tuttavia il rischio di diagnosi in eccesso è rilevante, anche se il numero di soggetti da sottoporre a screening necessario per il trattamento (NNT) è paragonabile a quello degli screening per il tumore della mammella e con un beneficio migliore rispetto ad altri programmi di diagnosi precoce. Resta aperto il dibattito sulla riproducibilità dei risultati in altre popolazioni e altri contesti dove il dosaggio del PSA effettuato con modalità opportunistica è comune nella pratica clinica, a differenza della Svezia. Questi risultati ricordano al MMG che è facile, in soggetti maschi al di sopra dei 50 anni, prescrivere tra gli altri esami il PSA, ma non è poi facile decidere che cosa fare di fronte ad un PSA alterato.

Bibliografia

Fonte univadis.it

Psoriasi: cos’è e perché viene …

 

Oggi vogliamo parlarvi di una malattia cronica, infiammatoria della pelle: la psoriasi è la dermatite più comune, che colpisce il 4 % degli italiani ed in media il 2% della popolazione dei paesi occidentali. Nella maggior parte dei casi si manifesta con chiazze rosse ricoperte da squame argentee, ma può assumere anche forme diverse. Così come diversa è la sua localizzazione. Dal cuoio capelluto ai gomiti, alle ginocchia e ai piedi, ma può comparire anche sulle mani o nel resto del corpo (compresa l’area genitale).

Ancora non si hanno certezze sulle cause, benché sembra ormai accertata una sua componente ereditaria. Pensate che circa il 36 % dei pazienti possiede dei familiari con sintomi simili, dermatiti o la psoriasi stessa. Ma questo non basta a scatenarla. Sicuramente partecipano dei fattori immunologici, alimentari, chimici ecc…

Lo stress gioca un ruolo determinante: in alcune forme infatti si manifesta con maggiore frequenza e preponderanza nei periodi di stanchezza fisica ed emotiva, o anche impegnativi per l’organismo, come nel caso della pubertà o della menopausa. Non è contagiosa e non possiamo definirla una malattia di genere, cioè colpisce indifferentemente i due sessi. Questo anche se di recente vi abbiamo raccontato di una ricerca che parlava di predisposizione femminile, in concomitanza con l’assunzione di birra!

L’unica certezza che si ha è quello che avviene alla pelle: le cellule dell’epitelio muoiono rapidamente, senza attendere il normale processo di maturazione. Non sempre provoca prurito, rispetto a ciò che si pensa: dipende dalla sua localizzazione. Nella maggior parte dei casi non è neppure invalidante dal punto di vista fisico, ma lo è di certo se si analizza lo stato psicologico dei pazienti. Specie quando la dermatite è visibile, comporta necessariamente un disagio sociale, che scatena ansia e dunque stress che aumenta la sintomatologia. Non conoscendone le cause precise, non è possibile una prevenzione, come pure una cura definitiva. Si usano in genere creme e lozioni per applicazione locale che riducono o cancellano la macchia eritematosa, ma solo momentaneamente.

Finora la cura migliore si è dimostrata la fototerapia, cioè attraverso il sole.

Lo specialista competente è il dermatologo.

Zona Franca: Argan

GALENOsalute avvalendosi della collaborazione di Franca Aleo (titolare di Herbora – Marsala) presenta la rubrica settimanale Zona Franca: “l’informazione diventa benessere”, dove fitoterapia ed oligoelementi vengono proposti come base di cure alternative e complementari.

Questa settimana parliamo di “Argan”.

L’argan (Argania spinosa o Argania sideroxylon) è un albero diffuso negli aridi paesaggi che caratterizzano il sud ovest del Marocco. Nonostante la scarsità di acqua nel sottosuolo, l’Argania è un albero molto longevo che può arrivare fino a 150-200 anni di età.

Il frutto che produce è una bacca di colore verde, simile ad un oliva ma di dimensioni maggiori. Al suo interno contiene una nocciolo particolarmente duro che a sua volta racchiude due o più mandorle da cui si estrae il famoso olio d’Argan. La produzione di questo olio richiede un processo laborioso che fino a poco tempo fa veniva interamente realizzato a mano.

L’operazione più laboriosa consiste nell’iniziale rimozione della polpa (destinata all’alimentazione del bestiame) e nella successiva estrazione della coriacea noce contenuta nel frutto. La resistenza di tale guscio viene spezzata dalla pressione di due pietre che schiacciano la noce liberando i semi in essa contenuti. Il passaggio successivo prevede una lenta essiccazione che dev’essere eseguita a temperature moderate. Successivamente, con l’ausilio di una pietra rotatoria simile alle macine utilizzate per la produzione dell’olio di oliva (arzeg in lingua locale), si procede con la macina dei semi. Il tutto viene poi impastato con acqua fredda in modo da facilitare l’estrazione di olio.

La pasta ottenuta viene poi rimescolata e sottoposta a pressatura manuale che produce la caduta di gocciole di olio emulsionate in acqua.

Da quando è cresciuto l’interesse commerciale verso l’olio di Argan sono state introdotte presse meccaniche che accelerano il processo produttivo, migliorando anche la conservazione e la qualità del prodotto (si evita così l’aggiunta di acqua durante la macinatura). Le iniziali operazioni di scorticamento e successiva frantumazione della noce continuano invece ad essere realizzate manualmente.

Il naturale processo di torrefazione conferisce all’olio di Argan uno spiccato aroma tostato ed un sapore particolare che ricorda da vicino quello della nocciola. Il colore è leggermente più scuro rispetto all’olio d’oliva.

A seconda che i noccioli vengano o meno tostati prima dell’uso, l’olio d’Argan può essere impiegato sia in ambito cosmetico che alimentare.  

Olio d’Argan come alimento 

I grassi presenti negli alimenti vengono classificati in tre grandi gruppi chiamati, rispettivamente, saturi, monoinsaturi e polinsaturi.

Nei grassi animali, solidi a temperatura ambiente, abbondano i grassi saturi mentre gli oli sono più ricchi di mono e polinsaturi.

 

PROFILO LIPIDICO  

Olio d’Argan

Olio d’oliva

ACIDI GRASSI SATURI

16-20 %

13.8 %

Acido palmitico

12 %

8-16 %

Acido stearico

6 %

1-4 %

ACIDI GRASSI MONOINSATURI

45-50 %

73 %

Acido oleico

42.8 %

63-88 %

ACIDI GRASSI POLINSATURI

32-40 %

10.5 %

Acido linoleico

36.8 %

3-15 %

Acido alfa linolenico

< 0.5 %

<1 %

 

Dal punto di vista nutrizionale l’olio di Argan ricalca le caratteristiche del nostro olio d’oliva. Grazie a tale somiglianza incorpora tutti i benefici propri del condimento tipico della dieta mediterranea. L’olio d’Argan contribuisce quindi a tenere sotto controllo i livelli di colesterolo cattivo (LDL). Le sue proprietà salutistiche sono inoltre rinforzate dall’abbondante presenza di antiossidanti, come i preziosi tocoferoli (vitamina E). L’unica nota negativa riguarda il basso contenuto di acido alfa linolenico (omega-tre), caratteristica peraltro comune all’olio d’oliva.

Grazie al ridotto contenuto di acidi grassi polinsaturi si conserva abbastanza bene e, se non fosse per l’elevato costo, potrebbe essere anche utilizzato per le fritture. La resa ridotta ed il laborioso processo di lavorazione contribuiscono infatti a farne lievitare il prezzo. Attualmente il costo dell’olio di Argan è nettamente superiore a quello dell’olio di oliva, tanto da raggiungere e superare i 50 euro al litro. 

Le virtù cosmetiche dell’olio di Argan 

Le proprietà antiossidanti dell’olio di Argan possono essere sfruttate anche in campo cosmetico. Poche gocce di olio applicate direttamente sulla pelle o nell’acqua del bagno sono infatti sufficienti per donare alla cute luminosità e morbidezza. Grazie al suo ottimo contenuto in antiossidanti, l’olio d’Argan contribuisce a proteggere la pelle dalle aggressioni esterne (sole, smog, vento, metalli pesanti, inquinanti vari tra cui sostanze tossiche inalate, ingerite o assorbite attraverso la cute). Migliorando l’idratazione della pelle, l’olio d’Argan è in grado di aumentarne difese ed elasticità. A tale scopo sono adatti tutti i prodotti a base di emulsioni Olio/Acqua, ricche di acidi grassi polinsaturi, ceramidi e sostanze igroscopiche, in grado cioè di assorbire e trattenere acqua. 

Fonte my-personaltrainer.it che si ringrazia per le informazioni fornitoci!

Piccoli rimedi naturali per eliminare occhi gonfi ed occhiaie

E’ mattina, ci trasciniamo stancamente dal nostro letto fino al bagno, alziamo lo sguardo e, disastro, sul nostro viso compaiono i classici segni della fatica e della stanchezza: occhi gonfi e sofferenti ed un antipatico alone scuro, segno indiscutibile delle occhiaie.

Cosa è successo? Sicuramente tra le cause principali di tali inestetismi possiamo contare lo stress fisico e mentale, le poche ore di riposo durante la notte, ma anche un’eccessiva esposizione al sole ed una seduta troppo intensiva di allenamento, possono affaticare il nostro corpo ed il nostro viso, rendendolo meno fresco e vitale.

Come combattere tali segni di stanchezza, che non ci permettono di essere al meglio della nostra forma e bellezza durante la giornata?

Ovviamente se il danno è fatto, ovvero abbiamo riposato poco e male, dobbiamo necessariamente utilizzare piccoli trucchi per mascherare e ridurre gli inestetismi, avendo premura però di riposare maggiormente e recuperare le energie il giorno dopo: i rimedi vanno bene, ma la prevenzione è l’arma vincente per il nostro benessere e la bellezza del nostro viso!

Un utilissimo rimedio d’emergenza può essere il cubetto di ghiaccio, frizionato per 3 minuti sotto l’occhio, per ridurre gonfiore e segni di stanchezza.

Ma esiste un vero e proprio elisir di bellezza casalingo, che sfrutta un buon vecchio consiglio della nonna: il massaggio con il cucchiaio.

Sembrerà strano, ma l’utilizzo del cucchiaio, insieme ad una buona crema energizzante, assicura immediato beneficio al vostro viso. Attenzione però, il cucchiaio deve essere rigorosamente d’argento: tale rimedio combina, infatti, le proprietà chimiche del metallo all’azione meccanica del massaggio e alle proprietà nutrienti della crema. L’argento ha determinate proprietà chimiche che consentono ai prodotti applicati, di penetrare più a fondo rispetto ad un normale massaggio.

Vediamo, quindi, nel dettaglio, come eseguire un perfetto trattamento antiocchiaie e gonfiori. Inoltre, si tratta di un massaggio rapido ed economico, poichè ci consente di sfruttare gli strumenti che abbiamo in casa, anche se destinati, solitamente, ad usi ben diversi.

Per ottenere ottimi risultati dobbiamo porre i cucchiai dalla parte convessa, sulla zona del contorno occhi e, segreto fondamentale, bisogna alternare cucchiai freddi a cucchiai caldi, così che la variazione di temperatura stimoli la microcircolazione capillare e l’ossigenazione dei tessuti ed il gonfiore venga immediatamente ridotto.

1. Bisogna prima di tutto applicare una crema cosmetica rivitalizzante, agli agrumi e agli estratti di mirtillo, ottimi per migliorare circolazione, tonicità della pelle e risvegliare i tessuti affaticati.

2. Dopo aver steso il cosmetico, dobbiamo applicare i nostri cucchiai ed effettuare dei movimenti lenti e circolari, partendo dal basso e procedendo verso la parte alta del nostro viso.

3. Alternare per 5 minuti cucchiai caldi a cucchiai freddi, avendo cura di lasciare in posa sotto l’occhio i cucchiai freddi, per un minuto circa.

4. Dopo il massaggio con il cucchiaio, procedere a dei movimenti circolari con le dita, nelle zone delle tempie e del contorno occhi.

L’azione tonificante ed energizzante di tale rimedio naturale, darà al nostro viso un aspetto decisamente più fresco, allevierà i segni di stanchezza più marcati e, insieme ad un leggero velo di correttore posto sotto il contorno degli occhi, renderà i nostri tratti addolciti e decisamente meno marcati. 


Insicuri del partner? Si rischia infarto o ictus

Ecco essere insicuri e sempre preoccupati per la fedeltà del proprio partner, sicuramente non fa bene al cuore. A scoprirlo è una ricerca canadese, pubblicata sulla rivista American Psychological Association. A essere preoccupati si rischia il 50% in più di avere un infarto o un ictus rispetto a chi vive dei rapporti più spensierati.
Lo studio ha preso in esame le pene d’amore di 5.645 persone tra i 18 e i 60 anni, passando ai raggi X lo stato di salute di tutti, soprattutto in relazione a malattie croniche come artrite, mal di schiena, emicrania, allergie stagionali e malattie cardiovascolari, compresa la pressione alta.
Queste ultime sono risultate associate maggiormente a quello che gli studiosi guidati da Lachlan McWilliams definiscono “attaccamento ansioso”, un sentimento di incertezza che porta il partner timoroso ad allontanarsi dagli altri.
“I risultati – spiega McWilliams sulle pagine della rivista – suggeriscono che l’attaccamento ansioso è un fattore di rischio per una vasta gamma di malattie”. Una conclusione che stimola a cercare “strumenti per migliorare la condizione psicologica, incrementando la salute”.


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