Archive for the 'Curiosità Varie' Category

IN ITALIA SEMPRE PIÙ MEDICI INTERNISTI (via Dr. Martino Massimiliano Trapani)

Caro Martino,
la Medicina Interna è infatti una specializzazione medica che approfondisce lo studio sulle patologie di tutti gli organi di un individuo (cuore, polmoni, reni, fegato ecc). L’internista (il medico specialista in Medicina Interna) conosce quindi tutte le più importanti malattie dei singoli organi. Di conseguenza, un elemento distintivo della Medicina Interna è quello di rendere il medico che ne è specialista capace di inquadrare correttamente uno o più sintomi accusati dal paziente (per esempio un dolore al torace può essere sì dovuto al cuore, ma anche al polmone, all’esofago ecc.), oltre ovviamente ad avere le dovute competenze per una corretta impostazione degli esami da richiedere e per prescrivere la cura più adeguata.
Un altro elemento distintivo della Medicina interna è quello di diagnosticare e curare da un lato pazienti affetti da una malattia che colpisce più organi (come fanno lo scompenso cardiaco, il diabete, l’ipertensione), dall’altro pazienti che hanno contemporaneamente più di una malattia (evento questo che è sempre più frequente soprattutto nelle persone anziane). Quando è necessario sarà lo stesso internista ad indirizzare il malato verso medici di un singolo settore (ad esempio chirurgo, ematologo, cardiologo). Potremmo quindi paragonare il medico internista ad un regista che tiene insieme le fila del paziente, valorizzandone la sua unicità.

L’INTERNISTA UN MEDICO “UNICO” !

dott. Carlo Cottone
dirigente medico specialista in medicina interna

IN ITALIA SEMPRE PIÙ MEDICI INTERNISTI Lo rivela una ricerca che sarà presentata in occasione del congresso nazionale dei dirigenti medici internisti (FADOI), a Firenze dal 15 al 18 maggio 14.05.2011. Anche il mondo della medicina ha le sue tendenze, e così dopo alcuni anni in cui le specializzazioni sembravano avere sempre più capacità di attrazione, soprattutto tra i giovani medici, ora la figura dei medici internisti torna prepotentemente alla ribalta. è questo in sintesi il risutl … Read More

via Dr. Martino Massimiliano Trapani

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… domani 10 gennaio 2011, si parte !

Cari Amici, che in questi anni mi avete seguito costantemente e quotidianamente, come sapete l’indirizzo del Blog è cambiato, ma le notizie sono rimaste sempre quelle “belle fresche” di sempre. Ed è con immenso piacere che Vi comunico cha da domani al nuovo indirizzo potete continuare ad essere informati con la rassegna di notizie tratte dalla più prestigiose riviste scientifiche internazionali.

A domani!

HarDoctor News a cura del dott. Carlo Cottone

Nuovo indirizzo BLOG!

Cari Amici, continuate a seguirmi al nuovo indirizzo del BLOG, le notizie sulla salute continuano!!!

dott. Carlo Cottone

P.S. Vi aspetto in tanti … non mi deludete!!!

2010 in review

The stats helper monkeys at WordPress.com mulled over how this blog did in 2010, and here’s a high level summary of its overall blog health:

Healthy blog!

The Blog-Health-o-Meter™ reads Wow.

Crunchy numbers

Featured image

The Louvre Museum has 8.5 million visitors per year. This blog was viewed about 220,000 times in 2010. If it were an exhibit at The Louvre Museum, it would take 9 days for that many people to see it.

In 2010, there were 382 new posts, growing the total archive of this blog to 975 posts. There were 368 pictures uploaded, taking up a total of 14mb. That’s about 1 pictures per day.

The busiest day of the year was January 13th with 1,112 views. The most popular post that day was Distorsione al ginocchio.

Where did they come from?

The top referring sites in 2010 were google.it, liquida.it, it.wordpress.com, search.conduit.com, and facebook.com.

Some visitors came searching, mostly for colica renale, proprietà del melograno, gravidanza a rischio, esercizi per la cervicale, and appendicite.

Attractions in 2010

These are the posts and pages that got the most views in 2010.

1

Distorsione al ginocchio March 2009

2

Consigli per dire addio al dolore cervicale June 2009

3

Coliche renali: i consigli in cucina per allontanare i calcoli March 2009
1 Like on WordPress.com,

4

Alimentazione: le virtù del melograno. October 2008
1 Like on WordPress.com,

5

Labirintolitiasi: VERTIGINE PAROSSISTICA DA POSIZIONAMENTO BENIGNA (VPPB) March 2007

Stress da lavoro, una vera malattia

Lo stress da lavoro è una vera e propria malattia professionale che riguarda ogni lavoratore, ma soprattutto, da ora, riguarderà ogni datore di lavoro, che avrà la responsabilità di monitorare le varie situazioni per tutelare la salute dei propri dipendenti.

A prevederlo una circolare firmata dal ministero del Lavoro in attuazione del “Testo unico sulla salute e la sicurezza nel lavoro“. Il procuratore Raffaele Guariniello ha spiegato che, se un lavoratore si ammala a causa dello stress, si può incorrere nell’accusa di lesioni colpose o maltrattamenti.
Dal 1 Gennaio 2011 tutti i datori di lavoro pubblici o privati dovranno ottemperare alle disposizioni di legge emanate nel 2008, che in realtà dovevano entrare in vigore dall’agosto scorso, ma una circolare ministeriale aveva dato proroga per il 31 dicembre 2010. L’obbligo per il datore di lavoro consisterà nell’avviare la procedura di valutazione del rischio stress scegliendo un campione da intervistare per valutare le situazioni di rischio.
Tra i fattori di rischio che andranno tenuti sotto controllo gli orari dei dipendenti, i percorsi di carriera, ed anche i conflitti tra colleghi. Nei casi in cui saranno individuati fattori di rischio andranno attuate iniziative per eliminare o ridurre le situazioni stressanti. Tra i punti salienti della circolare prima di tutto c’è la necessità di definire che cosa è lo “stress
lavoro-correlato”, poi la valutazione avviene in due fasi, la prima, obbligatoria, serve a rilevare “indicatori oggettivi e verificabili” di vario tipo.
Il datore di lavoro dovrà poi rendere conto di quanto rilevato nel “Documento di valutazione del rischio“. Se risultano fattori di stress, scatta la seconda fase, cioè l’adozione di “opportuni interventi correttivi” e se la situazione non migliora, bisognerà fare una “valutazione approfondita” utilizzando dei “questionari focus group e interviste semi-strutturate”.
Un numero crescente di ricerche ha messo in evidenza l’effetto negativo dello stress da lavoro sia sul numero di incidenti nel corso dell’attività lavorativa che sulla salute fisica e psichica del lavoratore, in particolare sul rischio di incorrere in malattie cardiovascolari. Uno studio finlandese ha riscontrato addirittura un rischio doppio di decessi per malattie cardiovascolari in lavoratori stressati che non presentavano nessun altro fattore di rischio per tali patologie. Ormai tutti concordano che alla base dello stress da lavoro vi sia un’interazione tra fattori organizzativi e fattori personali, vediamo però nello specifico quali possono essere le cause di tale stress secondo due modelli e secondo la Commissione Europea.

Secondo il modello dell’Aggravio di lavoro, Job strain model, lo stress lavorativo sarebbe causato soprattutto dalla combinazione di un eccessivo carico di lavoro e una scarsa possibilità di controllo sui compiti da svolgere. Quindi seppure in presenza di un carico di lavoro pesante, un lavoratore potrebbe non sentirsi stressato se percepisse di poter gestire nella maniera più opportuna tale carico. Il modello dello Squilibrio tra sforzo e ricompensa, Effort-rewards imbalance model, ipotizza che lo stress lavorativo si riscontri in presenza di un elevato impegno da parte del lavoratore associato ad una scarsa ricompensa. Laddove con il termine ricompensa si intende un guadagno economico, approvazione sociale, stabilità lavorativa e opportunità di carriera.

Secondo la Commissione Europea, Direzione generale occupazione e affari sociali, i fattori più comuni che possono determinare stress legato all’attività lavorativa sono:

-Quantità di lavoro da eseguire eccessiva oppure insufficiente
-Tempo insufficiente per portare a termine il lavoro in maniera soddisfacente sia per gli altri che per se stessi
-Mancanza di una chiara descrizione del lavoro da svolgere o di una linea gerarchica
-Ricompensa insufficiente, non proporzionale alla prestazione
-Impossibilità di esprimere lamentele
-Responsabilità gravose non accompagnate da autorità o potere decisionale adeguati
-Mancanza di collaborazione e sostegno da parte di superiori, colleghi o subordinati
-Impossibilità di esprimere effettivamente talenti o capacità personali
-Mancanza di controllo o di giusto orgoglio per il prodotto finito del proprio lavoro
-Precarietà del posto di lavoro, incertezza della posizione occupata
-Condizioni di lavoro spiacevoli o lavoro pericoloso
-Possibilità che un piccolo errore o disattenzione possano avere conseguenze gravi.

Se nel nostro ambiente di lavoro si verifica anche solo una delle condizioni summenzionate è probabile che siamo dei lavoratori sotto stress, con tutti i rischi che ciò comporta per la nostra salute. Ovviamente per limitare le cause dello stress bisognerebbe agire a livello sia personale che organizzativo. Ma se ci sentiamo stressati e non sono in vista dei cambiamenti organizzativi nel posto in cui lavoriamo possiamo comunque fare qualcosa per stare meglio.

Ecco alcuni suggerimenti:

1.Acquisiamo consapevolezza di cosa ci sta realmente stressando. Cerchiamo di identificare le fonti di stress, anche elencandole materialmente su un foglio. Quale aspetto della nostra vita lavorativa ci crea maggior sofferenza o tensione? Ci preoccupa di più? È su questo o questi aspetti che è urgente intervenire.

2.Informiamoci sui nostri diritti. Conoscere quali sono i nostri diritti come lavoratori ci fa sentire più “forti”. La conoscenza ci fornisce degli strumenti indispensabili per modificare le cose che non vanno intorno a noi. Se abbiamo dei dubbi, non esitiamo a rivolgerci alle fonti e alle persone giuste per chiarirci le idee (rivolgiamoci ai sindacati, consultiamo testi o siti internet sulla materia, rivolgiamoci ad esperti del settore).

3.Modifichiamo la valutazione cognitiva dell’ambiente. Prima di tutto riconosciamo la differenza tra le cose che possiamo controllare e quelle che non possiamo controllare. Chiediamoci come stiamo vivendo la situazione, se esistono modi alternativi si affrontarla. Se riteniamo la nostra realtà lavorativa immodificabile, cerchiamo di dare minore importanza agli eventi che ci accadono quotidianamente. Se il nostro capo ci bistratta perché ha un brutto carattere, non prendiamola come qualcosa di personale e soprattutto evitiamo di cadere nel circolo vizioso delle ripicche e dei dispetti (magari sotto forma di “dimenticanze” o di ritardi nella consegna del lavoro). Cerchiamo di mantenere comunque un atteggiamento professionale e distaccato.

4. Pianifichiamo le attività e utilizziamo il time management. Spesso ciò che ci stressa è semplicemente la “quantità” di lavoro. Impariamo a delegare tutto ciò che è delegabile e a distinguere tra cose importanti e cose urgenti. Faremo quindi prima le cose importanti e urgenti, poi quelle urgenti e non importanti, quelle importanti e non urgenti, e infine quelle né importanti, né urgenti.

5.Prendiamoci delle pause. Facciamo dei break nel corso della giornata, anche semplicemente per fare dei respiri profondi e sentire che la nostra mente si rilassa. Poi saremo in grado di tornare al lavoro con rinnovata energia e lucidità.

6.Prendiamoci cura del nostro corpo. Dedicarci ad una attività fisica regolare, curare la nostra alimentazione e prevedere degli adeguati periodi di riposi è la migliore cura anti-stress, sia esso lavorativo o di altro genere. In particolare, l’esercizio fisico costante libera endorfine endogene, una sorta di “droga naturale” che aiuta a sentirci meglio, e ci aiuta a prevenire sia i danni cardiovascolari che quelli muscolo-scheletrici dovuti allo stress lavorativo.

7.Pensiamo positivo. Prendiamo nota del lavoro fatto bene e ricompensiamoci in qualche modo. Poniamoci degli obiettivi a breve termine e sentiamoci soddisfatti quando li abbiamo raggiunti. Cerchiamo di non considerare le critiche come un attacco personale, pensiamo ad esse come ad un’opportunità per crescere nel nostro lavoro.

8.Rivediamo la scala di valori. Diamo il giusto peso a ciò che esiste al di fuori del lavoro: la famiglia, gli amici, altri interessi. Tutti ambiti in cui la situazione può essere migliore e le soddisfazioni compensare lo stress da lavoro.

9.Impariamo a coltivare lo humor, a ridere di noi.

10.Impegniamoci in attività esterne di gruppo. Gruppi di sport, di volontariato, associazioni culturali, possono fornirci quelle gratificazioni che ci mancano in ambito lavorativo.

11.Ricorriamo all’aiuto di un professionista esterno. Il counselling e la psicoterapia sono gli strumenti più utili per la risoluzione delle tensioni interne che danno origine allo stress.

Comunque sia AUGURI di BUON ANNO !!

SCLEROSI LATERALE AMIOTROFICA: ATTUALITÀ

La sclerosi laterale amiotrofica (SLA) è una malattia neurodegenerativa a eziologia ignota, caratterizzata dalla paralisi progressiva e dalla perdita di tessuto muscolare, che si presenta in bassa percentuale come forma familiare (5-10%) e nei restanti casi in forma sporadica, con una prevalenza di 4-8/100.000 persone (1). La tipica età media di esordio è intorno a 56 anni e il sesso maschile è generalmente più colpito di quello femminile, con un rapporto di 1,3:1. La forma familiare è causata da mutazioni del gene della superossido dismutasi 1 (SOD1) che non si riscontrano nella forma sporadica, indicandone una diversa genesi (2).
La patologia interessa sia i motoneuroni superiori che quelli inferiori, e i sintomi di esordio dipendono essenzialmente dal distretto muscolare colpito: debolezza asimmetrica a carico delle estremità degli arti (che condiziona zoppia o compromissione della prensione della mano), con tipica presenza di crampi o fascicolazioni, o sintomatologia bulbare (disartria, disfagia). In questi ultimi anni si sono accumulate diverse evidenze che indicano come tra i calciatori vi sia un’elevata incidenza di tale patologia
(3,4): per spiegare questo fenomeno sono state proposte numerose ipotesi, tra cui i ripetuti traumatismi a cui è soggetto il capo durante i colpi di testa (la Federazione olandese di calcio ha prudenzialmente vietato per tale motivo i colpi di testa nei praticanti al di sotto di 12 anni), il contatto continuativo con i pesticidi utilizzati nei campi da calcio, l’uso di sostanze dopanti che in soggetti predisposti possono attivare i meccanismi di morte neuronale e, molto recentemente, un’alterazione del processo infiammatorio (riduzione di alcune citochine e del tumor necrosis factor-
a) indotto dallo strenuo esercizio fisico (5). Nessuna di queste ipotesi è stata al momento confermata definitivamente. Per quanto riguarda i meccanismi patogenetici della SLA sporadica, in questi ultimi anni sono state suggerite varie ipotesi, tra cui l’eccitotossicità (in particolare da glutammato, che comporta un aumento dei livelli di glutammato > 40% nei neuroni), meccanismi autoimmuni, infezioni e stress ossidativo. Anche in questo caso si attendono ancora conferme definitive, mentre è dimostrato che, qualunque sia la patogenesi, il meccanismo iniziale della morte neuronale sembra essere correlato a un eccesso del flusso di calcio attraverso i recettori AMPA (α-amino-3-hydroxy-5-methyl-4-isoxazolepropionato). È stato dimostrato che una subunità di questo recettore, denominata GluR2, è alterata a causa della variazione del processo molecolare detto di RNA editing. Studi compiuti da Hideyama et al. su tessuti umani di pazienti affetti da SLA hanno dimostrato un’alterazione dell’mRNA editing e pertanto si ritiene che tale processo abbia un ruolo chiave nell’avviare il meccanismo patogenetico (6). Nei motoneuroni dei pazienti con SLA, la frazione dei recettori AMPA permeabile al calcio potrebbe essere aumentata, inducendo la morte neuronale da sovraccarico di calcio.
La diagnosi di SLA è basata essenzialmente su caratteristiche cliniche, test elettrodiagnostici e sull’esclusione delle altre patologie con sintomi correlati
(7). La verifica delle caratteristiche cliniche è tipicamente raccolta nei criteri di El Escorial (8). L’elettromiografia deve dimostrare l’evidenza di un coinvolgimento di almeno tre gruppi muscolari. La diagnostica può essere completata da indagini ematochimiche (istochimica, raccolta delle urine nelle 24 ore per la ricerca di metalli pesanti, dosaggio di vitamina B12 e folati, valutazione della funzione tiroidea ecc.) e dalle valutazioni neurologiche e neuropsichiche. La diagnosi differenziale della SLA è con altre patologie neuromuscolari: l’atrofia bulbare (malattia di Kennedy) e la paraplegia spastica ereditaria hanno una base genetica, mentre tra la malattie acquisite occorre ricordare la sclerosi multipla, la miastenia gravis e alcune sindromi paraneoplastiche.

La diagnosi genetica molecolare, disponibile in molti laboratori, potrà giocare in futuro un ruolo fondamentale nella diagnosi dei sottotipi genetici della patologia.
Il trattamento della SLA rimane a tutt’oggi palliativo: è preferibile che esso sia gestito da una equipe multidisciplinare che comprenda neurologi, pneumologi, infermieri specializzati, foniatri, fisioterapisti, terapisti occupazionali e respiratori, nutrizionisti, psicologi e genetisti; è stato infatti dimostrato che tale approccio multidisciplinare migliora significativamente la prognosi 9). Altri fattori che influenzano la sopravvivenza sono l’età, la capacità vitale spirometrica, l’affaticabilità, la forza, la spasticità e la depressione (10).

Allo stato attuale, riluzolo, un antagonista glutamatergico, è l’unico farmaco approvato dalla Food and Drug Administration per il trattamento della SLA (per una review, si veda Cheah et al., 2010 (11)). La sua utilità clinica è tuttavia ancora in discussione a causa della modesta efficacia, della possibililtà di effetti collaterali e dell’alto costo.  

 autore Dott. Giampiero Merati

 

Bibliografia 

1. Traynor BJ, Codd MB, Corr B, et al. Incidence and prevalence of ALS in Ireland, 1995-1997: a population-based study. Neurology 1999; 52: 504-9
2. Andersen PM. The genetics of amyotrophic lateral sclerosis (ALS). Suppl Clin Neurophysiol 2004; 57: 211-27
3. Belli S, Vanacore N. Proportionate mortality of Italian soccer players: is amyotrophic lateral sclerosis an occupational disease? Eur J Epidemiol 2005; 20(3): 237-42
4. Chio A, Calvo A, Dossena M, et al. ALS in Italian professional soccer players: the risk is still present and could be soccer-specific. Amyotroph Lateral Scler 2009; 10(4): 205-9
5. De Paola M, Visconti L, Vianello E, et al. Circulating cytokines and growth factors in professional soccer players: correlation with in vitro-induced motor neuron death. Eur J Neurol 2010 May 11. [Epub ahead of print]
6. Hideyama T, Yamashita T, Nishimoto Y, et al. Novel etiological and therapeutic strategies for neurodiseases: RNA editing enzyme abnormality in sporadic amyotrophic lateral sclerosis. J Pharmacol Sci 2010; 113(1): 9-13
7. Donkervoort S, Siddique T. Amyotrophic Lateral Sclerosis Overview. In: Pagon RA, Bird TC, Dolan CR, Stephens K, editors. GeneReviews. Seattle (WA): University of Washington, Seattle; 1993-2001 Mar 23 [updated 2009 Jul 28]
8. Brooks BR, Miller RG, Swash M, Munsat TL. El Escorial revisited: revised criteria for the diagnosis of amyotrophic lateral sclerosis. Amyotroph Lateral Scler Other Motor Neuron Disord 2000; 1: 293-9
9. Andersen PM, Borasio GD, Dengler R, et al. EFNS task force on management of amyotrophic lateral sclerosis: guidelines for diagnosing and clinical care of patients and relatives. Eur J Neurol 2005; 12: 921-38
10. Paillisse C, Lacomblez L, Dib M, et al. Prognostic factors for survival in amyotrophic lateral sclerosis patients treated with riluzole. Amyotroph Lateral Scler Other Motor Neuron Disord 2005; 6(1): 37-44
11. Cheah BC, Vucic S, Krishnan AV, Kiernan MC. Riluzole, neuroprotection and amyotrophic lateral sclerosis. Curr Med Chem 2010; 17(18): 1942-199

Zona Franca: Alimentazione e Salute

GALENOsalute avvalendosi della collaborazione di Franca Aleo (titolare di Herbora – Marsala) presenta la rubrica settimanale Zona Franca: “l’informazione diventa benessere”, dove fitoterapia ed oligoelementi vengono proposti come base di cure alternative e complementari. 

Questa settimana parliamo di “Alimentazione e Salute”.  

Una buona salute dipende da vari fattori: ereditari, ambientali, nutrizionali. Sui fattori ereditari ovviamente non si può influire; su quelli ambientali è possibile, almeno in parte, agire orientando le proprie scelte di vita, come il luogo dove si decide di vivere o il tipo di lavoro che si svolge. Sui fattori nutrizionali, invece, il nostro intervento può essere veramente determinante per la conquista e il mantenimento di una buona salute. 

Il nostro corpo è composto degli stessi elementi di cui sono composti gli alimenti, i quali forniscono la materia e il carburante di cui l’organismo ha bisogno per vivere. L’alimentazione ha quindi la funzione di fornire energia, procurare tutti gli elementi che l’organismo utilizza per le sue reazioni chimiche ed enzimatiche, sostituire le parti “usurate” e reintegrare ciò che viene consumato. Non è esagerato quindi affermare che negli alimenti risiede il destino del nostro benessere: se desideriamo che gli alimenti siano fonte di salute, essi devono quindi essere il più possibile equilibrati. L’alimentazione non dovrà tener conto solo del gusto e della “gola”, pur importanti, ma dovrà fornire tutti gli elementi che conservino l’omeostasi del nostro corpo. Se, infatti, privilegiamo alcune sostanze a discapito di altre, possiamo provocare vari squilibri rispetto al reale fabbisogno dell’organismo, squilibri che nel tempo potrebbero provocare carenze, disfunzioni metaboliche e di conseguenza malattie, anche gravi. 

Nei paesi industrializzati la fame è ormai solo un vago ricordo, mentre oggi si manifestano le cosiddette “malattie del benessere”, che hanno origine proprio nell’alimentazione scorretta, spesso troppo abbondante, povera di alcune sostanze, come vitamine, oligoelementi, minerali, e troppo ricca di altre, come zuccheri, sale e grassi saturi, anche a causa delle moderne tecniche di coltivazione, trasformazione, manipolazione e conservazione, che impoveriscono gli alimenti privandoli di sostanze importanti, e per contro li addizionano con aromatizzanti, addensanti, coloranti, emulsionanti, conservanti, sostanze estranee che nel tempo possono essere nocive per un effetto di accumulo. Non vogliamo certo demonizzare la moderna tecnologia, che fornisce grandi vantaggi per quanto riguarda la maggior produttività, la lavorazione e la conservazione degli alimenti, ma è necessario trovare il giusto compromesso per usufruire di una sana e completa alimentazione, senza alterare in modo irrimediabile l’ambiente in cui viviamo con un uso smodato di pesticidi, concimi chimici e additivi alimentari non indispensabili; tutte queste sostanze estranee entreranno, infatti, nella nostra catena alimentare e andranno a inquinare anche il nostro corpo, alterandone gli equilibri. 

L’alimentazione deve fornire tutti gli elementi di base, cioè carboidrati, proteine, grassi, vitamine, minerali, oligoelementi e acqua, nelle giuste proporzioni; quindi bisogna essere attenti non solo alla quantità dei cibi, ma anche e soprattutto alla qualità. Una buona nutrizione è essenziale per il normale sviluppo e per il funzionamento degli organi, per il mantenimento delle funzioni vitali, per la crescita, per la riproduzione, per la difesa dalle infezioni e dalle malattie, per la capacità riparativa di ferite e lesioni, e per avere una buona efficienza nell’espletamento delle normali attività lavorative o ludiche. Gli alimenti sono chimicamente complessi, formati da macromolecole che devono essere scomposte dal nostro corpo in unità più semplici, che possano attraversare le pareti intestinali per essere assimilate e poi trasportate attraverso la circolazione sanguigna e linfatica a tutte le cellule, che ricevono dagli alimenti così scomposti l’energia e i materiali necessari alla costruzione e al mantenimento della vita. Queste trasformazioni sono attuate tramite i processi di digestione, assimilazione, metabolismo, che descriveremo rapidamente per rendere più chiari i concetti che seguiranno. 

Digestione | La digestione ha lo scopo di scomporre il cibo ingerito, attraverso varie trasformazioni fisiche e chimiche, in micro-elementi nutrizionali, caratterizzati da molecole più piccole, che possano essere assimilate tramite i villi intestinali. Le azioni fisiche sono di natura meccanica: sono costituite dalla masticazione e dalla deglutizione, atti volontari, e proseguono con la peristalsi, un movimento involontario lento e fluttuante delle pareti dell’esofago, dello stomaco e dell’intestino, che serve a rimescolare e triturare ulteriormente il cibo masticato, e farlo progredire lungo il canale digerente. Le azioni chimiche sono svolte dai succhi digestivi, che contengono numerosi enzimi specifici che il cibo ingerito incontra lungo l’apparato digerente, ad iniziare dalla bocca, dove le ghiandole salivari secernono l’enzima ptialina, utile per una prima scomposizione dei carboidrati; attraverso l’esofago, il bolo alimentare passa nello stomaco, dove viene a contatto con acqua, acido cloridrico e vari enzimi proteolitici (proteolitico = che scompone le proteine nei suoi costituenti, gli aminoacidi). Il cibo elaborato nello stomaco, chiamato chimo (dal greco chymòs = succo), passando nel duodeno, la prima parte dell’intestino tenue, incontra la bile secreta dal fegato e immagazzinata nella cistifellea, la cui funzione è quella di emulsionare i grassi per renderli più aggredibili dagli enzimi pancreatici specifici. Nel duodeno sono riversati infatti anche i numerosi enzimi prodotti dal pancreas e dalle ghiandole intestinali (succo enterico, dal greco énteron = intestino) che scompongono ulteriormente i carboidrati, le proteine e i grassi emulsionati dalla bile, oltre a neutralizzare l’acidità dovuta all’acido cloridrico, che ha anche una funzione antisettica contro eventuali patogeni che dovessero essere introdotti con il cibo. 

Assimilazione | Dalla miscela delle secrezioni ghiandolari digestive con il chimo acido proveniente dallo stomaco, si ottiene un liquido lattescente lievemente basico, il chilo (dal greco chilòs = succo, sinonimo del precedente chimòs), che, progredendo lungo l’intestino tenue, permette alle sostanze elementari di essere gradualmente assimilate dalle pareti intestinali tramite i villi, caratteristiche estroflessioni digitiformi, lunghe circa un millimetro, che fungono da vere e proprie “pompe aspiranti”. Tenendo presente che su ogni centimetro quadrato di superficie intestinale ci sono circa 3000 villi, e che su ogni villo ci sono migliaia di microvilli, è facile comprendere come essi aumentino enormemente la superficie deputata all’assimilazione, che si calcola essere superiore ai 300 metri quadrati! All’interno dei villi sono presenti capillari sanguigni e piccoli vasi linfatici, che convogliano le sostanze nutritive al torrente circolatorio sanguigno e al sistema linfatico, i quali a loro volta li distribuiscono agli organi deputati alla loro elaborazione e alla distribuzione a tutte le cellule del corpo. Dall’intestino tenue, il residuo non digerito passa nell’intestino crasso, dove perde acqua e sali minerali, è arricchito di muco e sottoposto all’azione della flora batterica intestinale: questa è un complesso ecosistema, costituito da miliardi di batteri che popolano l’intestino e che, in condizioni ottimali, partecipa alla sintesi delle vitamine, regola la formazione di gas intestinali favorendo le fermentazioni e riducendo le putrefazioni che producono tossine, facilita l’assorbimento degli oligoelementi, e costituisce una barriera di protezione contro le aggressioni dei batteri nocivi. Mantenere efficiente la flora batterica intestinale, anche con uso di integratori di fermenti lattici probiotici arricchiti di fibre prebiotiche, è perciò una norma da tenere sempre presente, se si desidera evitare disturbi come stipsi, diverticolite, colon irritabile, gonfiore, infezioni uro-genitali, o altre disfunzioni e malattie, anche gravi. Il residuo di tutti questi processi infine può essere espulso tramite l’evacuazione. 

Metabolismo | Il metabolismo è il processo di conversione delle sostanze nutritive elementari, provenienti dal processo di assimilazione, in materiale da “costruzione” per i tessuti viventi dell’organismo, e in energia per soddisfare le necessità del corpo. 

Da quanto sommariamente esposto, si deduce un concetto importantissimo: il nostro corpo è costruito per mezzo degli elementi che noi stessi gli forniamo attraverso gli alimenti, per cui diventa palese il detto “noi siamo quello che mangiamo”, a cui aggiungerei anche “quanto ne mangiamo”. Adesso è chiarissimo che, se ci alimentiamo con prodotti sani, genuini, di buona qualità, in quantità moderata, costruiremo e manterremo nel tempo organi sani e ben funzionanti, per cui il cibo sarà una fonte di vitalità e salute. Se, viceversa, il cibo che ingeriamo è sbilanciato, pieno di sostanze nocive, o eccessivo come quantità, i nostri organi potranno andare incontro più facilmente a squilibri, che faciliteranno la comparsa di malattie.  

Come deve essere dunque un’alimentazione corretta ed equilibrata? Noi che viviamo in Italia abbiamo la fortuna di avere ereditato un tipo di alimentazione che ormai tutto il mondo riconosce come la più sana: parlo naturalmente della “dieta mediterranea”, che i popoli che abitano nell’area omonima avevano da secoli sviluppato, utilizzando ciò che la natura metteva loro a disposizione. Essa consiste innanzi tutto nell’uso dell’olio extravergine di Oliva, ricco di polifenoli, vitamine, acidi grassi monoinsaturi (acido oleico), che aiutano a mantenere bassi livelli di colesterolo cattivo (LDL), senza ridurre l’HDL, o colesterolo buono, come avviene con l’uso degli oli di semi tanto decantati qualche anno fa, quando cercavano di convincerci che fossero più “leggeri” dell’olio di Oliva, mentre le calorie che sviluppano sono identiche per entrambi. L’olio extravergine di Oliva costituisce perciò una prevenzione contro le malattie cardiovascolari, e quindi è un fattore di longevità importantissimo. E’ indispensabile che l’olio di Oliva sia di tipo extravergine, poiché gli altri tipi meno nobili, oltre ad essere meno gradevoli come gusto, hanno subito delle manipolazioni, anche chimiche, che ne alterano e riducono le qualità organolettiche e le proprietà salutari. La dieta mediterranea originaria faceva largo uso di legumi, cereali, verdura, frutta, e un consumo ridotto di carni, grassi animali e dolcificanti. Non era, però, un regime alimentare povero: la ricchezza e varietà di piatti tradizionali fa ancora oggi dell’alimentazione mediterranea, e italiana in particolare, una vera cultura gastronomica, con tutti i profumi e i sapori delle spezie e degli aromi tipici di una terra del sole, come Basilico, Prezzemolo, Rosmarino, Origano, Salvia, Menta, Aglio, Rucola, Zafferano, che la tradizione utilizza soprattutto per i loro aromi, ma che possiedono anche proprietà officinali salutari. I cereali erano consumati integrali: il pane era “nero” perché conteneva anche le fibre del chicco di frumento. Solo le famiglie benestanti potevano permettersi il cosiddetto “pane bianco”, ma non a caso proprio in quelle famiglie, a causa delle poche fibre ingerite, si manifestavano con maggiore frequenza disturbi intestinali come la stipsi, che è diventata la “malattia” dell’uomo moderno, e disordini metabolici, soprattutto la gotta, perché i ricchi mangiavano molta carne, che il popolo non poteva permettersi, se non raramente, e solo in occasione delle feste importanti. Le carni rosse, infatti, sono ricche di sostanze puriniche, il cui prodotto di scarto è l’acido urico, che cristallizzandosi si deposita specialmente nelle articolazioni, causando la gotta, una sintomatologia molto dolorosa, di tipo artritico. Le carni bianche, il pesce, le uova, i formaggi magri, le proteine di origine vegetale, pur contenendo una certa quota di purine, non si comportano allo stesso modo: non aumentano, infatti, il rischio di contrarre la gotta. In questi ultimi anni il nostro tipo di alimentazione si è purtroppo “americanizzato”, con un aumento del consumo di carni, grassi animali, snack e merendine carichi di zuccheri, sale, e grassi saturi, anche se magnificati come vegetali. Le margarine (grassi vegetali idrogenati), prodotti inesistenti in natura, pur essendo di origine vegetale, sono ottenute dalla trasformazione di oli, quindi liquidi, in una sorta di prodotto solido che ricorda il burro, mediante l’aggiunta di atomi di idrogeno che fa diventare saturi i grassi di cui è composta. Anche la tanto reclamizzata “margarina vegetale” contribuisce quindi ad innalzare il colesterolo cattivo (LDL), proprio come i grassi animali, che invece, consumati quantità limitata, non sono del tutto proibiti, se non in casi particolari, hanno più gusto, sono naturali e non creati in laboratorio. I grassi provenienti dal pesce invece sono benefici, poiché contengono gli acidi grassi essenziali della serie Omega 3, che rappresentano un fattore di protezione e di salute per l’apparato cardiovascolare, per cui si dovrebbe aumentare il suo consumo, portandolo ad almeno due volte la settimana, o anche più, se possibile. Ovviamente tutti i grassi devono essere consumati con moderazione, considerando che forniscono il doppio delle calorie dei carboidrati e delle proteine. Aggiungendo all’alimentazione corretta anche una discreta attività fisica, si favorirà ulteriormente il mantenimento della propria salute. Se, nonostante le nostre attenzioni nella scelta degli alimenti e un’attività fisica sufficiente, si dovesse avere qualche alterazione dei valori di colesterolo e/o trigliceridi, ci si può rivolgere agli integratori naturali di acidi grassi della serie Omega 3 e Omega 6, estratti dal Lino, dal pesce, o contenenti fitosteroli vegetali da Riso fermentato, con l’ausilio di piante officinali che depurano il fegato e contribuiscono all’eliminazione dei grassi dal fegato, come Rosmarino, Tarassaco, Carciofo, Cardo mariano. Se l’alimentazione è ricca di frutta e verdura, sicuramente si assumono quantità adeguate di minerali, vitamine e antiossidanti, che proteggeranno dall’azione nociva dei radicali liberi, gli ormai noti fattori di invecchiamento cellulare. Se, per vari motivi, l’alimentazione è invece carente sotto questo punto di vista, si può ricorrere a ottimi integratori vitaminico-minerali naturali a base di Rosa canina, germe di Grano, Carota, Alfa-alfa, Romice, e di sostanze antiossidanti come la Papaya, il Tè verde, il Tè rosso Rooibos, il succo di Melagrana, il Noni, la Cùrcuma, l’Aloe, i semi d’Uva, che aiutano a contrastare l’invecchiamento e l’azione deleteria dei radicali liberi. In caso di sovrappeso, è possibile aiutare l’organismo a perdere i chili in eccesso, coadiuvando l’alimentazione, che necessariamente dovrà prevedere una riduzione delle abituali calorie, con piante officinali o estratti di piante che riducono l’assorbimento calorico, come l’Opuntia (Nopal), l’Acacia, il Glucomannano, il Guar, la Gymnema, la faseolamina, o che stimolano il metabolismo promuovendo un maggior dispendio calorico da parte dell’organismo, come il Fucus (Alga bruna), l’alga Wakame, il Citrus aurantium (Arancio amaro), il Piper nigrum.

Fonte L’erboristeria.com della dott.ssa Multineddu


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