Archive for the 'sanità' Category

… domani 10 gennaio 2011, si parte !

Cari Amici, che in questi anni mi avete seguito costantemente e quotidianamente, come sapete l’indirizzo del Blog è cambiato, ma le notizie sono rimaste sempre quelle “belle fresche” di sempre. Ed è con immenso piacere che Vi comunico cha da domani al nuovo indirizzo potete continuare ad essere informati con la rassegna di notizie tratte dalla più prestigiose riviste scientifiche internazionali.

A domani!

HarDoctor News a cura del dott. Carlo Cottone

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Stress da lavoro, una vera malattia

Lo stress da lavoro è una vera e propria malattia professionale che riguarda ogni lavoratore, ma soprattutto, da ora, riguarderà ogni datore di lavoro, che avrà la responsabilità di monitorare le varie situazioni per tutelare la salute dei propri dipendenti.

A prevederlo una circolare firmata dal ministero del Lavoro in attuazione del “Testo unico sulla salute e la sicurezza nel lavoro“. Il procuratore Raffaele Guariniello ha spiegato che, se un lavoratore si ammala a causa dello stress, si può incorrere nell’accusa di lesioni colpose o maltrattamenti.
Dal 1 Gennaio 2011 tutti i datori di lavoro pubblici o privati dovranno ottemperare alle disposizioni di legge emanate nel 2008, che in realtà dovevano entrare in vigore dall’agosto scorso, ma una circolare ministeriale aveva dato proroga per il 31 dicembre 2010. L’obbligo per il datore di lavoro consisterà nell’avviare la procedura di valutazione del rischio stress scegliendo un campione da intervistare per valutare le situazioni di rischio.
Tra i fattori di rischio che andranno tenuti sotto controllo gli orari dei dipendenti, i percorsi di carriera, ed anche i conflitti tra colleghi. Nei casi in cui saranno individuati fattori di rischio andranno attuate iniziative per eliminare o ridurre le situazioni stressanti. Tra i punti salienti della circolare prima di tutto c’è la necessità di definire che cosa è lo “stress
lavoro-correlato”, poi la valutazione avviene in due fasi, la prima, obbligatoria, serve a rilevare “indicatori oggettivi e verificabili” di vario tipo.
Il datore di lavoro dovrà poi rendere conto di quanto rilevato nel “Documento di valutazione del rischio“. Se risultano fattori di stress, scatta la seconda fase, cioè l’adozione di “opportuni interventi correttivi” e se la situazione non migliora, bisognerà fare una “valutazione approfondita” utilizzando dei “questionari focus group e interviste semi-strutturate”.
Un numero crescente di ricerche ha messo in evidenza l’effetto negativo dello stress da lavoro sia sul numero di incidenti nel corso dell’attività lavorativa che sulla salute fisica e psichica del lavoratore, in particolare sul rischio di incorrere in malattie cardiovascolari. Uno studio finlandese ha riscontrato addirittura un rischio doppio di decessi per malattie cardiovascolari in lavoratori stressati che non presentavano nessun altro fattore di rischio per tali patologie. Ormai tutti concordano che alla base dello stress da lavoro vi sia un’interazione tra fattori organizzativi e fattori personali, vediamo però nello specifico quali possono essere le cause di tale stress secondo due modelli e secondo la Commissione Europea.

Secondo il modello dell’Aggravio di lavoro, Job strain model, lo stress lavorativo sarebbe causato soprattutto dalla combinazione di un eccessivo carico di lavoro e una scarsa possibilità di controllo sui compiti da svolgere. Quindi seppure in presenza di un carico di lavoro pesante, un lavoratore potrebbe non sentirsi stressato se percepisse di poter gestire nella maniera più opportuna tale carico. Il modello dello Squilibrio tra sforzo e ricompensa, Effort-rewards imbalance model, ipotizza che lo stress lavorativo si riscontri in presenza di un elevato impegno da parte del lavoratore associato ad una scarsa ricompensa. Laddove con il termine ricompensa si intende un guadagno economico, approvazione sociale, stabilità lavorativa e opportunità di carriera.

Secondo la Commissione Europea, Direzione generale occupazione e affari sociali, i fattori più comuni che possono determinare stress legato all’attività lavorativa sono:

-Quantità di lavoro da eseguire eccessiva oppure insufficiente
-Tempo insufficiente per portare a termine il lavoro in maniera soddisfacente sia per gli altri che per se stessi
-Mancanza di una chiara descrizione del lavoro da svolgere o di una linea gerarchica
-Ricompensa insufficiente, non proporzionale alla prestazione
-Impossibilità di esprimere lamentele
-Responsabilità gravose non accompagnate da autorità o potere decisionale adeguati
-Mancanza di collaborazione e sostegno da parte di superiori, colleghi o subordinati
-Impossibilità di esprimere effettivamente talenti o capacità personali
-Mancanza di controllo o di giusto orgoglio per il prodotto finito del proprio lavoro
-Precarietà del posto di lavoro, incertezza della posizione occupata
-Condizioni di lavoro spiacevoli o lavoro pericoloso
-Possibilità che un piccolo errore o disattenzione possano avere conseguenze gravi.

Se nel nostro ambiente di lavoro si verifica anche solo una delle condizioni summenzionate è probabile che siamo dei lavoratori sotto stress, con tutti i rischi che ciò comporta per la nostra salute. Ovviamente per limitare le cause dello stress bisognerebbe agire a livello sia personale che organizzativo. Ma se ci sentiamo stressati e non sono in vista dei cambiamenti organizzativi nel posto in cui lavoriamo possiamo comunque fare qualcosa per stare meglio.

Ecco alcuni suggerimenti:

1.Acquisiamo consapevolezza di cosa ci sta realmente stressando. Cerchiamo di identificare le fonti di stress, anche elencandole materialmente su un foglio. Quale aspetto della nostra vita lavorativa ci crea maggior sofferenza o tensione? Ci preoccupa di più? È su questo o questi aspetti che è urgente intervenire.

2.Informiamoci sui nostri diritti. Conoscere quali sono i nostri diritti come lavoratori ci fa sentire più “forti”. La conoscenza ci fornisce degli strumenti indispensabili per modificare le cose che non vanno intorno a noi. Se abbiamo dei dubbi, non esitiamo a rivolgerci alle fonti e alle persone giuste per chiarirci le idee (rivolgiamoci ai sindacati, consultiamo testi o siti internet sulla materia, rivolgiamoci ad esperti del settore).

3.Modifichiamo la valutazione cognitiva dell’ambiente. Prima di tutto riconosciamo la differenza tra le cose che possiamo controllare e quelle che non possiamo controllare. Chiediamoci come stiamo vivendo la situazione, se esistono modi alternativi si affrontarla. Se riteniamo la nostra realtà lavorativa immodificabile, cerchiamo di dare minore importanza agli eventi che ci accadono quotidianamente. Se il nostro capo ci bistratta perché ha un brutto carattere, non prendiamola come qualcosa di personale e soprattutto evitiamo di cadere nel circolo vizioso delle ripicche e dei dispetti (magari sotto forma di “dimenticanze” o di ritardi nella consegna del lavoro). Cerchiamo di mantenere comunque un atteggiamento professionale e distaccato.

4. Pianifichiamo le attività e utilizziamo il time management. Spesso ciò che ci stressa è semplicemente la “quantità” di lavoro. Impariamo a delegare tutto ciò che è delegabile e a distinguere tra cose importanti e cose urgenti. Faremo quindi prima le cose importanti e urgenti, poi quelle urgenti e non importanti, quelle importanti e non urgenti, e infine quelle né importanti, né urgenti.

5.Prendiamoci delle pause. Facciamo dei break nel corso della giornata, anche semplicemente per fare dei respiri profondi e sentire che la nostra mente si rilassa. Poi saremo in grado di tornare al lavoro con rinnovata energia e lucidità.

6.Prendiamoci cura del nostro corpo. Dedicarci ad una attività fisica regolare, curare la nostra alimentazione e prevedere degli adeguati periodi di riposi è la migliore cura anti-stress, sia esso lavorativo o di altro genere. In particolare, l’esercizio fisico costante libera endorfine endogene, una sorta di “droga naturale” che aiuta a sentirci meglio, e ci aiuta a prevenire sia i danni cardiovascolari che quelli muscolo-scheletrici dovuti allo stress lavorativo.

7.Pensiamo positivo. Prendiamo nota del lavoro fatto bene e ricompensiamoci in qualche modo. Poniamoci degli obiettivi a breve termine e sentiamoci soddisfatti quando li abbiamo raggiunti. Cerchiamo di non considerare le critiche come un attacco personale, pensiamo ad esse come ad un’opportunità per crescere nel nostro lavoro.

8.Rivediamo la scala di valori. Diamo il giusto peso a ciò che esiste al di fuori del lavoro: la famiglia, gli amici, altri interessi. Tutti ambiti in cui la situazione può essere migliore e le soddisfazioni compensare lo stress da lavoro.

9.Impariamo a coltivare lo humor, a ridere di noi.

10.Impegniamoci in attività esterne di gruppo. Gruppi di sport, di volontariato, associazioni culturali, possono fornirci quelle gratificazioni che ci mancano in ambito lavorativo.

11.Ricorriamo all’aiuto di un professionista esterno. Il counselling e la psicoterapia sono gli strumenti più utili per la risoluzione delle tensioni interne che danno origine allo stress.

Comunque sia AUGURI di BUON ANNO !!

La melatonina migliora la qualità della vita

Sul mercato integratori per contrastare i disturbi del sonno e dell’invecchiamento.

Cari Amici,

ci perviene questo articolo che Vi propongo integralmente e senza commenti, lasciando a Voi le critiche o gli apprezzamenti come è mio solito. Il testo di questo articolo è informativo-pubblicitario, è deve pertanto essere criticamente letto, non prendendo per “oro colato” tutto quello che illustra. Lascio quindi a Voi le informazioni e le indicazioni pubblicitarie, dichiarando di non avere conflitto di interesse.

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Naturalmente presente nell’organismo, la melatonina è una sostanza antiossidante che gioca un ruolo fisiologico nella regolazione dei bioritmi corporei, come il ciclo sonno-veglia.

Infatti la melatonina ha un effetto sedativo: viene usata dal cervello per informare l’organismo che è buio e che è quindi giunto il momento di dormire.

Il sonno rappresenta una fase necessaria per l’organismo e soffrire di disturbi quali l’insonnia può portare a squilibri ed ansie, diventando quindi fonte di stress e nervosismo.

Succede spesso che l’insonnia si acuisca durante la fase di invecchiamento: studi dimostrano una connessione tra questo tipo di disturbo e la diminuzione fisiologica con il passare degli anni della produzione di melatonina da parte dell’organismo.

Oggi nel mercato farmaceutico esistono prodotti che possono colmare questo tipo di carenza. Tra questi MELATONINA SIRC è la prima linea di integratori certificati in Italia e può costituire la giusta risposta a questo tipo di problemi.

L’idea innovativa di Sofar, la casa produttrice di Melatonina Sirc, è stata quella di veicolare la melatonina in diverse tipologie di prodotto, adatte a svariate necessità e alle preferenze individuali.

Oltre ad essere integrati con sostanze antiossidanti, anti invecchiamento e antidepressive, come il Triptofano e la Vitamina B6 (che regolano la produzione di Serotonina, che regola a sua volta l’umore), i prodotti Melatonina Sirc sono sul mercato sotto forma di tisane, gocce o compresse, adatte a varie esigenze e gusti.

Ad esempio, la tisana RELAX è riposante e utile a scaricare lo stress della giornata, idrosolubile e arricchita allo zinco, abbinata ad un gusto classico o ai frutti. Anche la posologia è differenziata, a seconda della gravità del disturbo abbiamo MELATONINA SIRC DIET, da 3 mg, da assumere una volta al giorno prima di andare a letto, o all’occorrenza. Mentre per i disturbi del sonno più fastidiosi e frequenti, MELATONINA SIRC FORTE, da 5 mg, pre-tagliata per una posologia personalizzata.

MELATONINA SIRC è un aiuto naturale anche per la menopausa, alleviando i disturbi e i malesseri propri di questa fase della vita femminile: per questo è stata messa a punto la linea LADY, in compresse da 5mg, arricchite con Isoflavoni di Soia e vitamina B6.

I disturbi del sonno non sono solo legati allo stress o all’invecchiamento. Basti pensare al jet-lag, la cosiddetta “sindrome da fuso orario”, che manifesta i suoi effetti con disturbi del sonno, mancanza di appetito, nervosismo e difficoltà digestive. L’efficacia della melatonina per la cura del jet-lag è ampiamente provata. Per chi è sempre in viaggio e ha necessità di avere degli effetti immediati è stata ideata MELATONINA SIRC ISTANT, in compresse da lasciare sciogliere sotto la lingua.

Melatonina sirc con la sua gamma completa (compresse, compresse orosolubili, tisane e gocce), è priva di effetti collaterali, garantita dalla vendita solo ed esclusiva in farmacia ed è la prima melatonina in forma di integratore alimentare.

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Per ulteriori informazioni visitare il sito http://www.melatoninasirc.it/

L’EMEA approva un nuovo farmaco antipertensivo

 

La Commissione Europea ha confermato il giudizio positivo dell’EMEA, approvando l’associazione telmisartan e amlodipina come farmaco per la terapia dell’ipertensione in adulti che non riescono a raggiungere un adeguato controllo pressorio con amlodipina e in quei pazienti che sono già in terapia con telmisartan e amlodipina in compresse separate, consentendo loro di assumere entrambi i principi attivi allo stesso dosaggio, in un’unica somministrazione.
Il farmaco, prodotto dalla Boehringer Ingelheim, unisce in un’unica compressa telmisartan, antagonista del recettore dell’angiotensina II (ARB), al calcio-antagonista amlodipina e riesce ad ottenere riduzioni dei valori pressori sino a 50 mmHg, con mantenimento del controllo pressorio nell’arco delle 24 ore in una percentuale di pazienti che arriva circa all’83%. L’approvazione dell’associazione di telmisartan e amlodipina da parte della Commissione Europea giunge a seguito dell’esame dei risultati di tre studi clinici cardine, che dimostrano che il farmaco ha ottenuto riduzioni dei valori pressori significativamente maggiori e uniformi rispetto alle rispettive monoterapie nelle formulazioni 40-80mg/5-10mg e ha consentito all’82,7% dei pazienti di raggiungere l’obiettivo di controllo pressorio nell’arco delle 24 ore (<130/80 mmHg secondo i criteri AHA) nella formulazione 80mg/10mg.
Inoltre, i risultati di un recente studio randomizzato in doppio cieco controllato condotto su pazienti con ipertensione grave (TEAMSTA severe HTN) hanno dimostrato che l’associazione di telmisartan e amlodipina ha ridotto la pressione sistolica in media di circa 50 mmHg. Questa importante diminuzione osservata in quasi la metà dei pazienti, è fra le più alte riduzioni dei valori pressori mai raggiunte in studi su antipertensivi.
L’associazione di telmisartan e amlodipina è già stata approvata negli Stati Uniti a ottobre 2009.
 

1 Convegno ISDE Mazara del Vallo | 27 novembre 2010

Cari Amici, 

domani a Mazara del Vallo si svolgerà alle ore 17.00 presso il Baglio Bonacasa, il 1° Convegno ISDE promosso da ISDE ITALIA (International Society of Doctors for Environment) e KIWANIS SATIRO.

Si tratta di un incontro pubblico dal titolo: “INQUINAMENTO AMBIENTALE e TUMORI INFANTILI” e saranno presenti tre relatori:

  • Dott. Vincenzo Pecunia, Presidente ISDE della Sezione di Mazara del Vallo (TP);
  • Dott. Ernesto Burgio, Pediatra e Coordinatore del Comitato Scientifico ISDE ITALIA;
  • Dott.ssa Gabriella Filippazzo, Direttore Sanitario di Presidio A.O. Cervello (Palermo), membro di ISDE Italia.

Al giorno d’oggi, in molti casi, la terapia dei tumori infantili consente risultati talora straordinari, con guarigioni un tempo insperate, pur al prezzo di sacrifici e di drammatiche esperienze vissute dai piccoli pazienti e dalle loro famiglie, con percorsi lunghi e difficili anche per le possibili conseguenze a medio e lungo termine. Tuttavia, a fronte di confortanti risultati terapeutici ottenuti in alcune forme tumorali dell’infanzia, stiamo assistendo  ormai da decenni e specialmente nel nostro paese, ad un inesorabile aumento dei tumori infantili. Dai dati pubblicati nel 2008 dall’ Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) riguardanti i dati di incidenza fino al 2002,  risulta infatti che nel nostro paese i tassi di incidenza tra 0 e 14 anni per tutti i tumori sono mediamente aumentati del 2% all’anno. La crescita è statisticamente significativa per tutti i gruppi di età e per entrambi i sessi. In particolare tra i bambini sotto l’anno di età  l’incremento è addirittura del 3.2% annuo e tra 10 e 14 anni l’incremento è del + 2.4% annuo. Il cambiamento percentuale annuo nel nostro paese risulta il più alto d’ Europa sia per  tutti i tumori (+2% contro l’1.1% in Europa), che per la maggior parte delle principali tipologie di tumore; addirittura per i linfomi l’incremento è del 4.6% annuo contro un incremento in Europa dello 0.9%.

Quanto sopra pone interrogativi non rimandabili circa le cause di queste patologie e in particolare circa  il ruolo che rivestono fattori di rischio ambientali quali gli innumerevoli agenti cancerogeni chimici e  fisici, sempre più diffusi nel nostro habitat  ed a cui sono sempre  più esposti i nostri bambini fin dalla vita intrauterina. I risultati terapeutici ottenuti non sono di per sé sufficienti a  farci ritenere  soddisfatti, né ci si può nascondere dietro giustificazioni sicuramente non applicabili al preoccupante aumento di questi tumori (stili di vita, invecchiamento della popolazione, miglioramento delle diagnosi …), anche perché sono sempre più numerosi i dati tossicologici, pre-clinici, biologici che fanno ipotizzare legami forti fra questo fenomeno e l’inquinamento ambientale.

Se davvero vogliamo proteggere e tutelare l’infanzia non possiamo esimerci dall’affrontare un tema così cruciale anche per le specifiche responsabilità che ricadono sui diversi  settori della società.

Tutti siete invitati a partecipare!

Dott. Carlo Cottone

Un nuovo farmaco per la fibrillazione atriale

 

Il dronedarone, la nuova molecola da poco approvata in Italia per trattare la fibrillazione atriale, evita a un paziente su quattro l’ospedalizzazione per cause cardiovascolari, riduce del 34% il rischio di ictus cerebrale e abbassa la mortalità del 16%. Il farmaco si aggiunge all’armamentario terapeutico dei cardiologi come trattamento di prima linea in tutti i pazienti con fibrillazione atriale parossistica, un’aritmia che si manifesta in episodi acuti risolvibili spontaneamente o permanente. Lo studio Athena, che ha coinvolto oltre 4.600 pazienti con fibrillazione atriale e 29 centri italiani, ha dimostrato la riduzione del 26% delle ospedalizzazioni e può evitare la morte a un paziente su sei. Il nuovo farmaco inizialmente sarà prescritto da medici specialisti (cardiologi, geriatri, medici internisti e di medicina d’urgenza), e la terapia potrà poi essere proseguita dai medici di medicina generale.

 

Gli italiani consumano troppi antibiotici

Il 16 e 17 luglio 2010 all’Università Cattolica di Roma, in occasione del 2° Health Econometrics Workshop, è stata presentata una ricerca sul consumo di antibiotici in Italia e sulle differenza tra regione e regione.

Campania, Sicilia e Calabria mostrano il consumo più alto. Al contrario, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige sono tra le Regioni che ne consumano meno. Questa disparità è solo in parte spiegabile sulla base di differenze nella struttura demografica e socioeconomica delle regioni, ma è difficile dire in modo chiaro quali siano le regioni più virtuose e quelle meno per quel che concerne il consumo appropriato di questi farmaci. Gli esperti hanno studiato il consumo di antibiotici in 20 Regioni italiane per il periodo che va dal 2000 al 2007. I risultati suggeriscono che il prezzo degli antibiotici (prezzo e ticket regionale) e il reddito sono fattori importanti per la comprensione delle differenze regionali nel consumo di antibiotici.

Analogamente a quanto emerso da uno studio effettuato sulla Svizzera, anche per l’Italia l’uso pro capite ambulatoriale di antibiotici è pure influenzato dalla struttura demografica della popolazione e dal livello di mortalità. Inoltre, il livello di consumo di antibiotici di un certo anno sembrerebbe influenzare il consumo di antibiotici nell’anno successivo. Il motivo di questa dinamica potrebbe essere che il consumo di antibiotici forma delle resistenze batteriche che si trascinano nel tempo.

E’ bene ricordare come la resistenza agli antibiotici (antibiotico-resistenza) possa contribuire al fallimento terapeutico, vale a dire che in casi di resistenza l’antibiotico non fa effetto. Se largamente diffuso, il problema della resistenza agli antibiotici può quindi rappresentare un grosso pericolo per la salute di una società (aumento del tasso di mortalità da malattie infettive, aumento dei costi sanitari etc).

L’Italia è un paese a consumo relativamente alto di antibiotici a livello territoriale. Utilizzando i dati resi disponibili dalla Sorveglianza Europea sul Consumo di Antimicrobici (ESAC) tra il 2000 e il 2005 si vede che l’Italia è tra i paesi europei che ne consumano di più (consumo calcolato come numero di dosi definite giornaliere per 1000 abitanti. L’Italia figura tra i paesi a maggior consumo.



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