Archive for the 'telefonia' Category

… domani 10 gennaio 2011, si parte !

Cari Amici, che in questi anni mi avete seguito costantemente e quotidianamente, come sapete l’indirizzo del Blog è cambiato, ma le notizie sono rimaste sempre quelle “belle fresche” di sempre. Ed è con immenso piacere che Vi comunico cha da domani al nuovo indirizzo potete continuare ad essere informati con la rassegna di notizie tratte dalla più prestigiose riviste scientifiche internazionali.

A domani!

HarDoctor News a cura del dott. Carlo Cottone

Allergia da nichel cellulari per 10.000 Italiani

cellulareSono ormai oltre 10 mila gli italiani che soffrono di dermatite da telefono cellulare, scatenato dal nichel o, meno spesso, dal cromo nelle parti metalliche del telefonino a contatto con la pelle di viso e orecchio. Metalli presenti, secondo uno studio americano, in almeno la metà dei telefonino. Nonostante esistano norme europee che ne regolano le quantità massime in alcuni prodotti, come la bigiotteria, questo non avviene per i cellulari che restano a contatto con la pelle molto tempo durante la giornata. Più colpiti, infatti, proprio i giovanissimi che li usano per più di un’ora e mezza al giorno. Il dato sarà presentato all’84esimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST), che si terrà a Firenze la prossima settimana. “Sono sempre più numerosi i casi di pazienti che arrivano dal dermatologo con una dermatite localizzata intorno all’orecchio e sull’orecchio stesso – rivela Torello Lotti, presidente del Congresso e neoeletto presidente dell’International Society of Dermatology – e i segni sono quelli di una dermatite da contatto classica: arrossamento, prurito, vescicole. E la zona, molto circoscritta, aiuta a sospettare subito del cellulare”. La causa è la presenza di nichel o, in forma minore, dal cromo nelle parti metalliche del telefonino a contatto con la pelle di viso e orecchio. Praticamente tutti i casi si registrano infatti in soggetti allergici a uno di questi metalli, che secondo le stime più recenti, non sono tollerati da circa il 20 per cento della popolazione. E i due metalli sono spesso impiegati nei cellulari: secondo un’indagine recente condotta da un gruppo di ricercatori della Brown University del Rhode Island, negli Stati Uniti, un telefonino su due contiene nichel nel metallo attorno allo schermo, nella tastiera, nel logo. “Le normative della Comunità Europea impongono limiti ai contenuti di nichel in alcuni prodotti, ad esempio la bigiotteria, ma non esistono regole specifiche per i telefoni cellulari – prosegue Annarosa Virgili, direttrice della Clinica Dermatologica dell’Ospedale Universitario Sant’Anna di Ferrara – ma purtroppo è molto difficile, quando si acquista un telefonino, sapere se contiene nichel o cromo: meglio comunque, soprattutto se già è stata diagnosticata un’allergia da contatto, preferire cellulari che abbiano le parti esterne in plastica. In ogni caso si può fare un piccolo test per la presenza di nichel: in commercio sono disponibili semplici kit che consentono di rilevare la presenza del metallo. E se il telefonino dei desideri è a rischio e proprio non se ne può fare a meno, è meglio rivestirlo con una copertura protettiva in plastica o tessuto”. Per ridurre il rischio la soluzione è semplice: diminuire l’uso del cellulare e magari utilizzare gli auricolari, che generalmente non danno problemi di allergia. Una volta che la dermatite si è manifestata, bisogna intervenire con i classici farmaci impiegati in caso di allergie cutanee, come creme a base di antistaminici o cortisonici.

Adsl, pericolo dialer!

Fino ad oggi, per chi usufruiva di una connessione Adsl, i dialer erano un pericolo inoffensivo. Grazie ad un decreto (Dm Comunicazioni 145/2006 – GU n. 84 del 10.4.2006) che forse entrerà in vigore a breve (aprile) non lo sarà più.

Un comunicato stampa dell’Anuit (Associazione Nazionale Utenti Italiani Di Telecomunicazioni), ci porta a conoscenza che nel Decreto sui servizi a sovrapprezzo è stata inserita la possibilità per i gestori di far pagare agli utenti ADSL la navigazione su alcuni siti (oroscopi, numeri del lotto, servizi porno ed altri); servizi denominati VAS (servizi a valore aggiunto).

I nuovi dialer sfrutteranno il riconoscimento dell’ip (i modem Adsl non compongono numeri di telefono), da li si risalirà all’utente finale ed infine il costo verrà addebitato sulla bolletta; infatti l’articolo 16 comma 4 riporta: “Gli operatori titolari della numerazione predispongono ed aggiornano un database pubblico, consultabile anche sul loro sito web, contenente le seguenti informazioni: generalità del centro servizi e del/dei fornitori di informazioni o prestazioni, tipologia del servizio a sovrapprezzo offerto e numeri associati o indirizzi IP per l’accesso al servizio stesso”.

Questi servizi devono essere forniti in modo trasparente, le chiamate a sovrapprezzo con “dialer” devono essere effettuate in modo che quest’ultimo non si configuri in automatico ogni volta che ci si connette alla rete, né che generi, in modo incontrollabile dal cliente, connessioni ripetute alla numerazione su cui viene erogato il servizio a sovrapprezzo.
Inoltre dovrà essere fornito un codice PIN personale per controllare i consumi e di poter dotare la linea di un blocco selettivo delle chiamate gratuito.

Nonostante queste rassicurazioni finali gli utenti connessi con Adsl, che sono sempre più, si dicono preoccupati per l’apertura di una nuova era di dialer incontrollabile, nutrono ugualmente preoccupazione per una nuova era di dialer incontrollabile. (Fonte: Pc-Facile.com)

Niente più costi di ricarica, almeno sulla carta.

“Il decreto Bersani impone l’obbligo per i gestori di eliminare i costi fissi di ricarica e le limitazioni temporali all’utilizzo del traffico acquistato, ma qualche insidia attende il consumatore” 
 
Dal 5 marzo entra in attuazione il decreto Bersani, che obbliga i gestori ad eliminare i costi fissi di ricarica e i limiti di validità del traffico acquistato. A prima vista sembrerebbe aver risolto parecchi dei problemi dei consumatori, ma, come sempre, bisogna prestare molta attenzione alle intepretazioni non sempre trasparenti dei gestori.

Questioni tecniche a parte la prima cosa che colpisce è l’utilizzo di tale obbligo di legge per migliorare l’immagine del proprio brand, al punto che l’eliminazione dei costi fissi di ricarica sembra sia un regalo da parte dei gestori ai propri utenti. Un regalo fatto sotto obbligo di legge.

Il caso più eclatante è quello di Wind, che ha dato un’intepretazione particolare del decreto ministeriale, applicandolo solo ai piani telefonici attivati dopo l’entrata in vigore del provvedimento. Per non dover pagare i costi fissi di ricarica è quindi necessario cambiare piano telefonico. Purtroppo i nuovi profili tariffari prevedono un aumento generalizzato dei costi: portiamo ad esempio il piano Wind 10 (15 eurocent di scatto alla risposta, 10 centesimi al minuto per le chiamate e gli SMS) che si trasforma in Wind 12, che porta i costi delle chiamate a 12 eurocent, lo scatto alla risposta a 16 centesimi e gli SMS a 15 eurocent. Nessuna indicazione viene data chiaramente a proposito della durata del traffico e della SIM.

Vodafone mette in bella evidenza sul proprio sito l’eliminazione dei costi fissi di ricarica. Questi vengono eliminati da tutte le ricariche, e, come ben specificato, anche su quelle acquistate prima del 4 marzo ma attivate dopo questa data, benché sulla card siano ancora riportati i vecchi costi di ricarica. Il rovescio della medaglia è il ritocco al rialzo dei prezzi dei nuovi piano tariffari attivabili, che vedono ad esempio lievitare lo scatto alla risposta a 19 eurocent.

Attenzione alla durata del traffico acquistato: da decreto non possono essere più posti limiti temporali alla fruizione del traffico, ma il decreto non cita la durata dello stato di attivazione della SIM. Praticamente, e qui dobbiamo dar lode al sito Vodafone che è molto chiaro a riguardo, il traffico non scade mai, ma la SIM continua ad avere una scadenza (la sua validità è di 12 mesi dall’ultima ricarica) passata la quale diventa inattiva. Per riattivarla e recuperare tutto il traffico residuo (cosa non possibile prima del decreto) è necessario l’acquisto di una carta servizi da 8 euro.

Sul sito TIM al momento attuale viene data notizia del decreto e dell’applicazione dei suoi effetti da parte del gestore, ma nessun dettaglio ulteriore.

Tre ha già attuato da oggi le modifiche previste dal decreto, dandone notizia anche sul proprio sito, senza però ulteriori informazioni a proposito della durata del traffico e della SIM.

In sintesi il decreto sicuramente introduce novità interessanti, ma due riflessioni ne ridimensionano la portata: innanzitutto prevedere l’impossibilità di porre vincoli temporali alla fruizione del traffico acquistato è un bel passo avanti, ma dovrebbe accompagnarsi a un provvedimento simile riguardante l’attivazione della SIM. Dal lato dei gestori vi è poi una corsa al rialzo dei costi mobili, tale da vanificare in alcuni casi il risparmio dovuto all’eliminazione dei costi fissi.

Niente più costi di ricarica, almeno sulla carta.

“Il decreto Bersani impone l’obbligo per i gestori di eliminare i costi fissi di ricarica e le limitazioni temporali all’utilizzo del traffico acquistato, ma qualche insidia attende il consumatore” 
 
Dal 5 marzo entra in attuazione il decreto Bersani, che obbliga i gestori ad eliminare i costi fissi di ricarica e i limiti di validità del traffico acquistato. A prima vista sembrerebbe aver risolto parecchi dei problemi dei consumatori, ma, come sempre, bisogna prestare molta attenzione alle intepretazioni non sempre trasparenti dei gestori.

Questioni tecniche a parte la prima cosa che colpisce è l’utilizzo di tale obbligo di legge per migliorare l’immagine del proprio brand, al punto che l’eliminazione dei costi fissi di ricarica sembra sia un regalo da parte dei gestori ai propri utenti. Un regalo fatto sotto obbligo di legge.

Il caso più eclatante è quello di Wind, che ha dato un’intepretazione particolare del decreto ministeriale, applicandolo solo ai piani telefonici attivati dopo l’entrata in vigore del provvedimento. Per non dover pagare i costi fissi di ricarica è quindi necessario cambiare piano telefonico. Purtroppo i nuovi profili tariffari prevedono un aumento generalizzato dei costi: portiamo ad esempio il piano Wind 10 (15 eurocent di scatto alla risposta, 10 centesimi al minuto per le chiamate e gli SMS) che si trasforma in Wind 12, che porta i costi delle chiamate a 12 eurocent, lo scatto alla risposta a 16 centesimi e gli SMS a 15 eurocent. Nessuna indicazione viene data chiaramente a proposito della durata del traffico e della SIM.

Vodafone mette in bella evidenza sul proprio sito l’eliminazione dei costi fissi di ricarica. Questi vengono eliminati da tutte le ricariche, e, come ben specificato, anche su quelle acquistate prima del 4 marzo ma attivate dopo questa data, benché sulla card siano ancora riportati i vecchi costi di ricarica. Il rovescio della medaglia è il ritocco al rialzo dei prezzi dei nuovi piano tariffari attivabili, che vedono ad esempio lievitare lo scatto alla risposta a 19 eurocent.

Attenzione alla durata del traffico acquistato: da decreto non possono essere più posti limiti temporali alla fruizione del traffico, ma il decreto non cita la durata dello stato di attivazione della SIM. Praticamente, e qui dobbiamo dar lode al sito Vodafone che è molto chiaro a riguardo, il traffico non scade mai, ma la SIM continua ad avere una scadenza (la sua validità è di 12 mesi dall’ultima ricarica) passata la quale diventa inattiva. Per riattivarla e recuperare tutto il traffico residuo (cosa non possibile prima del decreto) è necessario l’acquisto di una carta servizi da 8 euro.

Sul sito TIM al momento attuale viene data notizia del decreto e dell’applicazione dei suoi effetti da parte del gestore, ma nessun dettaglio ulteriore.

Tre ha già attuato da oggi le modifiche previste dal decreto, dandone notizia anche sul proprio sito, senza però ulteriori informazioni a proposito della durata del traffico e della SIM.

In sintesi il decreto sicuramente introduce novità interessanti, ma due riflessioni ne ridimensionano la portata: innanzitutto prevedere l’impossibilità di porre vincoli temporali alla fruizione del traffico acquistato è un bel passo avanti, ma dovrebbe accompagnarsi a un provvedimento simile riguardante l’attivazione della SIM. Dal lato dei gestori vi è poi una corsa al rialzo dei costi mobili, tale da vanificare in alcuni casi il risparmio dovuto all’eliminazione dei costi fissi.


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