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UN ORMONE PER SCONFIGGERE L’ABORTO SPONTANEO

gravidanzaOgni anno, in Italia, un numero molto alto di donne, circa 20.000, subisce un aborto spontaneo. Si tratta di una vera e propria patologia che prende il nome di sindrome da aborto ricorrente sine causa. Chi ne è affetta, incorre in almeno tre casi consecutivi di aborto spontaneo prima della tredicesima settimana di gravidanza. La causa rimane misteriosa in oltre la metà dei casi.
Due medici specialisti italiani, il dott. Fabio Scarpellini e il dott. Marco Sbracia, hanno portato a compimento uno studio lungo 12 anni pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Human Reproduction. La ricerca si basa sull’utilizzo di un ormone, il G-CSF, prodotto dai leucociti che viene usato, solitamente, dopo un ciclo di chemioterapia nel quadro di una riduzione dei globuli bianchi.
Gli scienziati italiani hanno preso in esame due gruppi di donne, somministrando al primo l’ormone e al secondo placebo. Le donne del primo gruppo riuscivano, nella maggior parte dei casi, a portare a termine la gestazione, mentre le percentuali scendevano drasticamente fra le donne trattate con placebo. Questo nuovo tipo di trattamento rappresenta una grande speranza per tutte quelle donne colpite da tale sindrome, che finora si è rivelata assai difficile da contrastare proprio per la mancanza di cause evidenti.
Si tratta del primo trattamento in grado di influire sul metabolismo della placenta, generando una moltiplicazione delle cellule placentari.

In passato, un gruppo di scienziati australiani aveva scoperto una proteina nella placenta delle donne incinte che consente di prevedere se avranno un aborto spontaneo. I livelli della proteina del sistema immunitario detta MIC 1 (macrophage inhibitory cytotine 1), erano risultati sostanzialmente più bassi sin dall’inizio della gravidanza, nel sangue delle donne che in seguito avrebbero abortito.
Gli studiosi dell’Università Monash di Melbourne e dell’ospedale St Vincent’s di Sydney, la cui ricerca è pubblicata dalla rivista medica Lancet, hanno misurato i livelli di MIC 1 in 300 donne incinte e hanno trovato che questi sono di circa un terzo più bassi in quelle che più tardi avrebbero abortito, rispetto a quelle che hanno portato a termine la gravidanza. Nella maggior parte dei casi, le basse concentrazioni della proteina nei campioni di sangue prelevati durante le prime 6-12 settimane di gravidanza sono state seguite da un aborto spontaneo diverse settimane dopo. Secondo il prof. Stephen Tong dell’Università Monash, che aveva guidato il progetto, la MIC 1, concentrata nella placenta, potrebbe aver la funzione di aiutare l’organismo materno a mantenere la gravidanza.

fonte italiasalute.it   Segnala questo post su Facebook

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Aborto spontaneo

fetoChe cos’è | Per aborto si intende la interruzione della gravidanza prima del 180 (25 settimane e 5 giorni) giorno di amenorrea, cioè dalla data di inizio dell’ultima regolare mestruazione.E’ da distinguere l’aborto spontaneo, dovuto a cause naturali e senza il concorso di fattori esterni di ordine meccanico, chimico o strumentale, e l’aborto provocato, cioè dovuto all’azione di cause esterne (terapeutico).

Eziopatogenesi | Alcune delle cause dell’aborto sono note da tempo; recentemente, grazie ai più moderni mezzi diagnostici, si sono andate precisando nuove e più complesse cause di cui tratteremo in modo approfondito.

Cause ovulari-genetiche | Agiscono principalmente nel primo trimestre della gestazione, e sono le maggiori responsabili di aborto spontaneo. Gli aborti spontanei vanno visti in gran parte come un meccanismo regolatore della natura: tramite essi si ha la garanzia che la nascita di un bambino malformato costituisca un evento relativamente raro.

Alterazioni strutturali dell’apparato genitale | Possono essere congenite o acquisite e si distinguono in:

  • ipoplasia uterina;
  • utero subsetto o bicorne;
  • sinechie;
  • fibromiomi;
  • retroversione fissa;
  • incontinenza cervicale primitiva (rara) o secondaria ad interventi sul collo dell’utero.

La maggior parte di queste situazioni gioca un ruolo indiretto nella patogenesi dell’aborto, in quanto esse sono causa di alterata vascolarizzazione con conseguenti anomalie di impianto e di nutrizione dell’uovo.

Cause endocrine

  • insufficienza luteale;
  • iperandrogenismi;
  • distiroidismi.

Cause placentari

  • insufficiente sviluppo del trofoblasto
  • degenerazione molare o corionepiteliomatosa del trofoblasto

Cause materne | Le cause materne generali di aborto comprendono le malattie infettive acute e croniche. Particolare menzione in tal campo merita l’appendicite, che frequentemente dà luogo all’aborto per propagazione dei germi alla parete uterina ed all’uovo. Hanno pure importanza le malattie del ricambio tra le quali il diabete, le deficienze alimentari.

Diagnostica | La diagnostica è essenzialmente ecografica. I criteri ecografici che permettono di valutare l’andamento di una gravidanza sono numerosi, ma solo alcuni sono effettivamente determinanti.

Il dosaggio della beta- HCG ha significato prognostico per la gravidanza fino alla 12° settimana. Un basso tasso di HCG è indice di aumentata tendenza all’aborto, mentre valori molto alti devono far sospettare una degenerazione molare o corionepiteliomatosa.

Forme cliniche | Aborto inevitabile o in atto, aborto incompleto, aborto ritenuto. L’aborto si distingue in completo quando viene espulso l’intero prodotto del concepimento ed incompleto allorché una parte dell’uovo (di solito il feto) viene espulsa, mentre un’altra parte (di regola il corion placentare) viene ritenuta in cavità uterina. Si parla di aborto ritenuto allorché si verifica la morte dell’uovo senza la sua espulsione dalla cavità uterina. Clinicamente le contrazioni uterine e quindi i dolori sono intensi come anche l’emorragia, soprattutto quando esiste dilatazione del collo o si reperta l’uovo già staccato. La diagnosi si basa sull’obiettività clinica e l’ecografia. La terapia è chirurgica e consiste nella dilatazione del canale cervicale e successiva revisione della cavità uterina. In alcuni casi di aborto ritenuto è possibile indurre il travaglio utilizzando le prostaglandine.

Minaccia d’aborto | Si definisce la situazione clinica caratterizzata, in una paziente gravida, da una perdita ematica dai genitali, solitamente intermittente, non profusa, accompagnata o meno da dolori pelvici e lombosacrali. Il volume dell’utero corrisponde in genere all’epoca di amenorrea, il collo presenta le caratteristiche gravidiche, il canale cervicale è chiuso. Occorre valutare la vitalità del prodotto del concepimento mediante ecografia.

Trattamento | Minaccia d’aborto: un aspetto particolarmente delicato del problema è rappresentato dall’atteggiamento da tenere di fronte ai casi di prima minaccia d’aborto. Infatti data la maggiore frequenza dell’eziologia genetica come causa del primo aborto spontaneo di una donna, ci si chiede se non sia preferibile lasciar evolvere naturalmente questo evento. L’unico trattamento che, probabilmente, può avere un certo significato è quello indirizzato ad inibire le contrazioni uterine e quindi la espulsione prematura dell’embrione.

Solitamente si prescrivono:  

  • riposo a letto: ovviamente se il prodotto del concepimento mostra una buona vitalità, indagata con l’ecografia. Il riposo a letto indurrebbe un aumento del flusso ematico nel distretto utero placentare ed eviterebbe le contrazioni uterine riflesse;
  • progesterone naturale: fl; 1 fiala i.m. a giorni alterni per 3 giorni;
  • È importante sottolineare come l’aborto sia da considerarsi una gravidanza iniziata male e che necessariamente doveva interrompersi.

Gli aborti clinici rappresentano circa il 30% delle gravidanze e quelli biologici il 60%. Ciò sta a significare che a volte un sanguinamento, che la donna considera come una mestruazione, in realtà è un aborto del quale non ne avrà mai coscienza. L’aver avuto un aborto nella maggior parte dei casi non ha nessuno significato per le gravidanze successive, pertanto non deve creare un’ansia ingiustificata sulla possibilità di avere un figlio. Solo in caso di aborti ripetuti sarà necessario eseguire esami atti a svelare l’esistenza di una causa.

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