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C’è una relazione stretta tra Celiachia e Aborto

I ricercatori dell’Università Cattolica di Roma hanno scoperto il meccanismo che si cela dietro a questa relazione.

Si è scoperto che gli anticorpi “impazziti” alla base della celiachia, l’intolleranza al glutine che è la proteina del grano, si intrufolano sin nella placenta, andando a distruggere le cellule placentari che permettono al feto di annidarsi in utero e nutrirsi.

Questo meccanismo autoimmune è stato decifrato in una ricerca pubblicata sulla rivista The American Journal of Gastroenterology.

Spesso la Celiachia non viene riconosciuta perché da’ scarsa o nulla sintomatologia. Ciò significa che molte persone ne soffrono senza saperlo. Questa situazione può essere molto pericolosa per le donne, perché “è ormai certo che la celiachia è collegabile a molti problemi ginecologici (dagli aborti ricorrenti, a problemi e ritardi di sviluppo fetale, dai parti prematuri alla menopausa precoce e all’osteoporosi)”.

Gli studiosi della Cattolica di Roma hanno per primi dimostrato come anticorpi anti-transglutaminasi siano in grado di determinare un danno alla funzionalità placentare con inibizione della capacità invasiva delle cellule placentari, essenziale per permettere l’impianto dell’embrione.

Inoltre, poichè precedenti studi avevano dimostrato che a livello placentare in donne celiache si formano dei depositi di gliadina, i ricercatori dell’Università Cattolica hanno valutato l’effetto della gliadina su campioni di placenta di donne celiache in cura (cioè a dieta senza glutine), che avevano portato normalmente a termine una gravidanza. I ricercatori hanno rilevato una forte risposta immunitaria con infiltrazione linfocitaria tissutale e al tempo stesso infiammatoria che ha portato a morte le cellule placentari.

Tenendo sotto controllo la malattia con la dieta il tasso di aborti delle donne celiache diventa pari a quello delle donne sane.

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RU486: che cos’è la pillola abortiva!

La pillola Ru486 è il primo farmaco per l’aborto farmacologico. Il mifepristone è uno steroide sintetico utilizzato come farmaco per l’aborto chimico nei primi due mesi della gravidanza. Attualmente è in uso in tutti i paesi della Comunità Europea a eccezione dell’Irlanda.

Il farmaco blocca l’azione progestinica sui recettori inibendo lo sviluppo embrionale e causando il distacco e l’eliminazione della mucosa uterina, con un processo simile a ciò che accade durante le mestruazioni. Accertato con una ecografia che la gravidanza sia all’interno dell’utero e di epoca inferiore a 49 giorni (sette settimane di gestazione), il medico somministra da una a tre compresse da 200 mg di mifepristone. Due giorni dopo, se non si è verificata l’espulsione della mucosa e dell’embrione, viene somministrata una prostaglandina (di solito il misoprostol) che provoca delle contrazioni uterine la induce nel giro di pochissime ore.

Il metodo che prevede le due somministrazioni è efficace tra il 92 e il 99 per cento dei casi, mentre l’Ru486 da solo ha un’efficacia pari a circa l’80 per cento.

Nel 1980 Etienne-Emile Baulieu, lavorando per i laboratori Roussel Uclaf su derivati del progesterone scoprì un potente anti-progestinico, inizialmente chiamato Ru-38486 (secondo le iniziali del laboratorio dove fu messo a punto, e un numero di serie). Il mifepristone venne posto sul mercato in Francia nel 1988, per l’uso in combinazione con prostaglandine. Attualmente è utilizzato nel 30 per cento delle interruzioni di gravidanza. Il mifepristone fu approvato in altri paesi Europei negli anni novanta, e negli Stati Uniti nel settembre 2000.

Sulla questione dei decessi non c’è una letteratura attendibile. Si parla di 14 o 16 morti dal 1988, anche se un documento inviato dalla ditta produttrice al ministero parla di 29 vittime. Nel luglio 2005 la Food and Drug Administration statunitense ha comunicato la morte di 4 donne negli Usa (su 460 mila, lo 0,00087 per cento) successiva al trattamento con Ru486 nei cinque anni precedenti, e successivamente, nel marzo 2006, di altre 2; per tutte la causa è stata una sepsi con sintomatologia atipica, causata senz’altro per le prime 4 da un’infezione batterica da ‘Clostridium sordellii’, un batterio normalmente non pericoloso presente nella flora batterica intestinale. In ogni caso, tra gli effetti collaterali si registrano emorragie (sanguinamento di origine uterina) talvolta abbondanti per un periodo dai 7 ai 15 giorni, dolori addominali, nausea, vomito, febbre.

Finora solo alcune regioni hanno sperimentato l’utilizzo della pillola abortiva. Nel 2007 si contano 1.010 casi di aborto farmacologico nel nostro paese (lo 0,8 per cento di tutte le IVG).

Fonte AGIsalute

Aborto spontaneo

fetoChe cos’è | Per aborto si intende la interruzione della gravidanza prima del 180 (25 settimane e 5 giorni) giorno di amenorrea, cioè dalla data di inizio dell’ultima regolare mestruazione.E’ da distinguere l’aborto spontaneo, dovuto a cause naturali e senza il concorso di fattori esterni di ordine meccanico, chimico o strumentale, e l’aborto provocato, cioè dovuto all’azione di cause esterne (terapeutico).

Eziopatogenesi | Alcune delle cause dell’aborto sono note da tempo; recentemente, grazie ai più moderni mezzi diagnostici, si sono andate precisando nuove e più complesse cause di cui tratteremo in modo approfondito.

Cause ovulari-genetiche | Agiscono principalmente nel primo trimestre della gestazione, e sono le maggiori responsabili di aborto spontaneo. Gli aborti spontanei vanno visti in gran parte come un meccanismo regolatore della natura: tramite essi si ha la garanzia che la nascita di un bambino malformato costituisca un evento relativamente raro.

Alterazioni strutturali dell’apparato genitale | Possono essere congenite o acquisite e si distinguono in:

  • ipoplasia uterina;
  • utero subsetto o bicorne;
  • sinechie;
  • fibromiomi;
  • retroversione fissa;
  • incontinenza cervicale primitiva (rara) o secondaria ad interventi sul collo dell’utero.

La maggior parte di queste situazioni gioca un ruolo indiretto nella patogenesi dell’aborto, in quanto esse sono causa di alterata vascolarizzazione con conseguenti anomalie di impianto e di nutrizione dell’uovo.

Cause endocrine

  • insufficienza luteale;
  • iperandrogenismi;
  • distiroidismi.

Cause placentari

  • insufficiente sviluppo del trofoblasto
  • degenerazione molare o corionepiteliomatosa del trofoblasto

Cause materne | Le cause materne generali di aborto comprendono le malattie infettive acute e croniche. Particolare menzione in tal campo merita l’appendicite, che frequentemente dà luogo all’aborto per propagazione dei germi alla parete uterina ed all’uovo. Hanno pure importanza le malattie del ricambio tra le quali il diabete, le deficienze alimentari.

Diagnostica | La diagnostica è essenzialmente ecografica. I criteri ecografici che permettono di valutare l’andamento di una gravidanza sono numerosi, ma solo alcuni sono effettivamente determinanti.

Il dosaggio della beta- HCG ha significato prognostico per la gravidanza fino alla 12° settimana. Un basso tasso di HCG è indice di aumentata tendenza all’aborto, mentre valori molto alti devono far sospettare una degenerazione molare o corionepiteliomatosa.

Forme cliniche | Aborto inevitabile o in atto, aborto incompleto, aborto ritenuto. L’aborto si distingue in completo quando viene espulso l’intero prodotto del concepimento ed incompleto allorché una parte dell’uovo (di solito il feto) viene espulsa, mentre un’altra parte (di regola il corion placentare) viene ritenuta in cavità uterina. Si parla di aborto ritenuto allorché si verifica la morte dell’uovo senza la sua espulsione dalla cavità uterina. Clinicamente le contrazioni uterine e quindi i dolori sono intensi come anche l’emorragia, soprattutto quando esiste dilatazione del collo o si reperta l’uovo già staccato. La diagnosi si basa sull’obiettività clinica e l’ecografia. La terapia è chirurgica e consiste nella dilatazione del canale cervicale e successiva revisione della cavità uterina. In alcuni casi di aborto ritenuto è possibile indurre il travaglio utilizzando le prostaglandine.

Minaccia d’aborto | Si definisce la situazione clinica caratterizzata, in una paziente gravida, da una perdita ematica dai genitali, solitamente intermittente, non profusa, accompagnata o meno da dolori pelvici e lombosacrali. Il volume dell’utero corrisponde in genere all’epoca di amenorrea, il collo presenta le caratteristiche gravidiche, il canale cervicale è chiuso. Occorre valutare la vitalità del prodotto del concepimento mediante ecografia.

Trattamento | Minaccia d’aborto: un aspetto particolarmente delicato del problema è rappresentato dall’atteggiamento da tenere di fronte ai casi di prima minaccia d’aborto. Infatti data la maggiore frequenza dell’eziologia genetica come causa del primo aborto spontaneo di una donna, ci si chiede se non sia preferibile lasciar evolvere naturalmente questo evento. L’unico trattamento che, probabilmente, può avere un certo significato è quello indirizzato ad inibire le contrazioni uterine e quindi la espulsione prematura dell’embrione.

Solitamente si prescrivono:  

  • riposo a letto: ovviamente se il prodotto del concepimento mostra una buona vitalità, indagata con l’ecografia. Il riposo a letto indurrebbe un aumento del flusso ematico nel distretto utero placentare ed eviterebbe le contrazioni uterine riflesse;
  • progesterone naturale: fl; 1 fiala i.m. a giorni alterni per 3 giorni;
  • È importante sottolineare come l’aborto sia da considerarsi una gravidanza iniziata male e che necessariamente doveva interrompersi.

Gli aborti clinici rappresentano circa il 30% delle gravidanze e quelli biologici il 60%. Ciò sta a significare che a volte un sanguinamento, che la donna considera come una mestruazione, in realtà è un aborto del quale non ne avrà mai coscienza. L’aver avuto un aborto nella maggior parte dei casi non ha nessuno significato per le gravidanze successive, pertanto non deve creare un’ansia ingiustificata sulla possibilità di avere un figlio. Solo in caso di aborti ripetuti sarà necessario eseguire esami atti a svelare l’esistenza di una causa.

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