Posts Tagged 'acido urico'

Gotta, una malattia dimenticata?

 

Gotta e metabolismo della purina (http://it.wikipedia.org/wiki/File:MetabPurine.png)

Carlo Magno, Giulio Cesare, Galileo, Darwin, Newton, Luigi XIV: grandi uomini della storia ne hanno sofferto! Una malattia del passato che credevamo scomparsa. Invece, anche se non se ne parla quasi mai, l’1-2% degli Italiani adulti (circa un milione di persone) soffre di gotta; numeri in crescita, soprattutto tra donne ed anziani. “La gotta rappresenta l’artrite più frequente nell’uomo, dove raggiunge una prevalenza del 7% dopo i 65 anni” – conferma il prof. Carlomaurizio Montecucco, Unità Operativa di Reumatologia del Policlinico San Matteo Pavia, Direttore della Scuola di Specializzazione in Reumatologia dell’Università di Pavia; “nelle donne compare dopo la menopausa, con una prevalenza che tende ad aumentare con l’età, fino a raggiungere un valore del 3% oltre gli 85 anni”.  A riportare in auge questa “vecchia” malattia i Reumatologi italiani, riuniti a Padova per un corso teorico-pratico sull'”Analisi del liquido sinoviale”, test fondamentale per diagnosticare con sicurezza la gotta che, nonostante sia nota fin dagli albori della medicina, oggi è una malattia sotto diagnosticata, soprattutto quando a soffrirne sia un anziano. “La presentazione clinica e la presenza di un’iperuricemia nota possono indirizzare alla diagnosi; la certezza può essere ottenuta solo dimostrando la presenza di cristalli di urato monosodico nel liquido sinoviale o in un tofo” – afferma il prof. Leonardo Punzi, Dipartimento di Reumatologia, Medicina Clinica e Sperimentale del Policlinico Universitario di Padova. “Purtroppo” – precisa il prof. Punzi – “i progressi nella precisazione diagnostica sono, talvolta, vanificati dall’assenza di strumenti terapeutici adeguati; in Italia non tutti i pazienti tollerano la terapia attualmente disponibile”. “Le malattie spesso parlano un linguaggio diverso nell’anziano, dove possono presentare manifestazioni un po’ differenti da quelle attese” – spiega il prof. Antonio Cherubini, Dipartimento di Geriatria e Gerontoloia dell’Università di Perugia. “Il dolore può essere meno violento, rispetto a quello tipico della gotta acuta; può esserci l’interessamento di più articolazioni anziché di una sola; bisogna sempre considerare che il soggetto anziano soffre spesso di più patologie. Non è raro che siano già presenti condizioni che possono provocare un dolore articolare, come l’artrosi che, fra l’altro, può a sua volta facilitare la comparsa di gotta”. Una serie di fattori che possono sviare il medico, considerando non raro che un anziano abbia avuto degli attacchi in passato, possa essersene dimenticato o che consideri la comparsa di un dolore articolare un’inevitabile conseguenza dell’invecchiamento e quindi non si rivolga al medico ma tenda ad autogestire il problema. Il sempre maggior coinvolgimento della popolazione anziana non è però l’unica variazione che la gotta ha subito nel corso degli anni: se il paziente tipico rimane l’uomo di 40-50 anni con un’artrite acuta dell’alluce, sempre più spesso si osservano casi fra le donne. “Il rapporto fra i due sessi, che fino al 1999 era di sette casi fra i maschi e uno fra le femmine, attualmente è di quattro maschi per una donna – precisa il prof. Marco Cimmino, Clinica Reumatologica dell’Università di Genova. “L’aumento di frequenza della gotta interessa soprattutto le donne dopo la menopausa: se in età fertile viene colpita dalla malattia una donna su 2.000, si stima che, sopra i 50-60 anni, si verifichino 2-3 nuovi casi per 1.000 persone/anno”. Dopo la menopausa calano i livelli di ormoni femminili che, avendo l’effetto di favorire l’eliminazione dell’acido urico con le urine, proteggono la donna in età fertile. A giustificare l’aumento del numero di casi, sia nelle donne che negli uomini, partecipano diversi fattori. “Un contributo è dato dall’uso di una serie di farmaci che sono in grado di determinare un aumento dell’uricemia” – precisa il prof. Montecucco. “Fra quelli di uso più comune i diuretici, farmaci largamente utilizzati come antipertensivi, anche negli individui anziani, e l’aspirina a basse dosi, utilizzata come antiaggregante. Anche la ciclosporina, impiegata per prevenire il rigetto nei trapianti, provoca facilmente iperuricemia e gotta”. Accanto al progressivo invecchiamento della popolazione, altri fattori giustificano l’aumento della gotta: la diffusione dell’insufficienza renale cronica (caratterizzata da aumento dell’acido urico), le variazioni subite dalle abitudini alimentari, col progressivo allontanamento dalla dieta mediterranea a favore di altri alimenti (hamburger, birra fonte di purine, cioè precursori dell’acido urico), la diffusione dell’obesità e del sovrappeso. Anche un’altra ragione ha fatto risvegliare l’interesse per iperuricemia e gotta: l’aumento dei livelli di acido urico nel sangue non si risolve unicamente in un problema articolare; l’acido urico infatti risulta essere un fattore di rischio indipendente per lo sviluppo di danni e di eventi cardio-vascolari e renali. “Per quanto riguarda per esempio l’aumento di rischio di eventi cardiovascolari negli ipertesi, in uno studio condotto in circa 8.000 pazienti, si è potuto dimostrare come coloro che avevano un’uricemia superiore a 7.4 mg/dL presentassero un rischio di eventi cardiovascolari superiore del 50% rispetto a chi aveva valori inferiori a 5 mg/dL – puntualizza la prof.ssa Francesca Viazzi, Dipartimento Cardionefrologico dell’A.O Universitaria San Martino di Genova. “Osservazioni analoghe confermano i legami fra acido urico e danno renale. In uno studio che ha coinvolto oltre 13.000 individui senza patologia renale all’origine, è stato documentato un aumento del 7% del rischio di sviluppare insufficienza renale per ogni mg/dl di incremento dei livelli di acido urico, mentre in un altro studio, su oltre 21.000 volontari sani, è stato possibile dimostrare come un lieve aumento dell’acido urico, (valori compresi fra 7 e 9 mg/dl) comportasse un aumento del 26% di sviluppare insufficienza renale e come per valori superiori a 9 mg/dl l’incremento del rischio fosse addirittura del 63%”. Oggi chi soffre di gotta? Anziani in sovrappeso ma anche chi non ti aspetti: modelle, giovani, belle e magre che, a causa dell’assunzione di diuretici per mantenersi filiformi, ostacolano l’eliminazione dell’acido urico da parte dei reni con comparsa conseguente di iperuricemia che le espone al rischio di attacchi. Un motivo in più per riportare all’attenzione di tutti i medici questa malattia, affinché non sia confusa con altre ma se ne possa fare una diagnosi corretta per prevenirla e curarla.   

 

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Coliche renali: i consigli in cucina per allontanare i calcoli

calcolosi-app-urinarioC`è chi paragona il dolore di una colica renale ad una ferita inferta da un`arma da fuoco. Un`esperienza, per chi l`ha provata, dolorosa come poche, ma soprattutto improvvisa, a tradimento. Non sempre però la presenza di calcoli renali dà vita a spasmi e fitte. È vero invece che fin dall`antichità “il mal della pietra” ha tormentato la vita di tanti: sassolini e pietruzze sono stati trovati persino nelle vie urinarie delle mummie. In occasione della Giornata mondiale del Rene 2009 qualche consiglio utile per l`alimentazione e per proteggere i reni anche a tavola.  

Sale “q.b.” – “La calcolosi renale – spiega a Salute24 Annamaria Bernardi, direttore del Dipartimento di Nefrologia e Nutrizione clinica delle ULSS 18 e 19 di Rovigo – è una patologia caratterizzata dalla formazione di aggregati cristallini, sali di calcio per lo più, che si depositano  nelle vie urinarie e che muovendosi con il flusso urinario provocano la colica”.

Si tratta di un dolore che tende a ritornare. Le cause? Familiarità, nutrizione, stagionalità e, ovviamente, patologie metaboliche o malformazioni a carico delle vie urinarie. “Il meccanismo di formazione dei calcoli dipende da una concentrazione eccessiva di elementi minerali superiore a quella che può essere disciolta nelle urine”, spiega la nefrologa. Le due chiavi per mantenere l`organismo in equilibrio sono sempre “giuste quantità di liquidi” e “corretta alimentazione”. Regola numero uno: ridurre il sale nelle nostre pietanze, ma anche i cibi pronti che ne contengono in eccesso. “Massimo  4-5 grammi al giorno (compreso il sale che già di per sé è contenuto nei cibi, quindi circa 3 grammi da aggiungere come condimento) soprattutto nei soggetti in cui la dieta sia povera di calcio o di fosforo e ricca di proteine”.

Acqua sì, acqua no – Le opinioni intorno alla quantità di liquidi da bere sono controverse, primo perché i liquidi contengono sali minerali, secondo perché la diluizione delle urine comporta anche la diluizione di quelle sostanze che inibiscono la formazione dei cristalli e quindi dei calcoli. “In ogni caso – puntualizza Bernardi – il vantaggio dell`apporto di liquidi è senz`altro maggiore rispetto ai rischi”. Bere aiuta infatti a diminuire la parte non disciolta dei sali. Il consiglio della specialista è di “incrementare l’assunzione di liquidi fino a 2 litri al giorno usando acqua con basso contenuto di sodio e calcio“. Quindi “si può bere acqua di rubinetto o comunque che abbia un contenuto di calcio inferiore a 50-60 mg per litro, ma ad esempio si deve limitare il latte per la presenza di calcio, il caffè e i succhi di frutta per la presenza in questi di elevate quantità di ossalati, che combinandosi con il calcio producono i calcoli di ossalato di calcio”. Da evitare anche l’acqua gassata, che può acidificare le urine.

 

La classifica dei vegetali – Altro suggerimento, le verdure. I nutrizionisti suggeriscono solitamente 5 porzioni al giorno, tra ortaggi e frutta. Contro la calcolosi, però, è bene saper distinguere. Meglio orientarsi sui prodotti in cui la natura ha concentrato meno ossalati. Carote (33 mg per 100 grammi), sedano (50 mg) e cavolfiore (60 mg) battono bietole (690 mg di ossalato per 100 grammi) e spinaci (676 mg). Virtuose per i nostri reni sono anche le arance, con appena 24 mg di ossalati, mentre per i golosi non sarà piacevole sapere che il cacao in polvere ne contiene 450 mg su 100 grammi. Tra gli alimenti consigliati c`è il limone, che ha potere solvente sui calcoli facilitandone lo scioglimento e agendo da “scudo” per i calcoli. Anche la cipolla aiuta: con il suo effetto diuretico favorisce l`eliminazione di acido urico. Così come prezzemolo, sedano, carciofo, cavolo e mela.

 

Occhio alle purine e alla renella – Una dietoterapia della calcolosi deve però far attenzione anche ad altro. Alle purine, ad esempio, molecole che il metabolismo trasforma in cristalli di urato che producono, in ambiente acido, calcoli di urato o depositi (la cosiddetta renella). Ecco perché è preferibile limitare a rare occasioni il consumo di alimenti che ne sono ricchi come tutti i salumi ed insaccati, alici, acciughe, sardine, scampi, gamberi e cozze, merluzzo e trote, ma anche di fegato, pancetta affumicata, tacchino, interiora, estratti di carne e selvaggina. Pane, riso e pasta, ma anche formaggi, vegetali verdi, uova contengono meno purine. Lo stesso vale per la frutta, ma attenzione, spiega Bernardi, “bisogna ridurre gli alimenti ricchi di fruttosio, come frutta molto matura, marmellate, o sciroppi, perché favoriscono la ritenzione di acido urico”.

 

Nel bicchiere non solo divieti – Gli alcolici non fanno bene ai reni. Unica concessione, il vino rosso. “A dosi moderate può produrre una significativa riduzione di tutte le cause di mortalità cardiovascolare per l’effetto antiossidante e alcalinizzante delle urine”, spiega Bernardi.  Stesso discorso vale per la birra che può aumentare gli inibitori della cristallizzazione, proteggendo dallo stress ossidativo. “Ad esempio – conclude la specialista -, sostanze estratte dal luppolo possono stabilizzare il pH urinario, riducendo la possibilità di calcolosi“.

fonte SALUTE24.it


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