Posts Tagged 'acufeni'

Ronzio all’orecchio? Colpa del cellulare!

L’uso quotidiano del cellulare per più di quattro anni raddoppia le probabilità di sviluppare il tinnito, cioè qualla condizione debilitante che provoca un ronzio costante alle orecchie. Almeno questo è quanto emerso da uno studio dell’Institute of Environmental Health dell’Università di Vienna pubblicato sulla rivista Occupational and Environmental Medicine. I ricercatori hanno infatti scoperto che le persone che hanno utilizzato il cellulare per una media di dieci minuti al giorno hanno il 70 per cento di probabilità in più di sviluppare il tinnito. Ma quelle che hanno utilizzato il proprio telefono in entrambe le orecchie, e quelle che lo hanno usato per quattro anni o più hanno un rischio raddoppiato di avere il tinnito. Secondo i ricercatori, l’energia prodotta dalle microonde dei telefoni potrebbe essere la causa del problema. “Il tinnito interferisce fortemente con la vita quotidiana della gente. Ci sono – ha spiegato Hans-Peter Hutter, che ha coordinato lo studio – molti pochi interventi disponibili che riducono efficacemente il fastidio. Pertanto, bisognerebbe adottare tutte le misure per evitare un ulteriore aumento della prevalenza del tinnito”. “I nostri risultati – ha continuato lo scienziato – indicano che l’uso ad alta intensità e per lungo tempo del cellulare potrebbe essere associato al tinnito”.

 

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Otite

mal orecchioChe cos’è | È l’infiammazione o infezione dell’orecchio medio o esterno, classificata in acuta e cronica a seconda della sua durata. I sintomi tipici dell’otite, in generale, sono il mal d’orecchio, la sordità, gli acufeni, il prurito. Questi sintomi principali possono essere associati ad altri, quali la febbre, i brividi di freddo, la nausea, il vomito e la diarrea.

Un esame fisico del paziente (attraverso un otoscopio) può determinare i sintomi, e quindi far porre diagnosi, di otite. Il medico solitamente prescrive, per il trattamento di questa condizione, antibiotici o altri farmaci antimicrobici a seconda del tipo di infezione riscontrata.

Otite esterna | È l’infiammazione o l’infezione dei canali esterni dell’orecchio, solitamente una condizione acuta, cioè che non si prolunga nel tempo. Questa condizione è piuttosto comune negli adolescenti e nei giovani e si verifica soprattutto quando si nuota in acque inquinate. Anche i traumi, però, tipo l’inserimento di oggetti estranei nell’orecchio (anche la pulizia effettuata con bastoncini di cotone può irritare la pelle dell’orecchio e provocare infiammazione), possono causare l’otite esterna. Talvolta l’otite esterna può essere collegata all’otite media o ad infezioni delle vie respiratorie superiori, mentre la presenza di umidità può costituire il luogo ideale per la proliferazione dei funghi e può predisporre l’organo ad un’infezione fungina. Per prevenire la comparsa dell’otite esterna, quindi, è importante asciugarsi bene le orecchie ed utilizzare gli appositi tappi quando ci si immerge. Tipici sintomi dell’otite esterna sono il mal d’orecchio, il prurito o la fuoriuscita di materiale di secrezione (spesso di colore giallo, come il pus). La diagnosi di otite esterna viene effettuata dal medico già dopo che l’esame fisico ha rilevato gonfiore e rossore dell’organo. Il canale uditivo può apparire come colpito da eczema e la palpazione dell’orecchio esterno accresce il dolore. Se l’uso di un otoscopio si rivela difficoltoso, il medico potrà raccogliere il materiale che fuoriesce dall’orecchio e farne fare una coltura per scoprire quali batteri o funghi hanno provocato l’otite. La terapia si basa essenzialmente sulla cura dell’infezione con la pulizia del canale uditivo dal materiale di secrezione e con la somministrazione di farmaci topici a base di antibiotici e corticosteroidi. Generalmente questi farmaci topici sono disponibili come gocce da applicare direttamente nell’orecchio in modo che agiscano immediatamente sulla parte infetta. A questo tipo di terapia potrebbe essere associato un trattamento analgesico per calmare il dolore. È importante, in ogni caso, proteggere bene l’orecchio interessato dall’infiammazione, pulendolo bene ma senza irritarlo con bastoncini di cotone o altro e facendo attenzione a che non vi entri acqua durante il bagno o la doccia. La prognosi è sempre buona, anche se, in assenza di adeguato trattamento, si possono presentare complicanze quali la cronicizzazione dell’otite stessa.

Otite media | È l’infiammazione, provocata da batteri o virus, dell’orecchio medio, posto immediatamente dopo la membrana timpanica. In questa condizione avviene la formazione di pus, accompagnata da dolore, aumento di pressione ed infiammazione. La membrana timpanica si gonfia e si arrossa e non vibra più come prima, causando una temporanea perdita d’udito. L’otite media si presenta spesso associata ad un’infezione delle vie aeree superiori; sono soprattutto i bambini ad esserne colpiti perché la tromba d’Eustachio del loro orecchio è più breve di quella degli adulti ed è un perfetto ricettacolo per batteri e virus. Possono essere considerate persone più a rischio di contrarre otite media le persone con Sindrome di Down o i soggetti allergici, i maschi più delle donne. La prevenzione dell’otite media si basa essenzialmente sulla riduzione del rischio di contrarre infezioni alle vie aeree superiori (spesso associate a questa condizione). Sintomi tipici dell’otite media sono l’irritabilità e la difficoltà nel mangiare e nel dormire, il mal d’orecchio, l’aumentata pressione sanguigna nell’organo e la perdita di udito. Possono presentarsi sintomi associati quali febbre, tosse e naso che cola. Nei casi più gravi la pressione sanguigna può essere così forte da provocare la rottura della membrana timpanica. Il trattamento dell’otite media si basa fondamentalmente sulla somministrazione di antibiotici in gocce; potrebbe essere necessaria la somministrazione di analgesici per calmare il mal d’orecchio. Il miglioramento è immediato, talvolta dopo appena 48 ore, ma la terapia antibiotica va comunque continuata, pena la mancata remissione completa dell’infezione.

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Parliamo di Acufeni con …

Questa settimana tratteremo di ACUFENI con il dott. Gioacchino Martinciglio, medico specialista in Audiologia e Foniatria, esperto nella diagnostica e trattamento degli acufeni ed esperto nella diagnostica e trattamento dei disturbi dell’udito, nostro Ospite in GALENOsalute.

orecchio anatomiaGli acufeni (o ronzii auricolari) sono una sensazione uditiva soggettiva non legata ad una sorgente sonora presente nell’ambiente esterno.

Tale percezione uditiva anomala è di solito causa di disagio ed è riferita sia come tono puro (in una percentuale inferiore di casi) sia come rumore, assimilabile ad un fiume in piena o al fischio di un treno. Alcuni autori ritengono di non poter parlare indifferentemente di acufene e di allucinazione uditiva, consistendo quest’ultima in una vera e propria sindrome psichica.

In realtà è notorio che anche un soggetto normale posto in un ambiente non sonorizzato percepisce una benché minima sensazione sonora, probabilmente in relazione al movimento molecolare dei mezzi fisico-chimici dell’organismo o degli elementi che lo circondano (il flusso ematico che irrora le strutture cocleari, l’aria contenuta nella cassa timpanica o nell’ambiente esterno).

Tra le numerose classificazioni proposte, la più accettata suddivide gli acufeni in:

– oggettivi detti anche estrinseci;

– soggettivi detti anche intrinseci.

Gli acufeni oggettivi sono suoni reali, a diversa patogenesi, di tipo meccanico, la cui sorgente e’ all’interno dell’orecchio o nelle sue strette vicinanze.
Tali acufeni possono essere percepiti dall’esaminatore; la causa scatenante può essere di varia natura.
Gli acufeni legati a turbe cardiovascolari sono provocati da dilatazioni aneurismatiche dell’arteria carotide interna, dell’arteria temporale superficiale, dell’arteria auricolare posteriore, da malformazioni vascolari, da fistole arterovenose, da lesioni arteriosclerotiche gravi a carico del circolo vertebro-basilare, da vizi cardiaci acquisiti o congeniti. In questi casi i ronzii sono pulsanti, subcontinui e sincroni con il polso. Manovre semeiologiche, quali la compressione dell’arteria carotide interna a livello laterocervicale, sono utilissime ai fini diagnostici visto che determinano la scomparsa o l’attenuazione del ronzio.
Gli acufeni oggettivi acquistano invece continuità e persistenza se sono connessi a flebopatie e ad alterazioni dinamiche del circolo venoso.
Gli acufeni di tipo muscolare trarrebbero la loro origine dalle contrazioni dei muscoli endotimpanici (muscolo del martello, stapedio) e dei muscoli palatali (tensore del palato, elevatore del palato); alla base di tali spasmi anomali sarebbero stati invocati disordini gravi a carico del sistema nervoso centrale (cerebrovascolari, neoplastici, degenerativi, psichici).
Gli acufeni respiratori si riferiscono ad anormali beanze della tuba di Eustachio o a quadri degenerativi atrofici della membrana timpanica. In questi casi il paziente accuserà autofonia e all’indagine anamnestica sarà possibile segnalare una recente gravidanza o una terapia prolungata con farmaci estroprogestinici. Talora turbolenze del flusso aereo inspiratorio ed espiratorio in grado di generare rumori patologici possono essere legate a fatti patologici interessanti le fosse nasali e il rinofaringe. Acufeni oggettivi sono anche quelli associati ad alterazioni dell’articolazione temporo-mandibolare o, in generale, a difetti della masticazione per malocclusione dentaria.
Gli acufeni oggettivi non si accompagnano quasi mai a deficit uditivi ed e’ in genere possibile attuare delle terapie causali.

Gli acufeni soggettivi sono suoni percepiti dal paziente, in genere dovuti a patologie dell’apparato uditivo (sia centrali che periferiche) e quindi inevitabilmente associati a modificazioni della soglia uditiva tonale.
A livello dell’orecchio esterno, acufeni soggettivi possono essere scatenati da banalissimi tappi di cerume; nella patologia dell’orecchio medio, gli acufeni possono essere
il primo sintomo clinico dell’otosclerosi e rientrano nel quadro semeiologico delle otiti croniche colesteatomatose, soprattutto atticali; più raramente si riscontrano nelle disfunzioni tubariche e nelle flogosi acute dell’orecchio medio.
Per quanto riguarda le lesioni a carico dell’orecchio interno, è pressoché costante la presenza di acufeni soggettivi. I ronzii auricolari di questo tipo hanno una genesi centrale nelle lesioni neoplastiche, vascolari e traumatiche del tronco encefalico.

 Le difficoltà di inquadramento etiopatogenetico impongono un’attenta e scrupolosa indagine anamnestica del paziente che accusa ronzii auricolari. Sarà opportuno accertare la tonalità del ronzio, la sua frequenza temporale, la sede di insorgenza, l’associazione con altri sintomi audiovestibolari, la sua progressione, il livello di disturbo; e’ importante conoscere la storia otologica del paziente, e cioè la positività anamnestica di pregressi traumi acustici o cranici, pregressi episodi flogistici a carico della cassa timpanica, l’impiego di sostanze ototossiche.
Non ultimo è frequente, nei pazienti affetti da acufeni, il riscontro di turbe della personalità e, in generale, di concomitanti malattie di pertinenza internistica (ipertensione, ipotiroidismo, diabete mellito, arteriosclerosi).
Utili in tal senso gli esami ematochimici (emocromo completo, tassi ematici degli ormoni tiroidei, test di tolleranza al glucosio) e le indagini strumentali (TC e RMN delle rocche petrose, dell’angolo ponto-cerebellare).
Se il ronzio presenta delle evidenti caratteristiche obiettive, si imporrà uno studio angiografico dei grossi vasi del collo, una timpanometria che sveli una accentuata beanza della tuba di Eustachio, un’elettromiografia per la valutazione delle clonie dei muscoli endotimpanici.
L’esame audiometrico tonale e l’esame per la discriminazione vocale offriranno specifiche informazioni sui deficit uditivi, e una Rx grafia del Rachide Cervicale con le proiezioni oblique dimostreranno eventuali compressioni estrinseche dei vasi intrarachidei.

 Per quanto concerne la gestione terapeutica degli acufeni, il problema risiede nella possibilità di eseguire una diagnosi precisa e quindi di mettere in pratica un trattamento specifico.

La chirurgia è attuabile nei ronzii oggettivi come quelli comuni all’otosclerosi (autorevoli casistiche ne documentano la risoluzione nel 70% dei casi) e alle neoformazioni dell’angolo pontocerebellare.
Risultanti poco incoraggianti offrono i trattamenti chirurgici in caso di malattia di Meniere.

Più maneggevole e, a volte, decisamente favorevole per il paziente è la terapia medica. Farmaci vasoattivi, quali gli antiadrenergici, i colinomimetici, i miorilassanti, i vasodilatatori periferici, i complessi vitaminici sono spesso indicati nei casi secondari a disfunzioni vascolari del circolo cocleare; e’ stato dimostrato che gli anestetici locali, quali i derivati dell’acido para-amino-benzoico e la lidocaina, somministrati per via endovenosa, hanno un ruolo fondamentale nel ridurre la percezione sensoriale a livello centrale e quindi nell’attenuare o addirittura far scomparire l’acufene.
Farmaci antistaminici, mucolitici e decongestionanti sono utilizzati nei casi di disfunzione tubarica.
Imprescindibile una terapia di supporto di tipo ansiolitico e tranquillante, visto che gli acufeni si accompagnano quasi sempre a disturbi della sfera neurovegetativa e della personalità

Nei pazienti con eclatanti manifestazioni di tipo psicotico, e’ indicata la tecnica del “bio-feedback”; nei casi resistenti ad ogni trattamento che presentano gravi disturbi nella tollerabilità dell’acufene (crisi intrattabili con tendenza al suicidio), il rilassamento e l’equilibrio psichico raggiunti con il “bio-feedback training” ha permesso a questi soggetti di convivere più serenamente con il loro fastidioso ronzio.
Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti.

Parliamo di Malattia di Meniere con …

Questa settimana tratteremo della malattia di Ménière con il dott. Leo Di Bartolo, medico specialista in Otorinolaringoiatria e Patologia cervico-facciale,  Responsabile dell’Ambulatorio di Vestibologia dell’AUSL di Marsala, nostro Ospite in GALENOsalute.

La malattia di Ménière è caratterizzata da crisi vertiginose violente (i pazienti spesso riferiscono la sensazione di venire spinti da una forza esterna) della durata minima di 20 minuti, ma che possono durare anche parecchie ore, che tipicamente si associano ad ipoacusia, acufeni, sensazione di ovattamento auricolare, nausea e vomito. La frequenza delle crisi è del tutto impredittibile e ciò spesso condiziona la vita dei pazienti menierici; possono infatti verificarsi una dopo l’altra per un certo periodo per poi scomparire per mesi e ripresentarsi dopo anni di completo benessere. L’acufene può persistere tra le varie crisi, ma spesso si accentua prima o durante l’episodio acuto. L’ipoacusia è in genere fluttuante, almeno nelle fasi iniziali della malattia. Il paziente, dopo la crisi, spesso rimane con un senso di spossatezza e disequilibrio che può durare anche alcuni giorni. La malattia di Ménière è una malattia cronica, progressiva e degenerativa che comincia a manifestarsi su un lato, per colpire anche l’altro, per cui è indispensabile una diagnosi precoce al fine di cominciare la terapia farmacologica più precocemente possibile. La causa della malattia è sconosciuta. Esistono varie ipotesi che trovano riscontro in tutta una serie di rilievi anatomopatologici (autopsia) e clinici (esame del paziente). La manifestazione principale è l’idrope endolinfatica, cioè la dilatazione del labirinto membranoso, sistema di membrane dell’orecchio interno ripiene di liquidi di cui si ritiene esista una eccessiva produzione oppure un ridotto riassorbimento. Verosimilmente esiste una predisposizione genetica e fattori scatenanti autoimmunitari, virali e metabolici, cui si aggiunge una componente psicosomatica e ansiogena universalmente riconosciuta. Durante un attacco acuto di malattia di Ménière i segni clinici otoneurologici sono talmente evidenti da orientare subito lo specialista verso la corretta diagnosi; tuttavia, essendo improbabile una visita specialistica durante una crisi di Ménière, la diagnosi viene fatta fondamentalmente sull’anamnesi riferita dal paziente, sull’identificazione dell’ipoacusia fluttuante e sull’esame otoneurologico che evidenzia un deficit funzionale dell’emisistema vestibolare interessato. La malattia di Mèniére deve essere prontamente riconosciuta e trattata dall’otoneurologo in quanto, se lasciata a libero decorso provoca inevitabilmente danni irreparabili sia a carico dell’organo dell’udito che dell’equilibrio con gravissima compromissione della qualità della vita dei pazienti. Il paziente non curato infatti, oltre alla perdita dell’udito, deve anche sopportare crisi vertiginose che diventano sempre più frequenti, tant’è che, con il passare del tempo, la malattia va a colpire anche l’orecchio sano. Dal momento che la malattia di Ménière è determinata dall’idrope endolinfatica, tutta la terapia sarà volta al controllo di tale idrope. Tralasciando la terapia della fase acuta, di solito di pertinenza del medico del pronto soccorso, di grossa utilità si è dimostrata la dieta iposodica (si raccomanda una restrizione salina nell’ordine di 1-2 g/die), l’uso di alcuni particolari tipi di diuretici, che oltre alla tradizionale azione renale sono anche in grado di ridurre la pressione osmotica a livello dell’orecchio interno, e di alcuni farmaci che sono capaci di ridurre l’attività di scarica spontanea delle cellule neurosensoriali dell’orecchio interno. La terapia medica è molto efficace e nella maggior parte dei casi riesce a controllare in modo pressochè perfetto la malattia. Nei casi eccezionali in cui permangono le crisi può essere indicato un approccio chirurgico, che può essere di tipo funzionale oppure mirare alla distruzione più o meno completa delle fibre nervose che inviano il segnale patologico dal labirinto al sistema nervoso centrale. Se viene attuata una scelta chirurgica di questo tipo indispensabile sarà una successiva terapia riabilitativa, atta a favorire un compenso vestibolare ed il ripristino della normale funzione del sistema dell’equilibrio.

Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti.

Dott. Carlo Cottone, Manager GALENOsalute e medico specialista in Medicina Interna

 

 


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