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Zona Franca: Alimentazione e Salute

GALENOsalute avvalendosi della collaborazione di Franca Aleo (titolare di Herbora – Marsala) presenta la rubrica settimanale Zona Franca: “l’informazione diventa benessere”, dove fitoterapia ed oligoelementi vengono proposti come base di cure alternative e complementari. 

Questa settimana parliamo di “Alimentazione e Salute”.  

Una buona salute dipende da vari fattori: ereditari, ambientali, nutrizionali. Sui fattori ereditari ovviamente non si può influire; su quelli ambientali è possibile, almeno in parte, agire orientando le proprie scelte di vita, come il luogo dove si decide di vivere o il tipo di lavoro che si svolge. Sui fattori nutrizionali, invece, il nostro intervento può essere veramente determinante per la conquista e il mantenimento di una buona salute. 

Il nostro corpo è composto degli stessi elementi di cui sono composti gli alimenti, i quali forniscono la materia e il carburante di cui l’organismo ha bisogno per vivere. L’alimentazione ha quindi la funzione di fornire energia, procurare tutti gli elementi che l’organismo utilizza per le sue reazioni chimiche ed enzimatiche, sostituire le parti “usurate” e reintegrare ciò che viene consumato. Non è esagerato quindi affermare che negli alimenti risiede il destino del nostro benessere: se desideriamo che gli alimenti siano fonte di salute, essi devono quindi essere il più possibile equilibrati. L’alimentazione non dovrà tener conto solo del gusto e della “gola”, pur importanti, ma dovrà fornire tutti gli elementi che conservino l’omeostasi del nostro corpo. Se, infatti, privilegiamo alcune sostanze a discapito di altre, possiamo provocare vari squilibri rispetto al reale fabbisogno dell’organismo, squilibri che nel tempo potrebbero provocare carenze, disfunzioni metaboliche e di conseguenza malattie, anche gravi. 

Nei paesi industrializzati la fame è ormai solo un vago ricordo, mentre oggi si manifestano le cosiddette “malattie del benessere”, che hanno origine proprio nell’alimentazione scorretta, spesso troppo abbondante, povera di alcune sostanze, come vitamine, oligoelementi, minerali, e troppo ricca di altre, come zuccheri, sale e grassi saturi, anche a causa delle moderne tecniche di coltivazione, trasformazione, manipolazione e conservazione, che impoveriscono gli alimenti privandoli di sostanze importanti, e per contro li addizionano con aromatizzanti, addensanti, coloranti, emulsionanti, conservanti, sostanze estranee che nel tempo possono essere nocive per un effetto di accumulo. Non vogliamo certo demonizzare la moderna tecnologia, che fornisce grandi vantaggi per quanto riguarda la maggior produttività, la lavorazione e la conservazione degli alimenti, ma è necessario trovare il giusto compromesso per usufruire di una sana e completa alimentazione, senza alterare in modo irrimediabile l’ambiente in cui viviamo con un uso smodato di pesticidi, concimi chimici e additivi alimentari non indispensabili; tutte queste sostanze estranee entreranno, infatti, nella nostra catena alimentare e andranno a inquinare anche il nostro corpo, alterandone gli equilibri. 

L’alimentazione deve fornire tutti gli elementi di base, cioè carboidrati, proteine, grassi, vitamine, minerali, oligoelementi e acqua, nelle giuste proporzioni; quindi bisogna essere attenti non solo alla quantità dei cibi, ma anche e soprattutto alla qualità. Una buona nutrizione è essenziale per il normale sviluppo e per il funzionamento degli organi, per il mantenimento delle funzioni vitali, per la crescita, per la riproduzione, per la difesa dalle infezioni e dalle malattie, per la capacità riparativa di ferite e lesioni, e per avere una buona efficienza nell’espletamento delle normali attività lavorative o ludiche. Gli alimenti sono chimicamente complessi, formati da macromolecole che devono essere scomposte dal nostro corpo in unità più semplici, che possano attraversare le pareti intestinali per essere assimilate e poi trasportate attraverso la circolazione sanguigna e linfatica a tutte le cellule, che ricevono dagli alimenti così scomposti l’energia e i materiali necessari alla costruzione e al mantenimento della vita. Queste trasformazioni sono attuate tramite i processi di digestione, assimilazione, metabolismo, che descriveremo rapidamente per rendere più chiari i concetti che seguiranno. 

Digestione | La digestione ha lo scopo di scomporre il cibo ingerito, attraverso varie trasformazioni fisiche e chimiche, in micro-elementi nutrizionali, caratterizzati da molecole più piccole, che possano essere assimilate tramite i villi intestinali. Le azioni fisiche sono di natura meccanica: sono costituite dalla masticazione e dalla deglutizione, atti volontari, e proseguono con la peristalsi, un movimento involontario lento e fluttuante delle pareti dell’esofago, dello stomaco e dell’intestino, che serve a rimescolare e triturare ulteriormente il cibo masticato, e farlo progredire lungo il canale digerente. Le azioni chimiche sono svolte dai succhi digestivi, che contengono numerosi enzimi specifici che il cibo ingerito incontra lungo l’apparato digerente, ad iniziare dalla bocca, dove le ghiandole salivari secernono l’enzima ptialina, utile per una prima scomposizione dei carboidrati; attraverso l’esofago, il bolo alimentare passa nello stomaco, dove viene a contatto con acqua, acido cloridrico e vari enzimi proteolitici (proteolitico = che scompone le proteine nei suoi costituenti, gli aminoacidi). Il cibo elaborato nello stomaco, chiamato chimo (dal greco chymòs = succo), passando nel duodeno, la prima parte dell’intestino tenue, incontra la bile secreta dal fegato e immagazzinata nella cistifellea, la cui funzione è quella di emulsionare i grassi per renderli più aggredibili dagli enzimi pancreatici specifici. Nel duodeno sono riversati infatti anche i numerosi enzimi prodotti dal pancreas e dalle ghiandole intestinali (succo enterico, dal greco énteron = intestino) che scompongono ulteriormente i carboidrati, le proteine e i grassi emulsionati dalla bile, oltre a neutralizzare l’acidità dovuta all’acido cloridrico, che ha anche una funzione antisettica contro eventuali patogeni che dovessero essere introdotti con il cibo. 

Assimilazione | Dalla miscela delle secrezioni ghiandolari digestive con il chimo acido proveniente dallo stomaco, si ottiene un liquido lattescente lievemente basico, il chilo (dal greco chilòs = succo, sinonimo del precedente chimòs), che, progredendo lungo l’intestino tenue, permette alle sostanze elementari di essere gradualmente assimilate dalle pareti intestinali tramite i villi, caratteristiche estroflessioni digitiformi, lunghe circa un millimetro, che fungono da vere e proprie “pompe aspiranti”. Tenendo presente che su ogni centimetro quadrato di superficie intestinale ci sono circa 3000 villi, e che su ogni villo ci sono migliaia di microvilli, è facile comprendere come essi aumentino enormemente la superficie deputata all’assimilazione, che si calcola essere superiore ai 300 metri quadrati! All’interno dei villi sono presenti capillari sanguigni e piccoli vasi linfatici, che convogliano le sostanze nutritive al torrente circolatorio sanguigno e al sistema linfatico, i quali a loro volta li distribuiscono agli organi deputati alla loro elaborazione e alla distribuzione a tutte le cellule del corpo. Dall’intestino tenue, il residuo non digerito passa nell’intestino crasso, dove perde acqua e sali minerali, è arricchito di muco e sottoposto all’azione della flora batterica intestinale: questa è un complesso ecosistema, costituito da miliardi di batteri che popolano l’intestino e che, in condizioni ottimali, partecipa alla sintesi delle vitamine, regola la formazione di gas intestinali favorendo le fermentazioni e riducendo le putrefazioni che producono tossine, facilita l’assorbimento degli oligoelementi, e costituisce una barriera di protezione contro le aggressioni dei batteri nocivi. Mantenere efficiente la flora batterica intestinale, anche con uso di integratori di fermenti lattici probiotici arricchiti di fibre prebiotiche, è perciò una norma da tenere sempre presente, se si desidera evitare disturbi come stipsi, diverticolite, colon irritabile, gonfiore, infezioni uro-genitali, o altre disfunzioni e malattie, anche gravi. Il residuo di tutti questi processi infine può essere espulso tramite l’evacuazione. 

Metabolismo | Il metabolismo è il processo di conversione delle sostanze nutritive elementari, provenienti dal processo di assimilazione, in materiale da “costruzione” per i tessuti viventi dell’organismo, e in energia per soddisfare le necessità del corpo. 

Da quanto sommariamente esposto, si deduce un concetto importantissimo: il nostro corpo è costruito per mezzo degli elementi che noi stessi gli forniamo attraverso gli alimenti, per cui diventa palese il detto “noi siamo quello che mangiamo”, a cui aggiungerei anche “quanto ne mangiamo”. Adesso è chiarissimo che, se ci alimentiamo con prodotti sani, genuini, di buona qualità, in quantità moderata, costruiremo e manterremo nel tempo organi sani e ben funzionanti, per cui il cibo sarà una fonte di vitalità e salute. Se, viceversa, il cibo che ingeriamo è sbilanciato, pieno di sostanze nocive, o eccessivo come quantità, i nostri organi potranno andare incontro più facilmente a squilibri, che faciliteranno la comparsa di malattie.  

Come deve essere dunque un’alimentazione corretta ed equilibrata? Noi che viviamo in Italia abbiamo la fortuna di avere ereditato un tipo di alimentazione che ormai tutto il mondo riconosce come la più sana: parlo naturalmente della “dieta mediterranea”, che i popoli che abitano nell’area omonima avevano da secoli sviluppato, utilizzando ciò che la natura metteva loro a disposizione. Essa consiste innanzi tutto nell’uso dell’olio extravergine di Oliva, ricco di polifenoli, vitamine, acidi grassi monoinsaturi (acido oleico), che aiutano a mantenere bassi livelli di colesterolo cattivo (LDL), senza ridurre l’HDL, o colesterolo buono, come avviene con l’uso degli oli di semi tanto decantati qualche anno fa, quando cercavano di convincerci che fossero più “leggeri” dell’olio di Oliva, mentre le calorie che sviluppano sono identiche per entrambi. L’olio extravergine di Oliva costituisce perciò una prevenzione contro le malattie cardiovascolari, e quindi è un fattore di longevità importantissimo. E’ indispensabile che l’olio di Oliva sia di tipo extravergine, poiché gli altri tipi meno nobili, oltre ad essere meno gradevoli come gusto, hanno subito delle manipolazioni, anche chimiche, che ne alterano e riducono le qualità organolettiche e le proprietà salutari. La dieta mediterranea originaria faceva largo uso di legumi, cereali, verdura, frutta, e un consumo ridotto di carni, grassi animali e dolcificanti. Non era, però, un regime alimentare povero: la ricchezza e varietà di piatti tradizionali fa ancora oggi dell’alimentazione mediterranea, e italiana in particolare, una vera cultura gastronomica, con tutti i profumi e i sapori delle spezie e degli aromi tipici di una terra del sole, come Basilico, Prezzemolo, Rosmarino, Origano, Salvia, Menta, Aglio, Rucola, Zafferano, che la tradizione utilizza soprattutto per i loro aromi, ma che possiedono anche proprietà officinali salutari. I cereali erano consumati integrali: il pane era “nero” perché conteneva anche le fibre del chicco di frumento. Solo le famiglie benestanti potevano permettersi il cosiddetto “pane bianco”, ma non a caso proprio in quelle famiglie, a causa delle poche fibre ingerite, si manifestavano con maggiore frequenza disturbi intestinali come la stipsi, che è diventata la “malattia” dell’uomo moderno, e disordini metabolici, soprattutto la gotta, perché i ricchi mangiavano molta carne, che il popolo non poteva permettersi, se non raramente, e solo in occasione delle feste importanti. Le carni rosse, infatti, sono ricche di sostanze puriniche, il cui prodotto di scarto è l’acido urico, che cristallizzandosi si deposita specialmente nelle articolazioni, causando la gotta, una sintomatologia molto dolorosa, di tipo artritico. Le carni bianche, il pesce, le uova, i formaggi magri, le proteine di origine vegetale, pur contenendo una certa quota di purine, non si comportano allo stesso modo: non aumentano, infatti, il rischio di contrarre la gotta. In questi ultimi anni il nostro tipo di alimentazione si è purtroppo “americanizzato”, con un aumento del consumo di carni, grassi animali, snack e merendine carichi di zuccheri, sale, e grassi saturi, anche se magnificati come vegetali. Le margarine (grassi vegetali idrogenati), prodotti inesistenti in natura, pur essendo di origine vegetale, sono ottenute dalla trasformazione di oli, quindi liquidi, in una sorta di prodotto solido che ricorda il burro, mediante l’aggiunta di atomi di idrogeno che fa diventare saturi i grassi di cui è composta. Anche la tanto reclamizzata “margarina vegetale” contribuisce quindi ad innalzare il colesterolo cattivo (LDL), proprio come i grassi animali, che invece, consumati quantità limitata, non sono del tutto proibiti, se non in casi particolari, hanno più gusto, sono naturali e non creati in laboratorio. I grassi provenienti dal pesce invece sono benefici, poiché contengono gli acidi grassi essenziali della serie Omega 3, che rappresentano un fattore di protezione e di salute per l’apparato cardiovascolare, per cui si dovrebbe aumentare il suo consumo, portandolo ad almeno due volte la settimana, o anche più, se possibile. Ovviamente tutti i grassi devono essere consumati con moderazione, considerando che forniscono il doppio delle calorie dei carboidrati e delle proteine. Aggiungendo all’alimentazione corretta anche una discreta attività fisica, si favorirà ulteriormente il mantenimento della propria salute. Se, nonostante le nostre attenzioni nella scelta degli alimenti e un’attività fisica sufficiente, si dovesse avere qualche alterazione dei valori di colesterolo e/o trigliceridi, ci si può rivolgere agli integratori naturali di acidi grassi della serie Omega 3 e Omega 6, estratti dal Lino, dal pesce, o contenenti fitosteroli vegetali da Riso fermentato, con l’ausilio di piante officinali che depurano il fegato e contribuiscono all’eliminazione dei grassi dal fegato, come Rosmarino, Tarassaco, Carciofo, Cardo mariano. Se l’alimentazione è ricca di frutta e verdura, sicuramente si assumono quantità adeguate di minerali, vitamine e antiossidanti, che proteggeranno dall’azione nociva dei radicali liberi, gli ormai noti fattori di invecchiamento cellulare. Se, per vari motivi, l’alimentazione è invece carente sotto questo punto di vista, si può ricorrere a ottimi integratori vitaminico-minerali naturali a base di Rosa canina, germe di Grano, Carota, Alfa-alfa, Romice, e di sostanze antiossidanti come la Papaya, il Tè verde, il Tè rosso Rooibos, il succo di Melagrana, il Noni, la Cùrcuma, l’Aloe, i semi d’Uva, che aiutano a contrastare l’invecchiamento e l’azione deleteria dei radicali liberi. In caso di sovrappeso, è possibile aiutare l’organismo a perdere i chili in eccesso, coadiuvando l’alimentazione, che necessariamente dovrà prevedere una riduzione delle abituali calorie, con piante officinali o estratti di piante che riducono l’assorbimento calorico, come l’Opuntia (Nopal), l’Acacia, il Glucomannano, il Guar, la Gymnema, la faseolamina, o che stimolano il metabolismo promuovendo un maggior dispendio calorico da parte dell’organismo, come il Fucus (Alga bruna), l’alga Wakame, il Citrus aurantium (Arancio amaro), il Piper nigrum.

Fonte L’erboristeria.com della dott.ssa Multineddu

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Il gelato giusto per i nostri figli

 

Il gelato può sostituire un pasto? Quello alla frutta è meglio di quello alla crema? il cioccolato è concesso anche ai più piccoli? Quello artigianale è meglio di quello industriale? Ecco le risposte …

Il gelato è uno dei capisaldi dell’alimentazione estiva e non solo, grazie alle sue caratteristiche, il sapore dolce unito al potere rinfrescante e alla possibilità di leccarlo, uno degli alimenti più amati dai bambini. Anche alle mamme piace molto per i suoi numerosi vantaggi: è nutriente, sano e facilmente assimilabile perché prodotto con ingredienti semplici e di qualità (latte, uova e zucchero a cui si possono aggiungere frutta, cacao, vaniglia eccetera). Poi è un’ottima alternativa alla solita merenda. Infine, soddisfa in pieno le esigenze nutrizionali dei bambini, che mangiandolo assumono proteine, vitamine e calcio. Impariamo, allora, a conoscere meglio il gelato e a sceglierlo bene.

Il gelato non è consigliabile ai bambini sotto l’anno | Lo stomaco e l’intestino dei bambini di meno di un anno sono ancora molto delicati: meglio evitare di dar loro del gelato perché potrebbe creare piccoli disturbi, come mal di pancia e diarrea.

Anche alla frutta contiene latte | Gli ingredienti sono polpa di frutta e zucchero, latte oppure latte e acqua. Completamente senza latte sono solo i sorbetti, gelati preparati con polpa di frutta, zucchero e acqua.

I bambini non devono mangiare il gelato a fine pasto? Dipende | È vero che il gelato è ideale come merenda, ma se i bambini sono un po’ inappetenti, un gelato dopo pranzo può essere una mossa vincente. È invece sconsigliato dare il gelato a fine pasto se i bambini hanno già mangiato abbastanza.

Quello artigianale non è sempre il migliore | Ogni artigiano ha ricette con dosaggi e ingredienti personali. Se usa solo ingredienti freschi e di qualità, sicuramente il gelato artigianale è la scelta migliore per i bambini.

Ma se non siamo sicuri del rispetto delle norme igieniche e della scelta delle materie prime, meglio optare per quello industriale, sicuro dal punto di vista igienico e con i valori nutrizionali riportati chiaramente in etichetta.

Al mare, dopo aver mangiato il gelato, il bambino non deve aspettare a fare il bagno | Per digerire una coppetta di fior di latte basta un’ora, contro le tre di un pasto completo.  Le proteine del gelato, infatti, sono omogeneizzate, quindi risparmiano lavoro ai succhi gastrici e transitano velocemente dallo stomaco. In ogni caso i bambini possono fare il bagno anche subito dopo aver mangiato il gelato, senza problemi.

Si può dare ai bambini piccoli il gelato al cioccolato | Dopo l’anno di età, i bambini possono assaggiare tutti i gusti del gelato, cioccolato compreso. Le quantità di caffeina di una porzione sono talmente irrisorie, che non devono destare alcuna preoccupazione nel genitore.


Stoccafisso, l’antidoto all’obesità?

Merluzzo non solo ingrediente privilegiato di un’alimentazione sana ed equilibrata ma anche acerrimo nemico dell’obesità. Lo rivela uno studio islandese della ‘Landspitali University Hospital & Faculty of Food Science and Nutrition’ e dell”University of Iceland’. Il merluzzo e i suoi derivati, come lo stoccafisso, sono particolarmente magri e secondo alcuni recenti studi contribuirebbero alla perdita di peso durante le diete a basso contenuto calorico“, ha spiegato Andrea Poli del Nutrition Foundation of Italy. Nella ricerca 126 persone in sovrappeso o francamente obese tra i 20 e i 40 anni d’età sono state suddivise in tre gruppi, che hanno consumato per 8 settimane una dieta a ridotto contenuto calorico (-30% rispetto al fabbisogno teorico) che comprendeva un numero variabile di porzioni di merluzzo. Nonostante il contenuto calorico della dieta e la composizione in macronutrienti (proteine, grassi o carboidrati) per i tre gruppi fossero del tutto sovrapponibili, coloro che assumevano 5 porzioni di pesce la settimana hanno perso significativamente piu’ peso degli altri: 1,7 chili in piu’ rispetto al gruppo che non ne assumeva affatto. “Questo studio si inserisce in una linea di ricerca, ormai abbastanza consolidata, che suggerisce come il merluzzo e i suoi derivati possano aiutare la perdita di peso durante diete a basso contenuto calorico“, ha agigunto l’esperto, “il motivo di questo effetto non è ben noto: è probabile che abbia a che fare con la particolare composizione delle proteine del pesce, di cui è particolarmente ricco, sia come merluzzo fresco sia come stoccafisso, ovvero essiccato”. E ha aggiunto: “E’ anche noto che le proteine del merluzzo sono particolarmente sazianti e quindi calmano l’appetito: ma è poco probabile che questo sia il meccanismo in gioco in questo studio, visto che il consumo calorico, nei vari gruppi, era controllato e costante”.

Fonte AGIsalute

Allattamento ed Alimentazione

Il regime alimentare seguito durante l’allattamento e ancor prima in gravidanza, condiziona fortemente la secrezione lattea, con ripercussioni psicologiche sia sulla madre che sul bambino. Un neonato allattato al seno godrà di tutti i princìpi nutritivi necessari, grazie alla completezza e all’equilibrio nutrizionale di questo alimento, che rappresenta, tra l’altro, anche il veicolo più efficace per il passaggio di anticorpi materni al lattante.
Di seguito è riportata la quantità puramente indicativa di latte che il bambino dovrebbe assumere dal primo al quinto mese: 1° mese: 600-650 grammi, 2° mese: 650-700 grammi, 3° mese: 700-750 grammi, 4° mese: 750-800 grammi, 5° mese: 800-850 grammi.
L’allattamento materno può essere protratto fino al sesto-settimo mese di vita. Successivamente la secrezione lattea, anche se sufficiente dal punto di vista quantitativo, non riesce più a sostenere da sola le aumentate esigenze di sviluppo del bambino.
 
In linea generale la dieta della nutrice dovrà avvalersi di alimenti proteici, come latte e latticini, ricchi, tra l’altro, di calcio, fosforo e vitamina A, elementi essenziali per la buona salute della madre e del neonato.
Pesce, uova e carne contribuiranno invece a coprire il fabbisogno di acidi grassi ed amminoacidi essenziali, ferro, minerali e alcune vitamine. Gli oli vegetali, da usare preferibilmente crudi, sono particolarmente utili, grazie al loro prezioso carico di acidi grassi e vitamine liposolubili. Frutta, verdura, legumi e cereali contribuiranno, infine, a completare il quadro nutrizionale, soddisfando le richieste di fibre, vitamine e oligoelementi. Da moderare, invece, la presenza di zuccheri nella dieta, ricchi sì di calorie ma “vuoti” dal punto di vista nutrizionale, perché troppo poveri di vitamine, minerali e amminoacidi essenziali.
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda il necessario apporto di liquidi, molto importante per la regolazione dell’equilibrio idro-salino e per l’eliminazione delle scorie azotate. Basti pensare che l’acqua costituisce più del 75%  in peso dell’intero organismo ed è presente nel latte in una percentuale che si aggira intorno all’80%. Per questo motivo durante l’allattamento si consiglia di assumere almeno 2  litri di acqua al giorno, generalmente a basso residuo fisso (oligominerale), alternandola con una a media mineralizzazione, preferibilmente calcica e comunque con una concentrazione di nitrati inferiore ai 10 mg/litro.

La raccomandazione di ricorrere ad un’acqua calcica trova spiegazione nell’aumentato fabbisogno di calcio che caratterizza l’intero periodo di allattamento (circa 1200 mg/die). Tale esigenza nutrizionale può comunque essere soddisfatta integrando la dieta con latte, yogurt o formaggi, alimenti notoriamente ricchi di questo minerale.

Alimentazione e allattamento, alcuni consigli

Poiché l’allattamento al seno richiede alla madre un costo energetico stimato intorno alle 500 calorie al giorno, è opportuno aumentare l’apporto calorico della propria dieta di un analogo valore. Bisogna comunque considerare che tale dato è fortemente influenzato dall’andamento dietetico e psicofisico della gravidanza. Per questo motivo è opportuno rivolgersi al proprio centro di assistenza per ricevere indicazioni alimentari personalizzate. 

Qualora non sia stata adeguata durante la gravidanza, l’alimentazione della nutrice dev’essere rivalutata sia sotto l’aspetto quantitativo che qualitativo. Non occorre semplicemente chiedersi quanto mangiare ma come farlo e cosa includere nella propria dieta per guadagnare in benessere. Alimenti freschi dunque, ma anche surgelati, preparati con metodi di cottura semplici (al vapore, al cartoccio ecc.), evitando quelli meno salutari come intingoli, fritture e grigliature (tanto più nocive quanto maggiori sono le parti carbonizzate dell’alimento). 

In cucina è bene limitare l’uso di spezie ed aromi vari. Nonostante la soggettività di tale aspetto, molti neonati sembrano non apprezzare il latte aromatizzato da sapori troppo forti, come quelli trasmessi da una madre che segue un’alimentazione troppo ricca di: aglio, acciughe, ketchup, asparagi, cavoli, cipolle, curry, formaggi dall’aroma intenso come il gorgonzola, peperoni, zenzero, etc. Considerata la variabilità di risposta del piccolo, è buona regola osservarne le reazioni ed adeguare ad esse la propria alimentazione.

Per lo stesso motivo è sconsigliato l’utilizzo di medicamenti che possono passare nel latte e che devono essere assunti soltanto sotto stretto controllo medico. Nella categoria rientrano anche medicinali di uso comune come l’aspirina, colliri, rabarbaro ed atri purganti o lassativi. 

Alcuni cibi come carni insaccate, selvaggina, crostacei, molluschi e uova o carni crude, possono dare disturbi intestinali al bambino. La carne conservata è spesso ricca di nitrati e talvolta anche di nitriti, sostanze potenzialmente pericolose per la madre ed il neonato; per questo motivo è bene consumarla con moderazione. 

Se il piccolo soffre di coliche, è buona regola evitare il consumo di cibi o bevande che favoriscono la formazione di gas nell’intestino, come fagioli, frullati, lieviti e latticini. 

Come ricordato nella parte introduttiva è fondamentale moderare il consumo di caffeina (al massimo tre tazzine al giorno) e alcol (al massimo un bicchiere di vino o birra a fine pasto, assolutamente vietati i superalcolici). 

L’integrazione vitaminica intrapresa durante la gravidanza viene spesso estesa a tutta la durata dell’allattamento. In ogni caso è bene ribadire la fondamentale importanza del preventivo consulto medico, specialmente quando si devono prendere iniziative di questo genere. 

Agrumi, frutta secca ed in particolare arachidi, dadi per brodo, frutti di bosco, pomodori, latticini, crostacei, molluschi e cioccolato devono essere consumati con moderazione, in quanto alimenti a possibile effetto allergizzante. Soprattutto se esiste una predisposizione familiare al problema, è buona regola osservare le reazioni del piccolo; qualora compaiono sintomi come gonfiore intestinale, diarrea ed eruzioni cutanee è bene escludere dalla propria dieta tali alimenti. Ovviamente in tali casi è d’obbligo un immediato consulto con il pediatra. 

L’allattamento non è certo il momento migliore per intraprendere una dieta dimagrante, prima di farlo pensate alla salute del piccolo. Oltre alle raccomandazioni nutrizionali presenti in questo articolo e a quelle fornite dal pediatra, considerate anche che, nella maggior parte dei casi, occorrono circa 10-12 mesi per recuperare il peso e la forma fisica antecedenti la gravidanza.

fonte: my-personaltrainer.it 

 

Gli Antichi Egizi avevano un cuore moderno

I fattori di rischio moderni non bastano a spiegare le malattie cardiovascolari.


È facile puntare il dito contro lo stress e la cattiva alimentazione quando si tratta di malattie del cuore. Lo afferma una ricerca condotta da un gruppo di medici americani ed egiziani, i quali hanno deciso di analizzare lo “stato di salute” di alcune mummie egizie.
La scoperta che hanno fatto è stata sorprendente: anche gli Antichi Egizi soffrivano di arteriosclerosi, l’indurimento delle arterie che finora sembrava appannaggio esclusivo degli uomini moderni.
I ricercatori hanno esaminato una ventina di mummie del Museo di antichità egiziane del Cairo e nel 30% dei casi ha riscontrato tracce di problemi cardiaci, in particolare di arteriosclerosi.
Lo studio è stato effettuato in collaborazione fra l’Università della California e alcuni ospedali americani ed egiziani, e i suoi risultati sono apparsi sul Journal of the American Medical Association.
La ricerca fa vacillare la certezza ormai acquisita che i problemi di carattere cardiovascolare siano riconducibili esclusivamente a fattori di rischio tipici della nostra epoca moderna, se si pensa che gli Egizi non conoscevano il fumo, avevano un’alimentazione sicuramente ricca grazie alle loro attività agricole, ma non caratterizzata dai grassi come la nostra, e infine avevano un’attività fisica di certo superiore alla nostra.
Il dottor Gregory Thomas dell’Università della California, che ha coordinato la ricerca, invita quindi in futuro se stesso e i suoi colleghi a guardare al di là delle certezze acquisite in questo campo: “Non possiamo dire se queste mummie siano morte per l’arteriosclerosi, ma sicuramente abbiamo confermato che molte di esse ne soffrivano. Questo significa che anche gli uomini antichi avevano la predisposizione genetica e i fattori ambientali atti a promuovere lo sviluppo delle malattie cardiache. Ciò suggerisce che dovremmo guardare oltre i fattori di rischio moderni quando studiamo le malattie cardiovascolari e vogliamo capirne le cause”.

Fonte Italiasalute.it 

Lo yogurt combatte obesità e diabete

yogurtI fermenti lattici come preziosi alleati nel prevenire obesità e diabete. È la conclusione cui giunge una ricerca finlandese su una serie di bambini nutriti fin dai primi anni di vita con lo yogurt. I ricercatori, coordinati dal dott. Marko Kalliomaki, sono convinti della capacità dei fermenti lattici di ostacolare l’aumento del peso e l’insorgenza di complicazioni dovute a una cattiva alimentazione, come il diabete, appunto. I medici finlandesi hanno notato come, a distanza di alcuni anni, i bambini che avevano assunto regolarmente yogurt pesavano in media 4 chili in meno dei loro compagni e presentavano un intestino pressoché libero dai batteri cattivi, quali lo stafilococco. Nei soggetti obesi, infatti, la flora intestinale è più ricca di batteri produttori di tossine mentre, perdendo peso, la stessa flora batterica migliora. Qui entra in gioco lo yogurt e i suoi effetti positivi: il suo segreto consiste nella capacità di ridurre l’assorbimento di energia degli alimenti, fino al 2%.
Concorda con le conclusioni dello studio nordico anche la dott.ssa Rosalba Giacco, ricercatrice all’Istituto di Scienze dell’Alimentazione del CNR di Avellino: “Credevamo che la flora intestinale avesse effetto solo a livello locale, proteggendo il colon da tumori e malattie infiammatorie croniche: non è così. I fermenti lattici, infatti, producono acido acetico, propionico e butirrico: i primi due vanno nel sangue e da qui nel fegato, dove regolano la produzione epatica di glucosio e grassi come colesterolo e trigliceridi; il butirrico invece resta nell’intestino a ‘nutrire’ le cellule dell’epitelio”.
I fermenti lattici possono essere assunti direttamente grazie a yogurt e prodotti simili, ma sarebbe bene favorirne lo sviluppo anche attraverso un’alimentazione complessivamente più sana e ricca di fibre, con una maggiore attenzione quindi per frutta, verdura e prodotti integrali quali pasta e pane. Prosegue la dott.ssa Giacco: “Le fibre favoriscono la crescita dei batteri buoni al posto dei cattivi, che invece proliferano se si mangia molta carne o altri prodotti di origine animale. Purtroppo anche in Italia abbiamo un po’ perso le sane abitudini della dieta mediterranea e consumiamo meno fibre rispetto al passato: ora siamo più o meno allineati ai consumi europei, che variano fra i 3 e gli 11 grammi di fibre al giorno. Poche: è bene aumentare l’introito di frutta, verdura, cereali, pasta e pane integrali, oltre che di prodotti come lo yogurt che contengono fermenti lattici. Serve a prevenire l’obesità e quindi il diabete, ma anche tumori, malattie cardiovascolari e molte malattie croniche intestinali”.
Da oggi, perciò, pare esserci un motivo in più per mangiare yogurt e pensare a un cambiamento delle nostre abitudini alimentari.

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Prevenzione dei tumori: lo stile di vita è fondamentale. Con la dieta giusta – 40% dei tumori al seno e all’intestino

Lo stile di vita e l’alimentazione sono dei fattori fondamentali tanto per la salute quanto per la prevenzione di gravi patologie come i tumori. Secondo uno studio del World Cancer Fund britannico migliorare la dieta e le proprie abitudini di vita senoridurrebbe del 40% il rischio di tumori al seno e all’intestino. A redigere il rapporto sono stati 23 esperti, che, oltre ad individuare le cause della malattia, indicano in un vero e proprio prontuario i comportamenti per evitarne l’insorgenza. Ogni anno, infatti, milioni di persone vengono colpite da forme tumorali che, secondo i medici, sono assolutamente prevedibili e – quindi – evitabili.

Le prime regole? Smettere di fumare, mangiare meglio, essere più attivi e semplici cambiamenti nella giornata tipo di ciascuno. Con questi semplici accorgimenti si possono già evitare un terzo dei dodici tipi di tumore più comuni nei Paesi industrializzati e un terzo di quelli che colpiscono nelle aree più povere. L’impatto del fumo, ad esempio, è devastante: da solo è responsabile di un terzo di tutti i casi di cancro al mondo.

I VIZI CHE CAUSANO MALATTIE E TUMORI | Nei prossimi anni l’ incidenza del tumore è destinata a salire proprio a causa di stili di vita poco salutari e alla diffusione di vizi e abitudini scorrette – ha detto Martin Wieseman, direttore del progetto – la popolazione sta invecchiando progressivamente, aumentano gli obesi e i sedentari, così come si diffondono sempre di più stili alimentari a base di bevande ipercaloriche e cibi grassi e questo mix si rivelerà micidiale sulla qualità della salute pubblica mondiale“.

Eppure tutto questo si può evitare. Questione di buon senso e di rispettare alcuni consigli… Un esempio? Andare al lavoro a piedi o in bicicletta, evitare di mangiare cibi saturi di grassi (come i cibi da fast-food), mangiare ogni giorno frutta e verdure diverse e soprattutto, tentare in tutti i modi di smettere di fumare. Nel volumetto della ricerca sono contenuti 48 consigli da seguire nella vita quotidiana che, da soli e senza assumere particolari sostanze, possono prevenire efficacemente il formarsi di tumori.

MANGIARE BENE E’ FONDAMENTALE PER LA PREVENZIONE DEI TUMORI | Mangiare bene, secondo i ricercatori, è fondamentale: l’alimentazione diventerà infatti la medicina del futuro, poiché tutto ciò che ingeriamo si riflette sul nostro stato di salute e può da solo prevenire malattie e curare. Una buona alimentazione, dunque, potrebbe ridurre notevolmente i tumori intestinali (43%) e il cancro al seno (42%). Con più ortaggi e frutta fresca nella dieta oltre al taglio dell’alcol – 67% dei casi di tumori a bocca, faringe e laringe. Per il cancro dell’esofago, il 75% dei casi potrebbero essere evitati con una maggiore assunzione di frutta e ortaggi, meno alcol e il mantenimento di un peso sano. Quasi la metà (45%) dei casi di cancro allo stomaco potrebbe essere ridotto con meno sale e più frutta e ortaggi.

IL CONTROLLO DEL PESO PER LA PREVENZIONE DEI TUMORI | Tenere sotto controllo il peso eviterebbe il 41% dei casi di carcinoma pancreatico, mangiando verdure, riso e cereali a colazione. Eliminare la carne rossa e scegliere le fibre eliminerebbe il 43% dei casi di cancro intestinale, così come tenere il peso sotto controllo eviterebbe un cancro al rene su cinque, mentre il 42 per cento dei casi di cancro al seno potrebbe essere impedito da un taglio netto all’alcol, più esercizio fisico e mantenere il peso sotto controllo. Insomma, chi vuole prevenire il cancro deve restare magro, mangiare cinque porzioni di frutta e verdura ogni giorno, fare esercizio fisico per almeno 30 minuti ogni giorno. E poi evitare bevande zuccherine e abbattere gli alimenti ad alto contenuto di zuccheri o grassi e a basso contenuto di fibre. Fondamentale limitare le carni rosse (come la carne bovina, di maiale e di agnello): il limite massimo suggerito è mezzo chilo alla settimana. No anche alle carni “processate”: pancetta e prosciutti, salsicce e hamburger. Gli uomini dovrebbero bere non più di due unità di alcol al giorno, mentre le donne non più di una. Il sale deve essere limitato e sono sconsigliati gli integratori vitaminici.

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