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Con una dieta sana sconfitto un tumore su tre

alimentiBastano poche e semplici regole di buona alimentazione, a partire dalla rinuncia alle carni rosse e all’alcol da sostituire con frutta e verdura, per tagliare in maniera drastica l’incidenza dei tumori nel mondo, che sarebbero ridotti di un terzo. E’ quanto accertato da un grande studio del World Cancer Research Fund (WCRF), secondo cui il 39 per cento dei 12 principali tumori potrebbe essere evitato attraverso l’adozione di uno stile di vita sano. Mangiare bene, dicono i ricercatori, ridurrebbe notevolmente i tumori intestinali (43 per cento) e il cancro al seno (42 per cento). Con più ortaggi e frutta fresca nella dieta e il taglio dell’alcol verrebbero prevenuti addirittura nel 67 per cento dei casi i tumori a bocca, faringe e laringe. Solo in Gran Bretagna, questo equivarrebbe a più di 3300 casi ogni anno. Per il cancro del esofago, il 75 per cento dei casi potrebbero essere evitati con una maggiore assunzione di frutta e ortaggi, meno alcol e il mantenimento di un peso sano. Quasi la metà (45 per cento) dei casi di cancro allo stomaco potrebbe essere ridotto con meno sale e più frutta e ortaggi. Tenere sotto controllo il peso eviterebbe il 41 per cento dei casi di carcinoma pancreatico, mangiando verdure, riso e cereali a colazione. Eliminare la carne rossa e scegliere le fibre eliminerebbe il 43% dei casi di cancro intestinale, così come tenere il peso sotto controllo eviterebbe uno cancro al rene su cinque, mentre il 42 per cento dei casi di cancro al seno potrebbe essere impedito da un taglio netto all’alcol, più esercizio fisico e mantenere il peso sotto controllo. La relazione è stata redatta da 23 esperti provenienti da tutto il mondo, che fanno poche raccomandazioni: chi vuole prevenire il cancro deve restare magro, mangiare cinque porzioni di frutta e verdura ogni giorno, fare esercizio fisico per almeno 30 minuti ogni giorno. E poi evitare bevande zuccherine e abbattere gli alimenti ad alto contenuto di zuccheri o grassi e a basso contenuto di fibre. Fondamentale limitare le carni rosse (come la carne bovina, di maiale e di agnello): il limite massimo suggerito è mezzo chilo alla settimana.

No anche alle carni “processate”: pancetta e prosciutti, salsicce e hamburger. Gli uomini dovrebbero bere non più di due unità di alcol al giorno, mentre le donne non più di una. Il sale deve essere limitato e sono sconsigliati gli integratori vitaminici. “Questa relazione – spiega Sir Michael Marmot, presidente del WCRF – mostra che, facendo modifiche relativamente semplici, si potrebbe ridurre in maniera significativa il numero di casi di cancro in tutto il mondo. E’ importante che a combattere contro i tumori siano le istituzioni, ma anche chi fa la spesa la mattina. A livello globale ogni anno ci sono milioni di casi di cancro che si possono evitare e questo e’ il motivo per cui dobbiamo agire ora, prima che la situazione peggiori“.

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Alimentazione in gravidanza

Tratteremo di ALIMENTAZIONE in GRAVIDANZA con la dott.ssa Giovanna Tranchida, Biologa specialista in Scienza dell’Alimentazione,  nostro Ospite in GALENOsalute.

 Ascolta l’audio-intervista realizzata dalla Redazione di Marsala.it

L’alimentazione corretta rappresenta uno dei presupposti fondamentali per la normale evoluzione della gravidanza e il normale accrescimento del feto: quantità e qualità del cibo e delle bevande vanno scrupolosamente controllate. La paziente che mantenga in gravidanza lo stesso tipo di alimentazione con il quale rimaneva in equilibrio ponderale prima della gravidanza, tenderà inevitabilmente ad aumentare in eccesso. L’aumento ponderale a termine di gravidanza, partendo da un peso teorico ideale, non dovrebbe superare i 9 Kg (= 225 grammi alla settimana per 40 settimane). Bisogna prendere l’abitudine di pesarsi sempre sulla stessa bilancia, alla stessa ora del giorno, preferibilmente al mattino, a digiuno, dopo aver vuotato la vescica.

L’eccessivo aumento di peso al momento del concepimento o durante il secondo e terzo trimestre di gravidanza comporta un affaticamento per la madre e può predisporre al diabete ed alla gestosi, condizione tossica nella quale compaiono una serie di alterazioni quali aumento della pressione arteriosa, comparsa di notevoli quantità di proteine nelle urine, comparsa di edemi. Inoltre può favorire altre condizioni spiacevoli quali smagliature cutanee, varici alle gambe, infezioni delle vie urinarie, parto prematuro, parto più laborioso, probabilità di taglio cesareo, complicazioni vascolari durante il puerperio, obesità del nascituro (condizione di rischio per l’età adulta). Pertanto: attenzione alla quantità di cibo ingerito ed ai repentini aumenti di peso! 

Per quanto riguarda la distribuzione dei pasti è importante che la gestante si nutra in modo regolare, evitando di saltare pasti o, al contrario, di nutrirsi in modo pressoché continuo, perdendo completamente il controllo dell’introduzione alimentare giornaliera.

È consigliabile il frazionamento dei pasti:

  • colazione;
  • spuntino;
  • pranzo;
  • spuntino;
  • cena.

La dieta dovrà essere varia, sana, digeribile. Limitare il consumo di cereali molto raffinati, dando la preferenza ad alimenti integrali. Utilizzare giornalmente verdura e frutta fresca. Preferire l’olio extravergine di oliva ad altri grassi di condimento. Evitare i cibi preconfezionati e conservati. Molti medici negano che l’aumento di peso costituisca un elemento di rischio per il parto.

Consigli generici (laddove non sia necessaria una dieta specifica):

  • A volontà frutta e verdura fresca (più verdura e meno frutta): fibre, vitamine, minerali;
  • Costante apporto di carne e pesce: proteine, minerali, vitamine;
  • In quantità contenuta pane, patate, riso, pasta, cereali: carboidrati, fibre, vitamine, proteine;
  • In quantità ridotta i latticini (latte, formaggio, yogurt): calcio, proteine, vitamine;
  • Evitare caramelle, biscotti, marmellata, bevande zuccherine, pasticceria, cioccolato, caffè, cibi grassi, fritti, burro, sughi e condimenti elaborati;
  • Bere molto;
  • Prima di coricarsi la sera, è possibile assumere uno yogurt o due cucchiaini di miele;
  • Fumo e alcolici sono assolutamente da proscriversi (con il fumo, ossido di carbonio e nicotina passano nei polmoni e nel torrente circolatorio: il bimbo riceve meno ossigeno e può crescere meno del dovuto). Smettendo di fumare il bambino sarà più sano e più resistente di fronte ad eventuali complicazioni (avvertendo bisogno estremo di fumare: telefonare a un’amica, fare un esercizio fisico, leggere, prepararsi una bevanda, comperarsi qualcosa coi soldi risparmiati).

Attenzione

  • le uova devono essere ben cotte, per prevenire la salmonellosi;
  • evitare paté e formaggi molli (brie, camembert, taleggio, gorgonzola, etc.); per prevenire la listeriosi
  • lavare bene le mani prima di maneggiare i cibi;
  • lavare verdure e frutta con particolare attenzione;
  • cuocere la carne ed accertarsi che i pasti preconfezionati vengano serviti ben caldi;

Supplementazione con vitamine e minerali | Benché una dieta libera e varia costituisca la base di un’alimentazione corretta in gravidanza, oggi le modalità e i tempi di distribuzione degli alimenti riducono notevolmente il loro contenuto vitaminico. Oltre alla conservazione anche la cottura dei cibi riduce le vitamine. Queste sostanze non possono essere prodotte nel corpo umano, ma devono essere fornite dall’esterno. Pertanto è sempre necessaria durante la gravidanza e l’allattamento la supplementazione vitaminica. Solitamente si somministra un polivitaminico in compresse effervescenti o in capsule.

Inoltre in gravidanza raddoppia il fabbisogno di acido folico (vitamina B9), utile per la crescita del feto e per la prevenzione dei difetti del tubo neurale: è indicata l’assunzione quotidiana di una compressa di acido folico dal periodo preconcezionale fino alla 16a settimana.

N.B. Nei vegetali surgelati si verifica una riduzione del contenuto di vitamine, così come avviene nelle verdure a seguito dei trattamenti con acqua bollente o vapore ai quali vengono sottoposte prima dell’inscatolamento. Anche la conservazione della verdura fresca a temperatura ambiente riduce le vitamine. Pertanto è importante consumare alimenti freschi e frutta di stagione.

Infine è necessario un apporto aggiuntivo di sali minerali (calcio, ferro, magnesio, potassio, etc.), che sono generalmente compresi nel polivitaminico. Spesso in gravidanza si aggiunge una dose supplementare di ferro (essenziale nel trasporto dell’ossigeno attraverso i globuli rossi), per giungere al momento del parto senza problemi di anemia. Infatti uno stato anemico potrebbe essere aggravato dalla perdita di sangue dopo il parto. Il ginecologo prescrive questo elemento se e quando è necessario.

Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti.  

 


Gotta: la malattia dei re diventata democratica

re-di-piccheSaranno state le maledizioni dei sudditi o l’opulenza dei banchetti, ma una volta era definita “la malattia dei re”. Oggi la gotta è diventata democratica: è la forma più comune di artrite infiammatoria tra gli uomini con più di quarant’anni e tra le donne in menopausa. La gotta, etichettata come malattia dei ricchi perché innescata da cibi un tempo poco accessibili, è provocata dalla presenza di alti livelli di acido urico nel sangue, i cui cristalli si accumulano negli spazi tra le articolazioni. Spesso parte dall’alluce, ma si manifesta anche in caviglie, gomiti, ginocchia, spalle o polsi con gonfiori, arrossamento e forti bruciori.

 

Oggi ci si ammala di gotta anche senza avere intorno giullari e cortigiane: l’aumento dei tassi di obesità e diabete e l’invecchiamento della popolazione ne hanno incrementato la diffusione circa del 23% negli ultimi anni.


L’alimentazione può influire sugli attacchi della malattia negli individui sensibili. Da bandire l’alcol, perché stimola la produzione di acido urico e ne rende più difficile l’eliminazione. Da tenere sotto controllo gli alimenti ricchi di purina, una sostanza che incrementa la quantità di acido urico, e di fruttosio. Molti dei cibi a rischio, sardine, asparagi, funghi, carni di maiale, vitello, manzo, erano un tempo costosi e introvabili, se non sulle mense dei regnanti. Di qui la definizione di “malattia dei re”. Ma non bisogna abusare neppure di tacchino, interiora, legumi e crostacei.

 

Attenzione quindi al menù perché i casi di gotta aumentano soprattutto durante le feste: tra lasagne, arrosti e contorni, molti non riescono a resistere e cedono a cibi da cui avrebbero dovuto stare alla larga.

 

Una notizia buona, però, c’è: secondo una recente ricerca dell’Università di Vancouver, in Canada, un’alimentazione povera di grassi associata a un consumo moderato di caffè sembra proteggere dalla gotta. A Carlo Magno, ammalatosi a causa di fastosi pranzi di corte, sarebbe probabilmente tornato utile che l’America e il caffè fossero stati “scoperti” prima.

 

Parliamo di Allergie ed Intolleranze Alimentari con …

Questa settimana tratteremo di ALLERGIE ed INTOLLERANZE ALIMENTARI con il dott. Giorgio Ciaccio, medico specialista in Anestesia e Rianimazione, esperto in Agopuntura ed Omeopatia, Intolleranze Alimentari ed Alimentazione Naturale nostro Ospite in GALENOsalute.

Ascolta l’audio-intervista con il dott. Ciaccio realizzata dalla Redazione di Marsala.it

alimentiNoi siamo quello che mangiamo! Pertanto l’uso di cibi non tollerati dal nostro organismo è la prima causa del nostro malessere. Le Intolleranze alimentari sono troppo spesso vengono trascurate sia dal paziente che dalla medicina tradizionale. Si sente spesso parlare di allergie ed intolleranze alimentari quasi come fossero sinonimi, mentre in realtà sono due patologie ben distinte anche se talvolta possono manifestare alcuni sintomi simili. Sicuramente, da recenti studi, sia le allergie che le intolleranze alimentari appaiono in costante crescita nella popolazione adulta e appaiono collegate alle nostre abitudini alimentari. Quando si può parlare di allergia alimentare e quando, invece, è più corretto usare il termine intolleranza alimentare?

Vediamo le differenze che contraddistinguono queste due patologie.

ALLERGIE ALIMENTARI | Nella allergie alimentari i disturbi si manifestano rapidamente, subito dopo l’ingestione di un particolare alimento ed è quindi più facile collegarli al cibo ingerito. Le reazioni dell’organismo oltre ad essere immediate sono, di solito, violente e ripetute ad ogni assunzione. Di solito rispondono ai tradizionali Test Allergici Cutanei e quindi, sono anche relativamente più facili da individuare. Sono molto meno frequenti delle intolleranze alimentari. I sintomi delle allergie alimentari sono simili a quelle di chi soffre di allergia ai pollini: arrossamenti pruriginosi della pelle, eczemi, gonfiori, orticaria e dermatiti; ma anche irritazione delle labbra e della bocca o problemi respiratori (riniti, congiuntiviti, asma) o problemi gastrointestinali (nausea, vomito, dolori addominali e diarrea), shock Anafilattico. Un esempio classico di allergia alimentare è quello di chi allergico alla fragole né mangia anche solo un pezzettino e dopo pochi minuti tutto il suo corpo sarà coperto di orticaria. I cibi tendenzialmente allergizzanti possono essere: pesce, arance, uova, soia, latte vaccino, pesche, kiwi, crostacei, fragole, pesche, pomodoro ecc. Per individuarle è necessario effettuare i tradizionali test per le allergie (prick test sulla pelle o Prist e Rast su sangue). L’unica terapia ovviamente consiste nell’escludere l’alimento verso cui la persona è allergica dalla dieta, per sempre.

INTOLLERANZE ALIMENTARI | I disturbi da Intolleranze alimentari invece compaiono dopo un certo periodo di tempo dal consumo dell’alimento responsabile. Accade, infatti, che l’organismo mette in atto una serie di meccanismi compensatori per cui riesce a tollerare una determinata sostanza fino a quando, superato un certo limite (che viene definito livello di soglia) si arriva alla manifestazione del disturbo. Sono molto frequenti. Si calcola che l’1% della popolazione italiana né soffra e sembrano essere in continuo aumento. Spesso sono correlate a disordini del peso Corporeo (soprappeso, cellulite, eccessiva magrezza, etc.), sia in eccesso che in difetto. I disturbi legati alle intolleranze sono diversi da quelli delle allergie, sono meno acuti, tendono a ripetersi nel tempo e sono difficilmente collegabili all’assunzione di un determinato alimento. Si manifesta quasi sempre con una sintomatologia generale più o meno sfumata (stanchezza, cefalea, gonfiori addominali postprandiali, infezioni ricorrenti, dolori articolari, ecc.) o con modificazioni cutanee (pelle secca, eczemi, orticaria, etc.) o tosse,tonsilliti a ripetizione, rinite e asma. Esse sono riconducibili all’accumulo nel tempo delle sostanze responsabili di Ipersensibilità, fino ad un livello che ad un certo punto supera la “dose soglia”. A causa di questo periodo di latenza, spesso risulta difficile accettare e comprendere come si possa “improvvisamente” diventare intolleranti ad un cibo comunemente introdotto quotidianamente o meglio pluriquotidianamente (frumento, olio di oliva, latticini, etc.). Non è semplice individuare l’intolleranza alimentare visto che, come abbiamo visto, non provoca sintomi precisi, unici e riconducibili facilmente ad essa. Statisticamente gli alimenti che più frequentemente possono causare intolleranza sono: latte e latticini, lieviti, frumento, olio di oliva, pomodoro, etc. Vi sono attualmente diversi esami per “scoprire” se si soffre di una intolleranza alimentare ma senz’altro il più preciso ed affidabile è il Test delle Intolleranze mediante apparecchiature di EAV o Bicom. Con questo sistema in poco tempo possiamo fare un check-up bioenergetico e disegnare una mappa alimentare del paziente sulla quale impostare poi un’adeguata dieta. Per la terapia delle Intolleranze l’esclusione dell’alimento dalla dieta è temporaneo e non definitivo come nelle allergie. Infatti per ottenere un miglioramento del quadro sintomatologico, è necessario astenersi rigorosamente per almeno 2-3 mesi dall’assunzione del cibo incriminato anche nelle sue forme nascoste (es. siero del latte usato come conservante nel prosciutto cotto). Inoltre, nei casi più gravi, delle sedute con apparecchiatura Biorisonanza-Bicom aiuteranno a risolvere nel più breve tempo i disturbi legati alle intolleranze ed il paziente potrà tornare ad assumere l’alimento prima escluso.

Per ciò che concerne altri aspetti, peculiarità ed informazioni Vi invito a contattarci ed approfondire con i nostri ospiti Specialisti.


Sos pelle, i consigli: peeling e massaggi dopo i bagordi festivi

maschera visoParola d`ordine: correre ai ripari dopo gli stravizi consumati durante le feste. L`abuso di cibo, alcol e trucco potrebbe, infatti, aver influito negativamente sul nostro aspetto, in particolare sulla nostra pelle, divenuta secca, stressata e pallida. È quanto afferma Giulio Basoccu, chirurgo estetico e docente all`Università La Sapienza, secondo cui “questo è il periodo peggiore dell`anno per il nostro fisico e per la nostra pelle” e bisogna rimettersi subito in forma per evitare che i danni divengano permanenti. Poco movimento, alimenti ipercalorici e alcol: ecco il mix natalizio che, se “fa certamente bene alla nostra psiche”, spiega Basoccu, non ha lo stesso effetto sul nostro organismo che finisce col saturarsi di tossine. A risentirne, in primo luogo, è la nostra pelle, che, inoltre, a causa dell`alterazione del ritmo del sonno, risulta particolarmente stressata, pallida e opacizzata, con la presenza di borse e occhiaie. Potrebbe “aver provocato una secchezza dell`epidermide” anche un maggiore utilizzo di trucco: le donne, si sa, nelle occasioni di festa cercano di avere un aspetto “più curato”. Non tutto, però, è perduto: ecco alcuni consigli per rimettersi in forma. Se gli eccessi culinari hanno lasciato brufoli sul viso “non spremeteli – consiglia l`esperto – si possono infettare lasciando le cicatrici. La pelle del viso va pulita a fondo facendo peeling agli acidi fruttati. Le maschere idratanti, invece, sono importanti per ridonare alla pelle la giusta quantità di acqua e la conseguente luminosità che si è persa anche per aver fumato qualche sigaretta in più”. In presenza, invece, di un viso meno tonico e spento, delle “punturine di biorivitalizzanti contribuiranno a dare un aspetto migliore alla pelle del viso e del décolleté”. Per ovviare alla mancanza di movimento, responsabile di un`alterazione del microcircolo, che lascia il campo libero alla cellulite, l`esperto consiglia massaggi linfodrenanti “utili a riattivare la circolazione linfatica, responsabile dello smaltimento delle tossine nell`organismo”. Occorre infine seguire un`alimentazione equilibrata a base di frutta e verdura, bere molta acqua e movimento fisico: “La vita sedentaria ci fa invecchiare più velocemente”.

fonte SALUTE24.it

I consigli del dietologo per il dopo-feste: «Regola n.1: depurarsi»

Spesso è l’organismo che ci trasmette i primi segnali. Se gli stravizi delle feste lo hanno sovraccaricato di calorie e cibi meno sani, gonfiori e affaticamento possono comunicare che è il momento di aiutarlo con qualche precauzione in più a tavola. Secondo recenti studi sulla Prevenzione Alimentare due italiani su tre necessiterebbero di una dieta disintossicante dopo le festività. “Gli errori più gravi possono essere individuati innanzitutto nell’abuso di alcolici e superalcolici, consumati in grande quantità durante le festività, sia come aperitivo, sia durante il pranzo e, soprattutto, nel consumo di dolci in cui, oltre agli zuccheri, si riscontra un notevole carico di grassi”, spiega Giusy Macaro, Dietista, nostra Ospite in GALENOsalute. Ora che il danno è stato fatto, è necessario prendere alcuni accorgimenti in grado di limitare gli eccessi, riacquistare la linea senza digiuni forzati e ripulire l’organismo seguendo i principi di una corretta alimentazione. Ma quali sono i cibi consigliati dagli esperti per rimettersi in forma e salvaguardare la propria salute? “Un suggerimento per chi ha esagerato è quello di ridurre per tre giorni i carboidrati – spiega Macaro -, quindi niente pasta, pane, riso e patate. Inoltre è necessario mangiare molta frutta e verdura, piccole dosi di carne magra, pesce magro e cercare di sgrassare il tutto usando poco olio extra vergine di oliva. In questo modo si andrà da un lato a depurare l’organismo, e dall’altro a ribilanciare le calorie che sono state assunte in eccesso nei giorni precedenti“. Non bisogna infatti sottovalutare i rischi di un’alimentazione iper-calorica: un apporto di calorie superiore all’effettivo fabbisogno contribuisce all’aumento di peso e alle ipercolesterolemie per chi ne è soggetto, affaticando l’organismo. “Un altro consiglio – aggiunge Macaro – è quello di consumare un pugno di noci al giorno: la frutta secca è ricca di grassi polinsaturi che aiutano a combattere i danni causati dallo stato infiammatorio e dalle reazioni ossidative conseguenti al circolo di grassi. Non può mancare, infine, un pò di sano movimento“.

chiama galenosalute!

Frutti rossi e meno grassi nel cesto salva-fegato ci dice il nostro Esperto!

“Qualche piccolo strappo e una concessione al palato nei giorni di festa è possibile per tutti, senza esagerare”. E quindi nel cesto salvafegato, spiega Elio Sciarrino, nostro Ospite ed esperto di fegato, ci si può mettere un pò di tutto, prodotti della terra e non solo, quello che conta è stare attenti alle quantità. Si comincia dal pesce. “Certo è difficile trovargli un posto nel tipico cesto natalizio – ammette Sciarrino – ma il mio primo suggerimento è di dare molto spazio a quello fresco e sanissimo che fa bene come la dieta mediterranea al fegato. Nel caso dei frutti di mare, regalati o acquistati, consumarli sempre cotti, precauzione per evitare il rischio di epatite A. In ogni caso si può optare anche per quelli conservati come il salmone“.
Promossa l`idea di una corposa confezione di caffè. “Si è scoperto, anche se i meccanismi non sono ancora chiari – dice Sciarrino – che ha un effetto protettivo nei confronti del fegato. Sembra che stimoli il metabolismo, migliorando la capacità degli epatociti di liberarsi delle goccioline di grasso accumulate”.
Un bel sacchetto di lenticchie, o anche due, fanno al caso del cesto salvafegato”, insieme ad un assortimento di frutta secca, noci, mandorle e nocciole, “con la precauzione, però, di non abusarne”, avverte l`esperto. E se i formaggi più grassi non sono indicati per non sovraffaticare il nostro organo più grande e anche quello più importante per il metabolismo, Sciarrino suggerisce “il parmigiano reggiano, particolarmente ricco di proteine e sicuramente molto meno grasso di altri, per esempio di un camembert”. “Un`altra idea originale potrebbe essere quella di regalare frutta di bosco, fragole, ribes, more“. Primo perché non si mangiano spesso, secondo perché sono poco calorici.
Cotechini, insaccati, zampone vanno bene se consumati una volta nelle sere di feste e non oltre, comunque “facendo seguire un po` di attività fisica o una lunga passeggiata al pasto”. “Quando consumiamo troppi grassi e zuccheri – sottolinea Sciarrino – il fegato li accumula nelle sue cellule, gli epatociti, sotto forma di goccioline di grasso e, nel tempo, si può verificare una steatosi: il fegato si `appesantisce` e funziona male”. È il destino delle oche sovralimentate per produrre il paté, che a questo punto non è il prodotto più indicato per il paniere delle feste. Stesso dicasi per l`alcol, “perché comporta lo stesso tipo di alterazione, viene metabolizzato dal fegato e precipita negli epatociti”. Un consiglio? Regalare poche e selezionate bottiglie di buon vino accompagnate da un biglietto di auguri per ricordare che un bicchiere fa bene in un pasto che integri verdura e ortaggi. Fuori discussione, invece, che gli alcolici e soprattutto superalcolici siano da evitare a chi ha malattie del fegato severe. “L`importante – conclude Sciarrino – è sapere che nessun alimento, tanto meno quelli donati per Natale, creano problemi di per sé, ma sono l`abitudine e le quantità a fare la differenza, sempre”.

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